Legendary Vol 1 Quarta Puntata

Continua Capitolo Quattro:

Rigel aveva parlato già a lungo alla figlia selvaggia Betelgeuse, ma vedendo che era finalmente riuscita a catturare la sua attenzione, decise di raccontarle tutta la storia della loro specie e della loro personale stirpe fino in fondo:

“Effettivamente la compagnia dei Micromene aiutò i Taw a condurre l’astronave sicura e veloce fino a Terra. Inutile dire che cantarono per tutto il tempo del viaggio, e in un luogo chiuso e ristretto come l’interno dell’astronave per i Taw fu facile e allo stesso tempo sorprendente vedere quanto Potere i Micromene sprigionavano cantando.  Appena sbarcati su Terra i Taw lasciarono momentaneamente i loro piccoli amici nella nave spaziale, quindi s’incamminarono verso il quartier generale degli Alaph, che distava non più di due chilometri. Sebbene lo spettacolo di un nuovo pianeta, così diverso da Piccolo Cosmo, tendesse a catturare la loro attenzione, i Taw rimanevano centrati sulla loro missione e sulla rabbia che provavano: sentimento, fino a quel momento, mai appartenuto alla loro specie.

Quando Kenthya, Chanda e gli altri Alaph videro sbucare dal nulla i Taw, pensarono di essere diventati folli. Non solo perché Mintaka e i suoi, invece di stare lì dove li avevano lasciati, nel Pianeta Sacro, si trovavano su Terra, ma anche perché il loro sguardo non comunicava amicizia, tolleranza, perdono, bensì una nuova ostilità: quello che avevano fatto gli Alaph era così grave che perfino il punto d’insieme non riusciva a trovargli una giustificazione.

I Taw si posizionarono a semicerchio, e Mintaka, in mezzo a loro, iniziò a parlare:

“Chanda! Avete tempo fino a domattina per caricare il vostro maledetto oro sulle astronavi e andare via da Terra. Se per allora sarete ancora qui morirete. Tutti”

La furia di Mintaka

“Non sappiamo nemmeno se c’è abbastanza Potere sulle astronavi per riportarci indietro – iniziò a piagnucolare Kenthya – inoltre ormai ci siamo abituati a vivere qui e ci piace”

Il popolo degli Alaph, lavoratori, guardiani, ex minatori, iniziò a gridare:

“Combatteremo! Loro sono solo venti mentre noi siamo mille! Come potrebbero vincere?”

Mintaka, allora, mosse solo un braccio verso l’alto e poi lo fece ricadere lentamente in basso, sussurrando appena:

“Che il sonno li abbracci” e tutti i lavoratori Alaph, circa ottocento fra maschi e femmine, crollarono al suolo.

“Sono solo addormentati – gridò Alnitak agli Alaph ancora svegli – per adesso, almeno”.

“Vi suggerisco di iniziare subito a caricare le astronavi. Dovrete farlo voi leader, visto che gli altri dormono, perciò non perdete tempo, perché domattina, con o senza oro, dovrete comunque andarvene …” aggiunse Mintaka.

Chanda continuava a non parlare, allora Kenthya si fece di nuovo avanti, con un tono pieno di rancore:

“Potreste almeno aiutarci a mettere l’oro sulle navi! Insomma, voi riuscireste a farlo con solo un movimento della mano”

“Non potrei mai usare nemmeno una goccia di Potere per una cosa che reputo sbagliata e ingiusta come tutta questa vostra maledetta missione” le rispose Mintaka scuotendo la testa.

Kenthya rimase in silenzio, piena di rabbia, meditando vendetta come mai e poi mai aveva fatto in tutta la sua vita.

Kenthya, specie Alaph

Chanda, invece, si rese conto di avere sbagliato. Ora che i Taw stavano di fronte a lui riusciva a vedere con chiarezza ogni cosa, e pur sapendo che in tutto quel tempo la sua mente non era mai riuscita a mantenere un briciolo di lucidità si assunse la totale responsabilità di quello che era accaduto.

Quindi ordinò agli Alaph ancora svegli di aiutarlo a caricare le astronavi e per tutta la notte lavorò alacremente, senza risparmiarsi, come se il duro lavoro riuscisse a farlo sentire meglio.

Al mattino le astronavi erano cariche e pronte a partire. Anche gli Alaph addormentati si erano svegliati e avevano preso posto. Chanda prima di salire lanciò uno sguardo disperato a Mintaka.

