Ozymandias e il suo significato

Ozymandias e il suo significato

Ozymandias e il suo significato: Ozymandias è una delle più famose poesie di Shelley, ma non voglio parlare della sua bellezza che, come il deserto da lui citato, si estende a distanze infinite. Qui mi interessa il suo significato, perché questa poesia, più di una preghiera per il credente o di una meditazione per il mistico, riesce a rasserenarmi quando mi guardo intorno e vedo un mondo che ci sta uccidendo.

Andando per ordine, riporterò la poesia in originale e poi in italiano (con la mia traduzione).

Percy Bysshe Shelley

Ozymandias (originale)

I met a traveller from an antique land/ Who said: two vast and trunkless legs of stone/ Stand in the desert…Near them , on the sand/ Half sunk, a shattered visage lies, whose frown/ And wrinkled lip, and sneer of cold command,/ Tell that its sculptor well those passions read/ Which yet survive, stamped on these lifeless things,/ The hand that mocked them, and the heart that fed:/ And on the pedestal these words appear:/ ‘My name is Ozymandias, King of Kings:/ Look on my works, ye Mighty, and despair!’/ Nothing beside remains. Round the decay/ Of that colossal wreck, boundless and bare/ The lone and level sands stretch far away.

Ozymandias (italiano)

Un viaggiatore da una terra antica/ Mi raccontò: Due gigantesche gambe senza tronco, fatte in pietra/ Stan nel deserto… Accanto a loro, nella sabbia/ Mezza sepolta, giace una testa frantumata, il cui cipiglio,/ Le labbra corrugate e il ghigno di gelido comando/ Ci dice che lo scultore lesse bene queste passioni/ Che impresse in cose senza vita, vivono ancora/ Più della mano che le ritrasse, ben più del cuore che le nutrì./ E poi sul piedistallo ecco apparire queste parole:/ “Il mio nome è Ozymandias, Re dei Re/ O Voi Potenti, ammirate le mie azioni, e disperate!”/ Nient’altro rimane. Attorno alle rovine/ Del rudere gigante, illimitate e nude/ Sabbie deserte e piatte si estendono lontano.

Ozymandias e il suo significato

Cosa ci dice, in breve, Shelley con questa poesia? Che ci fu un tempo lontano in cui tal Ozymandias fu uno degli uomini più potenti del pianeta. Un dittatore gelido, da come lo descrivono i pochi resti della sua statua colossale, e soprattutto le parole che spiccano sul piedistallo. Ci fu, dunque, un tempo in cui Ozymandias faceva il bello e il cattivo tempo, decideva la vita e la morte dei sudditi e dei popoli a cui faceva guerra. Ci fu un tempo in cui nessuno osava nominare il Re Ozymandias, quasi che anche solo pronunciarne il nome potesse dar vita a un incantesimo di distruzione. Ci fu un tempo. Ma poi il tempo, unico distruttore dei mondi, come insegna la BhagavadGita, ha portato via con sé Ozymandias, i suoi nemici e la sua corte, fino a farci dimenticare perfino il suo temuto nome, che riappare solo grazie alle poche parole incise su di un piedistallo in pietra che un esploratore, viaggiando nel deserto, legge per puro caso.

Il fattore rasserenante consiste proprio nella certezza che il tempo si porterà via tutto ciò di più orribile che caratterizza il nostro mondo. In questo periodo orribile che il mondo sta vivendo, cosa c’è di più rasserenante del sapere che il tempo si porterà via tutti gli Ozymandias di adesso? Così come si porterà via coloro che si fingono amici ma non lo sono mai stati. Si porterà via il dolore. Si porterà via le ansie, le disperazioni, le guerre, la furia e la malvagità insensata. Il tempo, colui che distrugge i mondi, presto o tardi si porterà via l’intera specie umana. Il meraviglioso finale della poesia, quel “Boundless and bare the lone and level sands stretch far away” con l’immagine di sabbie nude, lisce, che si estendono oltre il più lontano degli orizzonti non è un’immagine disperante come la vede qualcuno. E nemmeno l’immagine della morte. Quel finale, come il resto della poesia, ci parla del tempo che vince la morte e uccide il dolore.  

Versione egiziana della statua di Ozymandias

JORIT AGOSH

Jorit Agosh autoritratto

Una settimana fa circa sul telegiornale di Mentana ho visto questo “servizio” che iniziava così, con parole sprezzanti e disgustosamente false: “Di sicuro non passerà alla storia come grande artista ma non verrà dimenticato per la foto fatta assieme a Putin”.

In tutto ciò, il raccomandatissimo e incompetente giornalista (come quasi tutti i giornalisti, televisivi quanto cartacei sotto ai 65 anni in Italia, che raramente ormai sanno accostare soggetto, predicato e complemento, tranne i rarissimi grandi personaggi come Travaglio) che non è stato capace nemmeno di pronunciare il nome Jorit nel modo giusto, tanto da aver detto per tutto il tempo “Giorit”, suscitando perfino un certo nervosismo da parte di Mentana che, alla fine del cosiddetto servizio, ha aggiunto con aria tetra “Comunque è Iorit, non Giorit!” Il giornalista della filo-statunitense La7, lui che di sicuro non passerà alla storia del giornalismo, si è sbagliato molto, ma molto di grosso.

Jorit AEL
AEL – TUTT’EGUAL SONG’ E CREATURE (bambina rom)

Jorit Agoch, le sue opere, i suoi viaggi

Jorit Agoch, il cui vero nome è Ciro Cerullo, di padre napoletano e madre olandese, infatti è considerato dai più il Bansky d’Italia, e sicuramente il numero uno in Italia.  Fin dai primi tempi in cui era un classico graffitista, per poi diventare un vero street artist dedito ai ritratti, ai volti umani e a quello che rappresentano, Jorit è sempre rimasto fedele alle sue idee no-global, anticapitaliste, pacifiste, per l’eguaglianza degli uomini. Si è ben presto specializzato in ritratti dalla perfezione fotografica ma dalla bellezza che solo la pittura può dare, dipinti su grandezze incredibili, decine di piani o anche più di dieci, in aree cieche di palazzi o grattacieli nelle città più svariate, partendo dalla sua città d’origine, Napoli, per allargarsi in Italia e poi Buenos Aires, l’Africa, Aruba, Bolivia, Santiago del Cile, Perù, Messico, Cuba, Cina e Russia, solo per citarne alcune. Nel frattempo ha esposto in gallerie prestigiose di tutto il mondo, Roma, Sydney, Londra, Berlino. e hanno parlato di lui i giornali più famosi, come The Guardian, BBC, Middle East Eye, TeleSur, Euronews.

Jorit San Gennaro
Jorit – San Gennarohttp://San Gennaro – Napoli

I primi lavori a Napoli

La sua incredibile capacità tecnica unita all’impegno sociale l’hanno reso degno di materia di studi e trattati universitari. Nato nel 1990, ha dipinto le sue prime opere a Scampia e Ponticelli, quartieri di Napoli, dove uno dei primi e più famosi suoi murales ritrae una bambina rom con scritto: “Ael,Tutt’egual song ‘e creature”. A Forcella troviamo San Gennaro, con tanto di mitra, ma che ha avuto come modello un operaio della zona, proprio come Caravaggio disegnava i suoi santi e Madonne prendendoli dal popolo del mondo violentissimo della Roma del 1500, e per santi aveva i suoi amici alcolizzati e svelti di coltello mentre per Madonne le sue amiche prostitute.

Jorit Pasolini +lettere luterane
Jorit – Scampia, Pier Paolo Pasolini

A Scampia ha fatto il ritratto di Pasolini, accompagnato da una frase dello stesso Pasolini dalle “Lettere luterane”: “«Non lasciarti tentare dai campioni dell’infelicità, della mutria cretina, della serietà ignorante. Sii allegro. T’insegneranno a non splendere. E tu splendi, invece.» In un altro quartiere di Napoli, a San Giovanni e Teduccio ha dipinto sempre sulle sue misure gigantesche, Maradona e, in un palazzo accanto, un bambino autistico. Come per significare che Maradona è stato e sempre sarà il cuore dei napoletani, uno dei rari cuori in grado di scaldare l’animo di creature infelici e isolate come quelle dei bambini autistici.

Poi, sempre a Napoli, uno dei suoi più bei murales dedicato al movimento “Black lives matter”, con George Floyd, l’uomo di colore ucciso a botte dalla polizia, diventato famoso per quel suo ultimo grido “I can’t breathe” con accanto Lenin, Angela Davis, Malcolm X e Martin Luther King.

Jorit George floyd Time to chsmge the world
Jorit – BLACK LIVES MATTER: George Floyd, Lenin, Malcolm X, Martin Luther King, Angela Davis

Nei murales di Jorit ci sono due particolarità: spesso ci sono scritte, seppur difficili da individuare, frasi che completano il significato dell’opera. Inoltre tutti i volti dipinti hanno una coppia di strisce rosse sulle guance, che Jorit stesso ha descritto così:

JORIT AGOSH: Appartenere alla Human Tribe

“Le “strisce” sono una citazione alla pratica africana della scarnificazione. Simboleggiano l’unità della tribù opposta alla singolarità. Sono la chiave di interpretazione di tutto ciò che faccio. I miei dipinti sono realistici perché, scavando nei dettagli, è possibile interpretare e osservare il mondo visibile. Intensamente e allo stesso tempo in maniera razionalmente distaccata. La pittura esiste per questo, è lo strumento con cui il pittore comprende la realtà. Io credo che i pittori, in particolare i pittori realisti, abbiano più di chiunque altro, un rapporto molto più forte con la realtà visiva.”  Tutti i volti giganti rappresentati da Jorit appartengono, attraverso il simbolo delle strisce, che sono un po’ anche il suo avatara, quella che Iorit chiama Human Tribe e a cui dovremmo appartenere tutti, personaggi famosi, attivisti sociali e politici insieme a bambini autistici e ragazze rom.

Jorit Addange, Mosca
Jorit: Assange a Mosca con le tipiche “strisce”

Un altro dei suoi murales più famosi è stato quello fatto nel 2018 fatto insieme ad altri due artisti che ritrae l’attivista palestinese Ahed Tamimi sulla barriera di separazione israeliana nei pressi di Betlemme per richiedere la sua scarcerazione. L’opera gli costerà 24 ore di prigionia nelle carceri israeliane e un foglio di via dal territorio israeliano di 10 anni.

Allontanatosi da Napoli, per dipingere e conoscere il mondo, Jorit è stato a lungo in Africa, dove è andato per la prima volta nel 2005, per poi tornarci ben sette volte.

In Tanzania ha dipinto nel piccolo villaggio di Pande, e poi studiato e collaborato con la scuola internazionale d’arte Tinga Tinga di Dar Es Salaam, da dove ha appreso la cura speciale dei dettagli e particolari.

Jorit Ahed Tamimi
Jorit – Ahed Tamimi attivista palestinese, Betlemme

2017, ANNO DI LAVORO INFINITO

Nel 2017 Jorit ha realizzato a Buenos Aires il ritratto di Santiago Maldonado attivista argentino per i diritti del popolo Mapuche, morto in seguito a scontri avvenuti con la gendarmeria Nazionale. In quegli stessi giorni in cui realizzava l’opera Jorit partecipava a manifestazioni di protesta antigovernative in rivendicazione dei diritti del popolo Mapuche e contro lo smantellamento dello stato sociale del paese sudamericano.

Sempre nel 2017, anno passato quasi esclusivamente in sud e centro America, nell’isola caraibica di Aruba ha creato un omaggio all’attivista ambientale e leader del Consejo Nacional de Organizaciones Populares e Indigenas, Berta Isabel Cáceres Flores assassinata in Honduras un anno prima.

Nel 2017 nella città di Cochabamba in Bolivia ha dipinto una donna con i costumi tipici locali, e una dicitura “Agua Santa” che spiega il perché dell’opera: l’enorme mobilitazione popolare avvenuta nel 2000 nella stessa città in seguito alla privatizzazione dell’acqua, lotte che hanno poi portato il controllo dell’approvvigionamento idrico di nuovo in mani pubbliche con un ritorno dei prezzi a livelli sostenibili (Almeno per allora).

Jorit Agua santa, Bolivia
Jorit – Agua Santa, Cochabamba, Bolivia

Nel 2017 a Santiago del Cile ha realizzato un ritratto del poeta Pablo Neruda.

Sempre nel 2017 ha realizzato un’opera di grandi dimensioni nella città cinese di Shenzhen nella residenza d’artista presso il Jardin Orange. I suoi enormi capolavori sono tanti, da Gagarin, primo astronauta russo ad andare nello spazio, a Che Guevara, a Dostoevskji, fino al bellissimo murales fatto sempre nel 2017 a San Francisco nel 50º anniversario del raduno Hippy più grande della storia la “Summer of Love”. Lì ha realizzato un’opera dal titolo sarcastico “Summer of Homeless” in cui raffigura un anziano senzatetto. L’opera è motivata dal grande numero di senzatetto presenti nel quartiere di Tenderloin di San Francisco dove è situata.

Jorit Dostoevskji
Jorit – Dostoevskji. Napoli
Summer of Jomeless San Francisco
Jorit – Summer of Homeless, San Francisco

Intanto nel corso degli anni diventando sempre più famoso ha dipinto altre opere in Spagna, Portogallo, Inghilterra, Australia, Norvegia, Olanda, Germania, Francia e Grecia.  –

JORIT AGOSH E PUTIN

Il festival della gioventù di Sochi, Russia, da poco avvenuto, dove Jorit, che ha partecipato con un murales di Ornella Muti, si è reso odioso agli occhi dei nostri media – chi più chi meno tutti servi degli americani – per aver chiesto una foto insieme a Putin “In modo che i miei concittadini possano capire che lei non è quel mostro di cui parlano ma un uomo come tutti”. Jorit ha anche chiesto a Putin se l’arte può fungere da ponte tra l’Italia e la Russia e il Presidente ha risposto: “Siamo sempre stati ammirati dall’arte italiana e ci ha sempre tenuti vicini. Quella italiana è una grande arte di un grande popolo, questo è evidente. Noi in Russia l’abbiamo sempre considerata così e la consideriamo ancora così”. Mi sembrano parole molto metaforiche, che vanno ben al di là dell’arte, e che farebbero sperare bene, non fosse che finché Biden sarà il presidente americano claudicante e innamorato della guerra e Von der Layen la più odiosa dei suoi lacché il nuovo trio guerrafondaio Stati Uniti – Schiavi d’Europa – UK avrà la meglio. Ma per fortuna esistono la Cina e l’India oltre alla Russia. L’Ucraina non fa parte della Nato né dell’Europa e quindi non avremmo mai dovuta appoggiarla.

