Dikeledi leopardo diverso

Dikeledi leopardo diverso

I leopardi, fra tutti i felini, sono quelli che potremo definire i più spirituali. Quando cacciano entrano in uno stato di concentrazione assoluta, focalizzati sull’obbiettivo ma, contemporaneamente, assorti in uno stato di meditazione, in modalità assolutamente zen. Mentre gli altri felini e i predatori in generale tengono le orecchie sempre ben tese in ogni momento della caccia per captare ogni possibile rumore, il leopardo, appena individuata la preda, abbassa le orecchie in modo che i folti ciuffi di pelo fungano da tappi, cancellando l’udito. Nulla deve distrarlo dalla meditazione, se vuole avere successo nel suo attacco.

Dikeledi leopardo diverso

Dikeledi leopardo diverso: lo zen e il tiro con l’arco

Questa peculiarità dei leopardi mi ha fatto pensare a un libro bellissimo “Lo zen e il tiro con l’arco”, di Eugen Herrigel, che ci spiega in che modo l’arciere, secondo la filosofia di antichi maestri di kyūdō, o arte del tiro con l’arco, prende la mira diventando tutt’uno col bersaglio:

“Il tiro con l’arco ora come allora è una faccenda di vita o di morte, in quanto è lotta dell’arciere con se stesso; e una lotta di questo genere non è un mistero surrogato, ma il fondamento di ogni lotta rivolta all’esterno – e sia pure contro un avversario in carne e ossa.

… Oppure, per servirmi di espressioni care a quei maestri, bisogna che l’arciere, pur operando, diventi un immobile centro.”

Storia di Dikeledi

La sua stessa modalità di caccia fa sì che il leopardo operi come un fantasma, come uno spirito nei sogni degli altri animali. In questo articolo, però, racconto la storia vera di un leopardo “diverso”, Dikeledi, che in Tswana significa “Lacrime”. Al contrario della sua mamma meravigliosamente perfetta, Dikeledi nasce goffo. Fin da piccolo soffre di vertigini e fa molta fatica a salire sugli alberi, dove i leopardi vivono quando non cacciano.

Gli alberi, come la kigelia africana, detto anche “albero delle salsicce” sono la casa dei leopardi: li usano per mettere al sicuro le prede e sono anche una via di fuga quando un leopardo si sente in pericolo e deve scappare dalle iene, dai licaoni e dai leoni che non sono capaci di arrampicarsi così bene e in alto come i leopardi.

La difficoltà che Dikeledi prova nell’arrampicarsi, quindi, non è una cosa da poco, ma un vero e proprio handicap. Quando a fatica sale sull’albero ci rimane per giorni e si abbandona a lunghi sonni. Un giorno viene risvegliato all’improvviso da un uccello zecca e riesce ad ucciderlo. È la sua prima preda, e per sopprimerla quasi cade giù dall’albero.

Il tempo passa e Dikeledi non è più un cucciolo, ma le sue capacità di vivere come un leopardo normale non sono migliorate. Sua madre, però, non lo abbandona. Diventa la sua migliore amica e continua a procurargli il cibo e a supportarlo in ogni modo.

Dikeledi leopardo diverso

Dikeledi cerca di emanciparsi

Poi, la mamma di Dikeledi si accoppia di nuovo, e un nuovo cucciolo di leopardo viene al mondo, ed è la prima volta che Dikeledi incontra un altro leopardo maschio. Questo lo convince a cercare di rendersi autonomo. Trova una zebra nata morta e se la mangia: da quel momento cerca di nutrirsi di carogne, ma nella savana ci sono molti saprofagi che non gradiscono la sua concorrenza. Ha un incontro quasi fatale con una iena molto grossa e arrabbiata; Dikeledi rischia la vita ma gioca d’astuzia e in qualche modo riesce ad ingannarla e a farla scappare.

Ha un altro incontro ancora più pericoloso con una mamma facocero, e ancora una volta riesce a distrarre la sua nemica spiazzandola col suo comportamento stravagante: finge che ci siano mosche inesistenti e poi si allontana silenziosamente, senza abbassare la testa.

