Rock neo-psichedelico: il Pifferaio diventa Cecchino

Cosa significa Rock neo-psichedelico: il Pifferaio diventa Cecchino? Partiamo da“The Piper at the gates of dawn”, Il Pifferaio ai cancelli dell’alba, primo album in studio dei Pink Floyd, 1967; album capolavoro del rock psichedelico mondiale, ideato, scritto, interpretato e diretto – dalla musica alle lyrics fino alla copertina – da Syd Barrett, artista eclettico, in grado di spaziare fra musica, testi, arte grafica e pittura.

SYD BARRETT

Il rock psichedelico, nato contemporaneamente negli Stati Uniti e in Inghilterra negli anni ’60, trovò, in America, nella scena texana, i suoi adepti più sperimentali. L’esempio più calzante è quello dei 13th Floor Elevators, che furono anche i primi a usare, musicalmente parlando, il termine “psichedelico”, nell’album “The Psychedelic Sounds of the 13th Floor Elevators” del 1966.

Rock neo-psichedelico: il Pifferaio diventa Cecchino. 13th Floor Elevators, primi a utilizzare il termine "psichedelico" in musica
“THE PSYCHEDELIC SOUNDS OF THE 13th FLOOR ELEVATORS” Album Cover

Psichedelico

Il vocabolo viene dal greco ψυχή, “anima” e δηλῶ, “rivelo”, e in qualche modo collegava strettamente quella musica neonata all’uso di sostanze psicotrope, sia naturali che chimiche (da peyote e mescalina all’acido lisergico) utilizzate per viaggiare con la mente e difatti chiamate anche trip. Ovviamente, per concepire, scrivere, suonare e cantare un album come The Piper at the gate of dawn non bastava di certo essersi fatti un acido, altrimenti avremmo avuto milioni di musicisti geniali. Come dice Caparezza in “Mica Van Gogh:

Allucinazioni che alterano la vista Tu ti fai di funghi ad Amsterdam Ma ciò non fa di te un artista”

Syd Barrett il Pifferaio

Syd Barrett aveva una mente eccezionalmente aperta, curiosa e dotata di grande talento. Syd aveva gli occhi spalancati, contemporaneamente rivolti al mondo microscopico (dentro alla sua testa) e a quello macroscopico (il cosmo e oltre); credo sia stato questo, alla fine, ad averlo portato alla “pazzia”. Chiunque abbia sperimentato sostanze psicotrope, sa che il viaggio, in sé, non appartiene né al bene né al male. È solo un’esplorazione fine a se stessa, e come tale, può andare male o bene, può risultare spaventosa o spassosa, pericolosa o liscia come l’olio, illuminante o del tutto dimenticabile. Nelle due canzoni principali, “Astronomy domine” e la strumentale “Interstellar overdrive”, Syd, supportato dai compagni, viaggia nel multiverso, raccontandoci, a suo modo, stelle, pianeti, mondi impossibili da immaginare, alieni, spiriti, divinità, fate, folletti. Viene quasi da pensare a Roy Batty, il replicante di Blade Runner e al suo famoso monologo:

Ho visto cose che voi umani non potreste immaginare, navi da combattimento in fiamme al largo di Orione, i raggi Beta balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia.

Syd Barrett il Visionario

Rock neo-psichedelico: il Piffeario diventa Cecchino. Da Syd Barrett ai giorni odierni
SYD BARRETT

E come lacrime nella pioggia un giorno, fin troppo vicino al 1967, si perderanno le visioni di Barrett, ma per il momento è ancora in grado di trasformarle in creazioni meravigliose. In Astronomy domine, mentre il resto della band lo sostiene musicalmente, Barrett è libero di mettersi in viaggio, da solo con la sua chitarra. La sua voce ripete come un mantra la medesima strofa:

Lime and limpid green, a second scene a fight between the blue you once knew. Floating down, the sound resounds around the icy waters underground. Jupiter and Saturn, Oberon, Miranda and Titania, Neptune, Titan, Stars can frighten.

Verde limpido e color lime, una seconda scena una lotta con l’azzurro a cui eri abituato. Fluttuando giù, il suono risuona attorno all’acqua ghiacciata sottoterra. Giove e Saturno, Oberon, Miranda e Titania, Nettuno, Titano, le Stelle possono far paura”.

Il Pifferaio ai cancelli dell’Alba

Le Stelle possono far paura, ma non a lui. E non solo perché Syd Barrett è troppo curioso e troppo giovane per aver paura. La verità è che ogni testo, ogni poesia, ogni canzone, romanzo, racconto riflette il periodo in cui viene scritto, e gli anni ’60 furono gli anni della rivolta hippy, della rivoluzione sessuale, del movimento studentesco sessantottino, di Woodstock, delle comuni, delle grandi manifestazioni per la pace. Ovviamente in quella decade ci furono anche ombre e lutti, ma quello che conta – in questo caso – è che furono anni di movimento e di ideali, anni di rivolta, e ciò che più conta, non furono anni di crisi economica. Ecco perché il titolo che Barrett diede all’album, “Il Pifferaio ai cancelli dell’alba”, lo prese in prestito dal capitolo numero 7 di un famoso libro per bambini: Il vento nei salici scritto da Kenneth Grahame nel 1908.