Jorit e Ornella Muti
Jorit – Ornella Muti, Sochi, Russia

QUELLI CHE DECIDONO LE SANZIONI

E quante sanzioni allora avremmo dovuto dare a gli Stati Uniti a iniziare dalla seconda guerra mondiale, dove sono entrati tardi e di mala voglia, e non certo per salvare gli ebrei dai campi, come ha falsamente raccontato Benigni (quello che una volta voleva bene a Berlinguer) nel suo film non a caso amatissimo dagli americani? Sono stati i sovietici con l’armata rossa a liberare gli ebrei, cerchiamo di non dimenticarlo. Poi gli Stati Uniti hanno pensato bene di testare non una ma due bombe atomiche sui civili Giapponesi (ottenendo l’odio solo del grande Mishima e la rassegnazione di un intero popolo ben più antico del loro) quando la guerra era ormai finita. In seguito hanno attaccato la Corea, il Viet.Nam del Nord, l’Afghanistan e l’Iraq, senza una ragione al mondo ma senza mai avere una sanzione da nessuno. E anche adesso, con tutto quello che Israele sta combinando, è Putin quello che mettono sulla forca, non Netanyau, con cui Biden finge di litigare ma a cui continua a mandare armi. Noi, invece, ridicoli eurocentrici, contiamo come il due di bastoni a briscola quando regna coppe,e pur senza un euro come noi italiani, dobbiamo pagare con i nostri miseri soldi l’Ucraina. Si parla della morte di Navalny ma non di quella del blogger cileno-americano Gonzalo Lira, sposato con un’ucraina, arrestato perché critico con Zelensky e poi morto in un carcere ucraino senza una sola motivazione, Qualcuno ne ha parlato? Eppure , Gonzalo Lira non aveva un passato omofobo e xenofobo oltre che fascista come quello di Navalny, non doveva essere “ripulito” come gli americani hanno fatto con il poco presentabile Navalny prima di rispedirlo in Russia, Gonzalo Lira era solo una brava persona, su cui, come su tante, è incorsa la damnatio memoriae dei nostri proprietari, bravi e democratici.

Jorit Bambina di Mariupol
Jorit – La bambina di Mariupol, città che si sente russa e lo è sempre stata, finché americani e servi europei hanno deciso altrimenti

EMERGENCY DOPO LA MORTE DI GINO STRADA

Per capire come sta cambiando, e rapidamente, il mondo, basti pensare ad Emergency dopo la morte di Gino strada (a cui Jorit aveva dedicato un bel ritratto). Oggi i soldi che abdrebbero destinati agli ospedali Emergency vengono dilapidati fra le amichette della nuova padrona di quella che era un’eccellenza italiana. A queste amichette, per lo più fotografe, Emergency paga e sponsorizza mostre in giro per l’Italia che non ci parlano di Gaza o di Ucraina, ma di afghanistan e India, il tutto con foto scattate circa venti anni fa. Io lo trovo scandaloso e so che Gino Strada teneva questi parassiti ben lontani dalla sua associazione. L’amichettismo di cui, per una volta non a torto, parlava Meloni.

Jorit è uno dei pochi italiani, al momento, di cui andare fieri, non solo per la sua bravura incredibile, per il suo lavoro faticoso e anche pericoloso, di cui lui non è mai stanco,  ma per il coraggio di esprimere le sue idee, per essere arrivato dappertutto da solo, senza sponsor politici o multinazionali che lo strapagano sottogamba, figlio di un quartiere disastrato di Napoli, in un mondo che si muove al contrario, dove i poveri sono visti come limoni da spremere e i ricchi come dei a cui sacrificare.

Jorit al lavoro
Jorit al lavoro

 

Popoli torturati e odiati per secoli come i Cagots. Popoli perseguitati oggi.

Popoli odiati e perseguitati: i Cagots

Fra i popoli torturati e odiati per secoli come i Cagots, sconosciuti ai più, la mia curiosità credo si sia accesa per via dei Pirenei. Ho sempre avuto una curiosità perfino eccessiva nei confronti dei Pirenei e di tutto quello che con i Pirenei ha avuto a che fare: miti, leggende, storia, natura e ovviamente le due popolazioni che ci vivono fin dalla preistoria: Baschi e Cagots. Quest’ultimi appartengono a quelle fasce di popolazione odiate e perseguitate nel corso del tempo, come gli ebrei, i malati di lebbra, gli eretici, le streghe, le prostitute. Il caso dei Cagots però è particolare, perché i motivi della loro persecuzione sono sempre rimasti un mistero.

Da sempre e soprattutto nel cristianissimo occidente la paura di malattie, carestie, crisi varie trovava un facile sfogo accusando i malati stessi di aver complottato per far sì che la malattia andasse a colpire ogni singolo cittadino. Restò famoso l’editto del 1321 di Poitiers, dove il Re di Francia ordinava la reclusione e l’eccidio dei lebbrosi giudicati colpevoli di complotto perché, sotto tortura, avrebbero “confessato” di aver contaminato l’acqua insieme agli ebrei. Naturalmente il popolo, da sempre facile nel credere ad ogni fake news pur di potersi scatenare contro un qualche nemico, non attese altri ordini e diede fuoco a tutti i poveri malati di lebbra che vivevano nella regione. Più un paese viveva un periodo di crisi e più l’idea di cospirazione prendeva piede. Cospirazione che, a seconda del periodo, andava a colpire gli ebrei, i lebbrosi, gli eretici e in seguito le streghe così come le prostitute: una serie di categorie maledette e presto trasformate in capri espiatori.

Popoli perseguitati: i Cagots, 1030, Francia cui appartenevano i Regni di Navarra e Gascogna
La Francia nel 1030 con i Regni di Navarra e Gascogna

Popolazioni odiate e perseguitate: i Cagots e lo stigma da indossare

Fra questi gruppi vi era il popolo dei Cagots, forse il popolo più colpito nel corso del tempo, e in seguito maledetto anche dalla damnatio memoriae: infatti chi ha mai sentito parlare dei Cagots, a parte qualche antropologo o storico? I Cagots, per meglio incarnare il “male” che si sarebbero portati dietro, erano considerati figli del diavolo, di Lucifero, degli odiati albigesi o catari e descritti come storpi, brutti, nauseabondi. Costretti  a vivere in grotte fuori dei villaggi subirono persecuzioni simili a quelle degli ebrei. Così come già gli ebrei fin dal 1215 dovevano girare con una sorta di ruota gialla, rossa e verde attaccata ai vestiti, anche i Cagots dovettero attaccarsi ai vestiti una zampa di anatra di colore rosso. Il concetto dell’imprimere nel vestito le supposte malefatte della persona è diventato noto con la “Lettera scarlatta” di Hawthorne, dove di odio ce n’era così tanto da colpire anche le presunte adultere. Ma quella del far riconoscere una categoria tramite il vestiario è una mentalità che risale a molti secoli prima di Hawthorne: attraverso l’abito si leggeva facilmente l’importanza e la dignità di chi lo indossava, così come la condizione delle minoranze e dei reietti. Del resto anche oggi non ci sono zampe o lettere da indossare, ma i soldi che la gente spende in vestiario fanno ben capire come, al contrario del proverbio, sia proprio l’abito a fare il monaco o il suo contrario. Decisamente, non siamo migliorati molto dal medioevo ad oggi.

Tornando ai Cagots erano sottoposti a decine di prescrizioni, erano ghettizzati, oggetto di violenza, ma invece di essere ignorati o banditi, era loro proibito fuggire o andare in esilio. Venivano tenuti vicino, ma non troppo; in questo modo i bravi cittadini tenevano il “Male” sotto controllo e sotto internamento, per poi scatenarsi nei periodi di crisi con persecuzioni che arrivavano all’eccidio. I Cagots, senza alcun motivo da addurre, erano semplicemente “figli della Colpa” e considerati molto peggio che paria. Nessuno conosceva il perché di questo odio, ma a nessuno interessava conoscerlo: avere il loro capro espiatorio, questo solo contava.

Famiglia di Cagots in tempi recenti, inizio 1900

I Cagots e Victor Hugo

Nel 1843 Victor Hugo, ormai famosissimo, come ogni estate andò a fare un viaggio insieme all’amante Juliette Drouet, e quell’anno si recò nei Pirenei. Visitò una cittadina di montagna, dal nome Luz, quella Luz o Luce che fa pensare all’angelo più bello, poi caduto proprio per superbia. In questa bella cittadina visitò una chiesetta eretta alla fine del XII secolo e notò una porticina laterale, ormai murata, che lo incuriosì. Scoprì che si trattava di una «Porte des Cagots», ovvero un’entrata secondaria dedicata a una «razza» particolare, sottoposta per secoli a una feroce persecuzione. Per secoli i Cagots, pur cristiani e desiderosi di partecipare alle funzioni in chiesa, potevano entrare solo da quella porta laterale, così bassa che li costringeva a genuflettersi per riuscire a passare. Inoltre potevano toccare l’acqua santa solo attraverso un paiolo, o in un’acquasantiera messa lì esclusivamente per loro. Hugo si interessò molto a questi Cagots, ma non riuscì a scoprire nulla che non fosse un generico “essersi macchiati di una colpa orribile”.

Rimane anche oggi qualcosa del miserabile popolo dei Cagots nei Pirenei; nelle Landes vicino a Bordeaux; e, sul lato occidentale della Francia, il loro numero cresce nella Bassa Bretagna. Anche oggi, l’essere discendenti di queste famiglie è considerata una vergogna nei confronti dei vicini; anche se sono protetti dalla legge, che confermò la loro parità di diritti in qualità di cittadini, sul finire del secolo scorso. Prima di allora avevano vissuto, per centinaia di anni, isolati da tutti coloro che si vantavano di avere sangue puro ed oppressi da crudeli editti locali.

Victor Hugo e il suo grande amore, Juliette Drouen

Popolazioni odiate e perseguitate: I Cagots e gli scienziati nazisti

Fra le altre cose vissero anche gli orrori del campo di concentramento nazista di Gurs in Francia, durante il governo collaborazionista di Vichy. Seguendo le ricerche di Otto Rahn, infatti, alcuni scienziati tedeschi intendevano analizzare il sangue di quel popolo che si credeva discendere dai catari e prima ancora dagli ariani. Nel suo diario di viaggio nei Pirenei, Rahn descriveva i Cagots – di cui avrebbe incontrato alcuni discendenti – come «ariani», biondi e dagli occhi azzurri. Lo storico tedesco e ufficiale delle SS si era convinto dell’esistenza di un mondo nascosto in cui gli albigesi e i loro discendenti perseguitati dalla Chiesa si sarebbero rifugiati per officiare i propri riti. Rahn era convinto che i catari fossero stati gli ultimi possessori del Graal, distrutto durante la crociata albigese (cosa fra l’altro molto probabile). Per Rahn però il Graal non era un calice, bensì lo smeraldo perso dalla fronte di Lucifero al momento della sua caduta, che poi non sarebbe altro che il terzo occhio delle filosofie orientali.

Statua di Lucifero che, nella caduta, ha perso il suo terzo occhio

Di sicuro la storia dei Cagots si può ricostruire solo attraverso i documenti che ne provano la continua persecuzione, dal 1200 in poi. Perfino sul loro nome rimane il mistero: in celtoligure ca significa cane e per alcuni il nome significherebbe “i cani dei Goti”. ». Se si parte invece dal suffisso basco go, «Cagot» potrebbe quindi essere una dialettizzazione di ha’r-go, «mestiere di pietra», o addirittura ca-go, «mestiere di cane», e quindi coloro che esercitano il mestiere di cane. Il nome presenta anche analogia con la parola greca cacos che significa «cattivo», che ricorda la parola bretone caqueux che ha lo stesso significato, ma più semplicemente potrebbe venire dal tardo latino «cagare».

Quando neanche un decreto reale può nulla contro il pregiudizio

Nel 1600 perfino il Re Luigi XIV si convinse che questa persecuzione dei Cagots doveva finire ed emanò un decreto: “Noi abbiamo saputo con grande pena che resta ancora qualche bollato nel nostro regno di Navarra e nelle provincie che erano un tempo conosciute come Novempopulanie, nelle quali c’è una certa classe di genti che è considerata come degli schiavi, assoggettati a certi servizi, obbligati a seguire una certa professione, esclusi dal commercio degli e con gli altri uomini, le quali genti sono conosciute nelle loro provincie sotto il nome di Christians, Agots, Cagots e Capots; senza che si possa sapere precisamente la ragione di questa distinzione, contro la quale, al contrario alle leggi generali del regno, hanno sempre reclamato e ottenuto delle lettere patenti [i nostri decreti legge emanati dal governo, N.d.A.] del nostro molto onorato Signore e Padre Luigi XIII. …Preghiamo e ordiniamo ai vescovi delle diocesi, qui di seguito segnati, di seguire con scrupolo l’esecuzione dei due articoli precedenti. Togliamo i divieti che sono stati fatti loro, tanto per gli usi e costumi del luogo che per le sentenze parlamentari, di contrarre matrimonio con gli altri fratelli. Lasciamo libertà di scegliere la professione che a loro piacerà, il cui mestiere potranno esercitare ed esserne considerati maestri, seguendo l’uso dei luoghi, senza alcuna distinzione con altri fratelli. Permettiamo di portare per la difesa della loro vita, le armi permesse dalle nostre ordinanze. Di tutti i privilegi, franchigie ed immunità, vogliamo che ne godano anche i nostri suddetti fratelli, pagando le moderate tasse, alle quali saranno soggetti secondo il nostro Consiglio”.

Montesquieu e la Rivoluzione Francese

Ma il pregiudizio era talmente forte che nemmeno il Re riuscì a piegarlo. Ancora alla fine del XVII secolo, la cristianissima diocesi di Bayonne comunicava la continuazione dell’obbligo, da parte dei Cagots, di prendere posto in parti differenti della chiesa parrocchiale: il pregiudizio nei loro confronti era più forte di un decreto reale, di una bolla papale e della pietà cristiana che però, come ben sappiamo, è sempre stata principalmente una grande ipocrisia. Per tre secoli i Cagots fecero processi, e li vinsero tutti, ma questo non cambiava di una virgola la persecuzione nei loro confronti. Alla vigilia della Rivoluzione Francese fu proprio la conoscenza dei Cagots e delle persecuzioni che da quasi mille anni imperversavano contro di loro a indirizzare il pensiero di Montesquieu verso l’attivismo universalista e democratico, da cui le famose Lettere Persiane (1721), in cui esaltava la diversità di ogni singolo essere umano. La Rivoluzione Francese ridiede dignità a tutti gli uomini considerati paria, come gli ebrei e i protestanti, ma ancora quasi un secolo dopo, i Cagots dovevano entrare in chiesa dalla porticina laterale. Nella seconda metà del 1800 il nome Cagots non venne più usato, e in sua vece un più generico “Parias”, le porticine murate, le acquasantiere fatte solo per loro svuotate, e la popolazione nel frattempo era riuscita a mischiarsi con i popoli che abitavano in quelle terre e in questo modo era riuscita ad avere un minimo di pace. Ma quello che rimarrà per sempre un mistero è il motivo per cui sono nate le persecuzioni nei confronti di questo popolo. Per quanti studi antropologici e storici siano stati fatti nessuno è mai riuscito a venirne a capo. Questo ci fa comprendere, là dove ce ne fosse ancora bisogno, di come la ricerca di un nemico contro cui scagliarsi sia sempre stato solo un alibi. La verità naviga senza problemi nell’indole priva di empatia ed eccezionalmente avida oltre che arrogante dell’homo sapiens, che col passare del tempo, ben lungi dall’ “evolversi” è rimasto assolutamente identico.

La porticina riservata ai Cagots nella chiesa di Sauveterre de Béarn

Popolazioni odiate e perseguitate: quando i perseguitati riescono a diventare persecutori

Alcune delle popolazioni che venivano perseguitate sono riuscite, non senza pagare un prezzo molto alto, a posizionarsi dalla parte dei persecutori: gli ebrei, ad esempio, hanno un loro stato molto potente grazie ad alleati ancora più potenti come gli Stati Uniti e con la forza del loro stato oggi perseguitano i vicini palestinesi, che da vari decenni sono diventati i veri “appestati”, considerati tutti terroristi, compresi i bimbi di tre anni, come una volta i perseguitati erano tutti untori così come le donne guaritrici erano tutte streghe. Oggi i palestinesi vengono uccisi a decine di migliaia senza una parola scandalizzata dalla cristiana e sempre più fascista Europa, compresi un numero di bambini enorme, hanno da decenni l’impossibilità di crearsi un loro stato grazie al potere di chi li perseguita e dei suoi alleati. I perseguitati, da che mondo è mondo, quelli che esercitano il “mestiere di cane” non hanno mai alleati a difenderli. In compenso oggi hanno anche i media di tutto il mondo ad accusarli subdolamente. Come diceva Victor Hugo: “L’inferno sta tutto in questa sola parola: solitudine. La storia si ripete come in un vecchio copione letto e riletto eppure, agli occhi di un popolo sempre più cieco, il copione sembra sempre nuovissimo e coloro che lo propongono sembrano, a chi non ha più occhi, degni di diventare i rappresentanti di quella che, con faccia di bronzo, osiamo chiamare ancora democrazia.

