ESSERE HOMO SAPIENS

Homo Sapiens in Africa Paleolitico medio

Cosa significa essere Homo sapiens? Leggendo un qualsiasi libro di storia non vediamo altro che guerre e sopraffazioni compiute dalla nostra specie. Molti di noi hanno un cervello dotato di buone capacità, ad esempio siamo in grado di imparare senza difficoltà ogni materia (ciò che chiamiamo “studio”), a volte abbiamo una scintilla di qualcosa che assomiglia alla visionarietà, che permette alla nostra immaginazione di oltrepassare la barriera del sogno e trasformare in realtà quello che inizialmente era solo una vaga idea.

Migliaia e migliaia di anni fa scoprimmo come ingabbiare il fuoco e come utilizzarlo in cento modi diversi che avrebbero reso più facile e confortevole la nostra vita. Oggi, tutto quello che abbiamo scoperto da un certo momento in poi lo chiamiamo “tecnologia”. La cosa strana, però, è che la tecnologia, pur avendo fatto passi da gigante in ogni campo, mentre rendeva la vita di alcuni (non di tutti) più confortevole, contemporaneamente rendeva il nostro pianeta invivibile: invivibile da un punto di vista ambientale e da un punto di vista sociale. Cambiamenti climatici con uragani, alluvioni, allagamenti, siccità, frane, picchi di caldo e di gelo mai raggiunti prima; e poi guerre continue e sanguinose e abissi di diseguaglianza economica. Aver messo il fuoco in gabbia con tutto ciò che ne è conseguito, ci ha portato quindi dal vivere nelle grotte a correre sul bordo di uno scosceso dirupo. Nel corso di settantamila anni siamo diventati dei “blade runner”.

Genere e Specie

Essere Homo sapiens: Psnthera tigris
Panthera Tigris

Il perché di questo triste destino credo sia iscritto – senza se e senza ma – nei geni che rappresentano la nostra specie. Se in uno dei piatti della bilancia troviamo intelligenza, curiosità, capacità di adattamento, visionarietà, nell’altro piatto si accalcano avidità, egoismo, falsità, voglia di conquista, di possesso, ferocia, volontà di potenza.

Ricordiamo che gli organismi viventi vengono denominati con un doppio nome in latino, dove la prima parte rappresenta il “genere” e la seconda la “specie”. Tutte le specie che si sono evolute da un antenato comune vengono raggruppate sotto un unico genere (dal latino genus). Leoni, tigri, leopardi e giaguari sono specie differenti, ma fanno tutte parte del genere Panthera, e quindi sono parenti fra loro. Per quanto riguarda la specie, però, la tigre (Panthera tigris), ad esempio, appartiene a una specie, detta tigris, che definisce esclusivamente le tigri.  

Per chi fosse rimasto indietro in questo ambito di conoscenze, devo specificare che la cosiddetta specie sapiens sapiens viene al massimo considerata una sottospecie del sapiens. Non una nuova e diversa specie e ormai è una classificazione che non viene quasi più usata. Le ultime generazioni di scienziati e le ultime tecniche di comparazione fra genomi antichi e moderni ci hanno portato a poter dire con certezza che il cosiddetto sapiens sapiens è solo un Homo sapiens più recente, e quindi non una specie a sé.

Essere Homo sapiens: Le domande di Yuval Noah Harari

Tornando all’Homo sapiens, per capire meglio come la specie sapiens sia riuscita ad impadronirsi del pianeta, ricorrerò a Yuval Noah Harari, storico israeliano giovane ma già molto famoso e tradotto in 30 lingue. Il lavoro di Harari è stato, con libri e articoli, principalmente quello di dare risposta a domande specifiche e originali, oltre che fondamentali, del tipo: “Qual è il rapporto tra storia e biologia? Qual è la differenza essenziale tra l’Homo sapiens e gli altri animali? Esiste la giustizia nella storia? La storia ha una direzione? La gente è diventata più felice man mano che la storia si è sviluppata?”

Yuval Noah Harari

Ecco una rapida cronologia secondo Harari dello sviluppo contemporaneo del nostro mondo e della nostra specie, Homo sapiens.

