Il letame di cavallo e l’illusione del tacchino

Il letame di cavallo e l’illusione del tacchino: carrozza a cavalli a New York, 1900

Alcuni di voi forse conoscono quella che è conosciuta come parabola del letame di cavallo. In breve, la storia è questa: fra il 1850 e il 1900 il cavallo divenne, nelle città europee e in quelle americane il mezzo di trasporto privilegiato sia per trasportare merci che esseri umani. Londra, nel 1900 aveva 11.000 carrozze trainate da cavalli, per non parlare delle migliaia di omnibus, sorta di autobus, ciascuno dei quali aveva bisogno di 12 cavalli al giorno, per un totale di ben più di 50.000 cavalli; New York, nello stesso periodo, di cavalli in giro per la città ne aveva ben 100.000.

Il letame di cavallo

Come è facile capire, tutte queste città erano ricoperte dal letame dei cavalli, letame che, fino a decenni prima veniva raccolto e rivenduto in campo agricolo, ma ormai la quantità era così ingente da non sapere più come smaltirla. Si dice che nel 1894, sul Times di Londra, un giornalista scrisse “Facendo delle semplici stime, fra 50 anni ogni strada di Londra sarà sepolta sotto 2 metri e mezzo di letame…” Nel 1898 si tenne a New York il primo convegno sul tema, convegno abbandonato dopo tre giorni dai conferenzieri per l’incapacità di trovare una soluzione al problema.

La soluzione al letame di cavallo

Come sappiamo, la soluzione arrivò dopo poco, e si chiamava automobile. La parabola del letame dei cavalli viene spesso citata da tutti quelli che si rifiutano di credere ai cambiamenti climatici e alla necessità assoluta di trovare alternative alla plastica, al petrolio, all’energia non rinnovabile e all’inquinamento in generale. Che cosa si dimenticano di dire, questi signori? Che il letame del cavallo, per quanto poco piacevole possa risultare, soprattutto all’olfatto, non ha mai rischiato di creare catastrofi naturali e non è mai stato tossico. L’automobile, invece, ha delle emissioni fortemente inquinanti, e, oggi lo possiamo dire: passare dallo smaltimento del letame a un inquinamento che uccide è stato un po’ come curarsi col cancro.

Il letame di cavallo e l’illusione del tacchino: il cancro come cura

Cancer for the cure, EELS live

Due cose si possono desumere: la prima: il futuro non è mai prevedibile, perché sono troppe le variabili di cui non riusciamo a tenere conto; la seconda: ognuna di queste variabili ci porta inevitabilmente verso un futuro peggiore, come ci insegna un’altra parabola, quella “dell’illusione del tacchino”.

L’illusione del tacchino

Il letame di cavallo e l'illusione del tacchino

Nassim Nicholas Taleb ha scritto nel suo “The Black Swan: The Impact of the Highly Improbable” un paragrafo chiamato “turkey fallacy”:

Immaginate un tacchino che viene sfamato ogni giorno. Ogni singolo pasto rafforzerà, nel tacchino, la convinzione che è nell’ordine generale delle cose che lui venga amichevolmente sfamato ogni giorno da membri della razza umana “che cercano di fare solo i suoi interessi” come direbbe un politico. Ma il pomeriggio del mercoledì subito prima del Thanksgiving, qualcosa di inaspettato accadrà al tacchino. Finirà col rivedere le sue convinzioni.

Il letame di cavallo e l’illusione del tacchino

E quindi noi siamo tutti finiti con l’usare il cancro come cura e, allo stesso tempo, abbiamo drasticamente dovuto rivedere le nostre convinzioni. Se prima eravamo devastati dal traffico, dalle polveri sottili, dallo smog, ora le nostre città sembrano uscite da una delle tante pubblicità di auto (dove le strade sono vuote tipo day after e l’unica auto che circola, nuova e scintillante, è la tua.)

Se prima ci affannavamo alla ricerca di un lavoro, o nel tentativo di mantenere il lavoro stesso adesso il problema non si pone più; bisogna stare a casa mentre i pochi soldi diventano sempre meno e che importa, quando li avremo finiti risponderemo al poliziotto che ci interroga su dove stiamo andando:

“Al supermercato. A rapinarlo, però” e lui, da dietro alla mascherina che noi non possediamo perché non si trova, e se riusciamo a trovarne una costa così cara che non possiamo comprarla, ci sorriderà facendoci segno che possiamo andare.

Il nostro Thanksgiving

Il tacchino siamo noi e il Covid-19 è il nostro Thanksgiving. Mister Boris Johnson, che mi è venuto in mente pensando alle fattezze del tacchino, ha detto:

“Preparatevi a perdere i vostri cari”.

Proprio come sarebbe giusto dire a tutti i tacchini nel momento stesso in cui nascono. Ma noi siamo preparati a tutto. Siamo nati pronti per la sfiga. E invece a te, Boris, cosa porterà il Thanksgiving?

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