# I figli di Lucifero di Enrica Perucchietti e Paolo Battistei

 # I simboli della scienza Sacra di René Guénon

La morte o estradizione di Assange uccideranno la Democrazia

Assange by conservative ink

Quello che sta accadendo nel Regno Unito è qualcosa di orribile, il vero “Ritratto di Dorian Gray”  della società occidentale, che si scandalizza per la morte di Navalny mentre sta facendo di peggio con Assange, recluso da 14 anni, di cui gli ultimi 5 in un carcere speciale, il carcere di Bellmarsh, che non ha nulla da invidiare al carcere dove Putin aveva messo Navalny. Assange sta così male (ha avuto un ictus che non è stato curato e ha l’aspetto di un uomo di 80 anni, lui, solo cinquantaduenne, che era splendido dentro e fuori) e morirà certamente prima di arrivare negli Stati Uniti.

Ricordo che Assange ha avuto il solo torto di essere un bravo giornalista. “Lui è stato molto più bravo di tutti noi – dice Travaglioha solo dimostrato come dovrebbe essere un vero giornalista, e i suoi dossier sono stati pubblicati dalle maggiori testate del mondo, fra cui alcune italiane, come l’Espresso e la Repubblica, che all’epoca facevano la fila fuori della sua porta mentre oggi lo buttano a mare

La morte o estradizione di Assange uccideranno la Democrazia. Painting by Artists for Assange
Assange: “Free Speech on Trial” by Artists for Assange

Alcuni stralci di un bell’articolo dell’Ansa

Ho scelto di riportare alcuni stralci di un articolo dell’Ansa per due motivi: l’articolo è veramente bello, inoltre l’Ansa è una agenzia che non potrebbe mai essere considerata anti-americana.

 “La caccia è quasi finita dopo 14 anni d’inseguimento implacabile, la preda è ormai a un passo dall’estradizione negli Stati Uniti: le cui prigioni – denunciano familiari e sostenitori sparsi per il mondo – potrebbero diventare la sua tomba.

Per Julian Assange si consumeranno nei prossimi giorni le ultime speranze di un via libera in extremis della giustizia britannica almeno all’esame di un ulteriore appello di merito sulla sua consegna o meno alle autorità d’oltre oceano.

Caso da cui dipende il destino di una certa idea d’informazione, oltre a quello personale dell’ex enfant terrible australiano, cofondatore di WikiLeaks e modello antagonista di giornalismo online: divenuto una sorta di nemico pubblico numero uno a Washington per essersi permesso di divulgare, a partire dal 2010, circa 700.000 documenti riservati – autentici e non privi di rivelazioni imbarazzanti, anche su crimini di guerra commessi fra Iraq e Afghanistan – sottratti al Pentagono o al Dipartimento di Stato grazie a simboli del whistleblowing come Chelsea Manning.”

La morte o l’estradizione di Assange saranno la morte della Democrazia: come si uccide la Democrazia mentre parliamo di stronzate e guardiamo San Remo

La morte o estradizione di Assange uccideranno la Democrazia: painting by Sandra Azzaroni

L’assurdità e la follia che contraddistinguono questo caso è che per trovare un’imputazione contro Assange Washington è andato a pescare l’accusa di violazione dell’Espionage Act del 1917, “vecchia legge draconiana applicata finora solo nei confronti di spie o militari traditori, non certo di cittadini non americani e men che meno per vicende di pubblicazione mediatica di documenti segreti” come dice ancora una volta perfettamente l’articolo dell’Ansa.

Io spero sia chiara una cosa: il momento in cui Assange verrà estradato o morirà nell’attesa, sarà anche la morte di quella che ci ostiniamo a chiamare Democrazia. E allora, come in una improvvisa epifania, capiremo tante cose: perché gli Stati Uniti mandano armi ad Israele nonostante il genocidio in atto a Gaza (dove fra l’altro stanno uccidendo pian piano anche tutti i loro concittadini rapiti, perché bombardando a tappeto è chiaro che muoiono tutti, compresi gli ostaggi. Ma del resto, Netanyahu non ha mai dimostrato grande interesse per i poveri ostaggi e addirittura un ministro del suo nuovo governo propose di mandare testate nucleari sottoterra per ammazzare con sicurezza Hamas e qualsiasi palestinese di passaggio e “pazienza per gli ostaggi, in guerra ci sono sempre fattori collaterali”). Capiremo perché i peggiori dittatori della Terra, da Arabia Saudita agli altri paesi arabi fino alla Turchia sono i migliori alleati sia degli Stati Uniti che dei suoi servi patetici, l’Unione Europea. Capiremo perché il vento dell’autoritarismo e del nuovo fascismo senza stivaloni ma che come il diavolo veste Prada o altre firme costose stia fischiando sempre più forte, per quei pochi che hanno ancora orecchie per ascoltarlo.

Assange fotografato dopo forse tre anni di cura di salute a Bellmarsh, quando aveva 50 anni e già ne dimostrava 80

LA MACCHINA DEL TEMPO E DEL POTERE CI HA RIPORTATI A 1984 E NOI ANCORA NON CAPIAMO COME DIAVOLO SIANO RIUSCITI A FARLO.

LEGENDARY CRONACHE DEL MULTIVERSO

Legendary Cronache del Multiverso: copertina senza testo opera by Sandra Azzaroni

Legendary Cronache del Multiverso è un romanzo particolare, difficilmente etichettabile, una sorta di trilogia in un unico libro, che si propone di intrattenere il lettore con una storia che unisce la leggenda alla fantasia, la fantascienza alla religione, l’antropologia al thriller, il tutto con una scrittura fluida, un suo ritmo particolare, che per me è la prima risorsa da cercare in ogni opera, che sia musica o letteratura e una narrazione che è stata definita “accorta, giovane ma mai frettolosa, a tratti ironica eppure elegiaca laddove il pathos della storia, tra esseri umani e creature non umane, lo richiede”. La storia si svolge principalmente su questo mondo e in questo periodo, anche se a volte torna indietro nel tempo, anche a centinaia di milioni di anni fa, per raccontare il perché e il come dell’arrivo su Terra di questi esseri extraterrestri e in che modo il loro arrivo abbia influito fortemente sulla nascita della specie “umana”. Questo è anche il racconto di un Pianeta dove, a certi livelli, la consapevolezza non appartiene solo alla specie umana, anzi, appartiene principalmente a creature della natura, come le foreste d’alberi e le valanghe di neve. Inoltre la scoperta dell’esistenza di molte   altre specie, decisamente di origine non terrestre, che vivono da millenni o milioni di anni sul pianeta è un po’ anche una metafora della vita assieme al “diverso” cosa che l’homo sapiens non è mai riuscito a tollerare ma che sarebbe naturale e semplicissima se solo l’uomo volesse crescere in consapevolezza, conoscenza e bellezza piuttosto che avidamente nel possesso di ciò che non è possibile possedere, perché ogni singolo filo d’erba, animale, pezzo di terra, perfino ogni sasso apparterrà sempre e solo a se stesso.

Legendary Cronache del Multiverso. Libro appena uscito di Sandra Azzaroni, genere fantascienza   opera by Sandra Azzaroni

LE LEGGENDE PRINCIPALI

Alcune delle leggende che troviamo in questo libro sono originariamente prese da vere leggende, o addirittura teorie, in certi casi. Ad esempio la teoria del Paleocontatto o degli Antichi Astronauti, teoria che ha oggi tanti milioni di sostenitori nel mondo, si considera nata intorno al 1960 con la pubblicazione di un articolo del matematico russo Matest Agrest. In seguito le teorie sul contatto tra civiltà extraterrestri e antichissime civiltà umane sono divenute popolari negli anni sessanta e soprattutto negli anni settanta con la pubblicazione dei libri di  Erich von Däniken e Peter Kolosimo, autori di numerosi best seller. Ma prima ancora di loro c’è stato uno scienziato, Zecharia Sitchin, nato a Baku nel 1920, azero ma poi naturalizzato statunitense. È stato autore di molti libri sull’archeologia mal raccontata dalla scienza ufficiale ed il primo grande sostenitore della “teoria degli antichi astronauti” come spiegazione dell’origine dell’uomo. La particolarità di Sitchin è stato il suo studio e conoscenza approfondita di molte lingue come l’ebraico antico e quello moderno e altre lingue europee e semitiche. Ha studiato a fondo la lingua e l’archeologia sumera e del Vicino Oriente, e poi il Vecchio testamento. Ha tratto quindi la sua teoria da una conoscenza approfondita della materia. Ha vissuto 90 anni, soprattutto a New York dove è morto nel 2010 a 90 anni, sepolto nel cimitero ebraico di New Montefiore (Stato di New York) e un giardino commemorativo è stato piantato per lui in Israele con una raccolta fondi.

Quello che rende Sitchin e la sua teoria-leggenda così importante è la diffusione che hanno avuto i suoi libri, tradotti in diverse lingue e convertiti anche in Braille per i non vedenti e trattati in radio, documentari per cinema e televisione, ma anche spettacoli teatrali.

Legendary Cronache del Multiverso; Zecharia Sitchin
Zecharia Sitchin

In Legendary la teoria di Sitchin trova comodamente posto, anche se adattata allo scopo del romanzo, che non è certamente un romanzo a scopo divulgativo. Altra teoria che troviamo nel libro è quella di Hy-Brazil, l’isola misteriosa, che nel romanzo chiamo “l’isola che si nasconde”. Quest’isola leggendaria che fino ad ottocento inoltrato veniva considerata reale doveva trovarsi nell’Oceano Atlantico, a nord-ovest dell’Irlanda . Per secoli molti geografi la disegnarono sulle loro carte fino alla seconda metà dell’Ottocento, e non parlo di cartografi amatoriali, al contrario: rappresentata sempre nello stesso modo, una sorta di cerchio con al centro un canale, apparve per la prima volta su una mappa di Angelino Dalorto nel 1325, col nome di “Bracile”. Poi fu riportata nell’Atlante Catalano del 1375 che la identificò come due isole vicinissime ma separate che avevano, stranamente, lo stesso nome, “Ihla de Brasil”. Nel 1572 l’isola apparve anche nella mappa di Abraham Ortelius, e questo è davvero importante perché Ortelius viene considerato da molti il creatore dell’atlante moderno. Ci sono poi anche storie, risalenti all’ottocento, di capitani che raccontarono di averla vista all’orizzonte, certamente lei, Hy-Brazil, alle esatte coordinate geografiche riportate da alcune mappe, l’hanno guardata a lungo mentre si avvicinavano con la nave, per poi vederla sparire nel nulla sotto ai loro occhi. E una leggenda sempre ottocentesca di chi sostiene di essere riuscito ad approdare.

Legendary: mappa di Angelino Dalorto 1325 con Hy Brazil
Legendary Cronache del Multiverso: Hy Brazil mappa di Angelino Dalorto 1325

C’è poi la leggenda di Agarthi, altrimenti detta “della Terra Cava”, che nel libro ho chiamato “Abatos” che in greco antico significa “Inarrivabile” ed anche la leggenda della Terra cava, leggenda meravigliosa, è cresciuta fino a diventare Teoria, con tanto di gente che sostiene di essere riuscita a raggiungere questa città meravigliosa, con edifici e giardini fatti di pura luce, che si troverebbe all’interno della Terra.

Di un’altra importante leggenda che troviamo nel libro verso la fine non posso parlare perché sarebbe uno spoiler che i futuri lettori di certo non vorrebbero. Tutte le altre leggende e storie fantastiche sono creazioni dell’autrice, e quindi mie e ve ne accenno alcune: la cittadina a forma di pentacolo dai colori aposematici, e quindi, come le rane delle frecce che sono gialle, rosse, fucsia, verde smeraldo per rappresentare un warning per i predatori, che sanno bene che a quei colori corrisponde veleno (gli animali dai colori aposematici sono tanti in natura, anche se alcuni sono un bluff, travestiti impeccabilmente in modo aposematico pur senza un filo di veleno in corpo, ma poi sta al predatore decidere se “andare a vedere”…) e nel caso della cittadina da me inventata quei colori sgargianti servono a tenere lontano esseri malvagi quanto sconosciuti. Ci sono poi le valanghe consapevoli, a volte pigre e a volte collaborative con chi cerca, magicamente di tirare fuori gli umani che a volte finiscono dentro alla valanga e sono ancora vivi, valanga che non ha nessun interesse a ingoiarli, ma nemmeno la capacità di farli uscire senza un aiuto esterno. Un’altra creazione: le creature magiche dall’aspetto di un tipo speciale di lemure, gli indri-indri, famosi nella realtà per i loro canti indescrivibili (devi ascoltare un indri-indri per capire che cosa meravigliosa e stravagante musicalmente parlando sia il suo canto, fatto mentre salta di albero in albero come se volasse); questi simil-lemuri, chiamati “micromene”, sono creature empatiche per DNA e depositarie di antichissime e importanti conoscenze che riguardano non solo questo pianeta ma l’intero Multiverso. C’è poi il liquido viola chiamato Potere, che dà numerose marce in più alla specie extraterrestre, protettrice dell’umanità, che ho chiamato Sparkling. Questo nome, Sparkling, l’ho ideato per via di una particolarità che hanno questi esseri non terrestri: nelle sacche lacrimali non hanno liquido ma una sorta di materia luccicante, come fosse porporina viola, argento e blu che fuoriesce dagli occhi in certi momenti di emotività, come le lacrime per noi umani, e in più queste “sparks” tendono ad uscire di notte, creando l’immagine di una danza di lucciole viola e argento nell’oscurità.

Indri Indri o Micromene den romanzo Legendary
Legendary Cronache del Multiverso: Indri-Indri o Micromene nel romanzo

LEGENDARY CRONACHE DEL MULTIVERSO: ALCUNI PERSONAGGI

Il romanzo si svolge attorno a un vero e proprio viaggio iniziatico che la protagonista, la giovanissima Mya, metà Sparkling e metà umana, scelta apposta per affrontare una sorta di “mission impossible” deve portare a termine prima di potersi scontrare contro il nemico che minaccia l’umanità intera e tutto il pianeta Terra. Un nemico che arriva da molto lontano, non nel senso di spazio ma nel senso di tempo. Nel frattempo i componenti dell’”Esercito Sparkling” fanno di tutto per tenere i nemici lontani da Mya, e con trucchi e sistemi ogni volta diversi combattono da veri Guerrieri e allo stesso tempo cercano di capire chi sia e da dove arrivi questa minaccia che, se non bene individuata, è impossibile che possa essere sconfitta. Fra questi personaggi la più importante è Rigel, nonna di Mya o, come dicono gli Sparkling nel libro, “due volte madre” di Mya. Anche Rigel, quindi, prima da sola e poi con un piccolo gruppo di aiutanti della sua specie e non solo, viaggia continuamente a seconda di dove la portano le tracce, ed è qui che si innesta la parte thriller del libro.