Da “Sapiens” di Harari:

“13,5 miliardi bt (before today, prima di oggi): Appaiono materia ed energia. Inizio della fisica. Appaiono atomi e molecole. Inizio della chimica.

4,5 miliardi bt: Formazione del pianeta Terra.

3,8 miliardi bt: Comparsa degli organismi. Inizio della biologia.

6 milioni bt: Ultima progenitrice comune di umani e scimpanzé.

2,8 milioni bt: Evoluzione del genere Homo in Africa. Primi utensili di pietra.

2 milioni bt: Gli homo (che chiameremo anche umani) si diffondono dall’Africa all’Eurasia. Evoluzione di specie umane diverse.

500.000 bt: I Neanderthal si evolvono in Europa e nel Medio Oriente.

300.000 bt: Uso quotidiano del fuoco.

200.000 bt: L’Homo sapiens si evolve nell’Africa Orientale.

70.000 bt: Rivoluzione cognitiva. Emergere del linguaggio e della capacità di creare finzioni. Inizio della storia. I sapiens si diffondono fuori dell’Africa.

45.000 bt: i sapiens si stabiliscono in Australia.  Estinzione della megafauna australiana.

30.000 bt: Estinzione degli Homo Neanderthal.

16.000 bt: I Sapiens si stabiliscono nel continente americano. Estinzione della megafauna americana. 13.000 bt: Estinzione dell’Homo floresiensis. L’Homo sapiens è l’unica specie umana rimasta.

12.000 bt: Rivoluzione agricola. Domesticazione delle piante e degli animali. Insediamenti permanenti.

5000 bt: Primi regni, prime forme di scrittura e di moneta. Religioni politeiste.

4250 bt: Il primo impero: l’impero accadico di Sargon.

3000 bt: Invenzione della coniatura, una moneta universale. L’impero persiano: un ordine politico universale “a beneficio di tutti gli umani”.

2000 bt: Impero degli Han in Cina. Impero romano nel Mediterraneo. Cristianesimo.

1400 bt: Islam.

500 bt: Rivoluzione scientifica. L’umanità ammette la propria ignoranza e comincia ad acquisire un potere senza precedenti. Gli europei cominciano a conquistare l’America e gli oceani. Unificazione della storia del pianeta. Ascesa del capitalismo.

200 bt: Rivoluzione industriale. Le famiglie e le comunità sono sostituite dallo stato e dal mercato. Estinzione di animali e piante su grande scala.

Oggi: “Gli uomini trascendono i limiti del pianeta Terra. Le armi atomiche minacciano la sopravvivenza dell’umanità. Gli organismi sono sempre più modellati dalla progettazione intelligente più che dalla selezione naturale. “

Homo sapiens e Homo di Neanderthal, agli antipodi anche se simili

Essere Homo sapiens: ricostruzione facciale di bambina sapiens
Bambina sapiens in una ricostruzione facciale compiuta dagli esperti del laboratorio Daynes di Parigi

Purtroppo, già da questa breve cronologia, risulta evidente come ci sia poco da essere orgogliosi nell’appartenere a questa specie, che con assoluta mancanza di umiltà si è autodenominata “sapiens”. Una specie che, senza alcun motivo, ha compiuto un vero e proprio genocidio nei confronti di tutte le altre   specie di genere Homo, fra cui l’Homo di Neanderthal, così simile ai sapiens – a prescindere da carattere e finalità – tanto che le due specie si sono incrociate fra di loro a lungo.

Ricostruzione in laboratorio di giovane donna Neanderthal

Essere Homo sapiens: il genio di Philip K.Dick

Il rapporto fra Neanderthal e Homo sapiens torna in diversi libri, scritti soprattutto fra gli anni ‘50 e ‘60. Ne citerò tre che più hanno a che vedere, secondo me, col nostro articolo, oltre ad essere bellissimi libri che consiglio di leggere. Indimenticabile la fantascienza di Philip K. Dick in “Svegliatevi dormienti” (scritto nei primi anni 60) che ci racconta un pianeta Terra, ormai allo stremo per l’iper-sfruttamento di ogni sua risorsa e per la sovrappopolazione, che nel tentativo di trovare un pianeta in cui far emigrare buona parte della specie umana si imbatte in una sorta di Terra bis, un mondo parallelo e alternativo al nostro dove però gli Homo Neanderthal hanno avuto la meglio sui Sapiens, utilizzando una filosofia trasformata anche in tecnologia basata su capacità extrasensoriali e restando fedele alla loro natura docile e mai aggressiva.

