Luciano Viti Rpck in Camera Luciano e Jimmy Page a Pistoia blues

Luciano Viti Rock in Camera

Luciano Viti Rock in Camera è un’intervista ad un grande fotografo italiano, specializzato in ritratti di artisti. Nel corso della sua lunga carriera Luciano ha fotografato principalmente rockstar, ma anche attori e registi famosi. I suoi scatti sono bellissimi e la sua carriera è lunga, ricca e articolata. Ha gentilmente accettato di incontrarmi per parlare della sua professione e condividere aneddoti e storie divertenti sulle star del rock e del jazz che ha incontrato, fotografato e a volte frequentato. 

David Bowie by Luciano Viti, 1983

D: Luciano, diventare ritrattista è stata una scelta o un caso?

Luciano Viti: Una scelta e anche una necessità, perché per fotografare un artista hai un tempo ristretto, magari dieci o venti minuti prima che inizi il concerto; il ritratto è la sola possibilità, perché puoi riuscire a farlo in qualsiasi posto e rapidamente. Una delle mie capacità è proprio la sintesi. Velocità e sintesi nel realizzare il lavoro.

Rock in Camera: Keith Richards

D: Parliamo di rockstar. Hai praticamente passato 2 giorni con Keith Richards, me ne parli?

Luciano: Dopo un inizio un po’ turbolento, io e un amico che faceva da tramite siamo andati ad incontrarlo all’Hotel Excelsior. Lui è sceso, ha salutato l’amico e mi ha abbracciato dicendomi “L’altro giorno ti ho trattato un po’ male, scusami!”. Ci ha fatto salire nella sua suite, dove c’era la moglie, poi siamo andati a bere e a mangiare lì vicino. A fine pranzo è arrivato un cameriere col conto, da me e dall’amico comune. Keith stava chiacchierando da un’altra parte del locale, e mi ricordo che il conto era altissimo. Allora mi sono alzato e l’ho pagato, ma avevo solo ventinove anni ed erano tutti i soldi che avevo. Poi Keith è tornato, ha chiesto il conto e si è stupito quando ha saputo che l’avevo pagato io. Mi ha detto “Ma che sei scemo?” Siamo tornati all’albergo e mi ha preso da parte ripetendomi: “Dimmi quanto hai speso che te li rendo” ma io mi vergognavo e proprio non potevo accettare quei soldi. Allora mi ha detto: “Million dollars” e ha fatto il segno di chi soffia qualcosa al vento, come per dire: “Stai tranquillo, per me quella cifra è meno che spiccioli.” Ma io continuavo a non volerli e lui, per ricambiare, mi ha invitato a cena e siamo andati lui, la moglie, io e una ragazza al ristorante. Poi mi ha detto “Vieni domani pomeriggio e mi fai le foto”. Finalmente aveva accettato di farsi fotografare da me. Quando ho iniziato a scattargli foto ero in maglietta, a novembre ma sudavo per l’ansia. Lui mi ha chiesto “Ma perché sudi?” Mi ricordo che ho detto a me stesso: “Se sfochi ‘ste foto sei uno stronzo!” Poi ha suonato qualcosa con la chitarra e alla fine mi ha detto “Grazie per avermi trattato come un amico e non come una rockstar”. Quella è stata la photo session dove mi sono emozionato al massimo, più della session con Jimmy Page, più di quella con Miles. Mi ricordo quel tratto di Via Veneto dove camminavo con Keith e mentre camminavo non toccavo terra, mi sembrava di volare…

Keith Richards, Roma, Hotel Excelsior 1984 by Luciano Viti

Luciano Viti Rock in Camera Keith Richards rome Hotel Excelsior

Luciano Viti Rock in Camera: Jimmy Page

D: Jimmy Page a “Pistoia Blues”, da cui anche la foto che hai fatto con lui. Puoi raccontarmi qualcosa su quella session?