Mya invece, al contrario di tutti gli eroi del mito, che sia greco, mesopotamico o indiano, è disposta a partire sola per il suo viaggio, ma si ritrova in un terzetto veramente improbabile dal punto di vista dell’eroismo: il suo migliore amico e compagno di classe, il tredicenne Jessie, umano al 100%, con una cotta gigantesca per Mya esplosa nell’attimo stesso in cui l’ha vista per la prima volta e una cornacchia che si scopre essere la reincarnazione di una persona che era stata molto importante per Mya. La parte ironica del libro ha di solito a che fare con il buffo terzetto, che Mya si porta dietro pur temendo, all’inizio, che non saranno altro che un rallentamento ma tendendo a seguire il suo istinto scoprirà invece che senza i suoi compagni di viaggio non sarebbe mai riuscita a farcela.

Legendary Cronache del Multiverso: Mya di notte con cornacchia e medaglione sacro
opera by Sandra Azzaroni
Legendary Cronache del Multiverso: Mya di notte con cornacchia e medaglione sacro

I VIAGGI

I posti visitati da Mya, a volte con Jessie e cornacchia, a volte sola, sono davvero molti. La storia parte dal Nord America, dove Mya vive con la sua due volte madre Rigel sulla costa est, nella riserva delle Blue Hills, in Connecticut, vicino alla ricca cittadina di Canton, dove Mya va a scuola e dove vive Jessie. Da lì Mya raggiungerà la Patagonia, anche chiamata “Fine del mondo” dove incontrerà le sue amate balene che la attendono da una vita precedente. Poi, a parte i vari viaggi che sia Rigel e compagni, sia Mya con o senza compagni faranno, andranno ad esempio tutti in California, nell’altra lontana costa americana, tenendo come base il Mount Shasta. Mya poi viaggerà fino all’Irlanda, e da lì nell’isola che si nasconde di cui abbiamo parlato prima. Invece la parte finale del libro dove il thriller si conclude, i tanti nodi vengono al pettine, il nemico si rivela e la lotta finale avrà luogo, avverrà nel Dhaulagiri, monte dell’Himalaya, a oltre 5000 metri d’altitudine, monte che scopriremo – al suo interno – essere pieno di vita e di amore ed empatia. Proprio in mezzo ai ghiacci troveremo la parte più calda e la sola speranza perché il mondo umano impari a liberarsi dal giogo dell’avidità.

LEGENDARY CRONACHE DEL MULTIVERSO: un brano tratto dal libro, mentre Mya raggiunge dall’Irlanda “l’Isola che si nasconde”.

“Alleato, perché mi sento così? Insicura, afflitta, irrequieta, frenetica… è sempre colpa della mia parte umana?”

“Al contrario Portatrice – rispose Pi, andando controvento di bolina – è l’Isola, è solo l’Isola a farti sentire così.”

Mya annuì, pur senza comprendere e si raggomitolò sotto al telone. Poi, piano piano, il movimento della barca sull’acqua la rilassò fino a farla addormentare. Dormiva già da qualche minuto quando, nel sogno si ritrovò a correre. … Era una lupa grigia e correva per sopravvivere, dando la caccia, insieme al suo gruppo familiare, ad una grossa e veloce femmina di wapiti. Continuando ad accelerare, lanciò uno sguardo al compagno: ormai, per capirsi, bastava un’occhiata o un’immagine inviata telepaticamente. Erano una coppia fedele già da qualche anno e avevano messo al mondo en quattro nidiate di piccoli lupi. Insieme avevano conosciuto fame, freddo, gelo, malattie e il dolore di veder morire i propri figli, per non parlare della paura dell’uomo, che da sempre cercava di sterminarli.

La lupa e il compagno spinsero la wapiti nella direzione in cui l’aspettavano i loro giovani figli. La caccia rappresentava la vita stessa, e la vita era incredibilmente dura, oltre che subdola e ingiusta. Il gruppo di famiglia dei lupi non mangiava da giorni e se non fossero riusciti a catturare quella cerva dopo aver speso le loro ultime energie le cose si sarebbero messe molto male.

Il sogno di Mya era più che vivido … Poi qualcosa cambiò e Mya si trovò a vivere nel corpo e nello spirito della cerva in fuga. Era una cerva adulta, nel pieno della vita: nel suo utero stava crescendo un piccolo wapiti, ma era stato concepito da pochi giorni e il suo corpo non ne portava ancora il segno. La cerva era molto veloce e i suoi zoccoli sembravano solo sfiorare il terreno da quanto galoppavano al massimo della velocità. … Ma poi, davanti a lei, apparvero i tre giovani lupi che le bloccarono il passaggio. … Il lupo maschio, da dietro, le saltò addosso e affondò zanne ed artigli fra natica e ventre, facendola cadere a terra. A quel punto arrivarono gli altri quattro e iniziarono a sbranarla. La wapiti ci mise alcuni minuti a morire, e in quei minuti Mya provò la sofferenza, la disperazione e infine la rassegnazione della cerva che veniva divorata, ma allo stesso tempo provò anche le sensazioni della lupa: la fame finalmente placata, il gusto del sangue in bocca e il sollievo di vedere figli e compagno finalmente a stomaco pieno. Mya era la preda ed il predatore e provava, quindi, la folle sensazione di divorare se stessa.

… A quel punto saltò in piedi sulla barca, con uno scatto così repentino che rischiò di rovesciarla: finalmente era di nuovo sveglia. Con grande stupore vide che stava albeggiando, e che il buio della notte aveva lasciato posto a un cielo rosa pallido con tante piccole nuvole candide.

Legendary Cronache dal Multiverso: Mya con medaglione sacro e gufo pazzo
Legendary Cronache del Multiverso: Mya con medaglione sacro e il gufo pazzo

LEGENDARY, da non dimenticare:

Sperando che corriate in massa a comprare il libro, che entro pochi giorni dovrebbe essere a disposizione sia in versione cartacea che in e-book formato e-pub, che è il formato adesso accettato dal kindle e da praticamente tutti gli e-book reader. Inoltre è un formato leggero e graficamente ottimo . A chi volesse comprarlo, in una delle due versioni, consiglio di prenderlo direttamente sul sito dell’editore “Youcanprint” ma entro poco dovreste trovarlo online sicuramente su Amazon e in tutte le librerie online. Grazie in anticipo a chi mi darà la fiducia di comprarlo, sperando di ripagarla con un libro bello e appassionante.

IL VENTO E’ MIA MADRE

Proud Native Girl by Sandra Azzaroni

Il vento è mia madre è un libro scritto da Bear Heart, un nativo americano della tribù dei Creek (il loro vero nome era Muskogee, ma gli europei li chiamarono “gli Indiani che vivono fra i torrenti” da cui Creek, cioè torrente) che forse è stato uno degli ultimi veri “uomini-medicina” che si sono tramandati da secoli oralmente e soprattutto con l’esperienza la loro conoscenza eccezionale, una conoscenza di cure molto potenti collegata strettamente alla Natura, e, nel particolare, alla Natura specifica della loro terra. Bear Heart, nato nel 1918, si chiamava Nokus Feke Ematha Tustanaki che significa, appunto, Bear Heart in inglese o Cuore d’Orso in italiano.

I racconti dell’uomo-medicina, che andò a combattere per gli Stati Uniti nella seconda guerra mondiale, oltre a parlare della sua vita e del suo popolo nel periodo che va dagli anni ’30 ai ’60, tornano indietro nel tempo.

Il vento è mia madre

L’impianto sociale delle tribù native

Il suo racconto ci narra di come era la vita dei nativi grazie all’impianto sociale delle tribù indiane, prima di essere completamente schiacciati dagli europei e poi dagli americani (in realtà sempre gli stessi, visto che un nome non può cambiare un popolo più di quanto non possa farlo il colore di una bandiera.). L’impianto sociale delle tribù native era ciò che le trasformava in autentiche famiglie allargate e questo impianto era basato sull’appartenenza alla loro terra e sul rispetto assoluto nei confronti della terra e della natura. Tuttavia potremmo imparare ancora molto dagli insegnamenti degli Indiani d’America: a partire dal loro particolare approccio nei confronti della vita e dal modo di correlarsi con la Terra e con gli altri esseri viventi, che è decisamente l’opposto di quello che pratica la società occidentale, che ha anche la spocchia di chiamarlo “il migliore dei mondi possibili”. Cuore d’Orso è stato uno degli ultimi Nativi americani educati secondo la tradizione degli uomini-medicina che desideri condividere la sua saggezza, senza mai un briciolo di arroganza o di supponenza.

Il vento è mia madre: il genocidio degli indiani

Il momento più toccante del libro è quando parla di come, nel 1830 circa, gli indiani appartenenti alla sua tribù e ad altre vennero scacciati dalle proprie terre e massacrati. Nei confronti di tutti i nativi americani, gli americani hanno compiuto un vero e proprio genocidio. Complimenti agli americani, quindi, perché portare a termine un genocidio non è facile. Hitler non c’è riuscito. Gli Stati Uniti d’America sono l’unico paese al mondo che sia riuscito a compiere un genocidio e a sganciare ben due bombe atomiche sulla popolazione civile (giapponese), e adesso hanno il coraggio di presentarsi a un mondo sempre più supino e subalterno come “i buoni”. Ed ecco quindi come “i buoni” hanno sparso la loro bontà, prima di iniziare ad “esportare democrazia”. Bear Heart racconta il massacro dei suoi antenati in prima persona, e questo ci aiuta a capire qual era e quanto fosse forte il sentimento dei nativi nei confronti di antenati e di altri nativi.

Il sentiero delle lacrime, più noto come The Trail of Tears

Il vento è mia nadre: Indiani Muskogee in Oklahoma nel 1833
Il vento è mia madre: Indiani Muskogee in Oklahoma nel 1833

“Nel 1832 il presidente Andrew Jackson firmò una legge [Indian Removal Act, una delle leggi più fasciste che siano mai state create in un qualsiasi paese del mondo, a maggior ragione se si considera che fu fatta per togliere ai Cherokee le loro terre che erano piene d’oro; inoltre Jackson fu il primo presidente americano del Partito democratico…vien da dire “buon sangue non mente”N.d.A.]. Questa legge costrinse le tribù native ad abbandonare il sud-est degli Stati Uniti e fu allora che i Muskogee vennero cacciati assieme ai Chickasaw, ai Choctaw e ai Cherokee. Percorremmo a piedi tutto il tragitto che separava le nostre case natali dal territorio che il Governo ci aveva assegnato, il cosiddetto Territorio indiano, che in seguito sarebbe stato battezzato Oklahoma, una parola choctaw che significa “terra dell’uomo rosso”. La storia ha registrato questo avvenimento, ma non tutte le emozioni che lo accompagnarono, quello che il nostro popolo provò, quello che fu costretto a lasciarsi alle spalle, le difficoltà che dovette superare. Fu un trasferimento forzato: non avevamo altra scelta. Se qualcuno di noi rifiutava di abbandonare le proprie case, i soldati strappavano un bambino dalle braccia della madre e gli fracassavano la testa contro un albero, dicendo: “Se non ve ne andate, tutti gli altri bambini faranno la stessa fine”. Alcuni soldati sventrarono con le loro sciabole delle donne incinte. Fu così che la nostra gente fu costretta ad abbandonare la propria terra.

Acquarello su Trail of tears
Il vento è mia madre: acquarello su Trail of Tears

La nostra gente fece a piedi camminando dall’alba al tramonto, circondata come un gregge da soldati a cavallo. Quando i nostri vecchi cadevano, morti, non ci veniva concesso nemmeno il tempo necessario per offrire loro una sepoltura decente. Molti dei nostri cari vennero gettati nei burroni; i loro corpi furono coperti soltanto da qualche frasca, perché ci impedivano di fermarci. Fu un lungo cammino, la gente era sfinita, i bambini non riuscivano a tenere il passo degli adulti, quindi questi erano costretti a portarli in braccio o sulla schiena. Erano talmente sfiniti da non avere la forza di reggerli, tanto che alcuni bambini e madri dovettero essere abbandonati. Queste sono solo alcune delle avversità che il nostro popolo dovette sopportare lungo il cammino e queste ingiustizie provocarono molti lamenti e pianti. Quella strada venne da noi battezzata “il sentiero delle lacrime”.

Il vento è mia madre: the trail of tears
The trail of tears photo by the Indigenous Foundation

Un uomo che da bambino aveva percorso quel lungo cammino mi ha raccontato la storia. A un certo punto del percorso, la tribù con quei pochi cavalli che aveva venne caricata su dodici battelli decrepiti per attraversare il Mississipi. Il battello su cui era imbarcato cominciò ad affondare: lui riuscì ad afferrare la sua sorellina, montò a cavallo e puntò verso la riva, mentre i soldati lo inseguivano perché gli Indiani non avevano il permesso di montare a cavallo. Cercò di andare più veloce, ma il cavallo doveva nuotare ed era terrorizzato dall’acqua, per cui avanzava lentamente. L’uomo aveva visto quanto potevano essere brutali i soldati e sapeva che i battelli erano stati sovraccaricati intenzionalmente per farli affondare con il loro carico umano, perciò cercò di fuggire. All’improvviso qualcuno sbucò dietro di lui su un altro cavallo e gli strappò dalle braccia la sorellina. -Quando raggiunsi la riva piangevo disperatamente, perché ero convinto che fosse stato un soldato a prendersi la mia sorellina, ma poi mi accorsi che era stato uno dei nostri che voleva aiutarmi-. Molti di noi morirono, mentre attraversavano il Mississippi. Quando i sopravvissuti raggiunsero la riva erano completamente inzuppati e faceva molto freddo, perché era inverno. Qualunque fosse il tempo che incontravano, dovevano andare avanti, camminavano fra la neve senza scarpe. La mia trisavola si congelò i piedi, poi subentrò la cancrena che le fece staccare letteralmente i piedi dalle gambe. Ora è sepolta a Fort Gibson, in Oklahoma, ma sulla sua tomba non c’è scritto alcun nome; molti altri come lei giacciono sepolti in tombe senza nome. Non so quale sia la sua tomba, so solo che si trova in mezzo a quelle.

Il vento è mia madre: Bear Heart

Anche quando arrivammo sul posto assegnatoci, i problemi non finirono. I nostri bambini, di tutte le età, vennero strappati alle famiglie e furono chiusi in collegi, nei quali non potevano parlare la loro lingua, ma venivano obbligati a parlare inglese. Erano scuole governative: i bambini dovevano entrare e uscire dalle aule marciando, dovevano rifarsi il letto, tagliarsi i capelli corti (contro le loro tradizioni e religioni) comportarsi come se fossero in un campo militare. Questi sono solo alcuni dei soprusi che abbiamo dovuto sopportare. Eppure, ancora oggi, nelle nostre cerimonie la nostra gente prega per il bene di tutta l’umanità, che questa sia nera, gialla, rossa o bianca. Com’è possibile, avendo alle spalle un passato del genere, che la nostra gente esprima un tale amore?”

Il vento è mia madre: Oklahoma

Per quanto riguarda l’Oklahoma, rimase territorio indiano per poco tempo. Con la guerra di secessione, appartenendo l’Oklahoma al sud, con la sconfitta dei confederati gli americani vincitori ne approfittarono per togliere buona parte del territorio agli indiani. Poi, nel 1870, con la costruzione della ferrovia, il governo favorì fortemente la colonizzazione del territorio (non è impressionante vedere come la parte peggiore della storia si ripete all’infinito?).

Col tempo la maggior parte dei nativi americani, diventati davvero pochi, sono stati infilati in piccole briciole di terra chiamate riserve, e se all’inizio hanno cercato di mantenere in vita le proprie tradizioni, piano piano in molti se ne sono decisamente distaccati. Quell’impianto sociale così importante era stato strappato e fatto a pezzetti dai “buoni”. Negli ultimi decenni, tranne rare eccezioni, queste riserve sono diventate o ghetti dove i nativi vivono in miseria e disperazione o piccoli angoli di “capitalismo” dove trionfano i casinò e quello che rimane degli antichi usi e costumi indiani sta nei negozi di souvenir.