Dikeledi leopardo diverso: leopardo su albero
Leopardo su albero

Dikeledi leopardo diverso: il suo mondo segreto

Finalmente riesce ad affrontare un nemico ed uccide uno degli sciacalli che lo tormentano. Questo è un grosso passo avanti, ma non può continuare a vivere in questo modo: gli alberi non fanno per lui e non può lottare contro branchi di saprofagi per il possesso delle carogne. Essendo un leopardo particolare deve trovare qualcosa di particolare in cui poter dare il meglio.

E alla fine riesce a trovare il suo mondo segreto e ideale nella palude. All’alba, nella nebbia è invisibile e grazie a olfatto e udito riesce a inseguire odori e rumori anche senza vedere le forme degli animali da cacciare, o percependo tratti di forme quasi spettrali e solo appena visibili.

Impara con improvvisa facilità a muoversi come un cacciatore perfetto e diventa un felino palustre. Lontano dagli alberi e dalla foresta Dikeledi diventa un vero leopardo. Un fantasma. Uno spirito nei sogni degli altri animali.

Dikeledi leopardo diverso: la distruzione dei leopardi

In Botswana i leopardi sono protetti. Ma in 5 anni 250.000 leopardi sono stati uccisi e negli ultimi 50 anni sono scesi da 700.000 a 50.000 e il massacro continua.

Tra i grandi felini il leopardo è la specie più diffusa al mondo: si trova in Africa, in Medio Oriente e in Asia. In passato il suo habitat si estendeva su un’area di 35 milioni di chilometri quadrati distribuiti in queste regioni, mentre oggi si è ridotto a soli 8,5 milioni.

In media l’estensione delle aree popolate dal leopardo è diminuita del 25-37 per cento, con punte del 98 per cento nella penisola araba, in Cina e nel Sudest asiatico. Qui il leopardo è minacciato tanto quanto la tigre tra i grandi felini più a rischio estinzione nel mondo.

Le minacce che i leopardi devono affrontare sono tante. Il loro habitat viene trasformato in terreni coltivati, e le zone in cui possono vivere sono sempre meno, più piccole e isolate l’una dall’altra. Ma anche le aree dedicate agli allevamenti sono aumentate e gli agricoltori uccidono i leopardi per paura che possano attaccare il bestiame, un po’ come succede per gli orsi e per i lupi in quasi tutto il mondo a iniziare dall’Italia (ricordiamo il Trentino e l’orso M49). Ovviamente se i leopardi (e gli orsi, e i lupi) avessero il loro habitat potrebbero cacciare solo specie selvatiche e non attaccare gli allevamenti.

Come se tutto ciò non bastasse c’è anche la “caccia sportiva”, incredibilmente permessa ancora in molti paesi. Penso poi ai leopardi di Mumbai, India, il cui parco nazionale è stato talmente ristretto da costringerli a coabitare con i grossi e rumorosi condomini costruiti alle propaggini estreme della città. Ricordo i meravigliosi leopardi nuvola, ormai in vita solo negli zoo, e i leopardi delle nevi, di cui forse sopravvivono in Afghanistan giusto pochi esemplari.

Cucciolo di leopardo nuvola nato allo zoo di Washington

L’afrore di un leopardo delle nevi a 4000 metri

Da “Che ci faccio qui?” di Bruce Chatwin:

“Ma quel giorno non riporterà in vita le cose che abbiamo amato: le immense giornate limpide e le azzurre calotte di ghiaccio sui monti… Non ci sdraieremo più davanti al Castello Rosso a guardare gli avvoltoi roteanti…Non andremo a sederci nella Pace dell’Islam con i mendicanti di Gazar Gagh. Non saliremo sulla testa del Buddha di Bamiyan, dritto nella sua nicchia come una balena in un bacino di carenaggio. Non dormiremo nella tenda dei nomadi, né daremo la scalata al minareto di Jam… Né ritroveremo l’aroma dei campi di fagioli, il dolce, resinoso profumo del legno di deodara, o l’afrore di un leopardo delle nevi a quattromila metri.”

Dikeledi leopardo diverso: raro leopardo delle nevi
Leopardo delle nevi

(Articolo ispirato dal documentario “The Unlikely Leopard” di National Geographic Wild Network)

National Geographic: Saving big cats in the wild

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