Social Media e the Magic of Maybe

“Il Forse dà dipendenza più di ogni altra cosa.” Dr Robert Sapolsky, Stanford University, CA

Questo articolo su Social Media e the Magic of Maybe parte da una teoria e conferenza di uno scienziato, il Dr Robert Sapolsky, biologo, primatologo e professore all’Università di Stanford, CA. Sapolsky, di base espone già da una sola potente frase la sua teoria lucida e geniale:

“La dopamina non riguarda il piacere. Riguarda l’anticipazione del piacere. Riguarda la ricerca della felicità più che la felicità stessa.”

Social Media e the Magic of Maybe: il biologo Robert Sapolsky, Stanford University
Robert Sapolsky, biologo e primatologo, Stanford University

Dopamina e “soddisfazione istantanea”

Per iniziare: cosa è la dopamina e cosa la “soddisfazione istantanea”?

La dopamina è un neurotrasmettitore endogeno che troviamo in varie parti del nostro cervello ed è fondamentale per ogni funzione cerebrale, incluso il pensiero, il movimento, il sonno, l’umore, l’attenzione, la motivazione, la ricerca e la gratificazione. Aumenta il tuo livello generale di eccitazione e il comportamento finalizzato al raggiungimento di obiettivi a lungo termine.

Social Media e Magic of Maybe: Dopamina e Serotonina

Ma, dal momento che la dopamina può indurre il desiderio di ricerca e ricompensa, ecco come e dove si inserisce il concetto di “soddisfazione istantanea”.

La “soddisfazione istantanea” è l’immediato raggiungimento di gratificazione e felicità. È un modo di sperimentare il piacere e l’appagamento senza ritardi, senza bisogno di pazientare, fornendoci un picco di dopamina senza sforzo né autodisciplina. Esattamente come una qualsiasi droga, con la differenza che questa droga non è solo legale, ma addirittura spinta da tutti i governi del pianeta. È vero che si nasce dipendenti, da cibo e acqua, per iniziare, e si continua con la dipendenza da tutto ciò che ci richiedono in modo continuo e molesto corpo e mente (intesa come neurochimica del cervello), ma ci sono dipendenze più dannose di altre, e questa credo lo sia molto.

Con Internet e i Social, la soddisfazione istantanea del tuo desiderio di ricerca è disponibile già con un click. Puoi parlare con qualcuno solo mandandogli un messaggio e forse ti risponderà in pochi secondi. Tutte le informazioni che puoi volere sono disponibili subito cercandole su Google.

Social Media e Magic of Maybe: tutto questo come influenza la società?

Gli utenti provano un falso senso di appagamento. La gente ama la vibrazione dei loro cellulari che annuncia una nuova notifica, proprio perché non è prevedibile; nessuno sa esattamente quando e da chi arriverà una notifica.

Ecco perché Sapolsky parla di “Magic of Maybe”, la magia del forse: quando guardi il tuo cellulare forse c’è un messaggio o forse no. Quando vai su Facebook forse c’è una notifica, un commento, anche solo uno stupido like, oppure no. Quando notifica, feedback o like appaiono tu avrai un notevole picco di dopamina.

Ma quella sensazione di piacere scompare con la stessa rapidità con cui è arrivata. Purtroppo è facile ritrovarsi in un loop indotto di dopamina. La dopamina inizia con la tua ricerca, il tuo commento, il tuo interagire, che poi verranno premiati da risposte e like e, di conseguenza, sarai indotto a cercare e interagire ancora. Diventerà sempre più difficile smettere di mandare messaggi o di guardare il cellulare per vedere se hai nuove notifiche.

Tutto questo ha rappresentato l’apice per il successo di Facebook e degli altri Social. È anche grazie a questo che i Social Media hanno miliardi di utenti. Nel 2015 c’era un numero stimato di 2 miliardi di utenti nel mondo. In sei anni il numero è cresciuto vertiginosamente, ma soprattutto sono cresciute le ore che la gente passa sui Social Media, per non parlare della pandemia che, con le nuove regole del distanziamento e coprifuoco ha reso i Social l’unica forma di “socialità” al di fuori della famiglia per la stragrande maggioranza della gente. Se non sembrasse fantascienza (ma io amo la fantascienza) ci sarebbe da pensare che i proprietari di Internet, che oggi sono anche proprietari del mondo insieme a Big Pharma e alle lobbies delle armi e del cemento, siano stati proprio coloro che hanno spinto l’avvento del Brave New World pandemico.

