Hemingway Lines to a girl 5 days after her 21st birthday

Stamattina mi sono svegliata con questa poesia di Hemingway Lines to a girl 5 days after her 21st birthday in mente. Di Hemingway – il miglior maestro, secondo me, per chi vuole imparare a scrivere – si conosce la sua attività da giornalista e ovviamente i suoi tanti e indimenticabili romanzi, oltre alla vita intensa e spericolata che ha condotto (cosa molto rara per uno scrittore). Così come il finale – il finale della sua vita – che invece è molto diffuso fra scrittori, poeti e artisti in genere.

Hemingway Lines for a girl 5 days after her 21st birthday. Harry's Bar, Venezia
Hemingway all’Harry’s Bar, Venezia

Hemingway Poeta

L’Hemingway poeta è invece quasi sconosciuto, almeno in Italia. Questa poesia, però, riguarda particolarmente noi italiani, perché racconta la fine di una storia d’amore che si è svolta a Venezia. Una storia d’amore dove lui aveva 30 anni più di lei, lui pluridivorziato e lei di famiglia aristocratica e cattolica e quindi era facilmente destinata a fallire. Hemingway, nella poesia, parla molto anche di Venezia, della Venezia di allora, che era anni luce distante dalla grande e un po’ triste vetrina in cui l’hanno trasformata adesso. La fine di questo amore e alcuni angoli di Venezia, dove Venezia sembra fatta soprattutto di grigio e di oscurità (a parte il colore giallo del taxi al Lido), nei suoi versi diventano una cosa sola. Hemingway riesce a raccontare il dolore di questa fine mischiando sarcasmo e sconforto, e creando un cocktail irresistibile come lo Special Daiquiri senza zucchero che era il suo drink preferito. Per qualche motivo che non conosco, ho sempre amato alla follia questa poesia, che potrebbe anche, in parte, essere il testo di una canzone.

Tradurre Poesie

Hemingway Lines for a girl 5 days after her 21st birthday. Hemingway e Adriana Ivanovich
Hemingway insieme alla fidanzata veneziana Adriana Ivancich

Condivido perciò con voi queste “lines” così particolari e le traduco anche (che Dio ci aiuti) dal momento che non tutti parlano bene l’inglese e le traduzioni internet (tutte, che siano translation google, facebook, wordpress) vanno benissimo per tante cose, ma non per una poesia o per il brano di un romanzo. Quando in una poesia ci sono rime, io credo che, se possibile, vadano preservate; mantenere la stessa metrica, dall’inglese all’italiano è praticamente impossibile, ma una metrica deve comunque esserci, in modo che il ritmo della traduzione, il suono, sia come l’originale. Questo fa sì che ogni tanto qualche aggettivo, qualche verbo risulti diverso dall’originale ma senza mai cambiare il significato di ogni singolo verso.

Hemingway Lines to a girl 5 days after her 21st birthday

Back to the Palace                                                

And Home to a stone                                          

She travels the fastest                                             

Who travels alone                                                     

Back to the pasture                                                                                      

And home to a bone                                                 

She travels the fastest                                              

Who travels alone                                                   

Back to all nothing                                                    

And back to alone                                                      

She travels the fastest                                              

Who travels alone  

But never worry, gentlemen                                   

Because there’s Harry’s Bar                                      

Afderas on the Lido                                                   

In a low slung yellow car                                           

Europeo’s publishing                                                  

Mondadori doesn’t pay                                            

Hate your friends                                                       

Love all false things                                                   

Some colts are fed on hay                                        

Wake up in the mornings                                                                                

Venice still is there                                                     

Pigeons meet and beg and breed                           

Where no sun lights the square                              

The things that we have loved are in the gray lagoon   

All the stones we walked on                                               

Walk on them alone      

Live alone and like it                                                             

Like it for a day                                                                       

But I will not be alone, angrily she said                             

Only in your heart, he said. Only in your head.                  

But I love to be alone, angrily she said.                              

Yes, I know, he answered                                                      

Yes, I know, he said.                                                               

But I will be the best one. I will lead the pack.                                 

Sure, of course, I know you will. You have a right to be  

Come back some time and tell me. Come back so I can see

You and all your troubles. How hard you work all day.   

Yes I know he answered.                                                       

Please do it your own way.                                                     

Do it in the mornings when your mind is cold.                   

Do it in the evenings when everything is sold.                   

Do it in the springtime when springtime isn’t there           

Do it in the winter                                                                     

We know winter well                                                               

Do it on very hot days                                                              

Try doing it in hell.                                                                     

Trade bed for pencil                                                                  

Trade sorrow for a page                                                          

No work it out your own way                                                                          

Have good luck at your age.

(Hemingway, Finca Vigia, Cuba, Dicembre 1950)

Hemingway nella Laguna di Venezia

Versi per una ragazza 5 giorni dopo il suo ventunesimo compleanno

Rieccomi al Palace/ Cimitero e lenzuola/ Lei viaggia più in fretta/ Se viaggia da sola/ Una casa di ossa/ Verso I pascoli ancora/ Lei viaggia più in fretta/ Se viaggia da sola/ Tornato al grande Nulla/ E a una vita da solo/ Lei viaggia più in fretta/ Se viaggia da sola/

Ma è tutto a posto, gente/ Abbiamo l’Harry’s Bar/ Afderas che ci attende/ Al Lido in taxy car/ Scrivo per l’Europeo/ Mondadori non paga/ Odia I tuoi amici/ Amare il falso sembra renda felici/ Qualche puledro anche con poco si appaga/ Mi sveglio che è mattina/ Venezia è attorno a me/ Si accoppiano i piccioni/ Dove il sole non c’è/ In fondo alla laguna c’è quel che abbiamo amato/ E in tutti quei sentieri che abbiamo attraversato/ Camminaci da te/

Vivi da sola e fallo con tutta la tua gioia/ Che dopo un giorno forse proverai una gran noia/ Ma io non sarò mai sola, dice lei impaziente/ Lui: solo nel tuo cuore. Solo nella tua mente. / Ma amo stare sola, continua lei furente/ Lo so, risponde lui/ Lo so, dice lui stanco/ Ma sarò la migliore. Quella che guida il branco/ Di certo lo sarai. Sicuro ne hai il potere/ Torna ogni tanto in zona. Solo a farmi vedere/ Tu e tutti I tuoi problemi. Tu sempre a lavorare./ Sì, le risponde lui/ Fai un po’ come ti pare/

Fallo al mattino presto quando ti sei svegliata/ Fallo di sera tardi, quando ogni cosa è andata/ Fallo a primavera, quando non è arrivata/ Fallo anche d’inverno/ Che conosciamo bene/ Fallo nei giorni caldi/ Fallo pure all’inferno/ Scambia il letto con matite/ E il dolore con un foglio/ C’è solo la tua strada, quella che verrà/ Buona fortuna, ragazza, alla tua età.

(traduzione Sandra Azzaroni)

                                                      

                                                  

Edward Bunker un vero scrittore

Edward Bunker un vero scrittore, che significa? Per spiegarlo devo partire da una mia convinzione assoluta, e cioè: “scrittori si nasce.” Il bisogno insopprimibile di scrivere è un istinto che, per essere autentico, si deve manifestare fin da bambini, o al più tardi da adolescenti. Poi bisogna affinare le capacità, lo stile, scrivendo e soprattutto leggendo, ma l’urgenza di mettere per iscritto le proprie emozioni tramite storie o poesie dev’essere qualcosa di “patologico”, perché la necessità di scrivere è una sorta di malattia (e infatti sono molte le malattie mentali, ad esempio la schizofrenia, che si manifestano sempre prima dei vent’anni.) Non ci si sveglia un bel giorno, magari molto in là con gli anni, con una vita comoda e niente da fare dicendo “Ehi, quasi quasi passo il mio tempo scrivendo un libro”.

In Italia però, la situazione dell’editoria va dal tragico al tragicomico. Solo per parlare dell’editoria che pubblica libri, o almeno, replicanti di libri (replicanti nel senso di Blade Runner), i grossi editori sono ormai riuniti in gruppi di potere e pubblicano solo o noiosissimi libri scritti da giornalisti in ambito “saggi”, o libercoli scritti da cuochi, pseudo-comici e quant’altro in ambito “stronzate” e per finire, quando si arriva alla narrativa, pubblicano libri americani, scandinavi, perfino indiani o africani ma già diventati famosi. Riguardo agli autori italiani, o ci ritroviamo i soliti nomi, ormai sempre gli stessi da trenta anni, oppure, gli unici ad essere pubblicati – che il loro lavoro sia valido o no, e di solito non lo è – lo devono ad amicizie e conoscenze “importanti”, che gli permettono di passare attraverso pubblicazione e vendite col comfort e la rapidità di un bel viaggio in prima classe. Niente contro di loro, per carità, il mondo e l’Italia funzionano così. Ma, semplicemente non sono scrittori.

Edward Bunker un vero scrittore

Mentre gente come Guido Morselli, che pur essendo vissuto in un periodo in cui farsi pubblicare non era ancora così difficile, non è mai riuscito ad ottenere la pubblicazione se non dopo morto (niente meno che da Adelphi, adesso che è morto!) fra l’altro suicida (un classico che chiamerei “effetto Van Gogh”), lui sì era un vero scrittore. Guido Morselli era un signor scrittore, come pochi altri nel nostro infelice paese e non aver ottenuto successo in vita non lo rende certo meno scrittore. Chi pensa che sia il successo a determinare le capacità, in campo artistico e letterario, è molto, molto lontano dalla verità.

San Quintino e la scrittura

Nel caso di Edward Bunker, vissuto fra i 6 e i 15 anni fra famiglie affidatarie, la strada e le prigioni minorili, l’urgenza di scrivere si è subito manifestata nel carcere di San Quintino dove era entrato a soli 17 anni ed era il più giovane detenuto che avesse mai varcato quella soglia. Lì ha iniziato a scrivere “Come una bestia feroce” e contemporaneamente a leggere tutto quello che poteva. Da quel momento ha continuato a entrare e uscire di galera ma senza mai smettere di scrivere. Solo molti anni dopo, quando i suoi libri sono stati pubblicati e molti trasformati in film, Edward è diventato famoso e non ha avuto più il bisogno di procurarsi soldi in modo illegale.

