IL CARDIGAN DI KURT COBAIN

IL CARDIGAN DI KURT COBAIN, indossato da Kurt nell'MTV Unplugged 1993, a pochi mesi dalla morte
Il cardigan di Kurt Cobain all’Unplugged di MTV 1993

Inizierò l’articolo parlando di pubblicità, e qualcuno potrebbe domandarsi cosa abbia a che vedere questo con il cardigan di Kurt Cobain. Un attimo di pazienza: forse vi ricorderete di quella serie di spot che pubblicizzavano una carta di credito, la Mastercard, dove ci proponevano due o tre storie a schema fisso. Ci mostravano una donna o un uomo nel tentativo di raggiungere il Grande Progetto o il Sogno della loro Vita.

Per tutto il resto…

Facciamo un esempio (disclaimer: l’esempio è inventato da me, i pubblicitari mai l’avrebbero messo in scena e nessuna carta di credito l’avrebbe sponsorizzato); immaginiamo che Silvia desideri uccidere il suo ex marito bastardo e traditore. Vediamo Silvia che spende tot euro per un coltello molto affilato; altri tot euro per una tuta da crime scene che non faccia passare il sangue; ancora tot euro per i servigi di un hacker che faccia saltare le telecamere a circuito chiuso nel palazzo del marito. Alla fine, il narratore dirà: “Vedere Silvia che ride felice davanti al sangue che una volta apparteneva al marito non ha prezzo. Per tutto il resto c’è mastercard”. Da un punto di vista strettamente connesso al marketing, non era un brutto spot: rimaneva in mente. Per tutto il resto, però, raccontava menzogne, proprio come ogni venditore e come ogni pubblicità che si rispetti.

Ogni cosa ha un prezzo

In questo caso, la menzogna – di facile individuazione – è l’asserzione che possa esistere qualcosa “che non ha prezzo”. Infatti in questo mondo ogni cosa ha un prezzo, anche se le modalità per pagarlo possono essere tante, oltre al classico pagamento in denaro: a volte si paga il dovuto con atti sessuali, o competenze specifiche; altre volte con azioni illegali, o lo si paga emotivamente, intimamente, con la propria o altrui umiliazione, con la distruzione della vita di qualcuno o con la propria disperazione. Il prezzo lo possiamo pagare perfino con la morte, che sia la propria o quella di un altro. Ma pagare, si paga sempre: questa è la sola certezza.

I peli pubici di Charles Manson

Quello che è peculiare, nel mondo ipercapitalista, è la stima del prodotto da pagare. Ci sono mercati, leciti o illeciti, che danno un prezzo che potremmo considerare folle a cose come i peli pubici di Charles Manson, e ad alcuni di noi potrebbe con facilità sembrare assurdo, spropositato, insensato, il divario fra quello che avresti potuto fare – di utile o anche di inutile, per te o per gli altri – con gli stessi soldi spesi per quegli stupidi peli pubici. Ma, nel momento in cui decidiamo che il capitalismo è il migliore, se non l’unico, dei mondi possibili, chi siamo noi per decidere cosa sia giusto o ingiusto acquistare? Milioni e milioni di persone che non hanno acqua potabile, per non parlare del cibo, a fronte di un numero certamente minoritario di miliardari che, letteralmente, non sanno dove buttare tutto ciò di futile che possiedono. O ancora, i primi 8 uomini più ricchi del mondo che, messi insieme, possiedono tanto quanto la metà povera di tutta la specie umana: una volta accettato questo, non si torna più indietro, e fare la morale sui peli pubici di Manson sembra davvero molto ipocrita e un tantino patetico.

Il cardigan battuto all’asta

Lo scorso 26 ottobre 2019, è stato battuto all’asta l’iconico cardigan fra il beige e il verde che Kurt Cobain indossava durante il live Unplugged per Mtv, nel novembre 1993: a pochi mesi, quindi, dalla sua morte. Il cardigan di Kurt Cobain non è mai stato lavato, ha una bruciatura di sigaretta e alcune macchie ed è stato venduto per 334.000 dollari, dal tizio che, quattro anni fa, l’aveva acquistato per 137.500 dollari. Si tratta del costo più alto mai pagato per un capo d’abbigliamento appartenuto a una rockstar, ed è per questo che se ne è parlato parecchio. Nel nostro piccolo, anche a casa mia ne è uscita fuori una discussione.

“Ma ti rendi conto che con 334.000 dollari ti ci compri una casa? Una casa bella, non una topaia!” ha detto il mio compagno.

“Certo, se hai solo 334.000 dollari ti compri una casa – gli ho risposto – ma se di soldi ne hai tanti…”

“Davvero se tu avessi un sacco di soldi ti compreresti quel golf? Per farne cosa, per metterlo sotto a una teca?”

Ecco, è su questo che si è sbagliato. Se avessi così tanti soldi da potermi comprare il cardigan di Kurt Cobain, non lo metterei mai sotto a una teca. Io lo annuserei, lo aspirerei, qualche volta lo indosserei, volerei insieme al golf con le ali del sogno, ogni notte ci dormirei abbracciata e il giorno della mia morte mi ci farei cremare insieme. Perché se è vero che ogni oggetto ha il suo prezzo, è anche vero che in alcuni oggetti riusciamo a percepire un sentore che ci incanta col suo profumo di potere e spirito.

Gli insegnamenti di Don Juan

Da “Gli insegnamenti di Don Juan”, primo strabiliante libro di Carlos Castaneda:

“Alcuni oggetti sono permeati di potere – disse – ne vengono utilizzati decine, dagli uomini potenti… Questi oggetti sono strumenti, non ordinari, ma di morte. Tuttavia si tratta solo di oggetti. Non hanno il potere di insegnare…”

“Di che oggetti si tratta, Don Juan?”

“Non sono proprio degli oggetti; si tratta piuttosto di tipi di potere.”

“Come si fa a ottenerli, Don Juan?”

“Dipende da quale vuoi.”

“Quanti tipi ce ne sono?”

“Come ho già detto, ce ne sono decine. Ogni cosa può essere un oggetto di potere.”

“Quali sono i più potenti?”

“Il potere di un oggetto dipende da chi lo possiede, dal genere di uomo che è…”

La vita segreta degli oggetti

La letteratura e il cinema horror o fantasy sono pieni di oggetti, grandi e piccoli, posseduti da qualche spirito non proprio dolce e mite: l’hotel di Shining, l’antica scatola in legno abitata dal Dibbuk, cristalli sognanti, tombe egizie maledette, diaboliche scarpette rosse, libri delle ombre. Io sono fermamente convinta che – non tutti, certo – ma alcuni fra gli oggetti che ci circondano vivano una loro vita distinta e separata, una sorta di limbo a cui difficilmente possiamo accedere. Se incontriamo un coniglio bianco possiamo rincorrerlo fino alla sua tana, ma poi, grandi e grossi come gli adulti che siamo, riusciremmo a rotolarci dentro per inseguirlo nel suo mondo magico?

Se è vero che il potere di un oggetto dipende da chi ne è stato il proprietario, allora il cardigan di Kurt Cobain me lo immagino colmo di talento, poesia, bellezza, gentilezza. Tutto quello che manca al nostro mondo. Tutto quello che manca a ognuno di noi.

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