Social Media e Magic of Maybe: I topi di Kent Berridge

Social Media e the Magic of Maybe: topi in laboratorio
Social Media e the Magic of Maybe: topi in laboratorio

Ci sono quindi molte persone totalmente dipendenti da questo loop indotto di dopamina ma non lo sanno.

L’effetto è semplice: uccide i desideri nelle persone, la motivazione e i comportamenti indirizzati al raggiungimento di obiettivi. I ricercatori citano, a questo proposito, un esperimento fatto sui topi da uno scienziato, Kent Berridge. Cosa è successo quando nei topi sono stati distrutti i neuroni della dopamina? I topi potevano ancora camminare, mordere, ingoiare. Ma avevano perso la loro aspettativa di desiderare cibo, e quindi sono tutti morti di fame. Non mangiavano niente anche se il cibo era lì, sotto ai loro nasi.

Per quanto riguarda noi umani, perché mai dovremmo essere motivati per raggiungere un obiettivo a lungo termine quando possiamo ottenere lo stesso senso di appagamento da un qualsiasi device, in pochi attimi, senza alzarci dalla sedia?

Il Magic of Maybe non è così magico, o forse sì?

Ovviamente, come in tutte le dipendenze, la possibilità di cambiare sta in noi. Possiamo cambiare il rapporto col nostro ICT (acronimo per Information and Communication Technologies), ovvero tutte le tecnologie che riguardano sistemi integrati di telecomunicazione, computer, smartphone, audio-video, software relativi, e tutto ciò che permette agli utenti di creare, scaricare e condividere informazioni. Possiamo pensarci due volte prima di correre su Facebook o Whatsapp. La scelta sta a noi: potremmo ritagliarci nuove abitudini, cambiare la nostra vita o continuare ad essere topi domestici nella gabbia dell’élite.

Non tutto è a distanza di un click o un tap. Immagino che la soddisfazione finale ottenuta grazie a duro lavoro, pazienza e stabilità sia qualcosa di molto più potente e duraturo di qualsiasi piccola stupida gioia ci possa regalare uno schermo. Ma lo immagino soltanto e, al momento – in modo del tutto alieno inteso come poco umano – sono immune al fascino del rewarding, che sia a lungo termine o immediato.

Ma certo, se vivere ha a che fare col concetto di viaggio, che divertimento ci darebbe mai un viaggio vissuto tramite lo schermo di un device? Eppure qualcosa mi dice che il “Magic of Maybe” è qualcosa a cui solo pochi siano pronti a rinunciare, e se lo facessero si trasformerebbero probabilmente in topi zombie.

Bene, se le cose, come credo, stanno così, alla prossima disinfestazione ricordatevi almeno dei topi, nostri compagni e fratelli in gabbia (e non per loro scelta). Un giorno i nostri padroni potrebbero disinfestare anche tutti noi, o forse lo stanno già facendo.

Sapolsky su Dopamina, Piacere e Social: dura forse 7 minuti, dovreste ascoltarlo

A mio figlio per i suoi 27 anni

Oggi, 7 gennaio 2021, mio figlio Emiliano compie 27 anni e visto che il regalo comprato per lui è in viaggio dalla lontana Hong Kong da circa due mesi (e io inizio a pensare che abbia fatto la stessa fine del Pequod) decido quindi di regalargli un articolo sulle gioie della maternità…

Emiliano 2010

La nascita.

Era una cazzo di notte buia e tempestosa, ma soprattutto gelida, ed ero grassa come due vacche unite in entanglement ma soprattutto stanca e volevo tanto andare a dormire, quando le acque, intorno alle 11 di sera, hanno deciso di rompersi.

“Che palle!” ho pensato e ho chiamato il ginecologo.

“Sarà più o meno di un bicchiere d’acqua?” mi domanda lui.

“Non lo so – gli rispondo – l’acqua è tutta nelle mutande e nei jeans da trippona, come potrei riuscire a misurarla, secondo te?”

