Legendary Vol.1 Seconda puntata

CAPITOLO DUE

La pioggia viola di Piccolo Cosmo in qualche modo raccoglieva il Potere dall’energia animata di cui è pieno il Multiverso

Rigel iniziò a parlare: Cosa rendeva così speciale il pianeta in cui si è formata la nostra specie?  Dal cielo scendeva una pioggia densa, fra il blu e il viola, e questa pioggia, per i nostri primi padri, era anche più importante dell’ossigeno che ci permette di respirare. La pioggia viola di Piccolo Cosmo in qualche modo raccoglieva il Potere dall’energia animata di cui è pieno il Multiverso.

Piccolo Cosmo era abitato da due specie differenti, gli Alaph e i Taw. I Taw, fin dall’inizio, dedicarono le loro vite ad incrementare ed evolvere il proprio Potere, nel rispetto assoluto del pianeta e di tutti coloro che ci vivevano. Ad esempio, seguirono come una legge sacra concetti come la Non-violenza, la Verità, il Non attaccamento ai beni materiali, concetti tramandati – sembra – dalla capostipite di tutti i Taw in persona.  La vita di un Taw era molto lunga, grazie all’uso che facevano della pioggia sacra e del Potere: l’equivalente di mille anni terrestri o giù di lì. Proprio per questo, consapevoli che la sovrappopolazione poteva essere   letale per le sorti di un pianeta così speciale, decisero che il numero della loro specie non doveva mai aumentare di una sola unità:

quando un Taw moriva poteva nascerne uno nuovo, non prima.

Col tempo, nonostante fossero un gruppo davvero esiguo, o forse proprio per questo, i Taw divennero il gruppo dominante: solo fra i Taw c’erano scienziati, curatori, ingegneri, matematici e filosofi. I Taw riuscirono a viaggiare nello spazio con astronavi che avevano costruito e, soprattutto, impararono come muoversi attraverso un gran numero di worm-holes, il che gli permise di raggiungere anche posti molto, molto lontani dalla Costellazione d’Orione

Cintura di Orione

Gli Alaph, invece, ben presto dimostrarono di essere diversi dai Taw non solo fisicamente. Bisogna dire che i loro corpi e naturalmente il loro DNA non erano fatti su misura per ospitare e far crescere il Potere, così come per i Taw. Ma la pioggia speciale di Piccolo Cosmo aveva sortito risultati anche su di loro: gli Alaph potevano incamerare e gestire il Potere, ma ad un livello estremamente minore rispetto a quello dei Taw. Gli Alaph  non si curavano particolarmente del pianeta in cui vivevano, amavano vivere alla giornata, e si riprodussero in gran numero, arrivando ad essere mille volte il numero dei Taw. Nessuno di loro divenne uno studioso o uno scienziato, nessuno di loro si distinse per creatività, intelligenza o saggezza, tranne qualche rara eccezione. In compenso, gli Alaph se la cavavano bene con i lavori semplici, e fin dall’inizio dimostrarono di essere una manovalanza perfetta: gran lavoratori, usavano il Potere di cui disponevano per resistere alla fatica e per rafforzare il fisico.  Piano piano, quando agli Alaph fu chiaro che nessuno dei Taw aveva la minima intenzione di comandare, o aumentare di numero o tantomeno usare il proprio enorme Potere per schiavizzare l’altro popolo, lasciarono gli incarichi dirigenziali ai Taw mentre loro “aiutavano dal basso”, così come amavano ripetere.  In questo modo i due popoli riuscirono ad andare avanti a lungo cooperando e coabitando nel Pianeta Sacro. Ogni tanto si verificò qualche scaramuccia, ma niente di più. Le cose andarono avanti piuttosto bene molto, molto a lungo. Ma quando alla fine arrivò il cambiamento – perché si sa, il cambiamento, presto o tardi, arriva sempre – fu un cambiamento terribile, che portò con sé distruzione e guerra, per mano di una razza aliena.