#nativi americani #genocidio indiani #The Trail of Tears #Il governatore della Florida De Santis dice “Non è vero che gli Stati Uniti sono stati costruiti su terre rubate” #la storia si ripete

Philip K. Dick e Barbie

Nel titolo “Philip K.Dick e Barbie” mi riferisco proprio a Lei, la Barbie bambola nata biondissima con occhi azzurri e ben presto raggiunta da un piccolo esercito di sorelle uguali ma con colori diversi: Barbie dai capelli platino, bruni, rossi, Barbie afro e asiatiche. E poi, la Barbie maschio, cioè Ken, il bellissimo Ken, eterno fidanzato di Barbie. La data di nascita di Barbie è il 1961, e considerando il miliardo di bambole vendute da allora ad oggi, 2023, possiamo senz’altro dichiararla Sua Maestà la Regina delle Bambole.

Philip K. Dick e Barbie: la classica Barbie bionda
La tipica Barbie bionda

Philip K. Dick e Barbie

Ma la domanda che rimane è: che cosa aveva a che fare Dick con Barbie? Un colpo di fulmine, una cartolina dal giardino dell’Eden, una sorta di epifania che gli aveva mostrato con chiarezza come la figura sexy e il visetto innocuo di un gruppo di bambole diverse solo nei vestiti erano forse l’altra faccia del Male, ben mimetizzato… Di sicuro era qualcosa di così potente da ispirargli la creazione di uno fra i suoi racconti più belli (I giorni di Perky Pat) seguìto da quello che oggi chiameremmo uno “spin off” estrapolato da Perky Pat, e nello specifico “Le tre stimmate di Palmer Eldritch”, romanzo allucinato e indimenticabile.

Da Barbie a Perky Pat

“… Suo padre e sua madre, intanto, lo disturbavano discutendo rumorosamente con i Morrison dall’altra parte del tramezzo. Giocavano di nuovo a Perky Pat. Come sempre.

Quante volte avrebbero oggi ripetuto quello stupido gioco? Si domandò Timothy. Infinite, probabilmente… E non erano gli unici: aveva sentito dire dagli altri ragazzi, del suo pozzo e di altri, che anche i loro genitori trascorrevano la maggior parte della giornata giocando a Perky Pat, e talvolta andavano avanti fino a notte inoltrata.

… No, nessun carrello – obbiettò la signora Morrison – È sbagliato. Lei dà la sua lista al droghiere e pensa a tutto lui.

Questo succede solo nei piccoli negozi del quartiere – spiegò sua madre – Ma questo è un supermercato, si capisce dall’occhio elettronico alla porta.

Io sono sicura che tutte le drogherie avevano l’occhio elettronico alla porta – insistette ostinata la signora Morrison…

Vadano tutti a quel paese, pensò Timothy, usando l’espressione più forte conosciuta da lui e dai suoi amici. E poi, che diavolo era un supermercato?

(da “I giorni di Perky Pat” di P.K. Dick)

Philip K. Dick e Barbie: la prima Barbie creata nel 1961
La prima Barbie creata nel 1961

Philip K. Dick e Perky Pat

 Lo stesso Dick ci racconta come fosse la sua vita nel 1963, con la prima di cinque mogli e quattro figlie:

“L’idea di Perky Pat si è presentata alla mia mente quando ho visto le mie figlie giocare con le Barbie. Chiaramente quelle bambole dall’anatomia iper-sviluppata non avrebbero dovute esser create per i bambini. Barbie e Ken erano due adulti in miniatura, a cui bisognava comprare abiti nuovi all’infinito perché continuassero a vivere nel lusso a cui erano abituati. Ebbi visioni di Barbie che pretendeva pellicce di visone; avevo paura che mia moglie mi trovasse con Barbie e mi sparasse. Avevo a che fare di continuo con lei e i suoi costosi acquisti, e ho sempre pensato che almeno Ken avrebbe dovuto comperarsi i vestiti con i suoi soldi.”

I primi anni ’60 furono forse il periodo più prolifico letterariamente parlando per Dick. La moglie lo costrinse ad andare a lavorare fuori casa, e lui affittò una specie di baracca in campagna a 25 dollari al mese, dove si distraeva ascoltando il campanaccio delle pecore e sentiva la mancanza delle figlie. Avrebbe tanto voluto veder apparire dalla porta Barbie, ma invece la sua immaginazione infinita e fortemente contagiata dall’angoscia creò Palmer Eldritch

Philip K.Dick e Barbie
Philip K. Dick

La faccia metallica di Palmer Eldritch 

“Un giorno camminavo sulla stradina di campagna, diretto alla mia baracca, con la prospettiva di scrivere per otto ore. Alzai gli occhi al cielo e vidi una faccia. Non la vidi realmente, però c’era, e non era una faccia umana; era un immenso volto che esprimeva la perfetta malvagità. Era immensa; riempiva un quarto di cielo. Aveva scanalature vuote al posto degli occhi. Era metallica e crudele e, cosa peggiore di tutte, era Dio.”

Dick continuò spiegando che Perky Pat rappresentava la seduzione femminile, l’eterno femminino, e quindi nasceva dal desiderio, mentre Palmer Eldritch nasceva dalla paura provata da bambino quando il padre abbandonò lui e sua madre: di conseguenza emergeva dall’angoscia più profonda. Ma Dick, come i grandi scrittori, come tutti i geni, è sempre stato umile. In realtà, infatti, c’è molto di più in entrambe le opere.

Philip K. Dick e Barbie: Perky Pat e Palmer Eldritch

Nei giorni di Perky Pat troviamo una Terra post guerra nucleare, soffocata da una temperatura invivibile e un Sole killer. Gli umani che in Perky Pat vivevano ancora su Terra, sia pure in loculi simili a tombe, in Palmer Eldritch vivono su Marte, comunque rinchiusi nei loro buchi-rifugio nel terreno, sempre in fissa col loro gioco, ormai tristemente abituati all’ambiente, reso tale dalle bombe nucleari molto potenti degli extraterrestri che hanno vinto la guerra contro gli umani. Extraterrestri che però continuano a gettare agli umani più disperati pacchi pieni di cibo, di banconote e di roba tecnologica, utile per ricreare e ricostruire, infatti sono chiamati “benefattori” dalla gente dei rifugi sottoterra; gli umani, però, smontano tutto ciò che è tecnologia e lo utilizzano per giocare a Perky Pat, creare cancelli elettrici con telecomando, macchine sportive ed elettrodomestici, cucire abiti, e rendere sempre più perfette le loro “composizioni”, ovvero il piccolo meraviglioso mondo della capricciosa bambola e del suo fidanzato, il tutto in una via di mezzo fra un’anticipazione dei giochi di ruolo e il classico, antico gioco infantile con le bambole.

L’atmosfera di Perky Pat è triste, squallida, insensata, ma il feeling che regna in Palmer Eldritch, dove in parte ritroviamo alcuni dei personaggi di Perky Pat, è molto peggio. C’è solo violenza, sopraffazione, e l’unica speranza di un domani migliore è affidata alla droga. Il gioco con le bambole continua, ma il gioco da solo ormai non basta più. Il divertimento è affidato a una droga, il Can-D (Candy, caramella) grazie a cui gli umani credono davvero di essere Perky Pat e fidanzato e di vivere una vita normale su un pianeta normale nei panni di giovani belli e pieni di soldi. In questo modo gli umani veramente ricchi che vivono su altri pianeti ancora abitabili riescono a spremere anche i poveri abitatori di tunnel polverosi.

Ben presto scoppia una sorta di guerra fra i due principali capitalisti-spacciatori: da una parte quelli che vendono il Can-D e creano tutto ciò che può servire a Perky Pat; dall’altra c’è Palmer Eldritch che insieme ad una nuova bambola spaccia una droga tanto pazzesca quanto pericolosa, il Chew-Z (Chewzy, gommosa). La differenza fra i due stupefacenti è fondamentale: il Chew-Z è quella che chiamano una droga “di traslazione”, ovvero una droga che “ti riporta” in qualsiasi parte del tuo passato tu abbia vissuto qualcosa di importante che non sei riuscito a concludere, o ti fa incontrare qualcuno di molto importante che hai perso, qualcuno che vuoi assolutamente rivedere perché non hai possibilità di farlo nella realtà. Traslazione che ti porta ad un’astinenza terribile e che, allo stesso tempo, dà senso a una vita fatta di nulla. Un senso finto a cui però nessuno riesce a resistere.

Philip K. Dick e Barbie: Barbie e Ken
Philip K. Dick e Barbie: Barbie e Ken

Palmer Eldritch, un Dio uscito dall’Inferno

Passare ad una droga diabolica tramite una bambola Barbie, ecco qualcosa che solo la mente di Dick, geniale e abituata agli specchi dell’inferno, avrebbe potuto immaginare.

“Mi hai svegliato – disse a Anne, rendendosi conto di quello che lei aveva fatto; provò un enorme, rabbioso disappunto. In ogni caso, la traslazione per il momento era finita, ed era tutto…

“È stato bello? – chiese Anne, comprensiva. Toccò la tuta di lui- è venuto a far visita anche al nostro rifugio. L’ho comprato. Quell’uomo con quei denti e quegli occhi strani”

“Eldritch, o un suo simulacro – gli dolevano le giunture, come se fosse stato seduto sulle gambe per ore, ma vide che al massimo era passato un minuto – Eldritch è dappertutto – disse ad Anne – Dammi il tuo Chew-Z – le disse.”

“No.”

Lui si strinse nelle spalle, nascondendo il disappunto, l’acuto effetto fisico dell’astinenza…

“Dimmi com’è” disse Anne.

Barney disse: È un mondo illusorio nel quale Eldritch occupa le posizioni-chiave, come una divinità; ti offre la possibilità di fare quello che in realtà è impossibile: ricostruire il passato come avrebbe dovuto essere. Ma è difficile anche per lui. Ci vuole tempo” Quindi tacque; rimase seduto a strofinarsi la fronte dolorante.

“Vuoi dire che non si può, come nei sogni, allungare la mano e prendere ciò che si vuole?”

“È assolutamente diverso dal sogno – era peggio, si rese conto – più che altro una specie di inferno – pensò – Sì, è così che dev’essere l’inferno: ripetitivo e inesorabile”…”

(da “Le tre stimmate di Palmer Eldritch” di P.K.Dick) 

   

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                     

CHE COSA VUOL DIRE PER TE ESSERE DONNA?

“Che cosa vuol dire per te Essere Donna?” è una domanda da porre tanto alle donne quanto agli uomini. La storia della Donna si può riassumere facilmente: negli ultimi millenni la Donna è stata considerata alla stregua di un animale, di una pecora che finché produce lana e latte può essere tollerata, e proprio come un animale, fino a poco fa non ha avuto alcun diritto. Nonostante l’angolo buio e punitivo in cui è stata relegata, la Donna, piano piano, come le formiche che portano con estrema fatica piccoli pezzi di cibo al formicaio, briciole, pezzetti di foglie, di fungo, di insetti morti, tutte cose che pesano più di chi le trasporta sulla schiena, è riuscita a portare nel suo “formicaio segreto” nuove leggi, nuovi accessi alla vita pubblica, alla società, nuovi riconoscimenti, che, sempre con estrema lentezza, hanno creato un piccolo buco nel muro di gomma del patriarcato.

E grazie a quel buco, che col tempo si è allargato, gli obiettivi conquistati dalle donne sono stati grandi, ma il percorso verso la parità è ancora lungo.

Che cosa vuol dire per te essere Donna? Donne discriminate e/o umilite

Che cosa vuol dire per te essere Donna?

Purtroppo la cosa peggiore che ancora manca a noi donne è la connessione con noi stesse. Ci hanno insegnato che l’uomo deve sempre mostrare forza e superiorità e la donna deve sempre essere condiscendente, conciliante, disponibile, docile: questo non ha portato niente di buono né all’uomo né alla donna. Sono tante le donne che emulano il potere maschile per farsi strada in campi come la politica: cipiglio sempre più incazzato, pugno di ferro, vecchi mantra ormai fuori dalla storia urlati a loop, tipo “Dio patria famiglia”, oppure, donne semplicemente finte, manipolatrici, pronte a mostrare la vera faccia solo quando ti stanno pugnalando alla schiena (ecco due esempi di quelle che io chiamo Donne-uomo).

Così come sono tante le donne che trovano lavori importanti e molto ben retribuiti succhiando il sangue dell’uomo, in quanto mogli, figlie o amanti di uomini di potere (le classiche Donne-vampiro). E allo stesso tempo sono molte le donne che vivono chiuse e perse dentro a realtà orribili, e non credono più che esista una via di fuga (loro sono le Donne-vittima).

In questo biblio-trip incontreremo tanti tipi di Donna, brevi immagini prese dal teatro, da libri, da lettere, da serie tv, tramite monologhi, dialoghi, riflessioni. Ognuna può rappresentare una delle tante risposte alla domanda da mille risposte: “Che cosa vuol dire per te essere donna?”

Donne e Lupi

Che cosa vuol dire per te essere Donna? Donne e Lupi

“I lupi sani e le donne sane hanno in comune talune caratteristiche psichiche: sensibilità acuta, spirito giocoso, e grande devozione. Lupi e donne sono affini per natura, sono curiosi di sapere e possiedono grande forza e resistenza. Sono profondamente intuitivi e si occupano intensamente dei loro piccoli, del compagno, del gruppo. Sono esperti nell’arte di adattarsi a circostanze sempre mutevoli; sono fieri e molto coraggiosi. Eppure le due specie sono state entrambe perseguitate, tormentate e falsamente accusate di essere voraci ed erratiche, tremendamente aggressive, di valore ben inferiore a quello dei loro detrattori. Sono state il bersaglio di coloro che vorrebbero ripulire non soltanto i territori selvaggi ma anche i luoghi selvaggi della psiche, soffocando l’istintuale al punto da non lasciarne traccia. La rapacità nei confronti dei lupi e delle donne da parte di coloro che non sanno comprenderli è incredibilmente simile.”

(da "Donne che corrono coi lupi" di Clarissa Pinkola Estès)

La mia notte è un cuore ridotto a uno straccio

“La mia notte è senza luna. La mia notte ha grandi occhi che guardano fissi una luce grigia che filtra dalle finestre. La mia notte piange e il cuscino diventa umido e freddo. La mia notte è lunga e sembra tesa verso una fine incerta. La mia notte mi precipita nella tua assenza. Ti cerco, cerco il tuo corpo immenso vicino al mio, il tuo respiro, il tuo odore. La mia notte mi risponde: vuoto; la mia notte mi dà freddo e solitudine.

Cerco un punto di contatto: la tua pelle. Dove sei? Dove sei?

Mi giro da tutte le parti, il cuscino umido, la mia guancia vi si appiccica, i capelli bagnati contro le tempie. Non è possibile che tu non sia qui.

La mia mente vaga, i miei pensieri vanno, vengono e si affollano, il mio corpo non può comprendere.

Il mio corpo ti vorrebbe.

Il mio corpo, quest’area mutilata, vorrebbe per un attimo dimenticarsi nel tuo calore, il mio corpo reclama qualche ora di serenità.

La mia notte è un cuore ridotto a uno straccio.”

(da una lettera di Frida Kahlo a Diego Rivera)

Che cosa vuol dire per te essere Donna? Clitennestra

he cos vuol dire per te essere Donna? Clitennestra uccide Agamennone
Clitennestra uccide Agamennone

Lento, si spalanca il portale della reggia. Dentro, tre figure. Riverso in una conca lucente, avvolto in un largo drappo chiazzato di sangue, il corpo di Agamennone. Accanto, abbattuta, Cassandra. Li sovrasta – l’arma è ancora in mano – Clitennestra, superba.