Essere homo sapiens: Philip K.Dick

Da “Svegliatevi dormienti”:

“Dopotutto, le scoperte archeologiche in Palestina provavano che l’Homo Sapiens e il Neanderthal si erano già mescolati decine di migliaia di anni prima. E la cosa evidentemente non era stata dannosa; la varietà genetica dell’Homo Sapiens aveva assunto il dominio. «Ne riportano uno indietro» disse Bohegian. «L’hanno già fatto salire a bordo dell’aviogetto, a quel che dicono nei bagni in fondo al corridoio. E sono in contatto linguistico con lui. Un dirigente mi ha appena riferito che è docile. Muore di paura.» «Vorrei ben vedere» commentò Cravelli. «Probabilmente si ricordano di averci conosciuti nel loro passato, di averci eliminati.» Proprio come noi abbiamo eliminato loro nel nostro mondo, pensò. Spazzandoli via definitivamente. «E adesso siamo tornati» disse. «Gli sembrerà una sorta di magia nera: fantasmi che riemergono dopo centomila anni, dalla loro Età della Pietra. Gesù, che situazione!»

“Prese Jim per la spalla e lo allontanò di prepotenza dal gruppo, spingendolo sul bordo della strada. «Ascolta» riprese. «Dammi una definizione di essere umano. Dai, definiscimi l’uomo.» Fissandolo, Jim esclamò, «Che cosa?» «Definisci l’uomo! Va bene, lo faccio io. L’uomo è un animale in grado di costruire utensili. Bene, e che cosa sono tutti questi oggetti – per esempio quel carro e quel cappello e il pacco e la tunica? Per non parlare della nave e dell’aliante con il compressore a turbina? Utensili. Tutti, in senso lato. E sai come rendono quella maledetta creatura seduta alla barra del suo carro? Te lo dico io: la rendono umana, ecco cosa… Voglio dire, mio dio, che ha persino costruito delle strade. E…» Sal fremeva di rabbia «… è riuscito pure ad abbattere il nostro satellite Q.B.!» «Senti,» disse Jim stancamente «non è questo il momento…» «Questo è il solo momento. Dobbiamo uscire da qui. Tornare indietro e dimenticare quel che abbiamo visto.» Ma ovviamente, come Sal ben sapeva, non c’era speranza.”

Beati i mansueti?

L’altro libro, “Uomini nudi” di William Golding (Premio Nobel per la letteratura, famoso soprattutto per il suo capolavoro “Il Signore delle mosche” diventato una vera icona, come potrebbe essere 1984 di Orwell ) scritto nel lontano 1955 e poi in italiano rinominato “Il destino degli eredi” racconta una storia avvenuta nel mondo primordiale, quando la guerra non avrebbe avuto motivo di esistere, e nemmeno di essere immaginata, dal momento che c’era ancora spazio, terra, acqua, cibo, territorio più che in abbondanza per tutti. Il titolo originale “The Inheritors”, che significa “Gli eredi” trae origine dal Vangelo, là dove dice «Beati i mansueti, perché erediteranno la Terra». La storia narra l’incontro fatale tra una piccola comunità di neanderthaliani e i più aggressivi sapiens. Gli eredi della Terra, però, non saranno i pacifici Neanderthal, con il loro linguaggio per immagini, a tratti onirico, fatto di metafore, comparazioni, capace di “nominare” il mondo. L’uomo ha appena iniziato il proprio cammino, eppure il Paradiso è già, definitivamente, perduto.