I Gu erano conosciuti come “parassiti astrali”, o “pirati dello spazio”, nel senso che non costruivano né producevano nulla, ma si spostavano di pianeta in pianeta divorando tutto ciò di vivo che trovavano e distruggendo tutto il resto. Quando finivano di massacrare un pianeta ne cercavano un altro. Avevano un gran numero di astronavi antiquate e lente che utilizzavano carburanti antiquati e inquinanti ma alla fine li conducevano dove volevano. Avevano anche armi antiche ma comunque nocive. Non si sa da dove provenissero, ma di certo si muovevano tutti insieme, come un enorme perfido branco, e probabilmente in uno dei loro spostamenti avvistarono casualmente Piccolo Cosmo. I Gu nella loro barbarie e arretratezza scambiarono Taw e Alaph per popoli mansueti e indifesi, mentre erano miti, sì, ma indifesi certamente no. Perciò all’inizio fu facile per Taw e Alaph uniti assieme rispedire l’attacco al mittente, pur senza possedere armi di alcun tipo, dal momento che padroneggiavano l’arma più efficace: il Potere.

Ma i Gu non si diedero per vinti, e tornarono ad attaccare in tanti, e respingere i loro continui attacchi portò alla morte di molti Alaph e molti Taw, che, essendo pochi fin dall’inizio, alla fine si ritrovarono in un gruppetto davvero esiguo, non più di una ventina. Fu chiaro per tutti che, una volta morti gli ultimi Taw, sarebbe stata la fine anche per gli Alaph, che da soli non sarebbero mai stati in grado di respingere l’attacco di quei pirati astrali.

Se fino a quel momento la loro strategia era stata quella di rivolgere contro i Gu la loro stessa ferocia assieme alle loro stesse armi, questa volta decisero di utilizzare un’arma propria: avevano bisogno di mettere subito la parola fine a quella guerra. I Taw catturarono dallo spazio un raggio gamma per farlo esplodere nell’area siderale dove erano appostati i Gu. L’esplosione fu incredibile, pochi istanti di un lampo più abbagliante, lucente e fulgido di cento stelle unite assieme, un lampo accecante e silenzioso che polverizzò tutte le astronavi nemiche.

I due popoli di Piccolo Cosmo raggiunsero l’obiettivo: finalmente la guerra era finita e dimenticata, ma l’ovvio rovescio della medaglia creò grossi problemi al loro Sacro Pianeta. Prima di tutto per catturare e far esplodere a loro piacimento il raggio gamma dovettero usare così tanto Potere Esterno da prosciugare ogni angolo del pianeta, cosa che i Taw avevano previsto, convinti, però, che l’assenza di Potere sarebbe stata temporanea, solo fino a quando le piogge viola avessero riportato fiumi di Potere su Piccolo Cosmo. Ma purtroppo l’esplosione del raggio gamma, pur avvenendo non proprio a ridosso del loro pianeta, fu lo stesso abbastanza vicina da renderne instabile l’atmosfera: qualcosa, in quel meccanismo così speciale, magico e fragile, si era rotto per sempre, e le piogge viola non si fecero più vedere.

Lampo di un super raggio gamma

I Taw, rimasti solo in venti, si unirono intorno alla loro leader, Mintaka, che suggerì una lunga meditazione di gruppo fino a che nelle loro menti non fosse risultato chiaro il da farsi. La decisione apparve evidente dopo giorni e notti di raccoglimento:

A Piccolo Cosmo c’è ancora Potere – disse Mintaka – nascosto sotto terra, nei frutti della pianta di hagalj, nelle radici di molti alberi, nel cuore di alcune pietre… ma soprattutto, c’è sempre il nostro Potere Interno, Potere che useremo per creare altro Potere e così via. Ci aspetta un periodo molto lungo in cui la nostra unica attività sarà questa:  far crescere ed evolvere il Potere che ancora è in noi e intorno a noi. Tutte le altre attività aspetteranno.”

Naturalmente per gli Alaph le cose erano molto diverse: inutile dire che non concordavano minimamente con la “soluzione” di Mintaka. Chiesero ai Taw, e ovviamente ottennero, un’assemblea ufficiale. I Taw erano talmente pochi che presenziarono tutti, mentre gli Alaph scelsero alcuni rappresentanti, fra cui il loro leader Chanda e la donna Alaph famosa per essere considerata “quasi una Taw”  per acume e intelligenza: Kenthya, prima assistente nel reparto di qualcosa che potremmo definire non troppo dissimile dall’ingegneria genetica. Il Taw che dirigeva il reparto era morto durante un attacco Gu, e Kenthya adesso era la sola esperta in materia. Fu lei a rivolgersi con una certa durezza a Mintaka, nel corso dell’assemblea:

“Tu ci dici che l’unica soluzione è quella che hai proposto, ma io ho notizie differenti”

Di cosa stai parlando Kenthya?” le domandarono  gli altri.