Luciano: I Led Zeppelin sono stati il mio gruppo preferito. Quando sono esplosi io avevo 15 anni e quindi era il momento perfetto, me li sognavo la notte. Andai in treno fino a Londra per vederli, all’epoca 52 ore di viaggio dormendo a casa di uno che non conoscevo. Avevo poca attrezzatura fotografica con me. Poi li ho rivisti l’anno dopo a Zurigo e lì li ho fotografati meglio. Loro erano proprio il mio gruppo. Penso sempre che il gruppo migliore in assoluto siano stati i Beatles, hanno quel qualcosa che li rende meglio degli Stones e meglio degli Zeppelin, ma dal punto di vista emotivo i miei preferiti erano gli Zeppelin. A “Pistoia blues”, nel 1984, sono andato come fotografo ufficiale pur pensando che Jimmy Page non si sarebbe presentato. Invece ho fatto bene ad andare perché lui c’era, abbiamo fatto una photo session e l’ho conosciuto. Lui è una persona tranquilla, alla mano. Fra i vari guitar hero lui e Hendrix sono quelli che hanno il rapporto scrittura-chitarra che preferisco. A Pistoia c’era anche Rory Gallagher, che è una persona di una gentilezza ed educazione squisita.

Jimmy Page e Rory Gallagher, Pistoia 1984, by Luciano Viti

Rock in Camera: Miles e Chet

Miles Davis 1987 by Luciano Viti

Luciano Viti Rock in Camera: Miles Davis

D: Fra i tuoi scatti migliori e più famosi c’è Miles Davis. Come hai fatto a catturare la sua anima così bene?

Luciano: Non lo so. Forse quando scatto nemmeno me ne accorgo di quello che faccio. Io so che per fare una bella foto bisogna spingere la propria forza, l’intenzione fino al limite, come correre fino al bordo di un dirupo ma senza cadere di sotto: c’è un attimo in cui rimani sospeso in aria, un po’ come nei cartoni animati, e quello è l’attimo speciale della foto, poi ritorni indietro. Con Miles fin dall’inizio è stato incredibile: il suo impresario gli ha fatto vedere il mio book e lui ha subito accettato di farsi fotografare. Lo shoot è durato poco, a Miles io ho fatto solo 36 scatti. Proprio alla fine, col mio inglese dall’accento romano, gli ho detto: “Put the tongue into the finger”. Lui mi ha guardato come per dire “questo è scemo”, però ha messo la lingua sulle dita! Io ho scattato e gli ho detto “One more”. Lui l’ha rifatto ed è finito il rullo. Per un attimo ho visto nei suoi occhi proprio un “ma che cazzo” ma la sua grandezza è stata di farlo ugualmente, e lì ho capito una cosa: in linea di massima non devi patire la soggezione del grande personaggio, devi essere deciso.

D: Parlando di artisti jazz, che mi dici delle foto che hai scattato a Chet Baker?

Luciano: Andando indietro mi ricordo che nessuno di noi parlò, nessuno disse nulla, forse due parole. Chet era molto fotogenico, nonostante anni e anni di droga; magari dimostrava più dell’età che aveva, ma in foto credo fosse difficile sbagliare con Chet. Sapeva posare, stare davanti alla macchina fotografica, bucava lo schermo, e io ho fatto, come faccio sempre, un lavoro di sintesi.

Chet Baker, Roma 1987 by Luciano Viti

Luciano Viti: Rock in Camera Chet Baker 1987

Rock in Camera: Frank Zappa

D: Un altro gruppo di foto che hanno avuto gran successo sono quelle che hai fatto a Frank Zappa. Lui, che era sempre molto istrionico, amava essere fotografato: le pose che fa nelle tue foto le ha scelte da solo o le hai scelte te?

Luciano: Le ha scelte lui e io le ho prese al volo, a parte quella con la bacchetta in mano che è stata una mia proposta che lui ha accettato. Prima di fare le foto è venuto il suo assistente, gli ho fatto vedere il mio portfolio e a un certo punto c’era una foto di Greta Scacchi, giovane, bellissima. L’assistente esclama “Greta Scacchi! Wonderful lady!!!” e subito dopo mi dice “ora veniamo, Frank ha detto che ti da 10, 15 minuti”, mentre tutto il Palasport di Roma era pieno e tutti aspettavano che lui iniziasse a suonare. Dopo 5 minuti torna l’assistente con Frank e gli mostra il mio book con la foto di Greta Scacchi. Anche Frank dice “Bellissima, la adoro” e io allora tiro fuori la foto e gliela regalo. Frank prima non voleva ma io ho insistito e lui l’ha presa ringraziandomi. Subito dopo abbiamo fatto le foto e sono venute tutte benissimo.