Gruppo di Neanderthal ricreati al computer

Infine c’è il libro di Robert J. Sawyer “La genesi della specie”, titolo originale “Hominids” pubblicato nel 2002. Questo libro molto interessante, fra la paleobiologia e la filosofia tratta proprio dell’argomento che cerchiamo di esprimere in questo articolo. Basta leggere la citazione che Sawyer ha scelto come esergo per il suo libro, da “Il maschio feroce: le scimmie e le origini della violenza umana” di RICHARD WRANGHAM e DALE PETERSON:

“Il messaggio che ci arriva dalla vita nelle foreste australi è che non doveva andare così, che sulla terra c’è posto anche per specie animali con tratti morali innati che, ironicamente, ci piace chiamare ‘umani’: rispetto per i propri simili, equilibrio individuale, ripudio della violenza quale soluzione delle conflittualità. La presenza di queste caratteristiche nei bonobo suggerisce implicitamente come sarebbe potuto essere l’Homo sapiens se la storia dell’evoluzione avesse avuto un corso lievemente diverso.”

Essere Homo sapiens: chi vince le guerre?

Negli ultimi giorni mi è capitato di vedere una mini-serie, su Netflix, “Half-bad” di genere fantasy e verso la fine c’era un breve dialogo che mi è sembrato piuttosto istruttivo:

“Pensavo che alla fine, le guerre le vincessero i buoni” dice uno dei personaggi.

“E invece chi è che le vince?” gli chiede un altro.

“A vincerle sono i mostri”

Immagino che sia assolutamente vero. Pensiamo a Hiroshima e Nagasaki, o al bombardamento su Dresda, città aperta, con centotrentacinquemila civili morti in una notte. Pensiamo all’uranio impoverito lanciato sui Balcani come fossero missili pieni di coriandoli. Se non sono state azioni da mostri queste non so proprio quali possano esserlo.

Avremmo potuto creare un mondo più felice, privo di diseguaglianze, un mondo dove la specie sapiens non pretendesse di essere padrona di tutto ciò che la circonda, a iniziare dagli altri animali e dalla terra su cui poggia i piedi. Ma, come nella favoletta della rana e dello scorpione, la colpa, forse, è solo della nostra  natura e dell’Universo che ce l’ha fornita: noi vogliamo scalare la montagna della conoscenza, la cui cima è irraggiungibile, ma vogliamo anche sopraffare, invadere, imporci con qualsiasi mezzo – che sia arte o distruzione non fa differenza – perchè, alla fine, desideriamo possedere, in ogni modo e senza controllo.

Essere Homo sapiens: progetto Gilgamesh

Epopea di Gilgamesh, Frammento di tavoletta in argilla n.11, storia del Diluvio

L’ultima cosa che l’Homo sapiens desidera possedere più di tutto non è il controllo sul cosmo, come si potrebbe pensare, ma l’immortalità. Sembra ridicolo, ma ci sono diversi studi in atto, proprio in questo istante, dove laboratori, scienziati brillanti e cifre enormi di soldi vengono utilizzati esclusivamente per raggiungere la tanto sospirata immortalità. Forse il più famoso, ma di sicuro non il più avanzato, è il Progetto Gilgamesh. Il nome lo prese dall’antichissima epopea di Gilgamesh, sumera, la cui scrittura iniziale, in alfabeto cuneiforme, risale al III millennio avanti Cristo. Prima della Bibbia e prima di Omero, quindi. Gilgamesh è alla ricerca della vita eterna, e finalmente la trova in una rarissima pianta acquatica; ma una volta trovata si addormenta lasciando la preziosa pianta incustodita. Un serpente la mangia e subito ridiventa giovane, perdendo la pelle. In questo modo abbiamo la spiegazione leggendaria della muta della pelle del serpente e del suo rinnovarsi, cosa che all’uomo non è permessa.

L’epopea di Gilgamesh, quindi, fra le tante cose ci insegna che la vita eterna non può appartenere all’uomo, ma a distanza di almeno cinquemila anni l’Homo Sapiens ancora non si vuole dare per vinto. Ancora è lì, alla ricerca della pianta magica. Quello che i sapiens potrebbero fare, invece, è cercare di non invecchiare troppo il pianeta su cui viviamo, cambiando subito e senza deroghe il modo di vivere di gran parte della popolazione mondiale, perché anche se riuscissero ad allungare ancora di più la vita umana non sarebbe molto piacevole essere quasi immortali in un mondo che – a causa nostra – è in agonia attendendo la morte.

A cosa ci porterà essere Homo sapiens?