“Vabbè, allora aspetta un po’, se esce altra acqua vai al Policlinico e ti fai ricoverare.” “E tu? Arrivi presto?” gli chiedo con ansia, e lui “Sì sì, tranquilla”. Praticamente in una botte di ferro.

Emiliano e Kimberly, 2009
Emiliano e Claudia, 2009

Mi addormento sul divano e mi sveglio alle 3 di notte in un lago.

“Cazzo! Cazzo! Cazzo! – mi lamento – dai, muoviti, devo andare a quel maledetto Policlinico” butto giù dal letto il padre di mio figlio che mi accompagna, abbandona all’ospedale e poi, già che è sveglio, se ne va in giro per Roma, senza una preoccupazione al mondo.

Le portantine come mi vedono pensano “Ecco la rompicoglioni che ci sveglia in piena notte” e forse me lo dicono anche, ma quando spiego loro che sto nuotando per non affogare nelle mie stesse acque, telefonano al piano di sopra, dicendo testualmente:

“Aho’, manna quarcuno che qui ce stà un sacco rotto.”

Il sacco rotto, cioè io, viene visitato da una ginecologa che avrà forse 13 anni, quindi vengo redirected verso l’allegro piano superiore, dove passo attraverso la stanza più terrificante che abbia mai visto in tutta la mia vita: la sala parto! The horror, the horror: c’è un’americana sdraiata sul letto che urla come la ragazzina dell’esorcista ma con accento californiano:

“Bastaaaaaa! Voglio tornari casaaaaa! Voglio tornari dietroooo!” e accanto a lei, tipo carabinieri, due infermiere. Una, quella che – lo giuro – sta lavorando a maglia, con calma estrema le dice “Eh no, ‘n se po’ torna’ ‘ndietro, fja bella”.

Emiliano al Tasso, 2010

Proseguo il cammino e arrivo alla sala monitoraggio, non prima di essere stata tosata come se fossi una pecora. Mi lasciano libera per qualche minuto e subito ne approfitto per fare amicizia con una tipa che ha appena abortito. Mi chiede se vado con lei in bagno a fumare una sigaretta e io accetto con gioia, ma mentre sto per andare un’infermiera mi acchiappa per il braccio, proprio dicendo:

“Ma ‘ndo vai?”

Emiliano a 4 anni.

L’estate la passa principalmente dalla nonna a Lavinio, e nella villetta accanto c’è un bambino con cui gioca. La madre del bambino, Giovanna, non è troppo simpatica: il genere bionda tanto perbene, voglio ma non posso o forse posso solo un po’. La sera lo vado a prendere, ed entro in casa loro appena in tempo per sentire l’amichetto di mio figlio che grida:

“Mamma! Emiliano mi ha detto vaffanculo!”

E Giovanna, la mamma del bambino:

“Ma Emiliano, chi è che ti ha insegnato queste brutte parole?”

Emiliano mi guarda per un attimo, quindi spalanca gli occhioni verdi e dice a Giovanna:

“Mamma, me l’ha insegnato mamma…”

Giovanna mi guarda e fa: “Ahahahah”. Io le rispondo: “Ahahahahah.”

Emiliano e Kimberley a Oslo, 2011

Emiliano a 8 anni.

Siamo in montagna, a Sestriere. Dopo aver sciato ci buttiamo sulla neve, aspettando che il papà di Emiliano ci porti da mangiare. Si avvicina un ragazzo, carino, e mi chiede una sigaretta. Gliela passo e si siede vicino a me. Inizia a chiacchierare, ma dopo un minuto Emiliano dice:

“Ma tu lo sai che mia madre è una vecchia?” Io rido e scuoto la testa, come per dire “non è vero, dai, è evidente che non sono una vecchia” e il ragazzo continua a chiacchierare.

Emiliano e gli Scarecrows, 2012
Emiliano e Axl, Roma 2012

Dopo altri due minuti riecco Emiliano:

“Ma tu lo sai che a mia madre puzzano le ascelle?”

Ecco, di fronte a questo che puoi fare? Non mi puzzano le ascelle, ma se dico che non è vero è peggio, diventa “excusatio non petita, accusatio manifesta” e quindi sorrido e spalanco le braccia, come per dire al ragazzo “Guarda, è meglio se te ne vai, perché lui non smetterà!”