“Cosa c’è Chanda? Parla, per favore” disse lei avvicinandosi.

“Mintaka, c’è dell’altro che ancora non sai” bisbigliò lui, quasi in lacrime.

“Cosa può esserci di peggio?”

“È sparita la Sattva. L’ho cercata ovunque e ho controllato addosso ad ogni singolo Alaph ma credimi, non è qui” disse Chanda d’un fiato.

Mintaka sospirò. La sparizione della Sattva degli Alaph poteva avere migliaia di motivazioni, ma nessuna casuale. Questa era la sola certezza.

“Te la sei tolta dal collo?” domandò.

Chanda annuì socchiudendo gli occhi. Aveva sempre saputo che colui o colei che porta la Sattva non deve mai togliersela, se non per metterla al collo del nuovo Portatore.

“Non sto cercando scuse, amica mia, ma questo pianeta è come se fosse maledetto. È come se qui ci fosse un anti-potere che, dopo un po’, inizia a farti ragionare in modo diverso, addirittura al contrario…”

Mintaka gli strinse la mano. Non aveva bisogno di leggere nella sua mente per sapere che era sincero. Non avere idea di dove fosse finita l’altra Sattva era terribile, contro ogni regola, ma d’altra parte, se la Sattva gemella si fosse trovata in un contesto di pericolo per il pianeta o addirittura per il Multiverso, la sua Sattva ne avrebbe avuto consapevolezza, e l’avrebbe comunicato cambiando colore da rosso a nero.

“Per adesso non credo che la tua Sattva sia in pericolo, perciò tranquillizzati” disse a Chanda.

“C’è un altro sistema con cui potremmo ritrovarla, Mintaka, lo sai bene…” balbettò lui, senza avere il coraggio di guardare la leader dei Taw negli occhi.

“Di cosa stai parlando?” chiese lei distrattamente.

“Lo studio di Lam sulla Sacra Sattva, su entrambe le Sattva – balbettò – il paragrafo che spiega, in caso di perdita di una delle due, come ritrovarla tramite la gemella…”

Mintaka conosceva bene quello studio, e trasecolò, di fronte alla proposta inaccettabile di Chanda.

“Questo non accadrà mai, Chanda, e non so con quale coraggio tu me lo stia chiedendo. Perché sia chiaro: la Sacra Sattva donata al mio popolo lascerà il mio collo solo nel momento in cui dovrà passare al collo del nuovo Portatore, nemmeno un istante prima. È una REGOLA SACRA! Se tu l’avessi seguita oggi non saremmo qui, Chanda! Noi Taw vi abbiamo viziati, risolvendo continuamente i guai combinati da voi, proprio come stiamo facendo anche adesso. È ora che tu cresca, e il tuo popolo con te: imparate ad affrontare da soli le conseguenze delle vostre pessime azioni!”

Chanda rimase in silenzio con lo sguardo perso nel vuoto, e alla fine disse:

“Non posso darti torto, Mintaka”

La leader dei Taw, già pentita per lo scatto d’ira a cui s’era lasciata andare, gli rispose con un tono nuovamente calmo: 

“Ho controllato le astronavi: riusciranno a portarvi fino al Pianeta Sacro, perciò, fate buon viaggio”.

Chanda si mise una mano sul cuore, e prima di allontanarsi sussurrò:

“Sei nei miei pensieri, amica mia. Torneremo Uno”

“Torneremo Uno – rispose lei, e con uno sforzo aggiunse – amico mio”

Le astronavi, enormi eppure leggere, partirono e in pochi attimi furono ingoiate dallo spazio. Ancora per un po’ fu possibile vedere una luce bianca che si allontanava dall’atmosfera terrestre, poi più nulla.

CAPITOLO CINQUE

“Scegliamo solo una volta. Scegliamo di essere persone comuni o di essere Guerrieri. Una seconda scelta non esiste”

Una volta mandati via gli Alaph, i Taw tornarono dai Micromene per aiutarli a trovare una buona sistemazione. Nel corso della notte che era passata i loro piccoli amici non erano mai usciti dall’astronave, ma cantando erano riusciti a separarsi dai corpi e tramite i loro doppi astrali avevano visitato tutta la zona, a partire dalle grotte degli ominidi fino alla foresta. Erano rientrati da poco nei loro corpi canterini ed erano notevolmente agitati.