Edward Bunker un vero scrittore

Grande scrittore: Come una bestia feroce, Animal Factory, Educazione di una canaglia, Little boy blue, Cane mangia cane e tanti altri libri tutti particolari, anticonvenzionali, veri, L’ESATTO CONTRARIO dei polpettoni noiosi “come una malattia”, antiquati, senza un briciolo di stile, a volte da “circolo della canasta” scritti dalla maggioranza degli autori italiani pubblicati negli ultimi anni da editori “big”. Oltre a scrittore è stato un ottimo sceneggiatore e attore in tanti film: famosa la sua partecipazione a Le Iene di Tarantino, dove Bunker fa una piccola parte, Mr. Blue, personaggio inserito da Tarantino apposta per lui. E poi:

falsario, truffatore, rapinatore a mano armata, trafficante di droga, imputato per estorsione. Metà della sua vita trascorsa in prigione. Sarebbe mai stato pubblicato Bunker in Italia? Decisamente mai. E non perché delinquente, ma perché ovviamente privo delle giuste conoscenze senza le quali, in Italia, oggi non trovi nemmeno un posto per lavare i cessi alla Stazione, sempre che non sia un posto di lavoro sotto-sotto-sottopagato, con pseudo contratti capestro molto amati dall’ipercapitalismo, per sfruttare alla grande senza correre rischi.

Edward Bunker nella parte di Mr. Blue nelle Iene

Alcune frasi di Edward Bunker

Una sua frase che trovo fantastica e che ci fa capire la grande differenza fra l’Italia e il resto del mondo è:

“Avessi avuto soldi, non sarei diventato un criminale. Ma probabilmente non sarei neppure diventato uno scrittore.”

Qui da noi, invece, vale il contrario: se sei molto ricco di solito sei (o lo è stato qualche tuo avo) un criminale e se non sei ricco, e quindi privo di amicizie, di sicuro non sarai uno scrittore perché nessun editore importante ti pubblicherà mai. Ma fra le frasi prese dai libri di Bunker quella che preferisco è:

“Sono convinto che chi non legge resta uno stupido. Anche se nella vita sa destreggiarsi, il fatto di non ingerire regolarmente parole scritte lo condanna ineluttabilmente all’ignoranza, indipendentemente dai suoi averi e dalle sue attività.”   Edward Bunker, (da “Educazione di una canaglia”)

Edward Bunker un vero scrittore, Stark

Edward Bunker è un grande, rarissimo tipo di scrittore e di uomo per cui provo amore e rispetto. Fatevi un favore: comprate i suoi libri e leggetelo. Poi andate anche a vederli al cinema, ma i libri sono sempre superiori.

Apple: da Steve Jobs a Xi Jinping

Apple: da Steve Jobs a Xi Jinping

Perché quest’articolo è intitolato “Apple: da Steve Jobs a Xi Jinping”? Per via del recentissimo scoop del New York Times che racconta al mondo come e quanto Apple sia coinvolta nella sorveglianza su larga scala oltre che nella censura imposte dal governo cinese a tutti i cittadini cinesi che hanno acquistato e utilizzano un Iphone o altro device Apple. Ho citato Steve Jobs perché, pur non essendo io mai stata una particolare fan dell’uomo considerato da tanti una sorta di guru, credo – o meglio – voglio credere che Jobs oggi sarebbe disgustato dalle scelte fatte dalla compagnia da lui creata. Scelte che fanno orrore ma che non sorprendono: la maggior parte dei giganti dell’high tech, se devono scegliere fra aumentare il profitto o garantire la libertà dei propri clienti, scelgono sicuramente il profitto.

Students

New York Times versus Apple

Il New York Times ha parlato con numerosi dipendenti Apple, con esperti di sicurezza e ha visionato documenti speciali prima di fare l’articolo, partendo da un concetto basilare: oggi tutti i prodotti della Apple vengono assemblati in Cina e sempre dalla Cina entrano nelle casse della Apple un quinto di tutti gli introiti mondiali.

Il professore universitario Doug Guthrie, assunto da Apple nel 2014 per trattare la questione cinese, ha spiegato al New York Times: «i lavoratori cinesi assemblano quasi ogni singolo iPhone, iPad e Mac. Apple si porta a casa 55 miliardi di dollari all’anno dalla regione, un profitto superiore a quello di qualunque altra azienda americana in Cina». Ed ovviamente, come in ogni business, vale il vecchio “do ut des”; dice ancora Guthrie: “se sei sposato alla Cina, devi darle qualcosa in cambio” ovvero dati personali, foto, chat, informazioni su conti, posizione degli utenti, video e via discorrendo.

Apple: da Steve Jobs a Xi Jinping

Nicholas Bequelin, direttore di Amnesty International per l’Asia ha detto al New York Times: “Apple è diventato un ingranaggio nella macchina della censura che presenta una versione di internet controllata dal governo; se si guarda al comportamento del governo cinese, Apple non oppone alcuna resistenza.”

Apple: da Steve Jobs a Xi Jinping, la censura della Cina
La Cina censura il Web

Oltre a passare al governo cinese dati sensibili dei propri clienti, Apple aiuta la Cina nella censura. In che modo? Apple non fa entrare nel proprio App Store cinese migliaia di applicazioni, come ad esempio aggregatori di notizie di giornali stranieri, incontri gay, organizzazione di proteste democratiche e niente che abbia a che fare col Dalai Lama. Dal 2017 ad oggi sembra siano state cancellate ben 55mila applicazioni, mentre dal giugno 2018 a giugno 2020, Apple ha approvato il 91 per cento delle richieste della Cina, rimuovendo 1.217 app: nello stesso periodo, in tutto il resto del mondo, la rimozione è stata di solo 253 applicazioni.

Le strategie per pagare molte tasse in meno

Un’altra contestazione fatta dal New York Times ad Apple riguarda le strategie grazie a cui l’azienda riesce a pagare meno tasse del dovuto. Strategie che consistono nella creazione di centri Apple molto importanti soprattutto in Stati dove le tasse sono minime rispetto a quelle che andrebbero a pagare negli Stati Uniti. Naturalmente Apple non è l’unico fra i giganti high tech a utilizzare questi sistemi, al contrario. Forse ci vorrebbero delle leggi che, banalmente, rendano certi metodi illegali, sia negli Stati Uniti che in buona parte dell’Europa.

Apple: da Steve Jobs a Xi Jinping. Strategia per pagare molte meno tsse

Apple secondo Pavel Durov

Quello che ha scritto il sempre ben informato Pavel Durov, creatore e proprietario di Telegram, in seguito all’articolo del New York Times: “Apple è molto efficiente nel portare avanti il proprio modello di business, che è basato sul vendere hardware obsoleto e molto costoso a dei clienti bloccati nel loro ecosistema. Ogni volta che devo usare un Iphone per testare le nostre app per Ios mi sento come se mi avessero spedito nel Medio Evo. I display da 60 Hz degli Iphones non possono competere con quelli da 120 Hz dei più recenti smartphone Android. Ma la cosa peggiore di Apple non è nemmeno l’hardware datato e i peggiori device, ma il fatto che, se possiedi un Iphone, diventi uno schiavo digitale della Apple: hai il permesso di usare solo quelle app che la Apple ti lascia installare tramite il loro app store e per il backup dei dati puoi solo usare l’ICloud della Apple. Non c’è da meravigliarsi che l’approccio totalitario della Apple piaccia così tanto al partito comunista cinese, che grazie ad Apple ha adesso il completo controllo dei dati e delle app che appartengono ai cittadini cinesi che si affidano agli Iphones.”

New York Times abbandona Apple news

Come mossa successiva il New York Times ha deciso di rimuovere i propri contenuti da Apple News, che è il servizio in abbonamento di Apple che offre l’accesso a centinaia di quotidiani, riviste e magazine digitali come The Wall Street Journal, The Los Angeles Times e prodotti editoriali dell’editore Condé Nast.

“Apple News non si allinea con la nostra strategia di finanziare il giornalismo di qualità costruendo una relazione diretta con i lettori che pagano” ha detto il New York Times, sottolineando come, secondo loro, i contenuti di qualità “dovrebbero essere giustamente ricompensati. Abbiamo fiducia nel fatto che continueremo ad avere una partnership forte con Apple attraverso altri prodotti”.

Apple: da Steve Jobs a Xi Jinping, il New York Times abbandona Apple news

Il NYT non è l’unico ad aver rinunciato al servizio; nel 2017 già il Guardian, inglese, aveva abbandonato Apple per poi tornare disponibile lo scorso marzo. Il Washington Post, invece, aveva sempre rifiutato di farne parte. Del resto il Times non poteva fare altrimenti, dopo aver definito Apple “Il braccio armato della censura in Cina”.

Apple: da Steve Jobs a Xi Jinping? Come risponde Apple

Il colosso di Cupertino, città californiana nel centro della Silicon Valley, ha risposto in modo molto fiacco alle accuse del New York Times, senza dire una sola parola sulle questioni che riguardano censura e libertà in Cina, né sulla questione tasse ma facendo un generico discorsetto dove si autoincensa in quanto creatore di posti di lavoro nel mondo:

“Negli anni scorsi, siamo riusciti a creare un’incredibile quantità di posti di lavoro. Il centro fondamentale risiede ancora negli USA con oltre 47’000 impiegati a tempo pieno, sparsi in circa 50 stati. Focalizzando l’attenzione solamente sull’innovazione, siamo riusciti a creare, partendo da zero, nuovi prodotti ed industrie portando lavoro ad oltre 500’000 persone in tutti gli Stati Uniti; in tale cifra non sono presenti solamente i nostri dipendenti, ma coloro che creano le componenti per i prodotti sino a quelli che le consegnano direttamente ai clienti. Noi produciamo parti negli USA che poi vengono esportate in tutto il mondo, gli sviluppatori Statunitensi creano delle applicazioni vendute anch’esse in oltre 100 paesi. Per i suddetti motivi, l’azienda è da considerarsi come uno dei principali creatori di posti di lavoro degli ultimi anni.

Parallelamente abbiamo continuamente contribuito a determinate attività di beneficenza e non abbiamo mai ricercato pubblicità. Abbiamo sempre cercato di focalizzarci sulla scelta giusta e non sui meriti che avremmo ottenuto in seguito. Apple dirige il suo business con i più alti standard etici, in rispetto delle leggi e delle regole imposte. Siamo veramente fieri del nostro contributo.”

Apple è veramente fiera del suo contributo. Così come i vari Musk, Zuckerberg, Gates, Bezos, tutti fieri sicuramente dei propri miliardi. Fossi in loro, parole come etica, scelta giusta, rispetto eviterei di usarle. Se non altro per decenza.

Mondo reale e mondo distopico a confronto

“Non amo molto la vita. A meno che lottare continuamente contro i mulini a vento non significhi amare la vita.”

Yukio Mishima

Da dove parte “Mondo reale e mondo distopico a confronto”? Rileggendo Brave New World dopo anni e anni, ho scoperto che, in realtà, il mondo terrificante ipotizzato da Huxley è un’isola felice se lo compariamo al nostro mondo di oggi, Anno Domini 2021. Rileggere da adulti libri che avevi letto da ragazza/o è appassionante: a volte scopri che quello che ti sembrava un capolavoro si è trasformato in un libretto, a volte scopri il contrario, oppure, come in questo caso, ti rendi conto che i tasselli del mosaico sono aumentati e la tua visione è più chiara, quindi diversa. Non è mai, comunque, il tempo che passa ad aver cambiato la tua visione perché il tempo non passa. Siamo noi a passare. O forse, come scrisse Phlip K.Dick in uno dei suoi discorsi geniali nel 1978 “Il tempo fugge. Verso dove? Forse duemila anni fa ci è stato rivelato. O forse non era così tanto tempo fa: forse è solo un’illusione che sia passato tanto. Forse è stato una settimana fa, o addirittura oggi stesso, poco fa. Forse il tempo non sta solo fuggendo: sta finendo.”