 “Sono sicura che  Mintaka conosce quanto me le virtù dell’oro”

Mintaka sospirò. Niente da fare, pensò, non è possibile far ragionare un Alaph.

“Una vecchia teoria mai dimostrata – disse – anzi, ancora meno di una teoria… solo una leggenda, niente di più.  Secondo qualcuno la polvere d’oro, immessa in un certo modo nell’atmosfera, farà tornare le piogge sacre”

Mentre Mintaka parlava, Kenthya guardava negli occhi i membri dell’assemblea annuendo con la testa.             

“Quello che Mintaka ha dimenticato di dire è che la teoria della polvere d’oro è stata elaborata, ben prima dell’arrivo di quegli esseri mostruosi, dal mio capo nonché grande amico Lam. Uno di voi, Mintaka” 

Mintaka

Tutti i Taw sapevano di cosa stava parlando Kenthya. Lam, nel corso di una lunga e proficua vita, aveva sempre considerato “la sua missione” cercare il pelo nell’uovo. In ogni uovo, per capirci, e col senno di poi, dimostrava di non aver affatto avuto torto. Molto prima che i Gu gravitassero nella costellazione di Orione, Lam aveva riunito più di una volta il consiglio dei saggi, sostenendo che la fragilità di Piccolo Cosmo rendeva il pianeta e la loro vita a rischio:                

 “Ho fatto degli studi molto approfonditi e potete credermi: è un vero miracolo che le piogge sacre continuino a benedirci, perché in realtà basterebbe, forse, anche solo l’impatto di un piccolo asteroide per deviarle molto lontano da qui…”.

“Ma Piccolo Cosmo è di per sé un miracolo, Lam – gli rispondevano gli altri Taw – e la sola cosa che possiamo fare è cercare di meritarci il Potere, almeno finché il Potere avrà voglia di scorrere nel nostro pianeta e nelle nostre cellule”.

Lam, però, non si era fatto convincere, ed era andato avanti per la sua strada fino a partorire una teoria su come riportare le piogge viola a Piccolo Cosmo, se mai le sue previsioni si fossero avverate.

“Ma poiché nessuno di voi Taw lo voleva ascoltare – continuò Kenthya – Lam si sfogò con me, spiegandomi la sua teoria nei dettagli e credetemi, è una teoria meravigliosa, in cui Lam credeva al cento per cento. E anch’io, per la verità”.           

Naturalmente anche Mintaka conosceva nei dettagli la teoria di Lam, e aveva a lungo preso in considerazione la possibilità di metterla in atto.

“Il problema, cari amici, è che la teoria di Lam prevede, inderogabilmente, l’utilizzo di tonnellate di polvere d’oro, e come noi tutti sappiamo non c’è oro su Piccolo Cosmo. Mi sembra che questo, purtroppo, chiuda il discorso” disse.

Chanda, che fino a quel momento era rimasto in silenzio, prese la parola:

“Mintaka, parli come se non potessimo procurarci l’oro in altri pianeti! Millenni di viaggi con le nostre meravigliose astronavi, la conoscenza di centinaia di worm-holes grazie alle capacità degli astronomi Taw, relazioni dettagliate su un gran numero di pianeti, grazie agli esploratori Alaph… come puoi non tenere conto di tutto questo?”

Alnitak, primo consigliere di Mintaka, rispose freddamente:

“Cosa hai in mente, Chanda? Vuoi fare a popoli di altri pianeti quello che i Gu hanno fatto a noi? Atterrare a casa loro e rubargli tonnellate d’oro? E se loro non sono d’accordo li ucciderete tutti? Ti sembra fattibile? E soprattutto ragionevole?”