Frank Zappa 1988 by Luciano Viti

Luciano Viti Rock in Camera Frank Zappa

Rock in Camera: Luciano Viti

D: Hai imparato a fotografare in qualche scuola o da qualche maestro?

Luciano: Io sono autodidatta. Ho imparato ad usare le luci guardando i film italiani del neorealismo e quelli americani. Io guardavo quei film e rimanevo a fissare le luci. Ad esempio, le luci del “Terzo uomo” di Carol Reed con la fotografia di Robert Krasker sono molto più che attuali, secondo me appartengono al futuro. Io le guardo, le vedo e posso rifarle, ma nel 1949 era impossibile. Oppure 8 e mezzo di Fellini, con Gianni Di Venanzo, uno dei più grandi direttori della fotografia di sempre, film impossibile anche oggi da rifare. Quindi io ho imparato a ricreare le luci che vedevo nei film, non quelle delle fotografie. Recentemente mi sono rivisto un film con Greta Garbo, meravigliosa, di una bravura pazzesca …

Eic Clapton 1989 by Luciano Viti

Ron Wood e Bo Diddley, 1988 by Luciano Viti

D: L’avresti voluta fotografare?

Luciano: No, io fotografo pochissimo le donne. Ho fotografato attrici, cantanti, modelle ma sto a disagio. Non lo so perché, ho sempre una sorta di timidezza verso la donna, come una forma di delicatezza. Anche alle mie ex fidanzate ho fatto pochissime foto. E in generale non sono uno che va in giro con la macchina fotografica dietro. Io non faccio il fotografo, io sono un fotografo. Quando fotografo non mi accorgo di nulla, potrebbero uccidermi e non me ne renderei conto. Fotografare è l’unica cosa che mi porta via, non c’è niente che amo di più fare, più del sesso, più di qualsiasi altra cosa.

Patti Smith, 1996 by Luciano Viti

Luciano Viti Patti Smith

D: Parlando di fotografi, chi sono i tuoi preferiti?

Luciano: Il mio preferito in assoluto è Pentti Sammallahti, fotografo finlandese meraviglioso che ho conosciuto, fotografato, e penso sia magico. In passato ho amato molto Irving Penn, a cui mi sono ispirato, un grande ritrattista. Uno che mi piaceva molto quando ero ragazzo era Jim Marshall, un grande reportagista del rock, ma che secondo me non sa fare una luce in studio. Lui aveva dalla sua il fatto che faceva proprio parte del mondo rock, soprattutto anni 60, era tossico come tutti gli artisti che fotografava, era amico di tutti, e ad esempio, con nonchalance poteva dire a Janis: “Andiamo in camera tua e facciamo due foto” e lei lo faceva. Alla fine Jim è stato una specie di enciclopedia fotografica del mondo rock di allora e alcune foto sono diventate icone; lui è stato il testimone di un’epoca, senza dubbio.

Ennio Morricone by Luciano Viti

D: Che altri tipi di arte ami?

Luciano: Ovviamente la musica e poi tanti tipi di arte figurativa. Amo molto Pollock, Modigliani, le ceramiche di Picasso, per dirti i primi che mi vengono in mente e già da piccolo rimanevo incantato guardando Nureyev che ballava e restava mezz’ora per aria. Tutti questi grandi artisti, che è come se appartenessero a un’altra specie, sono però ciò che rende l’umanità ancora degna di stare su questo pianeta. Perché gli altri stanno ancora lì a farsi le guerre, mangiati vivi dall’avidità, ladri anche quando sono miliardari. Io non li capisco, proprio non riesco a capirli, ma capisco l’arte.