Mondo reale e mondo distopico a confronto: Philip K.Dick
Philip K.Dick

Brave new world versus mondo reale

In che modo, dunque, il nostro mondo attuale si rivela peggiore del mondo creato da Aldous Huxley? Per chi non avesse letto Brave new world, cercherò di riassumere: nel nuovo mondo di Huxley non esiste famiglia né innamoramento e c’è un sistema di caste molto rigido, sistema di caste che è sostanzialmente uguale a quello del mondo reale in cui viviamo. Le caste di Huxley, però, non tramandano, come nella realtà, soldi, privilegi o povertà di padre in figlio, ma i bambini vengono scelti, casualmente, fin da quando sono embrioni e subito condizionati a diventare un tutt’uno con la casta a cui dovranno appartenere.

Aldous Huxley

“Noi, inoltre, li predestiniamo e li condizioniamo. Travasiamo i nostri bambini sotto forma d’esseri viventi socializzati, come tipi Alfa o Epsilon, come futuri vuotatori di fogne o futuri…” Stava per dire: futuri Governatori Mondiali, ma correggendosi disse invece: “futuri Direttori di Incubatori”… Il tutto, però, con una notevole attenzione alla serenità, se non alla felicità, delle creature umane che andavano a costruire: la frescura era indissolubilmente unita al disagio, sotto forma di Raggi X non attenuati. Quando giungeva il momento del travasamento, gli embrioni avevano un vero orrore per il freddo. Erano predestinati ad emigrare ai tropici, ad essere minatori e filatori di seta all’acetato e operai metallurgici. Più tardi si farebbe in modo che la loro mente confermasse il giudizio del loro corpo. “Noi li mettiamo nella condizione di star bene al caldo” concluse Foster “i nostri colleghi di sopra insegneranno loro ad amarlo.” “E questo” aggiunse il Direttore sentenziosamente “questo è il segreto della felicità e della virtù: amare ciò che si deve amare. Ogni condizionamento mira a ciò: fare in modo che la gente ami la sua inevitabile destinazione sociale.

Ma il condizionamento senza parole è rude e grossolano; non può mettere in rilievo le distinzioni più sottili; ma può inculcare i modi di comportamento più complessi. Per questo sono necessarie le parole, ma parole senza ragionamento. Vale a dire, l’ipnopedia: la massima forza moralizzatrice e socializzatrice che sia mai esistita.”

L’ipnopedia non è altro che una sorta di condizionamento che avviene durante il sonno dei bambini: le stesse frasi vengono ripetute costantemente, come un mantra, e notte dopo notte entrano nei circuiti del corpo umano e prendono spazio nelle menti dei bambini. Questo condizionamento fa sì che non ci siano caste che invidiano i privilegi altrui o che cerchino di ribaltare il sistema. I bisogni materiali di tutti sono soddisfatti e tutti sono indispensabili alla società. I libri e la cultura sono stati aboliti, così come la storia o la filosofia. La religione, invece, ha sempre una sua funzione: a Dio hanno dato un altro nome, Ford, ma per il resto viene citato in modo non troppo dissimile ma dandogli decisamente meno importanza. Al contrario del mondo di Orwell, dove il sesso è proibito, nel nuovo mondo di Huxley invece il sesso è fortemente praticato, anche se mai in forma romantica: non ci sono coppie, né innamorati e il sesso è una specie di sport molto divertente, dove tutti si sentono liberi e libere di farlo con chiunque trovino attraente.

Mondo reale e mondo distopico a confronto: vecchiaia e malattie

Mondo reale e mondo distopico a confronto

In cosa invece il mondo di Huxley è uguale al nostro? Nel consumismo sfrenato che lo caratterizza. Una delle tipiche frasi che vengono ripetute ai bambini nell’ipnopedia è “Meglio buttare che aggiustare. Più sono i rammendi e minore è il benessere; più sono i rammendi e minore è il benessere” che significa che tutti, uomini e donne, saranno costretti a consumare almeno un tot per anno, nell’interesse dell’industria.

L’altra grande differenza fra il mondo di Huxley e quello reale è l’eliminazione di malattie e vecchiaia: tutti restano giovani come se avessero vent’anni, ma, allo stesso tempo, tutti devono morire allo scadere del sessantesimo anno, o poco di più nei casi di personaggi importanti. Lo stato fornisce una morte indolore e meravigliosa, permettendo alla gente di scivolare nel sonno eterno senza dolore né ansia.

«Lavoro, gioco: a sessant’anni le nostre forze e i nostri gusti sono com’erano a diciassette. I vecchi, nei brutti tempi antichi, usavano rinunciare, ritirarsi, darsi alla religione, passare il loro tempo a leggere, a meditare… meditare!»

«Ora – questo è il progresso – i vecchi lavorano, i vecchi hanno rapporti sessuali, i vecchi non hanno un momento, un attimo da sottrarre al piacere, non un momento per sedere e pensare…”

Due dei protagonisti provano sgomento quando incontrano per la prima volta una persona vecchia:

«Che cos’ha?» chiese Lenina. I suoi occhi erano spalancati per l’orrore e lo stupore. «È vecchio, quest’è quanto» rispose Bernardo con tutta l’indifferenza di cui era capace. Anche lui era turbato; ma fece uno sforzo per non apparire colpito. «Vecchio?» ripeté lei. «Ma anche il Direttore è vecchio, tante altre persone son vecchie; ma non sono così.» «Perché non permettiamo loro di diventare così. Li preserviamo dalle malattie. Manteniamo bilanciate artificialmente le loro secrezioni interne, nell’equilibrio della giovinezza. Non permettiamo che la loro dose di magnesio e di calcio discenda al di sotto di ciò che era a trent’anni. Li sottoponiamo a trasfusioni di sangue giovane. Manteniamo il loro metabolismo frequentemente stimolato. Così, naturalmente, non hanno quest’aspetto. In parte» aggiunse «perché la maggioranza d’essi muoiono molto tempo prima d’aver raggiunta l’età di questo vecchio. La gioventù quasi intatta fino a sessant’anni, e poi, crack, la fine.”

In questo il Brave new world è l’esatto contrario del mondo reale, dove l’età media è sempre più alta ma, allo stesso tempo, aumentano le malattie e i tormenti della vecchiaia e la morte, spesso, avviene in seguito a qualche malattia terribile, dopo mesi o anni di sofferenza.

Mondo reale e mondo distopico a confronto: la droga perfetta

Mondo reale e mondo distopico a confronto
Mondo reale e mondo distopico a confronto

Ma quello che rende insuperabile il mondo di Huxley è la creazione della “droga perfetta” detta soma, termine mutuato dalla bevanda degli dei nel RgVeda, usata anche per praticare sacrifici: “Noi abbiamo bevuto il Soma e siamo divenuti immortali. Noi abbiamo raggiunto la luce, abbiamo incontrato gli Dei. Che cosa può fare a noi la malvagità dell’uomo mortale o la sua malevolenza, o Immortale?” (RgVeda, VIII-48,3)

Perché il soma, nel Brave new world è considerata “la droga perfetta”? Ecco come la descrivono, nel libro:

«Euforica, narcotica, gradevolmente allucinante.» «Tutti i vantaggi del Cristianesimo e dell’alcool; nessuno dei difetti.» «Potete offrirvi un’evasione fuori della realtà quando volete e ritornate senza neanche un mal di capo o una mitologia.»

O, più nello specifico: “nessuno ha un momento, un attimo da sottrarre al piacere, non un momento per sedere e pensare; o se per qualche disgraziata evenienza un crepaccio s’apre nella solida sostanza delle loro distrazioni, c’è sempre il “soma”, il delizioso “soma”, mezzo grammo per un riposo di mezza giornata, un grammo per una giornata di vacanza, due grammi per un’escursione nel fantasmagorico Oriente, tre per una oscura eternità nella luna.”

Alla fine, anche il mondo di Huxley sicuramente molto  organizzato e più piacevole rispetto al nostro, solido, stabile, milioni di volte meno ansiogeno, senza guerre né rivoluzioni, dove ognuno è stato condizionato per amare quello che fa e quello che è, dove non esistono malattie né pandemie, dove la specie umana non aumenta esponenzialmente e non esiste l’inquinamento, alla fine, anche questo mondo, per restare in piedi ha bisogno di qualcosa in grado di calmare le menti e di permetterci di fuggire in una dimensione immaginaria: una droga, insomma. E la cosa più interessante è che tutti, nel mondo di Huxley, hanno bisogno di soma, dagli Epsilon definiti “quasi aborti” agli evoluti Alpha plus. Un po’ come riconoscere che noi umani siamo tutti molto diversi l’uno dall’altro, tranne che per un piccolo particolare: l’incapacità di controllare la nostra parte emotiva e l’estrema difficoltà nel maneggiare la nostra mente, che sia una mente stupida o una mente brillante.

Mondo reale e mondo distopico a confronto: perché scegliere il mondo distopico

Fin qui se dovessi scegliere fra il nostro mondo attuale e il Brave new world di Huxley sceglierei di corsa il secondo. Prima di tutto Huxley ci libera dalla famiglia e dalla “coppia”, entrambe alla base della maggior parte delle nostre infelicità, delle nostre frustrazioni, dei disastri della società. Poi elimina la monogamia, grande ipocrisia della nostra società: il sesso diventa finalmente un piacere, da fare con chi vogliamo e per quanto tempo vogliamo, senza false promesse di fedeltà e di amore eterno. Poi ci regala una vita in cui restiamo giovani fino all’ultimo, senza malattie e senza vecchiaia, ma con un unico piccolo prezzo da pagare: a sessanta anni moriremo, senza soffrire, come un appuntamento che conosciamo da tempo ma che non temiamo. Le suddivisioni in ricchi, poveri, lavoratori di fatica e gente che praticamente non fa un cazzo esisterà ancora – impossibile eliminarla in un regime capitalista – ma non dipenderà dall’appartenenza a famiglie potenti o, al contrario, a famiglie di poveracci, bensì solo al caso, e il condizionamento farà sì che tutti siano fieri di appartenere alla casta cui appartengono senza sentirsi né sfruttati né privilegiati.