Per i Taw non era poi così semplice comunicare con i Micromene, nonostante il grande amore che provavano per loro. Ma comunque, con tanta pazienza, Mintaka riuscì a capire dalla sua Micromene “ricongiunta” che la Foresta non era abitabile, perché piena di “animali che mangiano altri animali”. Su Piccolo Cosmo non esistevano predatori, a nessun livello, anzi, non esistevano proprio creature carnivore. Il lamento della ricongiunta continuò a proposito degli alberi della foresta, che pur essendo tanti, vari, incredibilmente belli, sembravano non avere uno spirito. Niente a che vedere con i Viola, insomma.

“Ho dato anch’io uno sguardo agli alberi – rispose Mintaka, cercando di tranquillizzare la “sua” Micromene – e non è vero che non hanno uno spirito, anzi, ho percepito un forte spirito che lega insieme tutti gli alberi delle foreste, ma lo nascondono agli attuali abitanti del pianeta”

C’era però anche una buona notizia da parte dei Micromene. La ricongiunta di Mintaka comunicò loro, sempre telepaticamente, nel loro solito e bizzarro linguaggio fatto d’immagini, suoni ed emozioni, che il pianeta Terra non era privo di Potere, dopo tutto: mentre a Piccolo Cosmo il Potere sgorgava dall’alto, insieme alla pioggia, lì su Terra probabilmente scorreva nel sottosuolo. Molto difficile da raggiungere, quindi, però c’era, e questa era una buona notizia per tutti.

Ad ogni modo, per il momento i Taw non potevano lasciare che i Micromene si sistemassero da qualche parte nella foresta: c’erano troppi predatori, troppi pericoli di ogni tipo.

“Vi prego di restare nell’astronave ancora per due o tre giorni: il tempo che ci serve per affrontare la situazione lasciata dagli Alaph e, subito dopo, organizzare una piccola foresta priva di pericoli fatta su misura per voi.”                                                                                                                 

Tranquillizzati così i Micromene, i Taw si dedicarono agli “schiavi minatori”, da loro denominati i “Nuovi” che erano stati rinchiusi dagli Alaph in una via di mezzo fra una caserma e una prigione. C’erano sbarre alle finestre e portoni corazzati: i Nuovi erano curati e nutriti ma potevano uscire di lì solo per andare in miniera ed erano quindi, decisamente schiavi.

Non fu facile, per i Taw, fargli capire che adesso erano liberi: molti di loro erano bambini e comunque, anche quelli più grandi, avevano sempre vissuto in quel modo e non capivano cosa fosse la libertà.

Ci volle pazienza e tempo, ma arrivò comunque il momento in cui i Nuovi impararono ad essere autonomi. A quel punto i Taw diedero loro quello che gli mancava per essere una vera specie: la capacità di procreare. Da quel momento i Nuovi iniziarono a crescere di numero e ad avere un progetto di vita come specie e come individui. Ma i Taw sapevano bene che la strada era ancora in salita e da parte loro c’era molto da fare per indirizzarli e aiutarli.

Nel corso del tempo, anche i Taw aumentarono di numero, e le due razze coabitarono veramente a lungo: costruirono villaggi e città, si allargarono in lungo e in largo nel pianeta Terra e piano piano, insieme, edificarono una società meravigliosa. I Nuovi, che ormai nessuno chiamava più Nuovi ma Umani, consideravano i Taw quasi come divinità, divinità buone e protettive, divinità che dividevano con loro la conoscenza e che rendevano la loro vita auspicabile e piena di significato.

Naturalmente, nel corso di millenni, gli Umani erano cambiati, almeno in parte, dai loro primi antenati, i Nuovi: di tanto in tanto i Taw avevano rinforzato il loro DNA allungandogli la vita, ad esempio, e rendendo i loro cervelli più potenti. Allo stesso tempo anche i Taw avevano preso qualcosa dal codice genetico degli Umani, per aderire meglio allo standard richiesto dalla vita su Terra. Erano quindi parzialmente cambiati, anche se solo sul piano fisico: i loro lunghi crani erano diventati sempre più corti, fino a diventare quasi uguali ai crani umani. Erano sempre alti, ma non così alti come i primi Taw e avevano tutti capelli nerissimi, lisci e folti. Non avevano subito variazioni nei loro incredibili occhi neri come onice, che di notte e quando il cuore batteva più veloce del solito, emanavano scintille che cambiavano di colore a seconda del Potere personale. Simili a porporina viva le sparks uscivano dagli occhi in gran numero, fluttuando nell’aria attorno a testa e spalle. Ecco il motivo per cui gli Umani iniziarono a chiamarli Sparkling, che divenne il loro, e il nostro nome definitivo.

