La stupida lotta dell’uomo contro il piccione

Gli esseri umani non sono solo predatori e razziatori, ma sono allo stesso tempo dei piagnoni. O, come dicono negli States “cry baby”. Infatti se un coccodrillo afferra un’antilope che si abbevera al laghetto e se la mangia, le lacrime che poi versa sono lacrime di gioia. Il coccodrillo non si guarda attorno alla ricerca di un nemico da incolpare:

“Ho mangiato l’antilope per colpa dell’elefante.”

“Ho addentato l’antilope perché il leone mi ha fatto incazzare!”

“Accidenti, lo zoccolo dell’antilope era così duro che ora mi fa male un dente, e se il dente mi fa male è colpa del seeksac, quell’uccellaccio che mi ha fatto una pessima pulizia dei denti!”

La stupida lotta dell'uomo contro i piccioni: lacrime del coccodrillo
Lacrime del coccodrillo

La stupida lotta dell’uomo contro il piccione: umani sempre in cerca di nemici

L’essere umano, invece, è sempre in cerca di nemici a cui accollare colpe, di solito inesistenti. Per lo più i nemici migliori sono altri esseri umani, perché di nazionalità diversa, di pelle diversa, di etnia, religione, mentalità diversa, perché non gli piace come ti vesti o come cammini o quello che dici. I vicini di casa, ad esempio: ecco un nemico perfetto. Quando ancora abitavo nella tanto rispettabile Roma Nord ho visto cose che voi umani non potreste immaginare eccetera eccetera: al piano terra viveva un tizio sui trentacinque anni che noi chiamavamo Mantra perché, sostenendo di essere buddista, invitava altri amici buddisti e mettevano a tutto volume su youtube “Nam myōhō renge kyō” per tutta la durata della loro festa. Una mattina ho visto con i miei occhi Mantra presentarsi in mutande – e sottolineo in mutande – dalla signora settantacinquenne del secondo piano, rea di aver fatto cadere qualche pelo del suo cane nel giardinetto condominiale e urlarle:

“Mo’ m’hai proprio rotto il cazzo!” Lo giuro, è tutto vero. Povero Buddha, mi auguro che nel nirvana arrivi solo la musica dei Nirvana e niente Mantra.

I nemici umani non bastano

Ma spesso gli umani piagnoni non si accontentano di odiare altri umani, nonostante la cosa venga loro così bene. Spesso individuano nemici mortali anche in altre specie animali che non costituiscono nessuna minaccia, né rischio né pericolo per la salute, ma debbono ugualmente essere eliminati dalla faccia della terra. Perché? Perché odiare creature viventi tira i piagnoni fuori dal letto al mattino.

In Trentino uccidono gli ultimi orsi liberi perché del resto, dopo avergli portato via territorio e cibo, è anche giusto togliergli la vita, no? In Lombardia, non paghi di tutto quello che hanno combinato in ogni momento della fase Covid hanno aperto la caccia alle povere volpi, consegnando la licenza d’uccidere perfino ai diciassettenni. Ho sempre pensato che, da quelle parti fossero on the fuckin’ road to Texas: complimenti, lombardi, vi regaleremo una stella solitaria da mettere nella bandiera italiana. I gatti “randagi” sono spariti da tutte le grandi città, tipo Roma o Venezia, sbattuti di soppiatto in canili o nelle così chiamate “colonie feline”, dove sopravvivono quei pochi gatti più grandi e svegli e tutti gli altri soccombono. Ma anche qui, il gatto, star di internet, deve rimanere solo su internet. O ben rinchiuso all’interno degli appartamenti. Anche se in questo modo aumentano i ratti…

La stupida lotta dell’uomo contro nemici: e poi ci sono i piccioni

Piccioni in volo
Piccioni in volo

E poi ci sono i piccioni, odiati dalla maggioranza degli esseri umani, per motivi che nemmeno loro conoscono. Dicono “Sono sporchi”. Non è vero. Dicono “Portano malattie”. Non è vero. Dicono “Sono tanti e sono stupidi”. Wow! Se i piccioni sono tanti e stupidi noi cosa siamo?