Il Soma

Mondo reale e mondo distopico a confronto: il soma, la droga perfetta di Huxley

Infine, come una gigantesca ciliegina sulla torta, Huxley ci regala il soma. Una droga legale, addirittura distribuita dallo Stato, ma che soprattutto non crea effetti collaterali: niente vomito, mal di testa, overdose, viaggi all’inferno. Ogni serata, o pomeriggio, o nottata trascorso col soma sarà come un sonno di bellezza: torneremo a “casa” riposati, rinfrancati, sereni e col fisico in gran forma. Certo, come possiamo vedere dal personaggio di Lenina, la giovane e bellissima ragazza Alpha, a forza di usare il soma ne vogliamo di più e poi di più e ad ogni minimo intoppo o piccolo incidente che la vita ci presenta ricorriamo subito al soma; ma del resto, per quanto possa essere una droga perfetta, il soma è pur sempre una droga, e quindi si comporta come una droga. Non si può chiedere l’impossibile.

Ma, per quanto mi riguarda, il soma da solo già basterebbe per scegliere il Brave new world rispetto al nostro mondo attuale. In fondo il Brave new world di Huxley è una via di mezzo fra Matrix ed una Spa da Vip, dove, insieme a massaggi e bagni in piscina ci sono, a disposizione, tutti i nuovi ritrovati della chimica per sentirsi alla grande. Il nostro mondo reale, invece, è sempre più disperato, senza vie d’uscita che non siano solo momentanee, costose, illegali e molto tossiche per l’organismo umano.

Mondo reale e mondo distopico a confronto: perché non scegliere il mondo distopico

E quindi, cosa c’è nel mondo di Huxley che non va bene? O meglio, che cosa manca al mondo di Huxley? Al mondo di Huxley, molto banalmente, manca la cultura. Manca la cultura e manca l’arte, per scelta dei leader del nuovo mondo. È esplicativo il dialogo fra il leader massimo, il Governatore Mustafà Mond e il ragazzo detto “il Selvaggio” perché vissuto, fin da piccolissimo, nell’ultima riserva abitata da indios che non si sono voluti uniformare al nuovo modo di vivere. In questa riserva la gente vive in coppia, i bambini vengono cresciuti dai genitori e, di tanto in tanto, è ancora possibile trovare libri antichi che sono sfuggiti alla distruzione. Il Selvaggio, ad esempio, è riuscito a trovare un volume con tutte le opere di Shakespeare, e la vita, ormai, ha per lui un senso solo in un’ottica shakespeariana.

 «Perché il nostro mondo non è il mondo di “Otello”. Non si possono fare delle macchine senza acciaio, e non si possono fare delle tragedie senza instabilità sociale. Adesso il mondo è stabile. La gente è felice; ottiene ciò che vuole, e non vuole mai ciò che non può ottenere. Sta bene; è al sicuro; non è mai malata; non ha paura della morte; è serenamente ignorante della passione e della vecchiaia; non è ingombrata né da padri né da madri; non ha spose, figli o amanti che procurino loro emozioni violente; è condizionata in tal modo che praticamente non può fare a meno di condursi come si deve. E se per caso qualche cosa non va, c’è il “soma”… che voi gettate via, fuori dalle finestre, in nome della libertà, signor Selvaggio.

“Libertà”!» si mise a ridere. «V’aspettate che i Delta sappiano che cos’è la libertà! Ed ora vi aspettate che capiscano “Otello”! Povero ragazzone!»

Il Selvaggio restò un momento in silenzio. «Nonostante tutto» insistette ostinato «”Otello” è una bella cosa, “Otello” vale più dei film odorosi».

«Certo,» ammise il Governatore «ma questo è il prezzo con cui dobbiamo pagare la stabilità. Bisogna scegliere tra la felicità e ciò che una volta si chiamava la grande arte. Abbiamo sacrificato la grande arte.

Ora abbiamo i film odorosi e l’organo profumato.»

«Ma non significano nulla.»

«Hanno un senso loro proprio. Rappresentano una quantità di sensazioni gradevoli per il pubblico.»

«Ma sono… sono raccontati da un idiota.»

Il Governatore rise.

«Ha ragione lui» disse Helmholtz, triste. «Infatti è idiota. Scrivere quando non si ha nulla da dire…»

«Precisamente. Ma ciò richiede la massima abilità. Si fabbricano le macchine col minimo assoluto di acciaio, e le opere d’arte praticamente con nient’altro che la sensazione pura.»

Quanto sono pericolose arte e cultura?

Yukio Mishima, Tokyo, 1970

Questo, a mio parere, è il punto focale del libro e della questione. La vera arte, la grande arte, la cultura sono quanto di più pericoloso possa esistere nei confronti dello status quo. L’unico vero nemico, il più minaccioso. E questo lo vediamo bene anche nel nostro mondo reale, dove la cultura, piano piano, è stata sostituita, in ogni campo, da una sottocultura insopportabilmente becera. Perché l’arte, come dice il Governatore, uccide la stabilità, ma è anche nemica della felicità. O almeno, considerando la felicità come un punto impossibile da raggiungere in mezzo a qualche Galassia lontana, in un mondo privo di cultura possiamo autoconvincerci di avere quel punto in tasca, sebbene sia così distante; in un mondo infestato dalla cultura, invece, non possiamo che arrivare alla consapevolezza che quel punto felice resterà sempre laggiù, dove non saremo mai in grado di raggiungerlo.

La cultura dunque serve a creare conoscenza, ma la conoscenza ci rende infelici. Mishima dice, in un articolo del 1970: “In questi venticinque anni la conoscenza non mi ha procurato che infelicità. Tutte le mie gioie sono scaturite da un’altra sorgente – ed aggiunge – in questi venticinque anni ho perso ad una ad una tutte le mie speranze, ed ora che mi sembra di scorgere la fine del mio viaggio, sono stupito dall’immenso sperpero di energie che ho dedicato a speranze del tutto vuote e volgari.”

Io concordo con ogni parola di Mishima, non solo perché lo amo come scrittore e come uomo, ma forse perché sono nichilista quasi quanto lo è stato lui. Nonostante ciò, o forse, proprio per questo, continuo a scegliere il nostro vero mondo orribile, dove regna la diseguaglianza, la guerra, la miseria, il massacro, la malattia, la vecchiaia, al mondo distopico di Huxley, dove tutti questi orrori sono inesistenti. Perché un mondo senza cultura, senza arte, senza conoscenza, non mi interessa viverlo. Per quanta infelicità tutto questo mi possa portare.

Una sola poesia di Sylvia Plath, una sola opera di Eliot, un solo romanzo di Mishima, un solo quadro di Caravaggio, un singolo assolo di di John Frusciante porteranno nella mia vita bellezza, verità, fuoco, energia, significato. Se assieme a tutto questo arriverà anche l’infelicità, e so bene che sarà così, sono pronta a farmene carico.

Social Media e the Magic of Maybe

“Il Forse dà dipendenza più di ogni altra cosa.” Dr Robert Sapolsky, Stanford University, CA

Questo articolo su Social Media e the Magic of Maybe parte da una teoria e conferenza di uno scienziato, il Dr Robert Sapolsky, biologo, primatologo e professore all’Università di Stanford, CA. Sapolsky, di base espone già da una sola potente frase la sua teoria lucida e geniale:

“La dopamina non riguarda il piacere. Riguarda l’anticipazione del piacere. Riguarda la ricerca della felicità più che la felicità stessa.”

Social Media e the Magic of Maybe: il biologo Robert Sapolsky, Stanford University
Robert Sapolsky, biologo e primatologo, Stanford University

Dopamina e “soddisfazione istantanea”

Per iniziare: cosa è la dopamina e cosa la “soddisfazione istantanea”?

La dopamina è un neurotrasmettitore endogeno che troviamo in varie parti del nostro cervello ed è fondamentale per ogni funzione cerebrale, incluso il pensiero, il movimento, il sonno, l’umore, l’attenzione, la motivazione, la ricerca e la gratificazione. Aumenta il tuo livello generale di eccitazione e il comportamento finalizzato al raggiungimento di obiettivi a lungo termine.

Social Media e Magic of Maybe: Dopamina e Serotonina

Ma, dal momento che la dopamina può indurre il desiderio di ricerca e ricompensa, ecco come e dove si inserisce il concetto di “soddisfazione istantanea”.

La “soddisfazione istantanea” è l’immediato raggiungimento di gratificazione e felicità. È un modo di sperimentare il piacere e l’appagamento senza ritardi, senza bisogno di pazientare, fornendoci un picco di dopamina senza sforzo né autodisciplina. Esattamente come una qualsiasi droga, con la differenza che questa droga non è solo legale, ma addirittura spinta da tutti i governi del pianeta. È vero che si nasce dipendenti, da cibo e acqua, per iniziare, e si continua con la dipendenza da tutto ciò che ci richiedono in modo continuo e molesto corpo e mente (intesa come neurochimica del cervello), ma ci sono dipendenze più dannose di altre, e questa credo lo sia molto.

Con Internet e i Social, la soddisfazione istantanea del tuo desiderio di ricerca è disponibile già con un click. Puoi parlare con qualcuno solo mandandogli un messaggio e forse ti risponderà in pochi secondi. Tutte le informazioni che puoi volere sono disponibili subito cercandole su Google.

Social Media e Magic of Maybe: tutto questo come influenza la società?

Gli utenti provano un falso senso di appagamento. La gente ama la vibrazione dei loro cellulari che annuncia una nuova notifica, proprio perché non è prevedibile; nessuno sa esattamente quando e da chi arriverà una notifica.

Ecco perché Sapolsky parla di “Magic of Maybe”, la magia del forse: quando guardi il tuo cellulare forse c’è un messaggio o forse no. Quando vai su Facebook forse c’è una notifica, un commento, anche solo uno stupido like, oppure no. Quando notifica, feedback o like appaiono tu avrai un notevole picco di dopamina.

Ma quella sensazione di piacere scompare con la stessa rapidità con cui è arrivata. Purtroppo è facile ritrovarsi in un loop indotto di dopamina. La dopamina inizia con la tua ricerca, il tuo commento, il tuo interagire, che poi verranno premiati da risposte e like e, di conseguenza, sarai indotto a cercare e interagire ancora. Diventerà sempre più difficile smettere di mandare messaggi o di guardare il cellulare per vedere se hai nuove notifiche.

Tutto questo ha rappresentato l’apice per il successo di Facebook e degli altri Social. È anche grazie a questo che i Social Media hanno miliardi di utenti. Nel 2015 c’era un numero stimato di 2 miliardi di utenti nel mondo. In sei anni il numero è cresciuto vertiginosamente, ma soprattutto sono cresciute le ore che la gente passa sui Social Media, per non parlare della pandemia che, con le nuove regole del distanziamento e coprifuoco ha reso i Social l’unica forma di “socialità” al di fuori della famiglia per la stragrande maggioranza della gente. Se non sembrasse fantascienza (ma io amo la fantascienza) ci sarebbe da pensare che i proprietari di Internet, che oggi sono anche proprietari del mondo insieme a Big Pharma e alle lobbies delle armi e del cemento, siano stati proprio coloro che hanno spinto l’avvento del Brave New World pandemico.