Mick Jagger, Rotterdam 1982 by Luciano Viti

Luciano Viti Rock in Camera Mick Jagger 1982

Mick Taylor, Roma 1997 by Luciano Viti

LucianoViti Rock in Camera: Crosby, Stills & Nash

D: Un altro aneddoto divertente fra i tanti è di qualche anno fa con Crosby Stills e Nash, giusto?

Luciano: Fotografati nel 2013 e non suonavano più insieme da tanto tempo. Quindi, in un camerino allucinante e piccolo dietro al palco fotografo Crosby, poi fotografo Nash mentre Stills dice che lui preferisce non farsi fotografare. Perciò mentre loro suonano io smonto tutto e a metà concerto Stills va dal roadie e gli dice “Dì a quel fotografo che le foto le voglio anch’io”. Allora rimonto tutto, ritiro fuori l’attrezzatura e a fine primo tempo Stills arriva, si asciuga e scopro subito che è diventato un po’ sordo. Dopo qualche scatto arrivano anche gli altri due per fare una foto tutti insieme e dico a Stills “Puoi chiudere le labbra?” e lui ride. Allora Nash gli urla nell’orecchio: “Ti ha detto di chiudere le labbra, non di ridere!”

Crosby, Stills & Nash 2013 by Luciano Viti

Pino Daniele

Pino Daniele Roma Stadio Olimpico 1993 by Luciano Viti

Luciano Viti Pino Daniele

D: So che non ti piace parlare di Pino Daniele, che è stato anche tuo grande amico. Ci provo lo stesso…

Luciano: Non mi va più di parlare di Pino…tutti mi chiedono, domandano… Non mi va più di soddisfare curiosità da pettegolezzo. Per parlare seriamente di Pino, del nostro rapporto, dovrei rivelare intimità profonde, emozioni, storie di vita, complicità che veramente non mi interessa mettere in piazza. Per cui posso solo dire: continuate ad emozionarvi con la sua musica!

D: È giusto ricordare che Luciano Viti ha un archivio di circa 25.000 negativi su Pino Daniele, realizzati tra il 1980 e il 2014, un rapporto pressoché unico nel mondo artistico : un rapporto fatto di profonda amicizia, stima e amore infinito per la musica.

D: Adesso, Luciano, fra i tanti che hai fotografato, io ti dico qualche nome e tu gli abbini un aggettivo, o qualsiasi cosa a cui ti faccia pensare quell’artista, ok?

Steve Ray Vaughan by Luciano Viti

D: Stevie Ray Vaughan  Luciano: Dolcezza

Jorma Kaukonen: Sorridente

Lou Reed: Lontano

Ray Charles by Luciano Viti

Ray Charles: Sorridendo mi ha detto: “Spero proprio che mi hai fatto venire…bello!”

Patti Smith: Sincera

Ian Anderson: Bravo e furbo

Ian Anderson ex Jethro Tull, 1999 by Luciano Viti

Jeff Beck: Chitarra con carburatori Alfa Romeo

Bill Frisell: Minimalista a sei corde

Bill Frisell, Roma 1999 by Luciano Viti

Luciano Viti Rock in Camera Bill Frisell

Jackson Browne: Educato

Mick Taylor: Il mistero

B.B.King: Immenso

B.B.King 1987 by Luciano Viti

Luciano Viti Rock in Camera BB King

Eric Clapton: Cream

Ryūichi Sakamoto: “Modello per caso”

Ryūichi Sakamoto by Luciano Viti

Santana: Woodstock

Frank Zappa: Ironico

Al Jarreau: Cordialità in musica

Al Jarreau, 1996 by Luciano Viti

Luciano Viti, grande fotografo e uomo intelligente, simpatico, originale e affascinante.

Seguitelo su:

www.lucianovitiphoto.com

www.archivioviti.com

Fine art prints:

lucianoviti55@gmail.com

info@wallofsoundgallery.com

FOLLOW ME IN MY FB PAGE
Subscribe
Notificami
guest
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments
0
Would love your thoughts, please comment.x
()
x