Purtroppo non credo che questa sia una storia con una bella fine. Basta guardarsi intorno e vedere l’eccitazione che sale nei nostri fratelli sapiens alla sola idea di farcire di armi l’Ucraina ma di abbandonare alla sua sorte, ad esempio, la Siria, che sta in guerra da 12 anni per colpa dell’occidente. Il tutto senza un filo di senso, senza una sillaba di raziocinio. Addirittura li vedi parlare di armi nucleari, tranquillamente, come si parlasse di noccioline. Per non parlare dei cambiamenti climatici che fino a pochissimi anni fa, venivano considerati sciocchezze dai nostri politici e adesso massacrano la Terra. La cementificazione, l’inquinamento, il fossile, la distruzione dei territori, tutto ci sta tornando indietro come un boomerang fatale ma nessun governo nel mondo è pronto a muovere un dito per provare a migliorare le cose.

Tranne pochi ragazzi come quelli di Ultima generazione in Italia e loro omologhi esteri, non vedo vie di fuga. Purtroppo la fine è nota.

“Ma perché mi hai punto? – dice la rana allo scorpione – adesso moriremo tutti e due, io avvelenata e tu affogando…”

“Non posso farci niente – risponde lo scorpione – è la mia natura”.

I GABBIANI DI ROMA E LE ARMI DI NEW YORK

Questo titolo “I gabbiani di Roma e le armi di New York” può sembrare strambo, ma ha un suo senso che vi risulterà molto chiaro non appena ve l’avrò spiegato.

La maggioranza degli italiani non ama molto gli animali

È noto che gli italiani non sono grandi amanti degli animali. Basti pensare alla caccia alle streghe lanciata in Trentino dal governatore leghista Fugatti, ossessionato da quei pochi e maltrattati orsi che si aggirano nelle ultime foreste trentine: dipendesse solo da lui li ucciderebbe tutti come fossero zanzare. L’orsa JJ4 è stata condannata a morte perché ha aggredito e, purtroppo, ucciso, un “runner” informato così male riguardo alla natura da andare a correre proprio nella zona dove vivono gli orsi, con l’aggravante che in questo periodo ci sono gli orsetti cuccioli che le mamme, come JJ4, devono proteggere; perché le orse non buttano nei cassonetti i propri figli ma li proteggono e difendono fino all’ultima goccia di sangue che hanno in corpo. Inoltre, come anche i bambini sanno, se un predatore ti vede correre tu diventi automaticamente una preda e lui ti deve catturare. A funzionare così è la natura, e prima di inoltrarcisi dentro sarebbe bene mostrare alla natura un po’ di rispetto, studiandone almeno le caratteristiche principali.

JJ4 con uno dei suoi cuccioli
L’orsa JJ4 con uno dei suoi cuccioli

Nel frattempo per JJ4 sono stati trovati due santuari-rifugio all’estero pronti ad accoglierla, ma niente da fare: Fugatti, come se fosse Dio, si oppone anche al trasferimento. Ma non basta ancora, l’ossessionato governatore vuole uccidere anche un altro orso, MJ5 perché, pur non avendo mai fatto del male a nessuno, sembra essere molto diffidente quando incontra esseri umani. Ma nemmeno l’esatto contrario va bene: un altro orso considerato pericolosissimo e quindi da uccidere, M62, aveva la colpa di essere troppo affabile con gli umani, ed infatti questa fiducia è stata forse la causa della sua morte: pochi giorni fa è stato ritrovato misteriosamente morto. Qualcuno fra voi è così ingenuo da aspettarsi un’autopsia seria e non di parte, ammesso che venga fatta veramente?

E mentre continuiamo a domandarci che cosa mai abbiano fatto i plantigradi a Fugatti per suscitare la sua “ira funesta” passiamo rapidamente al resto del paese Italia.