Clitennestra:

In passato molte parole ho detto sfruttando un’occasione: ora, non avrò scrupoli a smentirle. Come può, uno, tramando ostili colpi a gente ostile che si presenta con la faccia amica, gettare rete di sventura, altezza che nessun balzo varca? Da troppo tempo non mi usciva dalla mente questa gara di morte. Ora il premio della lotta, la vittoria: tardi, ma alla fine è giunta! Qui mi ergo, dove vibrai l’arma, dove ho saldato il mio impegno. Ho agito, ho avuto successo, non voglio celarlo: né scampo per lui, né riparo al colpo fatale. Un volo di rete, inestricabile – come a una mattanza – e lo ingabbio, sfarzo doloroso di stoffe. Io due squarci. Due rantoli, lui, fascio di membra snervate, lì al suolo. È steso. Un terzo colpo gli assesto. Grato ossequio a Zeus dell’abisso, patrono dei morti. Sfoga l’anima crollando – una boccata precipitosa di sangue e spira. Mi schizza di fosche stille – velo di rugiada scarlatta che mi fa lieta, come la semente del grano, quando nel pieno sbocciare dei chicchi s’ingemma del rorido dono del cielo. Questi gli eventi, degna nobiltà di Argo. Esultate se vi piace. Io me ne glorio. Se mai fosse buon momento per libare su un ucciso, ora sarebbe giusto, legittimo, anzi. Quest’uomo ha colmato il calice di troppi crimini, qui nella reggia: al suo ritorno gli è toccato svuotarlo.

Coro:

Ci scuote la tua lingua sfacciata, questa voce superba contro lo sposo.

Clitennestra:

Mi state saggiando: quella donna insensata, pensate. Io però con cuore immoto mi rivolgo a gente che intende. Tu mi assecondi, sei disposto? Mi critichi? È lo stesso. Ecco Agamennone, sì mio marito. Morto. Colpo di questa abile mano, autrice di vendetta. Questi i fatti.                                                                                                                                     

Coro str. I:

Regina, che tossico frutto della zolla inghiottisti, che filtro stillato dall’onda salmastra per commettere l’assassinio? Per spezzare, troncare l’imprecazione che sale dal paese? Sarai fuorilegge, sotto un carico d’astio ti schiaccerà la tua gente.

Clitennestra:

 Adesso tocca a me fuggire il paese, affrontare l’astio, la pubblica esecrazione: così così tu ora sentenzi. Non facesti contrasto in passato a quest’uomo. Lui, senza scrupolo – non conta la morte di un’agnella, quando il pascolo trabocca di mandrie ricciute – immolò la sua figlia, frutto doloroso e adorato del mio parto. Doveva affascinare, in Tracia, il calo di vento. A lui no, non toccava l’espulsione da questo paese, a fargli scontare il crimine osceno. Alle mie azioni, invece, tendi le orecchie, e ti fai giudice senza pietà. Ora ascolta. Limita le minacce, potrai darmi ordini, ma solo piegandomi con le tue mani: io, per me, sono pronta, da pari a pari. Régolati. Certo, se dio decide l’opposto, apprenderai la dura lezione di un tardivo equilibrio di mente.

Coro ant. I:

Sei spavalda di cuore e alzi la voce arrogante. Delira il tuo spirito per il cruento colpo di fortuna. Ombra fosca di sangue – la vedo – ti scintilla negli occhi. Hai vuoto d’amore, intorno: devi espiare il colpo con colpo di risarcimento.

Clitennestra:

E tu considera la santa base dei miei giuramenti: su Equità che rese giustizia a mia figlia, su Perdizione punitrice divina, su Erinni cui dedico quest’uomo scannato, mai varcherà la mia soglia il brivido della paura…

(da “Agamennone” di Eschilo)

Dimmi cosa cazzo fare, Padre

“Fleabag” serie TV

“Qualcuno che mi dica cosa indossare ogni mattina.

Voglio qualcuno che mi dica cosa mangiare, cosa amare, cosa odiare, per cosa arrabbiarmi, cosa ascoltare, quale band seguire, quali biglietti comprare, su cosa scherzare, su cosa non scherzare. Voglio che qualcuno mi dica in cosa credere, per chi votare, chi amare e come dirglielo.

Io voglio che qualcuno mi dica come devo vivere la mia vita, perché finora ho sbagliato tutto.

Per questo molti cercano persone come te nella vita.

Perché tu dici loro come vivere.

Dici loro cosa fare e cosa otterranno alla fine.

E anche se non credo alle tue stronzate, e so che scientificamente niente di ciò che farò, farà la differenza, ho paura lo stesso! Perché ho paura lo stesso?

Quindi dimmi cosa fare. Dimmi cosa cazzo fare, Padre.”

(da Fleabag, serie TV britannica)

Che cosa vuol dire per te essere Donna?La Marchesa de Merteuil

“Le Relazioni Pericolose”

“Non avevo scelta, sono una donna. Le donne sono obbligate ad essere molto più abili degli uomini. Potete guastarci la reputazione e la vita solo con poche parole ben scelte, quindi è chiaro che io non ho dovuto inventare solo me stessa , ma espedienti  di fuga cui nessuno aveva mai pensato e ci sono riuscita perché   io ho sempre saputo di essere nata per dominare il vostro sesso e per vendicare il mio.”

“Si, ma in che modo mi domando”

“Quando feci l’ingresso in società avevo 15 anni e io già sapevo che il ruolo a cui ero condannata, vale dire stare zitta e obbedire ciecamente, mi dava l’opportunità ideale di ascoltare e osservare, non quello che mi dicevano che non era di alcun interesse, ma tutto quello che la gente cercava di nascondere ed ho esercitato il distacco. Imparai a sembrare allegra mentre sotto la tavola mi piantavo la forchetta nel palmo della mano e finii per diventare una virtuosa nell’inganno.

Non era il piacere che cercavo, era la conoscenza e consultavo i più rigidi moralisti per la scienza dell’apparire, i filosofi per sapere cosa pensare e i romanzieri per capire come cavarmela. E alla fine io ho distillato il tutto in un principio meravigliosamente semplice: VINCERE o MORIRE.”

“Così siete infallibile, vero?”

“Se io voglio un uomo è già mio, se ha qualcosa da dire, si accorge che non può e tutta la storia è qui.”

(da film tratto da "Le Relazioni Pericolose" di Laclos)

Dondolala via

“Dondolo” monologo di Samuel Beckett interpretato da Piera degli Esposti

Fate buon viaggio

“Certo che è faticoso essere una donna. Paure, vincoli, imperativo del silenzio, richiami a un ordine che ha fatto il suo tempo, tripudio di limitazioni imbecilli e sterili. Sempre delle estranee, a sobbarcarsi il lavoro sporco e fornire la materia prima tenendo il profilo basso…Ma in confronto a quello che significa essere un uomo sembra un gioco da ragazzi… Perché alla fin fine non siamo noi le più terrorizzate, e neanche le più disarmate o impedite.

 Il sesso della sopportazione, del coraggio, della resistenza è sempre stato il nostro.

Non che abbiamo avuto scelta, sia chiaro.

Il coraggio vero. Confrontarsi con ciò che è nuovo. Possibile. Migliore. Crisi del lavoro?

Crisi della famiglia? Buone notizie.

Che automaticamente rimettono in discussione la virilità. Altra buona notizia. Ne abbiamo fin sopra i capelli di queste stronzate.

Il femminismo è una rivoluzione, non una riorganizzazione delle indicazioni di marketing, non una vaga promozione della fellatio o dello scambismo, non si tratta soltanto di migliorare gli stipendi integrativi. Il femminismo è un’avventura collettiva, per le donne, per gli uomini e per gli altri. Una rivoluzione, ben avviata. Una visione del mondo, una scelta. Non si tratta di opporre i piccoli vantaggi delle donne alle piccole conquiste degli uomini, ma di far saltare tutto.

E con questo, ciao ragazze, fate buon viaggio…”

(da King Kong Theory, libro di Virginie Despentes)

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                            

Animali che amano drogarsi

Gatto che mastica Nepeta Cataria

Molte persone non immaginano che al mondo esistono tantissimi animali che amano drogarsi. Del resto la maggioranza degli uomini pensa all’atto del drogarsi come a qualcosa di perverso, malato e appartenente solo alla specie umana, così come credono che la droga sia una sostanza di solito chimica che induca alla dipendenza. In realtà la maggior parte delle droghe non dà dipendenza, e in molte società tribali l’atto di drogarsi è ancora collegato a riti sacri o curativi, a “cibo per l’anima” come nel caso dellayahuasca, usata principalmente nella foresta amazzonica del Perù e del Brasile. Ma quello che soprattutto cambia le carte in tavola è che l’atto del drogarsi appartiene tanto all’uomo quanto agli animali, e non parlo di animali che vengono drogati dall’uomo in laboratorio, resi cocainomani, eroinomani dall’uomo, oppure utilizzati in esperimenti, come i famosi test fatti sui ragni Zilla, che creavano ragnatele differenti a seconda delle droghe a cui venivano sottoposti.

Animali che amano drogarsi: esperimenti sui ragni Zilla
Esperimenti su ragni Zilla: le ragnatele cambiano a seconda delle droghe cui sono stati sottoposti

In questo articolo parleremo invece di animali che amano droghe che trovano da soli in natura, e la cosa più incredibile è che non esistono categorie animali che non amino drogarsi: si va dagli insetti fino ai mammiferi, passando per rettili ed uccelli. La natura, in breve, oltre ad essere piena di medicine naturali, che gli animali usano per curarsi, è anche un enorme dispensario di droghe per tutti gli animali della Terra.

Le “locoweed” e il “locoismo”

Locoweed in italiano possiamo tradurlo con “erba pazza” oppure “erba che ti fa diventare pazzo” e si tratta di almeno una quarantina di piante selvatiche appartenenti alle Leguminose, che sugli animali hanno effetti psicoattivi. Queste piante si trovano soprattutto nell’America del nord, e gli animali che le amano e le cercano sono molti: galline, conigli, cavalli, maiali, mucche, pecore. Di solito procurano agli animali che le mangiano una sorta di   ebbrezza, che può essere più o meno forte. La chachaquila, ad esempio, che i bovini mangiano particolarmente volentieri, produce un singolare tipo di ebbrezza, accompagnato da allucinazioni e stati di eccitazione. Un’altra, chiamata dai messicani “garbancillo” fa davvero un brutto effetto agli animali: se sono in astinenza dimagriscono rapidamente, non vogliono stare in mezzo alla mandria, a volte si bloccano e non si riesce più a farli muovere. Appena mangiano di nuovo la loro erba amata tornano ad essere vivaci e allegri. Quando un animale sperimenta gli effetti delle locoweed, poi ne diventa consumatore abituale. E i piccoli nati da madri “locoweed dipendenti” diventano consumatori anche loro. La brama con cui gli animali cercano la loro erba li rende straordinariamente tenaci; è accaduto che mentre i mandriani sradicavano tutta l’erba pazza dal pascolo e la rinchiudevano in grossi sacchi, cavalli e mucche rovesciarono i carri su cui erano stati stipati i sacchi e tirarono fuori dai sacchi l’ambita erba.

Pecora che ha mangiato locoweed

Ma non esiste solo l’America settentrionale. In Australia c’è una leguminosa, la Swainsonia galegifolia  che attira intere mandrie ed è allucinogena. In Europa, una delle «erbe pazze» più comuni è la ginestra, una leguminosa che può indurre anche nell’uomo effetti psicoattivi o tossici, a seconda della dose. Sembra che le pecore delle lande tedesche la amino particolarmente, e gli animali che la mangiano con avidità entrano in uno stato di eccitazione, e subito dopo perdono coscienza. Questo può farli cadere vittime di predatori.

Animali che si ubriacano

In Africa gli elefanti sono ghiotti di frutti da palma come il doum, la marula, il mgongo, tutti frutti che fermentano velocemente, e fermentando creano alcool etilico concentrato fino al 7%; all’interno dell’apparato digerente il processo di fermentazione continua, creando ancora altro alcool. Quando tutto il branco è ubriaco diventa piuttosto pericoloso. Gli elefanti ubriachi sono eccitati, agitati, balzano per un rumore improvviso o per un movimento rapido, e di base si spaventano per nulla, cosa che, per difesa, li fa diventare aggressivi.  

Elefanti ubriachi svenuti
Elefanti ubriachi svenuti

Anche gli elefanti indiani cercano i frutti fermentati caduti a terra. Soprattutto vanno matti per il frutto fermentato del durian, famoso per essere molto grosso e molto puzzolente. Il durian, oltre agli elefanti, è amato da molti animali, come vari tipi di scimmie e volpi volanti. Perfino le tigri di Sumatra, che ovviamente sono carnivore, amano moltissimo il frutto del durian. Ci sono stati diversi casi di persone che trasportavano al villaggio cesti pieni di durian appena raccolti; le tigri li aggredivano, ma non per ucciderli: si prendevano i durian e se ne andavano. L’effetto del durian è molto più forte di quello degli altri frutti fermentati: gli elefanti ondeggiano finché non cadono al suolo. Le scimmie perdono la coordinazione. Le volpi volanti, che si cibano del durian di notte, perdono il sistema radar che fa orientare nel volo tutti i pipistrelli e cadono a terra.

Frutto Durian

Gli animali attratti dall’alcool sono tanti. Le lumache, ad esempio. Tempo fa i contadini, prima che l’agricoltura funzionasse solo ad anti-parassitari, per disinfestare gli orti dalle lumache mettevano nei campi dei contenitori bassi e larghi in cui versavano un po’ di birra o vino. Il giorno dopo trovavano mucchi di lumache, tutte appiccicate e inebriate, perciò incapaci di muoversi. Altra cosa che i contadini facevano era “invitare” i ricci, fantastici insettivori, a stabilirsi nel loro orto. Deponevano al centro dell’orto una ciotola con acqua e vino e una manciata di larve, e i ricci accorrevano felici! 

Animali che amano drogarsi: riccio ubriaco
Animali che amano drogarsi: Riccio ubriaco

Animali che amano drogarsi: Droghe e felini

Diversi tipi di felini amano mangiare vari tipi di erbe inebrianti. Il rapporto più famoso è fra la Nepeta Cataria della famiglia delle Labiatae, detta Cat-Nip e i gatti. Prima di tutto non bisogna confondere la Nepeta con l’erba gatta, che è un’erba medica, che i gatti usano per vomitare quando hanno bisogno di ripulire lo stomaco. La Nepeta ha la capacità di rendere i gatti felici e in salute e quando la trovano in qualche prato o giardino accorrono. Inoltre è un afrodisiaco e un allucinogeno. Un’altra erba che dà ai gatti ebbrezza e stordimento è la valeriana, un po’ come l’hascish per l’uomo. I gatti giapponesi invece masticano le foglie del matatabi, e poi restano sdraiati sulla schiena con le zampe per aria, in una sorta di estasi.

Animali che amano drogarsi: Gatto e Nepeta Cataria
Gatto e Nepeta Cataria

Climi freddi, animali e funghi allucinogeni

Una delle “passioni” più note al mondo è quella delle renne siberiane per il fungo allucinogeno Amanita muscaria (agarico muscario), ovvero il classico fungo dal cappuccio rosso e i pois bianchi. Il più piccolo morso di Amanita muscaria regala alle renne uno stato di ebbrezza molto evidente: corrono dappertutto senza ragioni apparenti, fanno rumore, si isolano dal branco.