Emiliano a Ravenna, 2018
Emiliano Laurea Magistrale, con Flavia, 2018
Emiliano alla Laurea di Samantha, 2019
Emiliano e Omar a Fiumicino, estate 2020
Emiliano sul Baltico con Omar, agosto 2020
Emiliano e Martina, ottobre 2020

Niente club dei 27

Ovviamente quanto sia figo mio figlio, quanto sia brillante, sensibile e poi schiavista, rompicoglioni, quanto sia geniale, affettuoso e diabolico, praticamente l’anticristo e bello, alto, e politicamente super scorretto e capricorno-capricorno, meravigliosamente anti-consumista e orribilmente mangiatore di carne e quanto sia stata fortunata con lui lo sanno tutti. Questa piccola storia non ha lo scopo di tesserne le lodi. È solo un modo per dirgli quello che gli ripeto sempre:

“Anche se tu andassi in giro a stuprare le vecchiette/i – per di più col covid in agguato – io ti amerei nello stesso identico immenso modo e anche adesso che sei grande, se qualcuno prova a farti del male io lo uccido”

E per finire, compiere 27 anni non significa entrare nel club. Per entrare nel club dei 27 devi prima essere una rockstar. Niente club dei 27, baby. Niente Kurt, Amy e company. Spero che il mondo possa meritarti. Tanti auguri, my love, figlio Poeta

da tua madre la Ladra

Emiliano per LietoColle

Se vi pare che il 2020 sia stato brutto dovreste conoscere il 536

Se vi pare che il 2020 sia stato brutto dovreste conoscere il 536 è la parafrasi del titolo di un articolo-discorso di Philip K.Dick risalente al 1977: “Se vi pare che questo mondo sia brutto dovreste vederne qualche altro.”

Nel corso di quella che chiamiamo storia gli anni che si ricordano per aver lasciato particolari devastazioni sono tanti: il 1348, anno dell’esplosione della Peste Nera in Europa; il 1918, anno in cui l’influenza spagnola, grazie anche alla guerra, ha ucciso fra i 50 e i 100 milioni di persone; il periodo della Shoah, fra il 1941 e il 1945. Ma, a quanto pare, l’anno più disastroso da quando esiste la storia sembra sia stato il 536 dopo Cristo, anno che ha segnato l’inizio di una cascata trofica che è durata quasi un secolo e ha quasi sterminato la specie umana. In principio sembra ci sia stata l’eruzione di un vulcano indonesiano; secondo uno storico giavanese del diciannovesimo secolo, Ranggawarsita “il mondo intero fu scosso fin dalle fondamenta, e si scatenarono violenti boati di tuono accompagnati da forti piogge e tremende tempeste… e infine il Kapi esplose con un ruggito terribile, andò in pezzi e sprofondò nelle viscere della terra.”

Se vi pare che il 2020 sia stato brutto: Ragganwarsita. storico giavanese
Ragganwarsita, storico giavanese

Effetti dell’esplosione raccontati dalle fonti

L’esplosione fu così violenta da azzerare completamente la vita dei giavanesi, interrompendo addirittura la storiografia locale per almeno 20 anni, storiografia che aveva una tradizione più che ricca. Gli effetti dell’esplosione si sentirono principalmente nei due grandi imperi dell’epoca: l’Impero Cinese e l’Impero Romano. Per raccontare un evento storico, la cosa migliore è affidarsi alle fonti del periodo stesso, o alle fonti appartenenti a pochi secoli dopo, con tutti i documenti dell’epoca ancora integri fra le mani.

Giovanni Lido (‘Ιωάννης ὁ Λυδός), filosofo e studioso presso la corte bizantina, nato intorno al 490 d. C. racconta che nel 536 d.C. il sole divenne scuro per quasi tutto l’anno, tanto da impedire ogni tipo di raccolto.