L’odio per lupi, cani, gatti, piccioni, pipistrelli, cinghiali eccetera eccetera

Dal Trentino passiamo rapidamente al resto del nostro paese per trovare i lupi massacrati di recente da cacciatori o allevatori di povere mucche e pecore e poi appesi a segnali stradali come barbaro monito. Parlando di cani, invece, sottolineiamo subito che, se il cane è il migliore amico dell’uomo, l’uomo non è di sicuro il migliore amico del cane. La maggior parte dei cani vengono trattati malissimo dai padroni, che spesso li tengono legati alla catena h24, li riempiono di botte, li abbandonano, gli fanno fare lotte contro altri cani, per non parlare dei randagi, o semi-randagi che incontrano gente orribile che si diverte a torturarli molto più spesso di quanto si possa immaginare, per poi finire al canile e da lì, tranne pochi casi fortunatissimi, alla morte. Nelle città, i gatti di strada, invece, vengono direttamente e silenziosamente “terminati”, o venduti ai vari istituti che utilizzano la vivisezione come feroce e antiquato metodo di “sperimentazione clinica”, o nella migliore delle ipotesi vengono rinchiusi in quelle che chiamano “colonie feline”: per chi non lo sapesse ricordo che in natura i gatti vivono da soli o in piccoli gruppi familiari di tre, quattro individui al massimo. Gli unici felini che vivono in branco sono i leoni. Una delle tante contraddizioni italiane: il gatto è l’animale più amato su internet, le case degli italiani sono piene di gatti e il cibo per gatti un vero business ma alla gente non piace vederli in giro. Così come alla gente non piace vedere le api e gli altri insetti impollinatori, visto che – alla faccia della transizione ecologica e tanti nuovi termini che contengono il nulla – perfino in Europa che, in teoria non è la Cina, sono stati allegramente riconfermati gli ultimi anti-parassitari della Bayer-Monsanto e di altri giganti della Big Pharma che stanno letteralmente facendo strage di api e di ogni insetto impollinatore.

L’insofferenza di Roma per gli animali…

E adesso passiamo a Roma, città bellissima e contemporaneamente infernale. Dove i suoi abitanti non fanno che lamentarsi degli animali con cui dovrebbero coabitare. I romani odiano i piccioni perché sono “topi con le ali” (solo Dio sa perché…), odiano i pipistrelli perché, pur essendo le uniche creature che ci liberano dagli insetti nocivi, considerano i pipistrelli pericolosi e minacciosi (in realtà dovrebbero solo considerarli quasi estinti, grazie agli antiparassitari e all’inquinamento in primis), hanno fatto una campagna di anni contro i cinghiali, considerati alla stregua di demoni cattivissimi scappati in massa dall’Inferno. Un esempio: mi è capitato di sentire una signora dell’alta società, proprietaria di sei o sette ville con grande piscina annessa e diversi ettari di terreno, il tutto all’interno di uno dei parchi più belli e, in teoria, più incontaminati di Roma, lamentarsi per via dei cinghiali che entravano nella “sua proprietà” e scavando buche creavano disordine. Avrei tanto voluto spiegarle che non sono i cinghiali a invadere la sua proprietà, ma lei ad aver invaso la loro.

Ma ormai il nuovo governo di iper-destra ha sistemato tutto: con immensa gioia dei cacciatori, degli amanti del sangue, soprattutto se scorre facile, dei proprietari di tenute e villone all’interno di parchi pubblici – ottenute chissà come o, nel migliore dei casi, condonate – e di chiunque possa considerare “disordine” le buche scavate dai cinghiali in cerca di radici per sfamarsi, è possibile scendere per strada e sparare ai cinghiali, di qualsiasi età, in qualsiasi periodo, in qualsiasi zona. Evviva.

I gabbiani di Roma e i giornalisti americani

E finalmente arriviamo al punto. A Roma, fra i tanti animali maestosi e fieri, abbiamo Il gabbiano reale (Larus michahellis), lungo fino a 60 cm, con un’apertura alare che può arrivare ai 140 cm. L’adulto ha le parti inferiori bianche così come testa e coda mentre le parti superiori sono grigie e le punte delle ali nere e bianche. Ha zampe gialle con grossi piedi palmati, il becco è massiccio e giallo con una macchia rossa nella mandibola.