Altri amanti dell’Amanita muscaria sono i caribù del Canada. Quando si muovono i caribù si incamminano in una lunga fila indiana, ma se passano nei pressi di qualche Amanita, le femmine adulte escono dalla fila e corrono a mangiarsi gli amati funghi. Dopo un paio d’ore questi caribù abbandonano il gruppo correndo in maniera goffa. In questo modo sia le madri appartate che i cuccioli, lasciati soli dalle madri, rischiano di finire in bocca ai lupi.

Nei prati alpini crescono funghi allucinogeni di genere Psylocibe semilanceata per cui vanno matte le capre, che sono in grado di divorarne quantità epiche. Bisogna anche dire che le capre, fra tutti gli animali, sono forse quelle che apprezzano praticamente ogni droga che sono in grado di trovare, dovunque vivano.

Amanita Muscaria
Amanita Muscaria

Le capre, i mammiferi più “tossici” del pianeta.

Abbiamo visto come sulle Alpi le capre riescano ad ingozzarsi di funghetti allucinogeni. Passando invece sugli altopiani etiopi, potremmo vedere le capre, dopo una dura giornata di salite ripide sulle montagne e poi discese e ancora salite, nutrirsi con gioia di bacche rosse e infine, invece di dormire stremate, passare la notte rincorrendosi l’un l’altra, belando e saltellando sotto alla luna. Lo strambo comportamento delle capre è dovuto alle bacche rosse che sono bacche della pianta del caffè.

Nello Yemen le capre invece mangiano il khat, una  pianta dalle proprietà euforico-eccitanti  

che viene masticata da milioni di umani che vivono in quella parte d’Africa, ed anche esportata in altri paesi del mondo. Sappiamo – dallo Yemen – che gli umani iniziarono a mangiare il khat dopo aver visto l’effetto che faceva alle capre.

Il «fagiolo del mezcal» – che poi è il seme della leguminosa Sophora secundiflora  invece è utilizzato sin dalla più remota antichità dagli Indiani delle Pianure del Nord America nel corso delle loro cerimonie religiose. È una droga fortemente allucinogena e molto pericolosa, il cui uso non troppo attento può facilmente uccidere. Essa fu a un certo punto sostituita per le cerimonie dei nativi americani dal cactus del peyote, più sicuro e in grado di regalare visioni migliori.

Le capre, comunque, mangiavano di gusto sia la pianta che i suoi fagioli, poi iniziavano a cadere e rialzarsi per ore e ore, sotto al sole, ma senza mostrare alcun sintomo di avvelenamento.

Animali che amano drogarsi: capra e pianta del caffè
Capra che mangia pianta del caffè

Animali che amano drogarsi: pettirossi e altri uccelli

Nel mese di febbraio avviene, nel nord America, la grande migrazione dei pettirossi americani verso la California. Appena arrivano alla “terra promessa” le migliaia di pettirossi si appollaiano su degli alberelli chiamati California holly ed iniziano ad ingozzarsi dei frutti rossi degli alberi, bacche chiamate “toyon” dagli Indiani della regione. Per circa tre settimane avviene una sorta di “baldoria dionisiaca” fra i pennuti, che, completamente strafatti, fanno stupidi giochi fra di loro, svolazzano senza sapere dove stanno andando ed entrano nelle case, nelle macchine, fino a che iniziano a cadere dai rami. Alcuni barcollano e non riescono a volare, altri hanno il becco che strabocca di frutti perché hanno già stomaco ed esofago pieni e non riescono a far entrare più nulla. Alcuni svolazzano a mezza altezza e vengono investiti dalle macchine. Molti pettirossi morti sono stati raccolti per fargli un’autopsia da cui risulta che non c’è fermentazione nei frutti e quindi niente alcool. Evidentemente la sostanza che provoca l’ebbrezza è qualcos’altro contenuto nei frutti rossi.

Il colombo rosa (Columba meyeri) delle isole Mauritius è stato a forte rischio di estinzione. Adesso sono riusciti a farlo riprodurre in cattività ma senza avere un enorme successo. Il suo problema è probabilmente dovuto a tre piante che crescono floride nell’isola: il fandamon, il fangam e una specie di Lantana (le ho chiamate con i nomi assegnati loro dai nativi.)  Queste piante hanno un effetto psicoattivo sui piccioni rosa che si nutrono esclusivamente delle loro bacche e si riducono in un tale stato di ebbrezza da non essere più in grado di far nulla e tantomeno di volare. Questo li ha resi del tutto vulnerabili di fronte ai predatori. Un ornitologo, McKelvey, fece degli studi dai quali sembrò emergere un vero e proprio bisogno fisiologico di nutrirsi di quelle piante da parte dei piccioni rosa; motivo probabile per cui è sempre stato molto difficile crescerli in cattività: senza le loro droghe vegetali faticano a sopravvivere. 

Ci sono invece uccelli che amano i semi di papavero da oppio, tanto da diventare una specie di flagello per le piantagioni di oppio. Per non parlare degli uccelli – veramente molte specie – che vanno matti per i semi di canapa, che gli danno un piacevole senso di ebbrezza e di eccitazione. Fra le altre cose i semi di canapa rendono il loro canto molto più gradevole e sonoro, motivo per cui, ancora oggi, tanti allevatori di pappagalli e canarini aggiungono semi di canapa al loro cibo.

Pettirossi americani che si ingozzano di “toyon”

Paese che vai, droga per animali che trovi…

Australia: in Australia e in Tasmania ci sono i più grandi campi da oppio legali, coltivati per conto delle case farmaceutiche americane che guadagnano cifre da capogiro con i vari farmaci oppiacei, tipo Oxycodone, che stanno uccidendo giovani e meno giovani in tutto il mondo. E poi ci sono i wallaby, grossi canguri oppiomani, che  vanno a fare incetta di semi in questi campi.

Sempre in Australia:  I koala, come è noto in tutto il mondo, si cibano esclusivamente di foglie fresche di eucalipto. È anche noto che questo nutrimento ha un effetto narcotico-rilassante sui koala, motivo per cui gli aborigeni credono che i koala siano tossicodipendenti dalle foglie d’eucalipto. In realtà si tratta di un raro caso che coinvolge tutta una specie e in cui l’elemento “nutritivo” e l’elemento “droga” coincidono. Infatti, l’abitudine alle foglie di eucalipto non è genetica, ma si forma nei primi mesi di vita attraverso l’educazione materna. Separando i piccoli koala dalla mamma alla nascita è stato possibile adattarli a diete diverse.

Montagne Rocciose del Canada: la pecora big horn, che più che altro sembra una capra, è disposta a vivere un’autentica epopea, una scalata pericolosissima fra crepacci e dirupi sempre più difficili su cui inerpicarsi, il tutto per raggiungere un lichene giallo e verde che la capra mangia con avidità. A forza di raschiare la roccia su cui si trova il lichene le pecore perdono l’affilatura dei denti, se non addirittura i denti frontali, ma lì per lì non sentono dolore perché l’effetto del lichene è narcotico, sia per la capra che per l’uomo.

La Big Horn sulle rocce

Foreste del Gabon e del Congo: cinghiali, porcospini, gorilla, mandrilli mangiano la radice allucinogena dell’iboga, appartenente alla famiglia delle Apocynaceae. Come in altri casi, i nativi, osservando gli animali nutrirsi di questa pianta e avere delle reazioni molto particolari li imitarono e scoprirono le capacità visionarie della radice dell’iboga. Da allora sono molte le tribù che usano l’iboga per i loro riti religiosi

Isole della Melanesia: l’arbusto del kava (famiglia delle Piperaceae) è diffuso nelle isole della Melanesia e provoca effetti inebrianti e rivitalizzanti. Fra i vari racconti sull’origine della conoscenza umana di questa pianta ce n’è uno che parla di un uomo, nelle Nuove Ebridi, che vide un topo rosicchiare la radice del kava, morire e dopo un po’ rinascere. Allora anche l’uomo decise di provare la radice su di sé. Gli animali che ne fanno largo uso sono topi e maiali.

Hawaii: mucche e cavalli ricercano come un cibo prelibato i fiori della marijuana e per un certo periodo barcollano. I magazzini dove i prodotti della marijuana vengono stipati sono spesso “visitati” dai topi, che amano i semi della cannabis.

California: qualche anno fa furono osservati dei conigli dalla coda bianca introdursi in orti dove venivano coltivati dei cactus psicoattivi della specie Astrophytum myriostigma.  I conigli rosicchiavano i cactus e in seguito sembravano «ubriachi». Quando si riprendevano tornavano a rosicchiare.

Animali che amano drogarsi: insetti e droghe

Niente sconcerta etologi e biologi come il fatto che l’uso delle droghe si riscontri anche presso i cosiddetti “animali inferiori” dal momento che il divario biologico fra animali inferiori e superiori è di solito ritenuto enorme, anche per via della struttura e complessità dei sistemi nervosi. E del resto, proprio il rapporto fra insetti e piante psicoattive, così come fra fiori e insetti è la parte più affascinante di tutta questa realtà.

Un insetto che ama molto l’alcool è una grossa farfalla, la jasio o ninfa del corbezzolo, nome scientifico Charaxes jasius.. Dotata di «code» sulle ali, col corpo attraversato da fasce laterali argentate. È attratta da tutto ciò che fermenta e produce alcool, specialmente i frutti marcescenti caduti a terra. Gli entomologi, per osservarla, collocano dei bicchierini contenenti un poco di birra o di vino nei luoghi dove vive. Dopo poco tempo la si vede arrivare, attratta dall’odore dell’alcool e immergere nel liquido la sua spiritromba. Quando riparte il volo è lenta e barcollante, segno che l’alcool ha fatto il suo effetto.

Ninfa del corbezzolo
La Ninfa del corbezzolo

Alcune specie di sfingi – piccole farfalle notturne – succhiano con la loro «proboscide» o spiritromba il nettare dai fiori della Datura,  pianta famosa (basta aver letto qualcosa di Castaneda per conoscerla) della famiglia delle Solanaceae notoriamente allucinogene per l’uomo. In Arizona la sfinge Manduca quinquemaculata  si nutre di nettare di Datura meteloides  e nel far ciò contribuisce all’impollinazione dei suoi fiori. Solamente dopo numerose osservazioni alcuni ricercatori si sono accorti che le sfingi, dopo aver succhiato il nettare del fiore, appaiono ubriache. L’osservazione di questo comportamento può sfuggire, anche perché il tutto avviene di notte, quando le piante di datura aprono la corolla dei loro fiori. Osservando le sfingi dopo che hanno succhiato il nettare di alcuni fiori di Datura le piccole farfalle appaiono goffe, atterrano con difficoltà, a volte sbagliano il bersaglio e cadono al suolo. Quando poi si rialzano in volo i loro movimenti sono davvero confusi. Ma alle sfingi piace questo effetto altrimenti non tornerebbero subito a succhiare il nettare di quei fiori.

Sembra evidente che il nettare di questa specie di datura contenga gli stessi alcaloidi psicoattivi presenti nelle altre parti della pianta utilizzate dagli uomini.

Datura fiori
Fiori di Datura

Ma ci sono cose ancora più pazzesche nel mondo degli insetti, ecco una storia che è a metà fra l’horror e “l’insect-porn” ( genere ancora da inventare!) ma invece è tutto vero: alcune specie di formiche ospitano nei loro nidi dei coleotteri, li forniscono di cibo e li accudiscono. In cambio, i coleotteri producono secrezioni nei loro addomi e permettono alle formiche di succhiare quelle secrezioni tramite due ciuffi di peli chiamati tricomi. Il motivo per cui le formiche fanno tutto questo lavoro è per via della natura inebriante delle secrezioni di quei coleotteri: dopo aver succhiato le secrezioni tramite i tricomi iniziano a traballare, perdono il senso dell’equilibrio e sono disorientate. Nel caso della formica gialla, Lasius flavus, e del coleottero Lomechusa,  le formiche lavoratrici appaiono disinteressate alle loro faccende domestiche e passano un sacco di tempo a suggere l’addome del coleottero. Per capire quanto è importante per le formiche questa attività “spensierante” basta tener presente che allevano anche le larve del coleottero nelle camere delle proprie larve, e se in tutta fretta devono trasportare le larve in un luogo più sicuro, mettono al sicuro le larve del coleottero prima delle proprie.

Animali e uomini che amano drogarsi

Tenendo presente che sono moltissimi gli animali “tossici” che non ho citato per motivi di spazio, credo che la scoperta che il mondo animale, in tutte le sue forme, vada alla ricerca della sua droga preferita e non lesini nel farne uso, sia fondamentale per capire meglio l’uomo e la natura. Fino a pochi anni fa non sapevamo che quasi tutto il mondo animale utilizzasse droghe e pensavamo che il mondo umano si drogava “per dimenticare la realtà”. Oggi, fra scienziati e medici sono in molti a dare una spiegazione del tutto diversa.

Nell’ambiente degli studiosi e degli operatori nel campo delle tossicodipendenze si è recentemente diffusa l’ipotesi dell’automedicazione: l’eroinomane, ad esempio, potrebbe essere un individuo la cui produzione di endorfine è inferiore alla media e che quindi troverebbe – più o meno inconsapevolmente – nell’assunzione di una sostanza oppiacea esogena una soluzione al suo squilibrio neurochimico.

L’uso umano delle droghe avrebbe quindi una funzione adattogena per la realtà circostante, ovvero un mezzo per facilitare l’adattamento all’ambiente circostante. E l’uso animale delle droghe ci fa capire che la natura non è mai stata così come ce la raccontano: formiche ed api non sono perfetti soldatini esclusivamente dediti al lavoro e alla comunità, gli uccelli migratori non sono piccoli robot che partono, arrivano, si riproducono e poi ripartono, solo per fare due esempi. Gli animali amano, hanno paura, soffrono e cercano un po’ di piacere, proprio come noi.

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                  

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                              

ESSERE HOMO SAPIENS

Homo Sapiens in Africa Paleolitico medio

Cosa significa essere Homo sapiens? Leggendo un qualsiasi libro di storia non vediamo altro che guerre e sopraffazioni compiute dalla nostra specie. Molti di noi hanno un cervello dotato di buone capacità, ad esempio siamo in grado di imparare senza difficoltà ogni materia (ciò che chiamiamo “studio”), a volte abbiamo una scintilla di qualcosa che assomiglia alla visionarietà, che permette alla nostra immaginazione di oltrepassare la barriera del sogno e trasformare in realtà quello che inizialmente era solo una vaga idea.

Migliaia e migliaia di anni fa scoprimmo come ingabbiare il fuoco e come utilizzarlo in cento modi diversi che avrebbero reso più facile e confortevole la nostra vita. Oggi, tutto quello che abbiamo scoperto da un certo momento in poi lo chiamiamo “tecnologia”. La cosa strana, però, è che la tecnologia, pur avendo fatto passi da gigante in ogni campo, mentre rendeva la vita di alcuni (non di tutti) più confortevole, contemporaneamente rendeva il nostro pianeta invivibile: invivibile da un punto di vista ambientale e da un punto di vista sociale. Cambiamenti climatici con uragani, alluvioni, allagamenti, siccità, frane, picchi di caldo e di gelo mai raggiunti prima; e poi guerre continue e sanguinose e abissi di diseguaglianza economica. Aver messo il fuoco in gabbia con tutto ciò che ne è conseguito, ci ha portato quindi dal vivere nelle grotte a correre sul bordo di uno scosceso dirupo. Nel corso di settantamila anni siamo diventati dei “blade runner”.