Alnitak

Rimasero tutti in silenzio per qualche minuto, cosa che, per volere dei Taw accadeva sempre nelle loro assemblee: ogni tanto dovevano fermarsi e riflettere intensamente sul punto di vista altrui. I Taw chiamavano questa consuetudine “punto d’insieme”, ed era una formula che ormai svolgevano automaticamente, proprio come respirare: ogni volta che discutevano con qualcuno o dovevano prendere una decisione a proposito di un qualsiasi argomento, dopo pochi minuti vedevano chiaramente il punto di vista di tutti coloro che erano interessati all’argomento stesso come se fosse il proprio. Quando alla fine decidevano, la loro scelta era l’unica, fra altre mille, ad essere la più utile e giusta per tutti. Il “punto d’insieme” era forse, fra le tante usanze Taw, la più utile al bene comune, il rituale che faceva sì che “pace, fratellanza, tolleranza” non fossero solo parole vuote.

“Studiando tutti i dati in nostro possesso, abbiamo trovato un pianeta che potrebbe andare bene: i nostri esploratori lo chiamarono pianeta Terra – disse con un filo di voce Kenthya, interrompendo il punto d’insieme dei Taw – ha un’atmosfera simile alla nostra e quindi respirabile, inoltre è pieno d’oro ma l’oro è stipato sottoterra, quindi avremo bisogno di tutti i nostri uomini per estrarlo. Il pianeta non è abitato da esseri consapevoli ma solo da animali, che tratteremo con ogni riguardo e ai quali non interessa minimamente l’oro. Terra è lontano, non si può negare, ma c’è un worm-hole che ci porta dritti al sistema solare, da lì il percorso è breve”.

A quel punto Mintaka alzò la testa, facendo uno dei suoi sorrisi tristi che tanto la caratterizzavano.

“La verità, amici miei, è che voi avete già scelto. La verità è che non siete qui per avere la nostra benedizione. La verità è che c’è una sola cosa che volete da noi: le nostre astronavi. Inutile perdere tempo, quindi: ci ritiriamo a meditare”

Al momento i Taw possedevano tre astronavi: le prime due erano veramente enormi, in grado di trasportare fino a 500 persone ognuna; la terza invece era piccola ma molto veloce, agile e maneggevole: farla passare attraverso un worm-hole era facile ed entusiasmante.

“Noi Taw, per ora, siamo solo venti unità – disse Mintaka agli Alaph – e quindi non abbiamo nessun programma per le due astronavi grandi, mentre terremo con noi la piccola, che è anche la nostra preferita”.

Mentre Mintaka riprendeva fiato, Chanda e Kenthya si guardarono con aria di trionfo, ma Mintaka seguitò:“Il problema è un altro: noi, personalmente, non crediamo che la teoria di Lam possa aver successo, ma questa è una consapevolezza che riguarda esclusivamente noi. Ma dobbiamo avere ogni garanzia che non farete nulla che possa nuocere alle creature che vivono su Terra. Nulla in nessun modo. Essendo una cosa troppo importante non mi posso accontentare delle vostre rassicurazioni, no: dovete darmi il permesso di leggere nelle vostre menti.“

Interno astronave Taw piccola

Questo non era mai successo. Gli Alaph sapevano che ogni Taw non proprio appena nato era già in grado di entrare a piacimento nelle loro teste, ma sapevano anche che la correttezza dei Taw andava di pari passo con il loro Potere. Stavolta però non avevano scelta: se non avessero dato il permesso di farsi guardare dentro non avrebbero avuto le astronavi.

“Non abbiamo niente da nascondere – disse alla fine Chanda – guarda pure a tuo piacimento”.

Mintaka entrò nelle loro menti e vide che gli Alaph, almeno nelle loro intenzioni, non avrebbero fatto nulla di male alla fauna terrestre. Avevano preoccupazioni un po’ meschine ma soprattutto pragmatiche: qualcuno si domandava quanto tempo ci sarebbe voluto per tutta la campagna, qualcun altro temeva che l’estrazione dell’oro si sarebbe rivelata troppo faticosa per la loro gente, o ancora che l’atmosfera di Terra potesse essere difficile da respirare. Nulla che potesse preoccupare Mintaka, nonostante continuasse ad avere più forte che mai la sensazione che, quella che gli Alaph avevano appena ribattezzato, in modo ridondante, “Operazione Salvezza”, avrebbe, invece, aperto la porta a un mare di guai. Fece fare a Chanda, Kenthya e agli altri leader un giuramento (su ciò che non avrebbero mai dovuto fare una volta nel sistema solare) che sapeva benissimo essere tanto solenne quanto inutile.