I primi Taw, come Mintaka, Alnitak e gli altri diciotto, accompagnarono, guidarono e vegliarono sui Nuovi-Umani per circa seicento anni terrestri, e allo stesso tempo condussero la loro evoluzione fino all’estremo gradino, per poi trasformarsi in energia consapevole. Da allora tutti li chiamarono gli Eterni. Che, fra le tante eccezionali capacità, hanno anche quella di comunicare con noi Sparkling attraverso tempo e spazio.

E a proposito di comunicazione, la lingua che noi Sparkling parliamo ancora oggi non è eccessivamente diversa da quella parlata dagli antichi Taw, e ha una peculiarità, tanto che la chiamiamo “lingua passe-partout. Perché questo nome? Perché, come una chiave che apre tutte le porte, la nostra lingua comprende e si fa ben comprendere da qualsiasi altro linguaggio.

Le migliaia di chiavi per la lingua “passe-partout” degli Sparkling

Ti faccio un esempio: se devi parlare con un Umano di nazionalità giapponese, tu dovrai solo parlare nella nostra lingua Sparkling, e ogni cosa che dirai arriverà alle orecchie dell’Umano in perfetto giapponese, proprio come se tu gli avessi parlato in giapponese. E viceversa: quello che lui ti dirà, ovviamente in giapponese, giungerà alle tue orecchie in Sparkling. Ecco cos’è una lingua passe-partout.  Attenzione, però, perché tutto questo funziona solo con i linguaggi veri e propri. Non con quelli degli animali, per capirci, e tantomeno con i linguaggi chimici delle piante. Se vuoi parlare, comunicare con animali e piante devi lavorarci su col Potere, ma non è difficile, è un obiettivo piuttosto vicino: magari fosse tutto così facile. 

Tornando all’epoca aurea che vide la cooperazione fra Umani e Sparkling, durò a lungo, ma poi arrivò alla fine. Gli Sparkling, grazie alle loro capacità unite ai loro studi vennero a conoscenza di un orribile cataclisma che avrebbe sconvolto il pianeta Terra, di lì a non troppi anni terrestri. Avevano però la certezza, o quasi, che il cataclisma sarebbe stato un diluvio e sarebbe avvenuto in conseguenza dell’ultima glaciazione – risalente a circa 10000 anni terrestri fa. Decisero che la loro specie si sarebbe trasferita a vivere in un posto che avevano localizzato già da molto tempo: l’interno di Terra.

Devi sapere che il pianeta Terra è vuoto al suo interno, o meglio: nel suo nucleo c’è una piccola stella centrale fatta di gas e plasma. Questa stella ha creato intorno a sé una sorta di bolla, un’immensa cavità che la separa dal mantello e dalla crosta terrestre. Per un Umano è impossibile trovare le entrate che portano a questo mondo, entrate che sono visibili solo per gli Sparkling, e che si trovano un po’ dappertutto nel pianeta. Nei pressi di quelle speciali entrate, che possiamo definire portali, gli Umani assieme agli Sparkling, in epoche lontane, tirarono su delle costruzioni meravigliose, ormai molto antiche, come la Sfinge in Egitto o il Tempio del Serpente Piumato a Teotihuacan.

Il Regno di Abatos, “l’Inaccessibile”, all’interno del pianeta Terra, coi suoi edifici costruiti in pura luce

Ai primi Sparkling che attraverso lunghe gallerie hanno trovato questo luogo all’interno di Terra è subito apparso evidente che quello sarebbe stato il loro Regno: è pieno di correnti e cascate d’acqua mista allo stesso liquido viola che scendeva dal cielo di Piccolo Cosmo e che, come laggiù, contiene Potere. Quella che noi chiamiamo acqua sacra, per capirci. Non a caso l’hagalj cresce naturalmente lì sotto, e cresce rigoglioso come nemmeno a Piccolo Cosmo.