Genere e Specie

Essere Homo sapiens: Psnthera tigris
Panthera Tigris

Il perché di questo triste destino credo sia iscritto – senza se e senza ma – nei geni che rappresentano la nostra specie. Se in uno dei piatti della bilancia troviamo intelligenza, curiosità, capacità di adattamento, visionarietà, nell’altro piatto si accalcano avidità, egoismo, falsità, voglia di conquista, di possesso, ferocia, volontà di potenza.

Ricordiamo che gli organismi viventi vengono denominati con un doppio nome in latino, dove la prima parte rappresenta il “genere” e la seconda la “specie”. Tutte le specie che si sono evolute da un antenato comune vengono raggruppate sotto un unico genere (dal latino genus). Leoni, tigri, leopardi e giaguari sono specie differenti, ma fanno tutte parte del genere Panthera, e quindi sono parenti fra loro. Per quanto riguarda la specie, però, la tigre (Panthera tigris), ad esempio, appartiene a una specie, detta tigris, che definisce esclusivamente le tigri.  

Per chi fosse rimasto indietro in questo ambito di conoscenze, devo specificare che la cosiddetta specie sapiens sapiens viene al massimo considerata una sottospecie del sapiens. Non una nuova e diversa specie e ormai è una classificazione che non viene quasi più usata. Le ultime generazioni di scienziati e le ultime tecniche di comparazione fra genomi antichi e moderni ci hanno portato a poter dire con certezza che il cosiddetto sapiens sapiens è solo un Homo sapiens più recente, e quindi non una specie a sé.

Essere Homo sapiens: Le domande di Yuval Noah Harari

Tornando all’Homo sapiens, per capire meglio come la specie sapiens sia riuscita ad impadronirsi del pianeta, ricorrerò a Yuval Noah Harari, storico israeliano giovane ma già molto famoso e tradotto in 30 lingue. Il lavoro di Harari è stato, con libri e articoli, principalmente quello di dare risposta a domande specifiche e originali, oltre che fondamentali, del tipo: “Qual è il rapporto tra storia e biologia? Qual è la differenza essenziale tra l’Homo sapiens e gli altri animali? Esiste la giustizia nella storia? La storia ha una direzione? La gente è diventata più felice man mano che la storia si è sviluppata?”

Yuval Noah Harari

Ecco una rapida cronologia secondo Harari dello sviluppo contemporaneo del nostro mondo e della nostra specie, Homo sapiens.

Da “Sapiens” di Harari:

“13,5 miliardi bt (before today, prima di oggi): Appaiono materia ed energia. Inizio della fisica. Appaiono atomi e molecole. Inizio della chimica.

4,5 miliardi bt: Formazione del pianeta Terra.

3,8 miliardi bt: Comparsa degli organismi. Inizio della biologia.

6 milioni bt: Ultima progenitrice comune di umani e scimpanzé.

2,8 milioni bt: Evoluzione del genere Homo in Africa. Primi utensili di pietra.

2 milioni bt: Gli homo (che chiameremo anche umani) si diffondono dall’Africa all’Eurasia. Evoluzione di specie umane diverse.

500.000 bt: I Neanderthal si evolvono in Europa e nel Medio Oriente.

300.000 bt: Uso quotidiano del fuoco.

200.000 bt: L’Homo sapiens si evolve nell’Africa Orientale.

70.000 bt: Rivoluzione cognitiva. Emergere del linguaggio e della capacità di creare finzioni. Inizio della storia. I sapiens si diffondono fuori dell’Africa.

45.000 bt: i sapiens si stabiliscono in Australia.  Estinzione della megafauna australiana.

30.000 bt: Estinzione degli Homo Neanderthal.

16.000 bt: I Sapiens si stabiliscono nel continente americano. Estinzione della megafauna americana. 13.000 bt: Estinzione dell’Homo floresiensis. L’Homo sapiens è l’unica specie umana rimasta.

12.000 bt: Rivoluzione agricola. Domesticazione delle piante e degli animali. Insediamenti permanenti.

5000 bt: Primi regni, prime forme di scrittura e di moneta. Religioni politeiste.

4250 bt: Il primo impero: l’impero accadico di Sargon.

3000 bt: Invenzione della coniatura, una moneta universale. L’impero persiano: un ordine politico universale “a beneficio di tutti gli umani”.

2000 bt: Impero degli Han in Cina. Impero romano nel Mediterraneo. Cristianesimo.

1400 bt: Islam.

500 bt: Rivoluzione scientifica. L’umanità ammette la propria ignoranza e comincia ad acquisire un potere senza precedenti. Gli europei cominciano a conquistare l’America e gli oceani. Unificazione della storia del pianeta. Ascesa del capitalismo.

200 bt: Rivoluzione industriale. Le famiglie e le comunità sono sostituite dallo stato e dal mercato. Estinzione di animali e piante su grande scala.

Oggi: “Gli uomini trascendono i limiti del pianeta Terra. Le armi atomiche minacciano la sopravvivenza dell’umanità. Gli organismi sono sempre più modellati dalla progettazione intelligente più che dalla selezione naturale. “

Homo sapiens e Homo di Neanderthal, agli antipodi anche se simili

Essere Homo sapiens: ricostruzione facciale di bambina sapiens
Bambina sapiens in una ricostruzione facciale compiuta dagli esperti del laboratorio Daynes di Parigi

Purtroppo, già da questa breve cronologia, risulta evidente come ci sia poco da essere orgogliosi nell’appartenere a questa specie, che con assoluta mancanza di umiltà si è autodenominata “sapiens”. Una specie che, senza alcun motivo, ha compiuto un vero e proprio genocidio nei confronti di tutte le altre   specie di genere Homo, fra cui l’Homo di Neanderthal, così simile ai sapiens – a prescindere da carattere e finalità – tanto che le due specie si sono incrociate fra di loro a lungo.

Ricostruzione in laboratorio di giovane donna Neanderthal

Essere Homo sapiens: il genio di Philip K.Dick

Il rapporto fra Neanderthal e Homo sapiens torna in diversi libri, scritti soprattutto fra gli anni ‘50 e ‘60. Ne citerò tre che più hanno a che vedere, secondo me, col nostro articolo, oltre ad essere bellissimi libri che consiglio di leggere. Indimenticabile la fantascienza di Philip K. Dick in “Svegliatevi dormienti” (scritto nei primi anni 60) che ci racconta un pianeta Terra, ormai allo stremo per l’iper-sfruttamento di ogni sua risorsa e per la sovrappopolazione, che nel tentativo di trovare un pianeta in cui far emigrare buona parte della specie umana si imbatte in una sorta di Terra bis, un mondo parallelo e alternativo al nostro dove però gli Homo Neanderthal hanno avuto la meglio sui Sapiens, utilizzando una filosofia trasformata anche in tecnologia basata su capacità extrasensoriali e restando fedele alla loro natura docile e mai aggressiva.

Essere homo sapiens: Philip K.Dick

Da “Svegliatevi dormienti”:

“Dopotutto, le scoperte archeologiche in Palestina provavano che l’Homo Sapiens e il Neanderthal si erano già mescolati decine di migliaia di anni prima. E la cosa evidentemente non era stata dannosa; la varietà genetica dell’Homo Sapiens aveva assunto il dominio. «Ne riportano uno indietro» disse Bohegian. «L’hanno già fatto salire a bordo dell’aviogetto, a quel che dicono nei bagni in fondo al corridoio. E sono in contatto linguistico con lui. Un dirigente mi ha appena riferito che è docile. Muore di paura.» «Vorrei ben vedere» commentò Cravelli. «Probabilmente si ricordano di averci conosciuti nel loro passato, di averci eliminati.» Proprio come noi abbiamo eliminato loro nel nostro mondo, pensò. Spazzandoli via definitivamente. «E adesso siamo tornati» disse. «Gli sembrerà una sorta di magia nera: fantasmi che riemergono dopo centomila anni, dalla loro Età della Pietra. Gesù, che situazione!»

“Prese Jim per la spalla e lo allontanò di prepotenza dal gruppo, spingendolo sul bordo della strada. «Ascolta» riprese. «Dammi una definizione di essere umano. Dai, definiscimi l’uomo.» Fissandolo, Jim esclamò, «Che cosa?» «Definisci l’uomo! Va bene, lo faccio io. L’uomo è un animale in grado di costruire utensili. Bene, e che cosa sono tutti questi oggetti – per esempio quel carro e quel cappello e il pacco e la tunica? Per non parlare della nave e dell’aliante con il compressore a turbina? Utensili. Tutti, in senso lato. E sai come rendono quella maledetta creatura seduta alla barra del suo carro? Te lo dico io: la rendono umana, ecco cosa… Voglio dire, mio dio, che ha persino costruito delle strade. E…» Sal fremeva di rabbia «… è riuscito pure ad abbattere il nostro satellite Q.B.!» «Senti,» disse Jim stancamente «non è questo il momento…» «Questo è il solo momento. Dobbiamo uscire da qui. Tornare indietro e dimenticare quel che abbiamo visto.» Ma ovviamente, come Sal ben sapeva, non c’era speranza.”

Beati i mansueti?

L’altro libro, “Uomini nudi” di William Golding (Premio Nobel per la letteratura, famoso soprattutto per il suo capolavoro “Il Signore delle mosche” diventato una vera icona, come potrebbe essere 1984 di Orwell ) scritto nel lontano 1955 e poi in italiano rinominato “Il destino degli eredi” racconta una storia avvenuta nel mondo primordiale, quando la guerra non avrebbe avuto motivo di esistere, e nemmeno di essere immaginata, dal momento che c’era ancora spazio, terra, acqua, cibo, territorio più che in abbondanza per tutti. Il titolo originale “The Inheritors”, che significa “Gli eredi” trae origine dal Vangelo, là dove dice «Beati i mansueti, perché erediteranno la Terra». La storia narra l’incontro fatale tra una piccola comunità di neanderthaliani e i più aggressivi sapiens. Gli eredi della Terra, però, non saranno i pacifici Neanderthal, con il loro linguaggio per immagini, a tratti onirico, fatto di metafore, comparazioni, capace di “nominare” il mondo. L’uomo ha appena iniziato il proprio cammino, eppure il Paradiso è già, definitivamente, perduto.

Gruppo di Neanderthal ricreati al computer

Infine c’è il libro di Robert J. Sawyer “La genesi della specie”, titolo originale “Hominids” pubblicato nel 2002. Questo libro molto interessante, fra la paleobiologia e la filosofia tratta proprio dell’argomento che cerchiamo di esprimere in questo articolo. Basta leggere la citazione che Sawyer ha scelto come esergo per il suo libro, da “Il maschio feroce: le scimmie e le origini della violenza umana” di RICHARD WRANGHAM e DALE PETERSON:

“Il messaggio che ci arriva dalla vita nelle foreste australi è che non doveva andare così, che sulla terra c’è posto anche per specie animali con tratti morali innati che, ironicamente, ci piace chiamare ‘umani’: rispetto per i propri simili, equilibrio individuale, ripudio della violenza quale soluzione delle conflittualità. La presenza di queste caratteristiche nei bonobo suggerisce implicitamente come sarebbe potuto essere l’Homo sapiens se la storia dell’evoluzione avesse avuto un corso lievemente diverso.”

Essere Homo sapiens: chi vince le guerre?

Negli ultimi giorni mi è capitato di vedere una mini-serie, su Netflix, “Half-bad” di genere fantasy e verso la fine c’era un breve dialogo che mi è sembrato piuttosto istruttivo:

“Pensavo che alla fine, le guerre le vincessero i buoni” dice uno dei personaggi.

“E invece chi è che le vince?” gli chiede un altro.

“A vincerle sono i mostri”

Immagino che sia assolutamente vero. Pensiamo a Hiroshima e Nagasaki, o al bombardamento su Dresda, città aperta, con centotrentacinquemila civili morti in una notte. Pensiamo all’uranio impoverito lanciato sui Balcani come fossero missili pieni di coriandoli. Se non sono state azioni da mostri queste non so proprio quali possano esserlo.

Avremmo potuto creare un mondo più felice, privo di diseguaglianze, un mondo dove la specie sapiens non pretendesse di essere padrona di tutto ciò che la circonda, a iniziare dagli altri animali e dalla terra su cui poggia i piedi. Ma, come nella favoletta della rana e dello scorpione, la colpa, forse, è solo della nostra  natura e dell’Universo che ce l’ha fornita: noi vogliamo scalare la montagna della conoscenza, la cui cima è irraggiungibile, ma vogliamo anche sopraffare, invadere, imporci con qualsiasi mezzo – che sia arte o distruzione non fa differenza – perchè, alla fine, desideriamo possedere, in ogni modo e senza controllo.

Essere Homo sapiens: progetto Gilgamesh

Epopea di Gilgamesh, Frammento di tavoletta in argilla n.11, storia del Diluvio

L’ultima cosa che l’Homo sapiens desidera possedere più di tutto non è il controllo sul cosmo, come si potrebbe pensare, ma l’immortalità. Sembra ridicolo, ma ci sono diversi studi in atto, proprio in questo istante, dove laboratori, scienziati brillanti e cifre enormi di soldi vengono utilizzati esclusivamente per raggiungere la tanto sospirata immortalità. Forse il più famoso, ma di sicuro non il più avanzato, è il Progetto Gilgamesh. Il nome lo prese dall’antichissima epopea di Gilgamesh, sumera, la cui scrittura iniziale, in alfabeto cuneiforme, risale al III millennio avanti Cristo. Prima della Bibbia e prima di Omero, quindi. Gilgamesh è alla ricerca della vita eterna, e finalmente la trova in una rarissima pianta acquatica; ma una volta trovata si addormenta lasciando la preziosa pianta incustodita. Un serpente la mangia e subito ridiventa giovane, perdendo la pelle. In questo modo abbiamo la spiegazione leggendaria della muta della pelle del serpente e del suo rinnovarsi, cosa che all’uomo non è permessa.

L’epopea di Gilgamesh, quindi, fra le tante cose ci insegna che la vita eterna non può appartenere all’uomo, ma a distanza di almeno cinquemila anni l’Homo Sapiens ancora non si vuole dare per vinto. Ancora è lì, alla ricerca della pianta magica. Quello che i sapiens potrebbero fare, invece, è cercare di non invecchiare troppo il pianeta su cui viviamo, cambiando subito e senza deroghe il modo di vivere di gran parte della popolazione mondiale, perché anche se riuscissero ad allungare ancora di più la vita umana non sarebbe molto piacevole essere quasi immortali in un mondo che – a causa nostra – è in agonia attendendo la morte.

A cosa ci porterà essere Homo sapiens?

Purtroppo non credo che questa sia una storia con una bella fine. Basta guardarsi intorno e vedere l’eccitazione che sale nei nostri fratelli sapiens alla sola idea di farcire di armi l’Ucraina ma di abbandonare alla sua sorte, ad esempio, la Siria, che sta in guerra da 12 anni per colpa dell’occidente. Il tutto senza un filo di senso, senza una sillaba di raziocinio. Addirittura li vedi parlare di armi nucleari, tranquillamente, come si parlasse di noccioline. Per non parlare dei cambiamenti climatici che fino a pochissimi anni fa, venivano considerati sciocchezze dai nostri politici e adesso massacrano la Terra. La cementificazione, l’inquinamento, il fossile, la distruzione dei territori, tutto ci sta tornando indietro come un boomerang fatale ma nessun governo nel mondo è pronto a muovere un dito per provare a migliorare le cose.

Tranne pochi ragazzi come quelli di Ultima generazione in Italia e loro omologhi esteri, non vedo vie di fuga. Purtroppo la fine è nota.

“Ma perché mi hai punto? – dice la rana allo scorpione – adesso moriremo tutti e due, io avvelenata e tu affogando…”

“Non posso farci niente – risponde lo scorpione – è la mia natura”.

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