Social Media e Magic of Maybe: I topi di Kent Berridge

Social Media e the Magic of Maybe: topi in laboratorio
Social Media e the Magic of Maybe: topi in laboratorio

Ci sono quindi molte persone totalmente dipendenti da questo loop indotto di dopamina ma non lo sanno.

L’effetto è semplice: uccide i desideri nelle persone, la motivazione e i comportamenti indirizzati al raggiungimento di obiettivi. I ricercatori citano, a questo proposito, un esperimento fatto sui topi da uno scienziato, Kent Berridge. Cosa è successo quando nei topi sono stati distrutti i neuroni della dopamina? I topi potevano ancora camminare, mordere, ingoiare. Ma avevano perso la loro aspettativa di desiderare cibo, e quindi sono tutti morti di fame. Non mangiavano niente anche se il cibo era lì, sotto ai loro nasi.

Per quanto riguarda noi umani, perché mai dovremmo essere motivati per raggiungere un obiettivo a lungo termine quando possiamo ottenere lo stesso senso di appagamento da un qualsiasi device, in pochi attimi, senza alzarci dalla sedia?

Il Magic of Maybe non è così magico, o forse sì?

Ovviamente, come in tutte le dipendenze, la possibilità di cambiare sta in noi. Possiamo cambiare il rapporto col nostro ICT (acronimo per Information and Communication Technologies), ovvero tutte le tecnologie che riguardano sistemi integrati di telecomunicazione, computer, smartphone, audio-video, software relativi, e tutto ciò che permette agli utenti di creare, scaricare e condividere informazioni. Possiamo pensarci due volte prima di correre su Facebook o Whatsapp. La scelta sta a noi: potremmo ritagliarci nuove abitudini, cambiare la nostra vita o continuare ad essere topi domestici nella gabbia dell’élite.

Non tutto è a distanza di un click o un tap. Immagino che la soddisfazione finale ottenuta grazie a duro lavoro, pazienza e stabilità sia qualcosa di molto più potente e duraturo di qualsiasi piccola stupida gioia ci possa regalare uno schermo. Ma lo immagino soltanto e, al momento – in modo del tutto alieno inteso come poco umano – sono immune al fascino del rewarding, che sia a lungo termine o immediato.

Ma certo, se vivere ha a che fare col concetto di viaggio, che divertimento ci darebbe mai un viaggio vissuto tramite lo schermo di un device? Eppure qualcosa mi dice che il “Magic of Maybe” è qualcosa a cui solo pochi siano pronti a rinunciare, e se lo facessero si trasformerebbero probabilmente in topi zombie.

Bene, se le cose, come credo, stanno così, alla prossima disinfestazione ricordatevi almeno dei topi, nostri compagni e fratelli in gabbia (e non per loro scelta). Un giorno i nostri padroni potrebbero disinfestare anche tutti noi, o forse lo stanno già facendo.

Sapolsky su Dopamina, Piacere e Social: dura forse 7 minuti, dovreste ascoltarlo

Se vi pare che il 2020 sia stato brutto dovreste conoscere il 536

Se vi pare che il 2020 sia stato brutto dovreste conoscere il 536 è la parafrasi del titolo di un articolo-discorso di Philip K.Dick risalente al 1977: “Se vi pare che questo mondo sia brutto dovreste vederne qualche altro.”

Nel corso di quella che chiamiamo storia gli anni che si ricordano per aver lasciato particolari devastazioni sono tanti: il 1348, anno dell’esplosione della Peste Nera in Europa; il 1918, anno in cui l’influenza spagnola, grazie anche alla guerra, ha ucciso fra i 50 e i 100 milioni di persone; il periodo della Shoah, fra il 1941 e il 1945. Ma, a quanto pare, l’anno più disastroso da quando esiste la storia sembra sia stato il 536 dopo Cristo, anno che ha segnato l’inizio di una cascata trofica che è durata quasi un secolo e ha quasi sterminato la specie umana. In principio sembra ci sia stata l’eruzione di un vulcano indonesiano; secondo uno storico giavanese del diciannovesimo secolo, Ranggawarsita “il mondo intero fu scosso fin dalle fondamenta, e si scatenarono violenti boati di tuono accompagnati da forti piogge e tremende tempeste… e infine il Kapi esplose con un ruggito terribile, andò in pezzi e sprofondò nelle viscere della terra.”

Se vi pare che il 2020 sia stato brutto: Ragganwarsita. storico giavanese
Ragganwarsita, storico giavanese

Effetti dell’esplosione raccontati dalle fonti

L’esplosione fu così violenta da azzerare completamente la vita dei giavanesi, interrompendo addirittura la storiografia locale per almeno 20 anni, storiografia che aveva una tradizione più che ricca. Gli effetti dell’esplosione si sentirono principalmente nei due grandi imperi dell’epoca: l’Impero Cinese e l’Impero Romano. Per raccontare un evento storico, la cosa migliore è affidarsi alle fonti del periodo stesso, o alle fonti appartenenti a pochi secoli dopo, con tutti i documenti dell’epoca ancora integri fra le mani.

Giovanni Lido (‘Ιωάννης ὁ Λυδός), filosofo e studioso presso la corte bizantina, nato intorno al 490 d. C. racconta che nel 536 d.C. il sole divenne scuro per quasi tutto l’anno, tanto da impedire ogni tipo di raccolto.

Flavius Magnus Aurelius Cassiodorus Senator

Flavius Magnus Aurelius Cassiodorus Senator

Cassiodoro (Flavius Magnus Aurelius Cassiodorus Senator) nato intorno al 485 e morto il 580 circa, politico, letterato e storico romano, vissuto sotto il regno romano-barbarico degli Ostrogoti e successivamente sotto l’Impero Romano d’Oriente, ci descrive il crollo del mondo dopo l’esplosione: “Il sole sembra aver perduto la sua luminosità, ed appare di un colore bluastro. Ci meravigliamo nel non vedere l’ombra dei nostri corpi, di sentire la forza del calore del sole trasformata in debolezza, e i fenomeni che accompagnano normalmente un’eclisse prolungati per quasi un intero anno. Abbiamo avuto un’estate senza caldo… i raccolti gelati dai venti del nord … la pioggia sembra si rifiuti di cadere.”

E ancora, Michele il Siriano (ܡܺܝܟ݂ܳܐܝܶܠ ܣܽܘܪܝܳܝܳܐ) vescovo orientale cristiano ma anche scrittore, vissuto fra il 1126 e il 1199 in Siria, scrive: “Il sole si oscurò e l’oscurità durò 18 mesi. Ogni giorno splendeva per circa 4 ore, e ancora questa luce era solo una vaga ombra. Tutti dicevano che il sole non avrebbe più recuperato la sua piena luce. I frutti non maturarono e il vino aveva il sapore dell’uva acerba.”

Se vi pare che il 2020 sia stato brutto dovreste conoscere il 536: Cosa accadde scientificamente

Da un punto di vista strettamente scientifico ecco, brevemente, cosa è accaduto: l’esplosione ha lanciato nell’atmosfera fra 10 e 80 chilometri cubi di materiale, creando una nube spessa fra i 20 e i 150 metri a sovrastare tutto il mondo. Il volume enorme di vapore acqueo nell’atmosfera ha parzialmente distrutto lo strato di ozono. Come conseguenza deve esserci stato un iniziale raffreddamento globale di almeno 10 gradi per 20 anni, seguito da un riscaldamento globale causato dal vapore acqueo residuo e dal calo dell’ozono. Le conseguenze climatiche dell’eruzione del 536 d.C. in ambito mondiale sono state confermate anche dalle ultime ricerche paleoclimatologiche, grazie alle analisi dei tronchi d’albero e delle carote di ghiaccio di tutto il mondo.

Ma se pensate che dopo quei venti anni di patimenti tutto sia tornato com’era prima vi sbagliate di grosso. La cascata trofica è un crollo ecologico, qualunque sia la causa scatenante, che si attacca alla catena alimentare e la porta giù con sé, fino in fondo al baratro.

536 d.C.: raffreddamento globale e Pandemia

Procopio di Cesarea (Προκόπιος ὁ Καισαρεύς), storico bizantino, vissuto tra il 460 e il 560 d.C. scrive, in “Storia delle guerre, III, 29”: nel 540 d.C. nel delta del Nilo, per la prima volta a memoria d’uomo, le semine vengono impedite a causa del lento ritrarsi delle acque del fiume, giunto ad un livello di piena di ben 18 cubiti. L’Egitto era la principale fonte di approvvigionamento di grano per Costantinopoli e quindi non poter seminare i terreni del Nilo era drammatico.

Ma questo è solo l’inizio. Sembra provato che fu proprio il raffreddamento climatico a provocare la peste detta “giustinianea” che decimò la popolazione europea fra il 540 e il 542. Il bacillo della peste muore sopra ai 30°C, e un notevole abbassamento delle temperature nella zona dei Grandi Laghi Africani, dove il bacillo era endemico ne ha probabilmente scatenato una diffusione di tipo epidemico prima e pandemico poi. A conferma di questa ipotesi sappiamo, sempre da Procopio, tramite la Storia delle guerre, II 22-23 , che la peste iniziò a diffondersi partendo dall’Egitto.

Se vi pare che il 2020 sia stato brutto: Peste giustinianea nel Trionfo della Morte, Palermo
La peste giustinianea nel Trionfo della Morte, Palermo Palazzo Abellis, di Autore Ignoto

Paolo Diacono (Paulus Diaconus) monaco vissuto fra il 720 e il 799 d.C., in Historia Longobardorum, dice che nell’anno 590, il 23 ottobre, sui territori della Venezia, della Liguria e di altre regioni d’Italia si scatenò un diluvio di cui non si ritiene esserci stato l’eguale dai tempi di Noè. Il Tevere arrivò a scorrere sopra le mura di Roma, allagandone moltissimi rioni. Nell’anno successivo, invece, si registrò una terribile siccità: non piovve da gennaio a settembre, il Trentino fu invaso dalle locuste.

Se vi pare che il 2020 sia stato brutto dovreste conoscere il 536: riscaldamento globale

Ancora secondo Procopio da Cesarea in Storia delle guerre, IV,15 – senza indicare un anno preciso, in Asia Minore – l’autore sostiene che il prolungato spirare di venti da Sud causò un autunno così caldo che tutti gli alberi rifiorirono improvvisamente per poi coprirsi di frutti. L’uva, anche, ricomparve sulle viti. Evidentemente si era passati dall’era del ghiaccio al riscaldamento globale.