Io, invece, ho sempre avuto gran simpatia per i piccioni, così come per tutti gli animali in genere e per quelli che possono volare in particolare. Inoltre, ho sempre provato empatia per tutte quelle creature, animali o umane, maltrattate, represse, calpestate, odiate. Ho sempre avuto questa specie di missione: a sei anni, ospite nella bella villa in Toscana della mia amichetta, guardavo lei e i suoi fratelli più grandi acchiappare lucertole e ingabbiarle per poi, con calma, andarle a torturare. Io non dicevo niente ma, di nascosto, come una piccolissima Mata Hari, aspettavo con pazienza il momento giusto per scendere da sola nello scantinato e liberare le lucertole. Non mi hanno mai scoperto: per certe cose ci si nasce. Una volta – tanti anni fa – ho visto un tizio in macchina che, su una stradina, invece di rallentare, ha puntato il piccione che se ne stava tranquillo al lato della via e l’ha schiacciato, per divertimento. Allora l’ho inseguito e, al primo semaforo rosso sono scesa e ho iniziato a prendergli a calci la macchina urlandogli “assassino pezzo di merda” con lui, spaventato a morte, che si è chiuso dentro e come è scattato il giallo è partito. Per certe cose ci si nasce: io empatica e schizzata, forse. Lui predatore e piagnone, di certo.

Il massacro dei piccioni in tutta Italia

piccioni avvelenati
Uno dei tanti piccioni avvelenati a Savona

Ci sono molti posti dove la gente arriva perfino ad avvelenarli in gruppo, come a Castelnuovo Scrivia, provincia di Alessandria, dove nel 2019 i bambini che giocavano nel parco del paese hanno assistito ad uno spettacolo raccapricciante: piccioni a terra, agonizzanti, che si contorcevano per il dolore e morivano. Alcuni sono stati visti schiantarsi a terra mentre erano in volo. Ma abbiamo tanti piccioni avvelenati anche a Savona, Catania, Vasto provincia di Chieti, Cornate d’Adda provincia di Monza, Sorrento, Lecce e molti, moltissimi altri paesi e città d’Italia, trasversalmente dal nord al sud, uniti solo dal patetico odio verso gli innocenti piccioni. Per non parlare dei piccioni dalle zampette mozzate, nelle città più inquinate, altro meraviglioso regalo umano, perché “quando i piccioni camminano per terra, capelli o fili di plastica avvolgono le loro estremità e finiscono come un laccio emostatico sul dito, che ha una necrosi e cade”, fanno sapere i ricercatori del Museo di storia naturale.

La stupida lotta dell'uomo contro il piccione: piccione imprigionato in rete di protezione
Piccione imprigionato in rete di protezione, come quelle attorno ad hotel e terrazzi vip

La stupida lotta dell’uomo contro il piccione: Roma e i piccioni

Qualche sera fa ho fatto l’errore di andare con amici a prendere un costosissimo aperitivo in un baretto dalle parti di Campo de’ Fiori. Il baretto sta in una piccola, bellissima piazza, ma i suoi tavolini l’avevano completamente invasa, come se la piazza ormai non fosse altro che un bar. I piccioni vivono da quelle parti da sempre. Fra tutta quella gente che si aggirava lì intorno erano quasi le uniche creature autoctone, lì nate e cresciute. Un tizio grande e grosso seduto a un tavolo vicino ha iniziato a scacciare i piccioni malamente, con calci e manate. L’ho detestato ma non ho reagito, perché non volevo infastidire i miei amici. Allora, per rincuorare i piccioni, li ho chiamati vicino a me e gli ho dato, per terra, delle patatine da mangiare.

L’adorabile uomo nel tavolo accanto mi ha apostrofato, intimidatorio:

“Signora, la smetta di dargli da mangiare!”

Io mi sono girata, l’ho guardato negli occhi e ho risposto, calma come una bomba:

“No, credo proprio che continuerò a fare quel cazzo che mi sembra giusto fare.”