Gabbiano su fontana a Campo de’ Fiori, Roma

In Italia i gabbiani reali nidificano con una popolazione stimata fra le 24000 e le 27000 coppie, principalmente nelle isole più piccole. Ma negli ultimi anni, attirati dalla gran quantità di immondizia abbandonata all’aperto, i gabbiani hanno colonizzato diversi centri urbani, fra cui Roma. Ovviamente i romani si sono lamentati anche per i gabbiani, ma non eccessivamente. Di solito i gabbiani volano, e volano in alto, e non sono molte le ore in cui scendono a terra, fra i rifiuti. Eppure, per una volta che i romani non si lamentavano dell’ennesimo “terribile” animale, un giornalista americano, @JasondHorowitz del New York Times, qualche tempo fa, si è sentito talmente indignato dalla visione dei gabbiani romani da scriverci su addirittura un lungo e appassionato articolo, di cui citerò qualche frase:

“Roma è una città sporca, assediata da gabbiani, attratti nel cuore della capitale da rifiuti che abbondano ad ogni angolo della città eterna. Non hanno alcun timore di avvicinarsi alle persone, le attaccano e sembrano i padroni del territorio.” E del resto, il titolo del furibondo articolo è: ““When in Rome, Sea Gulls do as they please” ovvero “A Roma, I gabbiani fanno quel che gli pare e piace”.

I gabbiani di Roma e le armi di New York: gabbiano a Castel Sant'Angelo, Roma
Gabbiano su angelo di fronte a Castel Sant’Angelo

Wow!!! Sono veramente curiosa di sapere dove, qui a Roma, il signor Horowitz abbia visto un gabbiano “attaccare le persone” perché io, nel corso di decenni, in quelle rare volte in cui ne ho visto uno che non era appollaiato troppo in alto, ho sempre provato ad avvicinarmi, silenziosamente e a volte anche con del pane da dargli – per riuscire ad accarezzarlo o a fotografarlo da vicino – ma il gabbiano è sempre fuggito. E che a Roma i poveri gabbiani facciano “as they please” è parimenti falso, oltre che ridicolo. Dispiace contraddire il NYTimes ma qui a Roma i gabbiani sono sempre molto circospetti, vivono la città esclusivamente dall’alto, non solo per controllare meglio le possibili risorse di cibo ma anche e soprattutto perché temono gli esseri umani e, ben lungi dall’attaccarli, evitano proprio di trovarglisi vicino.

Gabbiano sul balcone, Roma centro

Perché se parliamo di immondizia è vero, la raccolta di rifiuti a Roma, pur se costosissima per noi cittadini, non funziona minimamente. Noi paghiamo – tanto – per un servizio che non ci viene fornito. A voi il piacere di scegliere il nome da dare a questa simpatica pratica. Che è rimasta la stessa con tutte le amministrazioni, di varie parti politiche, che sono venute una dopo l’altra negli ultimi trenta anni.  Perché il sistema di Roma, ormai, è così corrotto, sproporzionatamente fallato, da far pensare a una pianta completamente marcia, che non possa più essere salvata. Bisognerebbe espiantarla e ricominciare dall’inizio, con tutto un nuovo e differente sistema, altrimenti è inutile. Ma, in tutto questo, cosa hanno a che fare i gabbiani? Perché raccontare una versione delle cose del tutto falsa e anti-animalista?

Le armi di New York

A questo punto, quello che mi suscita qualche riflessione è: il NYtimes considera i gabbiani di Roma come creature pericolose, cattive, tanto da meritare una reprimenda addirittura dagli Stati Uniti d’America. Ma forse, se si parla di pericolo, @JasonHorowitz e amici non dovrebbero invece pensare al problema – tutto loro – delle armi? Solo per parlare di New York, due anni fa è stata fatta una legge per cui non si poteva entrare armati a Times Square. Una piazza sola, quindi. Beh, qui a Roma avremo pure i “terribili gabbiani”, ma tutte le nostre piazze sono “gun free”. Eppure, anche una sola piazza di New York libera da armi ha scatenato la furia dell’NRA, la potentissima lobby americana delle armi, tanto che la Corte Suprema americana ha subito dichiarato anticostituzionali le nuove regole di New York sulle armi schierandosi di fatto a sostegno di chi chiede una maggiore diffusione delle armi. Il tutto a poche settimane dalle due orribili stragi a Buffalo, New York e Uvalde, Texas.