Gli Sparkling più dotati hanno creato, lì dentro, edifici meravigliosi fatti di luce resa solida, di pura energia materializzata.  Questo Regno, che è stato chiamato Abatos, ovvero “Inaccessibile” ma anche “sacro“, tanto era ed è perfetto per gli Sparkling quanto inabitabile per gli Umani. Qualcuno sprovvisto di un alto livello di Illuminazione probabilmente non riuscirebbe nemmeno a vederlo, capisci?

Gli Sparkling hanno scelto la sola opportunità che avevano per salvare la loro specie e a lungo hanno cercato una via di salvezza per tutti gli Umani, ma non c’era niente da fare.  Gli Umani potevano salvarsi o andando a vivere su montagne molto, molto alte – al di sopra dei tremila metri, per capirci – o costruendo un’imbarcazione particolare, detta arca, una sorta di grossa abitazione su acqua, che poteva contenere anche viveri, animali, sementi, il tutto sia per sopravvivere finché le acque non si ritiravano, sia per ricostruire una vita minimamente organizzata dopo.

Gli Sparkling sparsero la voce e molti Umani si misero a costruire arche, mentre altri spostarono i loro rifugi in cima a montagne altissime. Durante il Diluvio scomparve, grosso modo, l’80 % della specie umana: oltre agli Umani che non avevano modificato le proprie abitudini di vita e che, ovviamente, furono spazzati via tutti, anche molte arche vennero distrutte dalla furia delle acque. Non solo, ma perfino alcuni fra gli Umani che erano andati a vivere in alta montagna non sopravvissero, perché, sfortunatamente, stavano proprio lungo la via dello scioglimento dei ghiacci. Ma comunque i sopravvissuti, un 20 % circa, poterono di nuovo organizzare la loro vita. La cosa peggiore, però, fu che la società di prima, dove gli Umani si affidavano agli Sparkling per tutto ciò che era più importante, e dove gli Sparkling aiutavano gli Umani in mille modi diversi non esisteva più.

Sparkling e Umani, ormai, erano separati per sempre, e secolo dopo secolo, millennio dopo millennio, gli Umani non ricordarono più nulla degli Sparkling: la loro esistenza, le loro incredibili capacità e, soprattutto, lo spicchio di DNA in comune, che faceva sì che anche gli Umani, se avessero seguito il giusto percorso avrebbero, un giorno, potuto controllare porzioni di Potere, tutto era cancellato: gli ultimi ricordi si erano trasformati in sogni e i sogni in mito.  

 Gli Sparkling, che si erano già ritirati all’interno di Abatos prima che il Diluvio arrivasse, amarono questa nuova vita così tanto che, anche quando le acque si ritirarono e la superficie di Terra fu di nuovo praticabile, decisero di rimanere ad Abatos e rendere il loro Regno sempre più confortevole e illuminato. Ma dal momento che la loro missione prioritaria su Terra era comunque quella di indirizzare e aiutare gli Umani, almeno finché non avessero compreso quale fosse la direzione giusta, gli Sparkling si organizzarono in modo da selezionare alcuni di loro che avrebbero dovuto sempre risiedere vicino o in mezzo agli Umani.

La situazione divenne non molto dissimile da come è adesso: gli Umani non sanno più nulla delle loro vere origini e non sanno più nulla di cosa sia davvero il Multiverso. La differenza è che l’epoca in cui stiamo vivendo ora è davvero orribile: alcuni la chiamano Kali Yuga, che vuol dire l’epoca nera ed è vero, è proprio un’epoca molto cupa.

Nell’ultimo secolo terrestre, poi, per quanto riguarda il rapporto fra Sparkling ed Umani, le cose sono ulteriormente peggiorate. Prima gli Sparkling andavano e venivano fra Abatos e la superficie di Terra, dove erano soliti passare lunghi periodi. Ma poi, quello che gli Umani hanno combinato nella prima metà dell’ultimo secolo – guerre mondiali, campi di sterminio, bombe nucleari – solo per citare alcune delle loro malefatte, ha reso molti Sparkling così disgustati, amareggiati, delusi e stanchi, che in più di un’occasione hanno rischiato di perdere il loro punto d’insieme e prendere qualche decisione terribile e irreversibile nei confronti della specie umana. Naturalmente ogni Sparkling che risiede ad Abatos è libero di uscire sulla superficie di Terra ogni volta che lo desideri, ma l’andirivieni, negli ultimi 60 anni terrestri circa, non ha più avuto luogo. Proprio per questo motivo gli Sparkling che, come noi, vivono fra gli Umani con uno scopo ben preciso, sono aumentati di numero. Quello che noi chiamiamo “l’Esercito” esiste da millenni ma è negli ultimi decenni che è diventato molto più di una semplice formazione.