Procopio di Cesarea
Procopio da Cesarea

Riscaldamento globale che toccò il suo apice fra il 575 ed il 596 quando la temperatura europea crebbe fino a livelli simili a quelli attuali, se non addirittura ben al di sopra, come nel 595, probabilmente l’anno più caldo di tutta l’era volgare. La cascata trofica durò circa un secolo. Risalgono infatti al 645 d.C. circa le tracce da inquinamento da piombo, trovate nel ghiaccio, che mostrano come si fosse iniziato ad estrarre e separare l’argento dal piombo, per coniare monete, cosa che, come è ovvio, significava che l’economia fosse in ripresa.

Il 536 d.C. dei giorni nostri

Bringing it all back home” come direbbe Bob Dylan, ricollegando tutte queste informazioni al presente, sappiamo per certo che il lockdown ha frenato solo momentaneamente le emissioni inquinanti mentre il mondo sta per vivere i 5 anni più caldi mai registrati e non si avvicinerà nemmeno agli obiettivi concordati a Parigi per mantenere l’aumento della temperatura globale sotto ai 2 ° C rispetto ai livelli preindustriali. Secondo le stime dell’Organizzazione meteorologica mondiale, le concentrazioni atmosferiche di CO2 hanno continuato ad aumentare fino a nuovi record. Le riduzioni delle emissioni di CO2 nel 2020 avranno solo un lieve impatto sul tasso di aumento delle concentrazioni atmosferiche, che, come è ovvio, sono conseguenza delle emissioni passate.

La temperatura media globale per il 2016-2020 è stata la più calda mai registrata, circa 1,1 ° C sopra quella del periodo 1850-1900 e 0,24 ° C più calda della temperatura media globale per il 2011- 2015.

Ma nel quinquennio 2020-2024, la possibilità che almeno un anno superi 1,5 ° C sopra i livelli preindustriali è del 24%. È molto probabile che uno o più mesi durante i prossimi cinque anni saranno almeno 1,5 ° C più caldi rispetto ai livelli preindustriali.

In breve, come dice Green-me: “In ogni anno tra il 2016 e il 2020, l’estensione del ghiaccio marino artico è stata inferiore alla media. Il periodo 2016-2019 ha registrato una perdita di massa dei ghiacci maggiore rispetto a tutti gli altri periodi di 5 anni dal 1950. Il tasso di innalzamento medio globale del livello del mare è aumentato tra il 2011-2015 e il 2016-2020.

I principali impatti sono stati causati da eventi meteorologici e climatici estremi, in molti dei quali è stata identificata la chiara impronta del cambiamento climatico indotto dall’uomo. Quest’ultimo sta influenzando i sistemi di sostentamento vitale, dalla cima delle montagne alle profondità degli oceani, portando ad un’accelerazione dell’innalzamento del livello del mare, con effetti a cascata per gli ecosistemi e la sicurezza umana.”

Quindi, se davvero vi pare che il 2020 sia stato un brutto anno, pensate al 536 d.C. e cercate di immaginare come saranno i prossimi anni. Non ci vuole troppa immaginazione, in realtà, ma sembra evidente che il nostro Titanic in rotta verso l’iceberg non abbia nessuna intenzione di cambiare direzione o di rallentare la marcia. L’iper-capitalismo e l’incredibile stupidità umana non lo permettono. Perciò, nel tempo che ci rimane, forse dovremmo ballare e cantare come fecero i passeggeri del Titanic, perché sappiamo tutti che la fine è nota.

Perché le sinossi sono nemiche della letteratura?

Perché le sinossi sono nemiche della letteratura? Perché gli editori mentono quando dicono che la sinossi del vostro romanzo è necessaria “per poter fare una prima scrematura fra i manoscritti che ci inviano”? Credo sia evidente a tutti che molti capolavori della letteratura mondiale, come Ulisse di Joyce, tutta la produzione di Faulkner o L’isola di Arturo della Morante – per citare i primi che mi vengono in mente inserendo anche un degno autore italiano – non avrebbero mai superato la “scrematura della sinossi” proprio perché sono romanzi dove la narrazione è tutto, e nella narrazione è incluso – e non viceversa – il significato, il senso, l’anima della storia.

“Esercizi di stile” di Raymond Queneau

Perché le sinossi sono nemiche della letteratura: Raymond Queneau
Perché le sinossi sono nemiche della letteratura: Raymond Queneau

Potrei parlare per ore, ma credo ci sia un sistema più diretto ed evidente, oltre che più divertente, per dimostrare la mia teoria. Partirò, con umiltà e con il mio proprio modo di vedere e raccontare, da un capolavoro assoluto “Esercizi di stile” di Raymond Queneau, un libro che è tanto geniale quanto illuminante e che sicuramente non avrebbe passato il vaglio della sinossi. Se non avete ancora letto questo libro, FATELO! Se non sapete come è strutturato, ho messo il link e andate a vedere: in questo modo capirete facilmente che cosa mi accingo a fare.

Queneau parte da un episodio banale, di routine quotidiana, per creare da esso ben 98 altre narrazioni, che raccontano tutte lo stesso episodio ma in modi completamente diversi.

Perché le sinossi sono nemiche della letteratura? Pretty Polly

Imitando Queneau ho preso come modello le lyrics di un’antica canzone folk americana, Pretty Polly, di autore ignoto, per poi creare 7 altre narrazioni – tutte diverse – della stessa storia.

“Oh Willie, Little Willie, I’m afraid to of your ways, Willie, Little Willie, I’m afraid of your ways

The way you’ve been rambling you’ll lead me astray

Oh Polly, Pretty Polly, your guess is about right Polly, Pretty Polly, your guess is about right

I dug on your grave the biggest part of last night

Oh she knelt down before him a pleading for her life She knelt down before him a pleading for her life

Let me be a single girl if I can’t be your wife

Oh Polly, Pretty Polly that never can be Polly, Pretty Polly that never can be

Your past recitation’s been trouble to me

Oh went down to the jailhouse and what did he say He went down to the jailhouse and what did he say

I’ve killed Pretty Polly and trying to get away”

Testuale

La graziosa Polly si rivolge a Willie, il fidanzato, cercando di fargli capire che ne ha una paura matta. Willie, ben lungi dal cercare di rassicurarla, le risponde che sì, in effetti ha appena passato la notte a scavarle la fossa. A quel punto Polly lo prega di non ucciderla, gli chiede di lasciarla libera, ma Willie non è affatto d’accordo: tutte le lagne di Polly gli hanno causato guai e vuole proprio eliminarla fisicamente. Come è ovvio, Willie finisce in carcere dove spiega che ha dovuto ammazzare la graziosa Polly che cercava di scappare via.

Verbale d’Interrogatorio

In data xy il detenuto William Omissis, detto Willie, ristretto nel carcere di Omissis, nella contea di Omissis, è stato interrogato dal Detective Omissis, per sospetto omicidio di primo grado. Il detenuto ha una lunga lista di precedenti penali che vanno dalla violenza domestica all’ubriachezza molesta per finire con rissa da bar e rapina a mano armata. Inizialmente si è rifiutato di rispondere. Quando il Detective l’ha incalzato mostrandogli la lunga lista di accuse mosse nei suoi confronti nel corso di mesi dalla vittima Pretty Polly Omissis, il detenuto Omissis ha detto: “Era una scassacazzi” Il Detective: “Di chi sta parlando, signor Omissis?” Il sospettato: “Pretty Polly era la mia ragazza e l’ho amata come gli uomini di solito amano solo le loro auto e le loro armi, ma Dio mi è testimone: stava sempre a lamentarsi. Insomma, una grande scassacazzi, agente”. Il Detective Omissis ha fatto notare che lui non è agente ma Detective e ha incalzato il detenuto: “Non è forse vero che quella notte ha passato ore a scavare, nella sua proprietà, una fossa lunga come la vittima e profonda 6 piedi?” Il detenuto ha annuito con la testa e poi ha detto “Sì. Dovevo sopprimere il cane. Mi aveva morso e non potevo più fidarmi, quindi ho deciso di sparargli”. Il Detective: “E allora come mai dentro alla fossa abbiamo trovato la vittima, Pretty Polly Omissis con un colpo di fucile che l’ha centrata in piena nuca?” Il detenuto William Omissis ha aperto le braccia: “A un certo punto Pretty Polly se n’è andata, ma non me n’ero accorto. Lì fuori era buio, Detective, non c’era luna, non c’erano stelle, ho visto qualcosa correre e ho pensato a un coyote o al cane che cercava di fuggire, e per sicurezza ho sparato. Qui da noi si fa così: prima si spara e poi, in caso, ci si scusa… Mai avrei pensato che potesse essere la mia amata Polly!” Il detenuto si è messo a piangere e il Detective ha interrotto l’interrogatorio.

Perché le sinossi sono nemiche della letteratura: Willie scava la fossa
Perché le sinossi sono nemiche della letteratura: Willie scava la fossa

Crime & Drug Story

È quasi mezzanotte e Pretty Polly si è appena messa un vestito corto nero, scarpe con tacchi a spillo e si è pettinata i lunghi capelli biondi con ciocche azzurre. I suoi tatuaggi sono tutti bellissimi e in vista e lei si prepara per andare al pub a spacciare. A quel punto sente un rumore subito fuori della porta di casa. Rimane un attimo in silenzio, poi prende la sua vecchia ma fidata Glock e ci infila il caricatore. Mentre sta per uscire, arma in mano, qualcuno le sfascia il suo vaso di vetro sulla testa e Pretty Polly sviene. La suoneria del cellulare che suona la risveglia, e scopre di avere le mani legate, il sangue che le cola dalla ferita, un gran mal di testa e quello schizzato di Willie sta proprio lì, davanti a lei.

“Ma che suoneria di merda, Polly! Musica elettronica, la odio – dice Willie – vuoi sapere che suoneria ho io?”

Polly non apre bocca ma, per esperienza, sa che parlare con Willie è inutile. L’uomo spinge un paio di tasti sul cellulare e la musica di “Proud Mary” dei CCR suona con vigore.

“Questa è musica, Gesù!” esclama soddisfatto.

“Willie, che cazzo vuoi?” domanda lei, mentre il sangue continua a scenderle dalla testa proprio nell’occhio destro.

“Che voglio, Polly? Tutto: i soldi, il Vicodin, la meth.”

“Niente meth, l’ho venduta da giorni e ancora non ho ricaricato – dice lei – i soldi stanno in borsa. Di Vicodin ce ne sono forse un paio di pillole in bagno, prendi quello che c’è e vattene affanculo.”

“No, no, no, Pretty Polly. Non mi devi mentire, così non si arriva a niente. Vieni con me fuori”

Impugnando la Glock di Polly, Willie la costringe a uscire in giardino, dove ha appena scavato una specie di fossa.

“E questa che cazzo è?” dice lei.

“Mentre aspettavo che ti svegliassi ho dato una rapida occhiata in casa e non ho trovato niente di appetibile. Allora, per passare il tempo, ho scavato questa, così puoi decidere se finirci dentro o se darmi quello che voglio. Nel secondo caso potrai usarla per farci un orto…”

Pretty Polly sa bene che anche se desse a Willie soldi e droga, sempre morta nella fossa finirebbe. Perciò deve pensare, deve pensare in fretta.