Flavius Magnus Aurelius Cassiodorus Senator

Flavius Magnus Aurelius Cassiodorus Senator

Cassiodoro (Flavius Magnus Aurelius Cassiodorus Senator) nato intorno al 485 e morto il 580 circa, politico, letterato e storico romano, vissuto sotto il regno romano-barbarico degli Ostrogoti e successivamente sotto l’Impero Romano d’Oriente, ci descrive il crollo del mondo dopo l’esplosione: “Il sole sembra aver perduto la sua luminosità, ed appare di un colore bluastro. Ci meravigliamo nel non vedere l’ombra dei nostri corpi, di sentire la forza del calore del sole trasformata in debolezza, e i fenomeni che accompagnano normalmente un’eclisse prolungati per quasi un intero anno. Abbiamo avuto un’estate senza caldo… i raccolti gelati dai venti del nord … la pioggia sembra si rifiuti di cadere.”

E ancora, Michele il Siriano (ܡܺܝܟ݂ܳܐܝܶܠ ܣܽܘܪܝܳܝܳܐ) vescovo orientale cristiano ma anche scrittore, vissuto fra il 1126 e il 1199 in Siria, scrive: “Il sole si oscurò e l’oscurità durò 18 mesi. Ogni giorno splendeva per circa 4 ore, e ancora questa luce era solo una vaga ombra. Tutti dicevano che il sole non avrebbe più recuperato la sua piena luce. I frutti non maturarono e il vino aveva il sapore dell’uva acerba.”

Se vi pare che il 2020 sia stato brutto dovreste conoscere il 536: Cosa accadde scientificamente

Da un punto di vista strettamente scientifico ecco, brevemente, cosa è accaduto: l’esplosione ha lanciato nell’atmosfera fra 10 e 80 chilometri cubi di materiale, creando una nube spessa fra i 20 e i 150 metri a sovrastare tutto il mondo. Il volume enorme di vapore acqueo nell’atmosfera ha parzialmente distrutto lo strato di ozono. Come conseguenza deve esserci stato un iniziale raffreddamento globale di almeno 10 gradi per 20 anni, seguito da un riscaldamento globale causato dal vapore acqueo residuo e dal calo dell’ozono. Le conseguenze climatiche dell’eruzione del 536 d.C. in ambito mondiale sono state confermate anche dalle ultime ricerche paleoclimatologiche, grazie alle analisi dei tronchi d’albero e delle carote di ghiaccio di tutto il mondo.

Ma se pensate che dopo quei venti anni di patimenti tutto sia tornato com’era prima vi sbagliate di grosso. La cascata trofica è un crollo ecologico, qualunque sia la causa scatenante, che si attacca alla catena alimentare e la porta giù con sé, fino in fondo al baratro.

536 d.C.: raffreddamento globale e Pandemia

Procopio di Cesarea (Προκόπιος ὁ Καισαρεύς), storico bizantino, vissuto tra il 460 e il 560 d.C. scrive, in “Storia delle guerre, III, 29”: nel 540 d.C. nel delta del Nilo, per la prima volta a memoria d’uomo, le semine vengono impedite a causa del lento ritrarsi delle acque del fiume, giunto ad un livello di piena di ben 18 cubiti. L’Egitto era la principale fonte di approvvigionamento di grano per Costantinopoli e quindi non poter seminare i terreni del Nilo era drammatico.

Ma questo è solo l’inizio. Sembra provato che fu proprio il raffreddamento climatico a provocare la peste detta “giustinianea” che decimò la popolazione europea fra il 540 e il 542. Il bacillo della peste muore sopra ai 30°C, e un notevole abbassamento delle temperature nella zona dei Grandi Laghi Africani, dove il bacillo era endemico ne ha probabilmente scatenato una diffusione di tipo epidemico prima e pandemico poi. A conferma di questa ipotesi sappiamo, sempre da Procopio, tramite la Storia delle guerre, II 22-23 , che la peste iniziò a diffondersi partendo dall’Egitto.

Se vi pare che il 2020 sia stato brutto: Peste giustinianea nel Trionfo della Morte, Palermo
La peste giustinianea nel Trionfo della Morte, Palermo Palazzo Abellis, di Autore Ignoto

Paolo Diacono (Paulus Diaconus) monaco vissuto fra il 720 e il 799 d.C., in Historia Longobardorum, dice che nell’anno 590, il 23 ottobre, sui territori della Venezia, della Liguria e di altre regioni d’Italia si scatenò un diluvio di cui non si ritiene esserci stato l’eguale dai tempi di Noè. Il Tevere arrivò a scorrere sopra le mura di Roma, allagandone moltissimi rioni. Nell’anno successivo, invece, si registrò una terribile siccità: non piovve da gennaio a settembre, il Trentino fu invaso dalle locuste.