Esiste poi un altro piccolo gruppo, a cui apparteniamo entrambe: si tratta della Portatrice della Sattva, Stirpe voluta dagli Eterni in persona. Come saprai se hai ben ascoltato tutte le “mie lezioni”, per millenni e millenni la nostra Sattva è stata tenuta al sicuro dai Leader dei Taw e poi dai Leader degli Sparkling. La Sattva veniva posta al collo del Leader e lì rimaneva fino a quando passava al Leader successivo. Quando la nostra specie si è trasferita ad Abatos, lì è andata anche la Sattva, al collo del Leader , ovviamente, per un periodo molto lungo, fino al momento in cui gli Eterni si sono manifestati con il Leader ed il suo gruppo, ed anche con alcuni esponenti dell’Esercito.

Gli Eterni sono stati molto chiari: tempi bui e pericolosi sarebbero giunti, non proprio di lì a breve, ma sarebbero sicuramente arrivati, e per poter sperare di affrontare il pericolo preparati, dovevamo subito prendere delle contromisure. Il Potere eccezionale della Sattva sarebbe diventato, a un certo momento, l’ultima barriera contro l’oscurità, ma è un Potere che quasi nessuno è mai stato in grado di utilizzare nella sua straordinaria pienezza. Gli Eterni ci consigliarono di creare una Stirpe di femmine Sparkling, Umane per metà, che avrebbero avuto il ruolo di Portatrici, passando la Sattva di madre in figlia, e queste Portatrici, meglio di chiunque altro, avrebbero imparato ad utilizzare il Potere della Sattva nella sua incredibile complessità. Tutto questo avveniva centosessanta anni terrestri fa, praticamente una minuscola briciola di tempo.

Gli Eterni diedero istruzioni al Leader di Abatos affinché venisse concepita una bambina Sparkling da parte materna e Umana da parte paterna, e quella bambina ero io. Eppure, nonostante sia Umana per metà, fin dalla nascita ho sempre avuto tanto Potere quanto uno Sparkling, anzi, probabilmente di più. E questa è stata, in un certo senso, una notevole scoperta dal punto di vista del nostro codice genetico: spiegato in modo semplice, uno Sparkling può incrociare il proprio codice con quello di altre specie, ma senza perdere un briciolo delle proprie caratteristiche; uno Sparkling incrociato, quindi, avrà solo qualità in più, ereditate dalla nuova specie, senza avere assolutamente nulla in meno rispetto alle proprie. Ed ecco perché gli Eterni, nella loro infinita conoscenza, hanno voluto che la nostra Stirpe fosse Sparkling-Umana e non semplicemente Sparkling… o almeno è quello che credo. Sai, le motivazioni degli Eterni a volte diventano comprensibili solo dopo che molti eventi si sono verificati.

Rigel, Guerriera e Portatrice della Sattva

Devo anche dire che portar via la Sattva dall’Inaccessibile Regno per spostarla sulla superficie terrestre, al collo di una Portatrice per metà Umana, beh, credimi, non a tutti gli Sparkling è piaciuto! Ricordo che erano in molti ad essere fortemente contrari, ma alla fine, ogni Sparkling considera la parola degli Eterni sacra, oltre che infallibile, e a nessuno verrebbe mai in mente di disattenderla. E quindi ho trascorso i miei primi cinquanta anni terrestri ad Abatos e poi sono entrata nell’Esercito diventando una Guerriera e trasferendomi a vivere sulla superficie del pianeta. Poco dopo mi hanno consegnato la Sattva e da allora sono stata due volte Guerriera. Sai, Betel, scegliamo una sola volta. Scegliamo di essere persone comuni o o di essere Guerrieri . Una seconda scelta non esiste.”

(Tutti i diritti del romanzo, della parte scritta, appartengono alla sottoscritta Sandra Azzaroni e sono riservati. Qualsiasi riproduzione, anche parziale senza autorizzazione scritta è vietata.”

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