“Cazzo, Willie, mi gira la testa” sussurra accasciandosi e finge di svenire. Come lui si avvicina e cerca di ritirarla su, lei gli infila con tutta la forza che ha il tacco a spillo nel piede e lui urla forte. La pistola cade nella fossa e Polly, ancora legata, si toglie le scarpe e inizia a scappare, correndo a piedi nudi. Willie salta dentro la fossa, recupera la Glock e da lontano vede le ciocche azzurre e fluorescenti che Polly si è appena fatta. Mira e spara.

Le scarpe di Pretty Polly

De André style

Questa di Pretty Polly è la storia vera, che s’innamorò di Willie a primavera

E lui, quando la vide così bella, la fece diventare “la sua stella”

C’era la luna e Willie era infuriato le fratturò sei ossa di filato

C’era la luna e Polly era assai scossa lui le scavò in giardino una gran fossa

Ma, come tutte le più belle storie, lei morta e lui in galera, senza glorie.

Olfattivo

Pretty Polly aveva quell’odore di genziana mista a biancospino, mentre Willie, beh, Willie, sapeva di muschio, muschio bianco ma con una punta d’aceto balsamico, come se lo avesse bevuto al posto del caffè. Poi, all’improvviso, quell’odore di sangue, quell’odore di sangue che è così dolce solo quando il sangue che esce è tanto e caldo ed è un odore forte ma di breve durata e che qualsiasi squalo bianco, dall’odore di pesce marcio misto a un profumo salmastro ti saprebbe descrivere bene. E poi un odore fortissimo di terra, di terra bagnata, assieme a quel sentore di muffa che c’è sempre, nelle giornate umide, e di ciuffi d’erba che vengono estirpati insieme alla terra, e anche un leggerissimo profumo di margherite piccole e selvatiche. D’un tratto, odore di polvere da sparo, come un manto che copre ogni cosa e non fa passare altri odori e poi, sottoterra, odore di decomposizione umana, un odore nemico dell’olfatto della nostra specie, ma una festa per insetti e vermi che lo seguono come bambini al suono del pifferaio magico, che profuma di krapfen e zucchero.

Perché le sinossi sono nemiche della letteratura: l'odore del sangue caldo
Perché le sinossi sono nemiche della letteratura? Il dolce odore del sangue caldo

Cioè, quindi

Pretty Polly, cioè la fidanzata di Willie, quindi sua moglie, cioè la sua donna, si lamentava perché Willie, cioè, le dava un sacco di botte quindi il corpo, cioè, le faceva quindi male e cioè ogni centimetro di pelle, quindi ossa, lividi, e cioè chi più ne ha più ne metta. Willie quindi, che cioè, non era proprio, cioè, una gran brava persona, quindi era stufo, cioè, di Pretty Polly e cioè aveva deciso, quindi, di liberarsene. Pretty Polly cercò, cioè, di salvarsi la vita, cioè lo pregò di non ucciderla, cioè e quindi questo lo fece, cioè, ancora più incavolare, quindi uscire, cioè, di senno. Allora Willie, cioè, scavò cioè una fossa per buttarci, quindi, Pretty Polly e mentre Polly, cioè, cercava quindi di scappare, Willie, cioè, sparò alla ragazza che finì, quindi, cioè, dentro la fossa, quindi e cioè, morta. Willie, cioè, andò quindi in galera e continuò a pensare quindi, cioè, alla sua Pretty Polly.

Te dico fermete!

No perché a ‘na certa, aho, anch’io te dico “Fermete!” quanno sto stronzo nun la smette de pjamme a pizze ‘n faccia manco fossi quer cazzo de pungibo daa palestra sua, allora j’ho detto “A Uilli, mo’ m’hai proprio rotto er cazzo, sì continui a sto modo te manno affanculo e poi pe’ me sei morto. Come ‘na cazzo de tomba, m’hai capito amo’?” E lui, pe’ tutta risposta, me dà ‘na sveja che me stenne, guarda, te ggiuro, so’ ita lunga e piagnevo dar dolore ma ‘sto pezzo demmerda daje, nun era contento. M’ha tirata pei capelli fino ar giardinetto dietro ar cortile e m’ha detto “E mo’ scava, Polli”. M’ha tirato ‘na vanga e ho dovuto scava’, guarda, scavavo e frignavo, sarà passato ‘n cazzo de secolo, daje a scavà, sta buca de li mortacci sua nun j’annava mai bene e quella cazzo de tera era puro dura! Alla fine Uilli guarda sta fossa come si finarmente je va bene, poi pja la vanga e me tira na vangata in testa e so’ svenuta. Poi me deve ave’ ricoperta de tera, ma tanta, perché ho provato a levalla co e mano ma gnente, nun ce riesco. Ma poi m’accorgo che sto gran cojone m’ha lasciato er cellulare ‘n tasca e ‘n ce se crede, oh, c’è campo puro qui sottoteraaa! Però sbrighete, che mica se respira bene, quassotto…”

Il significato dei miei indegni “esercizi di stile” è stato di far capire come, ad un’unica sinossi, possano corrispondere centinaia di narrazioni diverse, del tutto differenti l’una dall’altra. Una storia cambia completamente a seconda di come viene raccontata e la letteratura è questo: la personalissima narrazione, anche della stessa storia, che ogni autore mette in campo a seconda del suo gusto, talento, immaginazione, competenza e conoscenza. Nessuna ridicola sinossi potrà mai farti capire qualcosa del romanzo o racconto di cui parla, di conseguenza la “scusa delle sinossi” è un classico stratagemma che molti editori utilizzano perché non sono abbastanza potenti da poter dire “Non inviateci manoscritti, non li leggeremo mai” come invece già fanno con l’arroganza del Potere, ma almeno in sincerità, in molti, a iniziare da Feltrinelli. L’editoria mondiale che tratta libri è moribonda, anche perché i nuovi libri che vengono pubblicati sono noiosi e insensati, ma quella italiana si divide in due: 1- gli editori minori che ormai pubblicano qualsiasi cosa a pagamento; 2- gli appartenenti ai grossi gruppi che pubblicano principalmente autori stranieri e, riguardo agli autori italiani, hanno una politica molto semplice: pubblicano autori che sono famosi già da decenni, oppure giornalisti, comici o amici di qualche potente. Questa è proprio una vergogna nazionale, una delle tante vergogne nazionali ma particolarmente disgustosa.

Signori Editori italiani: vergognatevi!

Le nuove pubblicità create per disgustare

Le nuove pubblicità create per disgustare non sono molte. All’epoca della seconda ondata di Covid, la pubblicità nel nostro paese per lo più rimane fedele a se stessa. Continuiamo a vedere advertisement tutti uguali, che ci mostrano auto che corrono veloci e libere come la luce in un mondo totalmente privo di altre automobili e di altri esseri umani: un mondo che spazia da città a foreste, da fiordi norvegesi a praterie dove improbabili cavalli bradi galoppano al fianco dell’ auto, un mondo così inverosimile da risultare inquietante, un po’ come uno scenario da “the day after”, non fosse per l’insensata felicità provata da chi guida quell’unica e forse ultima auto sulla faccia del pianeta.

Nelle pubblicità continuiamo a vedere famiglie felici, bambini sovreccitati, papà sorridenti che fanno colazione con biscotti (forse impastati col peyote) o pranzano con schifezze precotte; e poi donne che lavano, stirano, eliminano fino all’ultimo granello di polvere dalla casa, il tutto gioiosamente e con un senso di assoluta soddisfazione e sazietà che di solito le donne non provano neanche dopo aver fatto sesso. Continuiamo a vedere capelli al vento, belle ragazze seminude e testimonial fastidiosamente deficienti.

Le nuove pubblicità

Eppure, ci sono pubblicità nuove che fanno capolino in mezzo a tutta questa normalità ostentata e si rivolgono a quella parte dell’essere umano che cerchiamo di tenere nascosta, quella parte dell’animo di cui nessuno va fiero, che fa sì che si venga attratti da ciò che è disgustoso, scioccante o molto volgare. Siamo sempre nel campo della finzione, ovviamente, e di sicuro i nuovi commercial disgustosi non rappresentano un upgrade e nemmeno una trasformazione, a meno che una necrosi sopraggiunta dopo una ferita non si possa considerare una sorta di bel cambiamento. Proprio come dice Zero Calcare “Qua nessuno cambia. Tutt’al più marcisce.”

Zero Calcare “Scheletri”

Tena: la gioia dell’incontinenza

Fra queste pubblicità la prima che vado a citare è il nuovo advertising dell’azienda Tena, leader nella vendita di assorbenti e speciali mutande per incontinenti urinari. Per “raccontare” il loro prodotto da un punto di vista diverso, i pubblicitari hanno creato una campagna nobilitante dal nome #Senzaetà e hanno addirittura ingaggiato Yorgos Lanthimos, iper-estetico regista venerato da cinefili di tutto il mondo, famoso per film come “The Lobster” o “Il sacrificio del cervo sacro” oltre che per la capacità – appena un tantino presuntuosa – di dilatare il tempo fino a spalancare le porte dell’inferno (l’inferno della noia: guardate il suo “La Favorita” e poi ditemi che non avreste preferito una seduta dal dentista…)

Le nuove pubblicità create per disgustare: Tena 2020
Le nuove pubblicità create per disgustare: Tena 2020

In questo advertising Lanthimos ci mostra, all’interno di una scenografia da bordello di lusso e con una fotografia fra il patinato e il perverso, un piccolo gruppo di donne anziane mezze nude ma con addosso, però, mutande e/o assorbenti Tena. Le signore ballano, si spogliano e sdraiate a letto si carezzano, mentre la camera, con la precisione di una colonscopia, fruga nei loro corpi individuando flaccidità muscolare e rugosità della pelle nelle donne bianche e tutto il grasso possibile nella donna nera. Allo stesso tempo le donne Tena ci “raccontano” che nei loro corpi si sentono benissimo, che fanno molto più sesso adesso di quando erano giovani e che sì, certo, sono incontinenti ma la cosa non crea loro nessun problema. Una dice, ridacchiando allegramente “Io le chiamo le mie gocce della risata.” E un’altra “Io le mie gocce dello starnuto!”

Le nuove pubblicità create per disgustare: Tena 2020 girata da Lanthimos

Ovviamente quello che Tena racconta è insopportabilmente falso. Nessuno è #senzaetà, purtroppo; nessuno si piscia sotto pensando con gioia “Che bello! Le mie gocce del solletico” e vedere il proprio corpo che diventa flaccido e rugoso non credo possa essere mai piacevole. Infine, questo voler mettere insieme l’incontinenza con il sesso è davvero la parte più ripugnante di tutta la grande menzogna e, in questo caso, è la parte che fa scattare il senso del disgusto in chi guarda, e grazie al disgusto ne ottiene l’attenzione.