Nel vento nei salici alcuni animali vivono le loro piccole e grandi avventure. Nel capitolo del Pifferaio appare il dio Pan, che suonando una meravigliosa musica col suo flauto magico, aiuta Ratto e Talpa a ritrovare un cucciolo smarrito, per poi svanire nel nulla senza lasciare alcun ricordo nelle loro memorie. E del resto il Flauto magico – in musica – appartiene a fiabe gioiose fin dai tempi di Mozart.

Oh, Talpa! Come è bello! Il cicalare giocondo, il tenue, netto, felice richiamo del flauto lontano! Io non ho sognato mai simile musica, e il richiamo in essa è anche più forte di quanto sia dolce la musica! Rema, Talpa, Rema! Che la musica e il richiamo devono essere per noi

Rock neo-psichedelico: il Pifferaio diventa Cecchino

La musica psichedelica, dopo i primissimi anni ’70, divenne meno popolare. Gli stessi Pink Floyd, ormai orfani di Barrett già da tempo, crearono veri capolavori, come “Wish you were here” o “The wall”, che però non avevano più nulla a che fare con la psichedelia. Ma negli anni ’90 – i famosi corsi e ricorsi della storia – la musica psichedelica riprese vita, e venne chiamata “neo-psichedelia”. In questo termine, però, furono collocati decine e decine di generi: alcune band garage rock, alcuni tipi di punk-house, pop melodico immerso in atmosfere sognanti e qualsiasi musicista che abbia mai dichiarato di essersi ispirato ai Velvet Underground. Ma qualcuno meritevole di portare nuovamente e seriamente quella bandiera esiste, e, ancora una volta, appartiene alla scena texana.

VELVET UNDERGROUND

Rock neo-psichedelico: The Black Angels

Fra le band realmente neo-psichedeliche voglio citare solo gli strepitosi The Black Angels, in attività da metà anni zero e organizzatori del Festival psichedelico di Austin, TX, loro città d’origine. Il loro primo album, “Passover”, del 2006, è una bomba nucleare. Non c’è altro modo per definirlo. Loro sono molto lontani dall’essere un semplice ritorno a musiche di altri tempi. I Black Angels suonano un vero rock psichedelico molto heavy, dal ritmo incessante e primitivo, incredibilmente bello, trainante e potente. Ricorda, a tratti, il suono di qualche band anni ’60, ma non più di quanto il volto di un nipote possa ricordare quello del nonno. Inoltre, se la psichedelia anni ’60 raccontava viaggi personali, voli interstellari, flauti magici, al contrario, i Black Angels ci raccontano l’apocalisse. Nell’album c’è una citazione di Edvard Munch:

“La malattia, la pazzia e la morte sono gli angeli neri che hanno vegliato sulla mia culla e mi accompagneranno per tutta la vita”

THE BLACK ANGELS, PHOTO BY ALEXANDRA VALENTI

Rock neo-psichedelico: l’Oscurità

Il mondo, ormai è in pieno Kali Yuga, l’oscurità è ovunque, non c’è più salvezza per nessuno e i testi dei Black Angels ce lo ricordano. Se I Pink Floyd avevano creato “The Piper at the gates of dawn”, i Black Angels intitolano una canzone “The Sniper at the gates of Heaven”. Il Pifferaio ai cancelli dell’alba si è trasformato in un cecchino appostato addirittura all’entrata del Paradiso.              

“Where do you go when heaven calls you? What do you do? Who do you turn to? How old will you be when they finally catch you? Don’t stop moving, they’re right behind ya. When there’s no one left on this earth you know who can save you kid, so just wake up wake up wake up

What is it like when hell surrounds you? How hot does it get? I think I’ve already felt it. Is there any way out? You better find one”

Dove andrai quando il Cielo ti chiamerà? Cosa farai? A chi ti rivolgerai? Quanti anni avrai quando alla fine ti prenderanno? Non ti fermare, loro ti stanno alle costole. Quando non ci sarà più nessuno che conosci, su questa terra, chi potrà salvarti ragazzo, perciò svegliati svegliati svegliati

Come ci si sente quando l’Inferno ti circonda? Quanto diventa rovente? Io credo di averlo provato. C’è qualche via d’uscita? Faresti meglio a trovarne una.

Sniper at the Gates of Heaven

Rock neo-psichedelico: il Pifferaio diventa Cecchino

I Black Angels ci dicono, in breve, che – nel terzo millennio dalla nascita di Cristo – non ci sono dolci animaletti né possibilità di fluttuare in mondi paralleli ma solo questa terra devastata a cui apparteniamo e la gravità che ci schiaccia al suolo. Inferno e Paradiso sono la stessa cosa: il primo ti circonda, il secondo manda un cecchino a finirti.

Dal 2006 ad adesso i Black Angels hanno pubblicato diversi album, tutti di rock neo-psichedelico, ansiogeni e catartici allo stesso tempo, ma soprattutto molto, molto belli (l’ultimo, “Death song”, è del 2017). Inoltre, le loro profezie apocalittiche si sono dimostrate corrette. Il mondo di adesso, 2020, è veramente intriso di Malattia, Pazzia e Morte, e pur rimanendo ben svegli, trovare vie d’uscita sembra sempre più difficile.


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