Se vi pare che il 2020 sia stato brutto dovreste conoscere il 536: riscaldamento globale

Ancora secondo Procopio da Cesarea in Storia delle guerre, IV,15 – senza indicare un anno preciso, in Asia Minore – l’autore sostiene che il prolungato spirare di venti da Sud causò un autunno così caldo che tutti gli alberi rifiorirono improvvisamente per poi coprirsi di frutti. L’uva, anche, ricomparve sulle viti. Evidentemente si era passati dall’era del ghiaccio al riscaldamento globale.

Procopio di Cesarea
Procopio da Cesarea

Riscaldamento globale che toccò il suo apice fra il 575 ed il 596 quando la temperatura europea crebbe fino a livelli simili a quelli attuali, se non addirittura ben al di sopra, come nel 595, probabilmente l’anno più caldo di tutta l’era volgare. La cascata trofica durò circa un secolo. Risalgono infatti al 645 d.C. circa le tracce da inquinamento da piombo, trovate nel ghiaccio, che mostrano come si fosse iniziato ad estrarre e separare l’argento dal piombo, per coniare monete, cosa che, come è ovvio, significava che l’economia fosse in ripresa.

Il 536 d.C. dei giorni nostri

Bringing it all back home” come direbbe Bob Dylan, ricollegando tutte queste informazioni al presente, sappiamo per certo che il lockdown ha frenato solo momentaneamente le emissioni inquinanti mentre il mondo sta per vivere i 5 anni più caldi mai registrati e non si avvicinerà nemmeno agli obiettivi concordati a Parigi per mantenere l’aumento della temperatura globale sotto ai 2 ° C rispetto ai livelli preindustriali. Secondo le stime dell’Organizzazione meteorologica mondiale, le concentrazioni atmosferiche di CO2 hanno continuato ad aumentare fino a nuovi record. Le riduzioni delle emissioni di CO2 nel 2020 avranno solo un lieve impatto sul tasso di aumento delle concentrazioni atmosferiche, che, come è ovvio, sono conseguenza delle emissioni passate.

La temperatura media globale per il 2016-2020 è stata la più calda mai registrata, circa 1,1 ° C sopra quella del periodo 1850-1900 e 0,24 ° C più calda della temperatura media globale per il 2011- 2015.

Ma nel quinquennio 2020-2024, la possibilità che almeno un anno superi 1,5 ° C sopra i livelli preindustriali è del 24%. È molto probabile che uno o più mesi durante i prossimi cinque anni saranno almeno 1,5 ° C più caldi rispetto ai livelli preindustriali.

In breve, come dice Green-me: “In ogni anno tra il 2016 e il 2020, l’estensione del ghiaccio marino artico è stata inferiore alla media. Il periodo 2016-2019 ha registrato una perdita di massa dei ghiacci maggiore rispetto a tutti gli altri periodi di 5 anni dal 1950. Il tasso di innalzamento medio globale del livello del mare è aumentato tra il 2011-2015 e il 2016-2020.

I principali impatti sono stati causati da eventi meteorologici e climatici estremi, in molti dei quali è stata identificata la chiara impronta del cambiamento climatico indotto dall’uomo. Quest’ultimo sta influenzando i sistemi di sostentamento vitale, dalla cima delle montagne alle profondità degli oceani, portando ad un’accelerazione dell’innalzamento del livello del mare, con effetti a cascata per gli ecosistemi e la sicurezza umana.”

Quindi, se davvero vi pare che il 2020 sia stato un brutto anno, pensate al 536 d.C. e cercate di immaginare come saranno i prossimi anni. Non ci vuole troppa immaginazione, in realtà, ma sembra evidente che il nostro Titanic in rotta verso l’iceberg non abbia nessuna intenzione di cambiare direzione o di rallentare la marcia. L’iper-capitalismo e l’incredibile stupidità umana non lo permettono. Perciò, nel tempo che ci rimane, forse dovremmo ballare e cantare come fecero i passeggeri del Titanic, perché sappiamo tutti che la fine è nota.

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