Testuale. È rimasto zitto. Lo sapevo: più sono prepotenti e predatori e più si spaventano quando una donna gli tiene testa. Per certe cose ci si nasce. Non ha aperto bocca mentre io continuavo a dar da mangiare ai piccioni, ma poi, in silenzio, da piagnone bamboccione, è corso dalla signora maestra, ovvero dalla cameriera, che mi è venuta a domandare:

“Per favore, può smettere di dar da mangiare ai piccioni?”

“Sto violando qualche legge?” le ho chiesto.

“No, ma glielo sto chiedendo per favore.”

“Il fatto che me lo chiede per favore non significa che io decida di farlo, visto che non sto violando nessuna legge.”

“Sì, ma glielo chiedo per favore”. E ci mancherebbe anche che me lo chiedi prendendomi a schiaffi.

La storia continua

La stupida lotta dell'uomo contro il piccione: piccioni morti avvelenati a Catania
Piccioni morti avvelenati a Catania

Poi sono intervenuti alcuni dei miei amici, anche loro – a quanto pare – nemici dei piccioni:

“Ma poi i piccioni possono salire sui tavoli!” ha detto uno di loro, amico di lunghissima data, con in volto lo stesso sguardo con cui il moribondo Kurtz sussurrava: “The horror! The horror!”

Apocalypse now, tratto da Heart of Darkness: morte di Kurtz

Per un attimo mi sono sentita un po’ come Nietzsche quando a Torino corse ad abbracciare il cavallo frustato dal vetturino. Solo che io ero “Nostra Signora dei Piccioni”, e quindi paria fra i paria. Avrei voluto potermi trasformare in piccione e volare su qualche tetto, ma non avendo le ali ma il sempre più inutile dono del linguaggio, gli ho risposto male:

“Se il cibo sta per terra i piccioni non salgono sui tavoli, cerca di connettere quei due neuroni che hai nel cervello”

A quel punto grida, litigi e mio senso di colpa per essere stata maleducata con un amico, anche se quell’amico mi dice regolarmente che sono una rompicoglioni e io mi metto a ridere. Insomma, gli amici dovrebbero potersi parlare “fuori dai denti” (anche fuori da facebook) altrimenti l’amicizia cos’è?

La stupida lotta dell’uomo contro il piccione: Asl, piccioni e tutto il circondario

Dopo questa rapida e inutile digressione, torno ai piccioni. Stamattina sono andata alla Asl del mio distretto. Mentre aspettavo, seduta lì fuori, ho sentito uno strano frastuono di uccelli: sembrava un mix di urla di falchi e aquile, o uno stormo di rondini fatte di mescalina. Quando sono finalmente entrata nell’ufficio dell’impiegato che cercava senza successo di far funzionare la piattaforma internet della Asl, gli ho chiesto:

“Ma che uccelli sono questi?”

“No, è tutto finto – ha risposto lui – è una finzione per tenere lontani i piccioni”

“Ah, pensavo che queste cose le usassero solo negli aeroporti, per ovvi motivi”

“Una volta sì, ma adesso la gente non vuole avere piccioni intorno, da nessuna parte”

“E funziona?”

“No” ha detto lui senza alcun dubbio.

“Già. La gente pensa che i piccioni siano stupidi, ma invece non lo sono affatto.”

Mondo perduto e meraviglie sconosciute dei piccioni

Il pensiero di quel frastuono insopportabile e innaturale, da dover sopportare per ore e ore, sparato dagli altoparlanti in tutto il circondario, pur di non far avvicinare qualche sparuto gruppo di piccioni mi è sembrato fortemente simbolico. Simbolo di un mondo perduto, che non sa più distinguere un dito medio in faccia da uno sparo in fronte, una farfalla da uno scarafaggio, un raffreddore da un batterio killer. I piccioni riusciranno a sopravvivere, ma noi umani?

Rocco Toscani, addestratore di piccioni viaggiatori racconta il suo lavoro amatoriale e la sua passione per questi uccelli

Per quelli che non amano i piccioni e anche per i pochi che li apprezzano, ecco un bellissimo articolo che vi racconterà cose davvero sorprendenti su questi incredibili e intelligenti uccelli, sui segreti del loro stormo, del loro volo, su come sono stati fondamentali per Darwin e tante altre notizie affascinanti. Leggetelo, per favore.

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