“Le astronavi sono a vostra disposizione” disse alla fine, accolta da un festoso applauso da parte degli Alaph.

“C’è però ancora un problema – sospirò mentre gli Alaph iniziavano già a festeggiare – come hai pensato di risolvere il problema del carburante, Chanda?”

Le astronavi dei Taw ricevevano impulso ed energia da un sistema di puro cristallo dentro cui veniva fatto scorrere il liquido viola ottenuto dalle sacre piogge. Piano piano il liquido non veniva consumato, ma cambiava colore, cosa che voleva dire che il Potere all’interno del liquido era stato usato per intero, mentre quello che rimaneva era solo semplice acqua. A quel punto bisognava immettere del nuovo liquido viola. Di sicuro era richiesto molto, molto liquido viola per far viaggiare le astronavi grandi. Ben diversa era la situazione dell’astronave piccola: quattro Taw fortemente illuminati bastavano da soli a farla muovere.

Chanda e Kenthya si guardarono per un attimo, come se rispondere a quella domanda non fosse proprio il loro più grande desiderio.

“Ancora una volta bisogna ringraziare Lam – iniziò Kenthya con un certo entusiasmo – quando i Gu ci hanno attaccato ha subito capito come sarebbero andate le cose e ha saputo che alla fine la sua teoria dell’oro sarebbe stata l’unica via per la salvezza…”

“Ha quindi riempito le astronavi di liquido viola, lavorando da solo, giorno e notte senza interruzione…“aggiunse Chanda.

Alnitak, ovvero l’unico Taw del tutto privo di diplomazia, abituato a parlare in modo diretto, a volte anche sgradevole, intervenne:

“Ora capisco perché è morto… doveva stare al sicuro, come tutti, del resto, nella zona di protezione, al riparo sotto alla cupola del Potere di gruppo, e invece si trovava da solo in una zona oltremodo pericolosa … e sapete una cosa? Mentre Lam moriva voi Alaph eravate tutti, dal primo all’ultimo, con noi al sicuro… già, ma che sorpresa, non è vero? Kenthya, tu che sostieni di essere stata sua grande amica e che condividevi la sua ridicola teoria, perché non eri lì con Lam?”

“Adesso basta Alnitak” sussurrò Mintaka, mentre gli Alaph guardavano in basso e non osavano parlare.

“Il Potere stipato nelle astronavi sarebbe mille volte più utile qui, a Piccolo Cosmo – disse Mintaka dopo una lunga pausa – ma dal momento che è stato Lam a stiparlo, e l’ha fatto per dimostrare la sua teoria, lo lascerò a voi Alaph per la vostra missione. Sperando che il Multiverso voglia questo da noi”.

Gli Alaph furono pronti a partire nel giro di una giornata: in realtà avevano già preparato ogni cosa, attendendo solo la risposta dei Taw. Quando le astronavi stavano per partire, Mintaka si avvicinò a Chanda e lo prese da parte:

“Ricordati sempre che cosa porti al collo, amico mio. Io porto il tuo stesso “medaglione” e so bene quanto il suo peso, a volte, possa essere intollerabile. Ma è un peso che comunque dobbiamo portare, Chanda: se una delle nostre Sattva gemelle dovessero finire nelle mani sbagliate potrebbe accadere qualsiasi cosa, il Multiverso potrebbe perfino implodere! Ricordati di queste parole, sempre! Lì sarai solo, io non ti potrò aiutare, perciò dovrai essere tre volte saggio”

Chanda le sorrise ed entrò nell’astronave. Diretto verso il futuro, il futuro di tutti noi.

(Tutti i diritti del romanzo, della parte scritta, appartengono alla sottoscritta Sandra Azzaroni e sono riservati. Qualsiasi riproduzione, anche parziale, senza autorizzazione scritta è vietata.)

                             

                         

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