I gabbiani di Roma e le armi di New York
Gabbiano a Campo de’ Fiori, Roma

I gabbiani di Roma e le armi di New York

Nel 2020 il New York Time fece un’inchiesta da cui è risultato che nel mese successivo al massacro della Sandy Hook Elementary School, dove morirono in 27, quasi tutti bambini fra i 6 e i 7 anni, gli americani hanno acquistato circa 2 milioni di pistole. E ogni volta che in America c’è un attacco di qualsiasi tipo, la vendita delle armi sale vertiginosamente. Perfino nei primi mesi della pandemia hanno venduto una marea di armi. Cosa pensavano di fare, di sparare al virus?

Gli americani hanno una sorta di ossessione compulsiva e narcisista per le armi da fuoco, questo è un fatto. Un fatto terribile quanto innegabile. Proprio come il governatore Fugatti ha una compulsione narcisista nei confronti dei poveri orsi. Per Fugatti non c’è niente da fare, ci vorrebbe una abbondante aggiunta di neuroni, ma al giornalista americano, che come me racconta storie, posso provare a far cambiare idea sui nostri gabbiani raccontando la storia di Emilio, gabbiano romano molto speciale.

Emilio, gabbiano romano

Emilio, gabbiano romano

Il gabbiano Emilio deve il suo nome alla Basilica Emilia, nel Foro Romano, dove ha scelto di nidificare. Gli archeologi che lavorano nel Parco Archeologico del Colosseo hanno raccontato che tutti gli anni, a luglio, Emilio si allontana e vola per ben 750 km verso nord, sorvola le Alpi e se ne resta “in vacanza” per qualche mese sul Lago di Costanza, in Svizzera.

Quando è di nuovo inverno e per il gabbiano reale si avvicina la nuova stagione riproduttiva, eccolo tornare a Roma, puntuale come un orologio, nel suo nido accanto al Colosseo. I dati che lo riguardano sono rilevati ed elaborati da Ornis italica, un’associazione non-profit formata da biologi e scienziati ambientali con cui il Parco ha siglato un protocollo d’intesa.

Inoltre, sulla pagina Facebook del Parco archeologico del Colosseo è stata pubblicata una mappa che mostra tutti i voli effettuati finora da sei gabbiani che risiedono nel Foro Romano.

L’etologo Claudio Carere dice: “Nelle grandi città del nord Europa o a Napoli i gabbiani sono parte della collettività e quindi, come succede anche con esseri umani che vengono da paesi lontani, con culture diverse dalla nostra il conflitto diminuisce quando c’è la conoscenza. Per esempio il gabbiano sul becco ha una specie di bottone che se premuto fa rigurgitare la preda nel becco del piccolo. Vedere questa scena è commovente, e se hai un cuore cambierai subito la tua idea negativa sui gabbiani. Inoltre il gabbiano non attacca l’uomo, non ne ha motivo. Ovviamente se mi avvicino a un nido, anche per sbaglio, i genitori cercheranno di allontanarmi, ma mai con violenza.”

In breve: impariamo a coabitare con gli animali che appartengono all’area in cui viviamo, impariamo a rispettarli e a conoscerli, e ogni cosa andrà bene. Se nelle grandi città del SudAfrica come Durban, Cape Town, la popolazione si è abituata perfettamente a coabitare con serpenti di ogni genere, dai velenosissimi mamba e cobra reali, fino ai muscolosi pitoni, o Bera, cittadina del Rajasthan, India, dove da tempo umani e leopardi convivono in perfetta armonia, e i leopardi sono trattati come “animali guardiani” dalla popolazione (e il fatto che passeggino indisturbati per le vie della cittadina mentre gli abitanti li salutano abbassando lo sguardo, in segno di reverenza, attira anche molti turisti) allora capiremo quanto insensate e patetiche siano le nostre paure.

Con le armi da fuoco, invece, non si può convivere. Durante l’amministrazione Biden gli Stati Uniti hanno avuto più di 690 sparatorie di massa. Solo nel 2021 45.000 morti, di cui più di 1500 erano bambini o giovani adolescenti. Tutte vittime sacrificate ad un business da 240 miliardi di dollari l’anno, che l’America “is pleased to call it democracy”. (L’America si compiace di chiamarla democrazia).

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