Nuvenia: cantare inni gioiosi alla vagina

Dopo gli assorbenti per incontinenti ecco arrivare anche gli assorbenti per mestruazioni di marca Nuvenia, con un nuovo spot tutto centrato sull’organo sessuale femminile e, anche qui, affiancato da una campagna nobilitante intitolata “Viva la Vulva” che si propone di “cantare inni gioiosi” alla vagina. Prima considerazione: il termine “vulva” è terribile, ridicolo, foneticamente fastidioso – con tutte quelle v – e se proprio volevano osare allora era meglio il classico “viva la fica” da scritta sui muri. Seconda cosa: le mestruazioni, almeno dalla maggioranza delle donne sono vissute come un incubo, e quando provi dolori lancinanti o mal di testa feroci tutto vorresti fare tranne cantare inni alla vagina. Ma il commercial, in parallelo alla gioiosa campagna, rappresenta la vagina come fosse la simpatica protagonista di un cartoon; ce la mostrano travestita da pesca, da conchiglia, da pupazzo di lana e mentre fa capolino da un assorbente con ali attaccato ad una mutanda. In questo spot l’organo sessuale femminile, pur essendo giovane, viene del tutto separato anche solo dall’idea di sesso, e la novità dello spot non è quindi giocata sulla morbosità, ma sul rendere pubblico e visibile ciò che – solitamente – è privato e nascosto e quindi si basa sullo “shock”. La visione della vagina, sia pure in versione quasi comic è risultata però troppo scioccante alle tante persone che si sono infuriate sui Social e su internet in genere – il nostro è un popolo bacchettone, i “creativi” non lo sapevano? – dove lo spot è stato così tanto osteggiato che credo abbia avuto vita breve.

Le nuove pubblicità: Nuvenia e la vagina-conchiglia

Le nuove pubblicità create per disgustare: l’Arte del sedere

Dopo il “disgusto” e l’effetto “shock” passiamo al cattivo gusto, con il nuovo advertising Poltronesofà, dove continua l’interminabile pantomima degli artigiani, che dopo averci tormentato per anni con quel marchio tanto “italiano e di qualità” si convertono, tout court, alla volgarità. “L’Arte del Sedere” è il titolo ammiccante del nuovo commercial, che inizia con lo sguardo rapace di uomini al bar che osservano sederi femminili. Il doppio senso – tanto più cafone perché di bassa lega – fra sedere come verbo e sedere come sostantivo dovrebbe catturare l’attenzione delle persone, sedute sul divano davanti alla Tv fra un lockdown e l’altro e invogliarle ad acquistare un altro divano. Le donne si sono offese sui Social e Poltronesofà ha dovuto chiedere scusa. Forse adesso ripartiranno dalla Ferilli, sempre che non venga anche lei cooptata da Tena…

Cinismo e sarcasmo

Per finire, ecco la pubblicità di Exequia, marchio che appartiene a un’azienda big delle pompe funebri: proprio mentre ai normali morti si aggiungono quelli da Covid, Exequia decide di sfondare il muro dell’ipocrisia puntando su una pubblicità cinica, diretta e sarcastica, che viene distribuita principalmente tramite cartelloni pubblicitari e internet. Lo slogan principale è: “C’è chi bara e chi non bara” accompagnato dalla foto di una bara, a volte infiocchettata di rosso tipo confezione regalo, e poi: “Nel momento del lutto, attenti agli avvoltoi” con la fornitura completa di Mercedes, 4 valletti e “bara in omaggio” per soli 1250 euro. Ci sono anche delle varianti negli slogan, come “Regaliamo monolocale. Seminterrato” o “Garantiamo sonni profondi” e ancora “Fuoritutto! Ma tu resti dentro.” A me, non lo posso negare, questa pubblicità non dispiace. Gli slogan sono divertenti e tutto l’insieme è tanto sarcastico quanto economicamente competitivo, in un ambito volutamente cinico. Non a caso, fra le varie pubblicità citate, questa, pur parlando di morte, è l’unica che non si affida alla finzione. È l’unica che non si è fatta affiancare da campagne nobilitanti quanto ipocrite né ha dovuto chiedere scusa al pubblico infuriato.

Qualche volta, perfino nella pubblicità, intelligenza e non-ipocrisia si rivelano vincenti. Perché non applicare questo concetto anche a giornalismo, cultura e politica?

Colori aposematici e tenebra nei cuori

Quello che balza subito al mio occhio, tanto nelle elezioni presidenziali dei Disunited States of America quanto nel DPCM appena firmato (con o senza dedica?) da Conte, è l’uso un po’ insensato dei colori. Intanto mi domando perché mai il colore rosso sia ancora il colore dei repubblicani in America, quando il rosso è principalmente simbolo dell’esatto contrario, come, ad esempio, la classica bandiera rossa comunista, il colore della Cina e, fino al 1989, dell’Unione Sovietica. Non erano gli americani ad avercela a morte, già dal secondo dopoguerra, con i Reds, che era il modo in cui chiamavano e chiamano i comunisti (o chiunque non sia un fondamentalista ultra-conservatore?)

Senza parlare del fatto che, in una visualizzazione a due o anche tre dimensioni, il rosso è un colore dominante, mentre il blu, pur essendo simbolo di spiritualità o forse proprio per quello, è recessivo. In poche parole: il rosso spicca, ti entra nell’occhio, mentre il blu sparisce. Passiamo alla cartina italiana appena uscita dal nuovo DPCM, che suddivide le regioni per colori (che – attenzione – possono mutare di giorno in giorno); ancora il rosso, qui inteso aposematicamente come forte pericolo, insieme ad arancione e giallo. Prima c’era anche il verde, ma hanno deciso di accantonarlo: in ogni caso quello attuale è un bellissimo trio di colori da pappagallo, da uccello tropicale o da rana delle frecce ricoperta di curaro.

Colori aposematici e tenebra nei cuori: i colori italici dopo DPCM 4 njovembre 2020
Una delle varie cartine delle regioni italiane per colore, dopo il DPCM del 4/11/2020

Il colore nero

A me viene da reagire come i Rolling Stones: “Paint it black”, visto che il nero, inteso come colore delle tenebre, è quello che rappresenta meglio l’attuale mondo in cui qualche spirito demoniaco ha fatto sì che noi si debba vivere. Vedo tenebra nella mente di chi ci governa specificando, però, che gli oppositori fascio-populisti una mente nemmeno la possiedono.

Antico e bellissimo live degli Stones, con Brian Jones indimenticabile

Tenebra nelle nostre vite, costretti a un incomprensibile coprifuoco alle 22 (tutti su Facebook dopo Carosello), impossibilitati perfino ad entrare in banca dove abbiamo gli ultimi spicci perché si deve prendere appuntamento ma, ehi, tu provi a telefonare e nessuno ti risponde!!! Tipico loop italiano, paese molto poco working e per niente smart. E poi le stravaganze: perfino nelle regioni pericolosamente rosse i parrucchieri vanno bene ma i ristoranti no. Perché? Non si sa: just for the fuck of it.

Colori aposematici e tenebra nei cuori: impossibilitati a…

Siamo impossibilitati a utilizzare il nostro “meraviglioso sistema di salute pubblica” perché tutto ciò che non è Covid te lo rimandano alle calende greche: mammografia per sospetto tumore? Aspetta un anno oppure vai da un privato. Ma se i soldi per il privato mi mancano e nel frattempo il tumore crea metastasi? Allora muori, ma fallo in silenzio per favore, se no disturbi gli eroici medici che, fra un’intervista TV e l’altra curano il Covid.

I ragazzi sono impossibilitati a condurre una vita che abbia almeno un barlume di normalità, nonostante abbiano il diritto inalienabile di incontrare altri ragazzi (se non vogliamo crescere una generazione di sociopatici), di studiare in presenza, perché con la Dad diventeranno tutti ignoranti come sono ignoranti i giovani americani ma senza il vantaggio di essere americani. Ormai i ragazzi italiani sono i figli di un dio minore in un paese di vecchi egoisti e potenti, che per continuare la loro bella vita sono disposti a cancellare due generazioni di giovani, un po’ come fanno quei leoni maschi che uccidono i leoncini appena nati per eliminare possibili rivali.

Luoghi come Asl, circoscrizioni, commissariati, per non parlare delle varie aziende che gestiscono elettricità, gas, acqua e fibra: sono tutti diventati off limits, ormai veri blindspot. Era impossibile comunicarci già prima della pandemia, ma da quando c’è lo “smart working” riuscire a proferire verbo con i loro impiegati/operatori – quando sono in grado di parlare l’italiano – ha a che fare col mistero dei miracoli. Magari Bergoglio può illuminarci su come fare.

Per non parlare dell’impossibilità di incontrare amici se non su internet, oppure di notte, nei sogni (a quando un coprifuoco anche su quelli? Divieto di sognare dopo le ore xy e portare sempre la mascherina, anche in sogno, oppure multa) e molti di loro, quando riesci a incontrarli, nella realtà, si tengono un po’ a distanza – a due palmi dal culo, come diciamo a Roma – perché hanno paura, e non li biasimo di sicuro.

Uscire dalla foresta

Colori aposematici e tenebra nei cuori: Cuore di Tenebra

La mia esperienza di vita, se mi ha insegnato qualcosa (e non è detto) è che non tutti gli ostacoli li puoi scansare, non tutti i pericoli li puoi tenere a distanza rinchiudendoti in qualche buco, piccolo o grande che sia. Se proprio vuoi ritrovare la via che ti porti fuori dalla foresta, la foresta la devi attraversare. Ci devi passare in mezzo, con tutti i rischi che comporta, e se sarai coraggioso e fortunato, allora, forse, tornerai a casa. Perché di una cosa sono assolutamente sicura: la paura ti porta dritto nella tenebra più nera o aposematica che sia. Io non ho mai avuto paura del Covid ma il mio non è un merito, è solo un fatto. Vedo però la paura, la paura del virus, della gente, del domani quale che sia il domani, crescere, intorno a me e nel mondo, come una nebbia densa e tossica che ci avvolge, ci avvolge e piano piano penetra dentro, viene inoculata nel sangue e raggiunge il cuore. E quando raggiunge il cuore ti possiede, e alla fine resta solo l’orrore.

Da “Cuore di Tenebra” di Joseph Conrad:

“Sarebbero state ancora più impressionanti, quelle teste sui pali, se le facce non fossero state rivolte verso casa. Solo una, la prima che avevo visto, era voltata dalla mia parte. Non rimasi così sconvolto come potete pensare … Tornai deciso alla prima che avevo visto ed eccola lì, nera, rinsecchita, infossata, con le palpebre chiuse; una testa che sembrava dormisse in cima a quel palo, e con le labbra rattrappite e aride che mostravano una sottile e bianca fila di denti, sorrideva anche, sorrideva in continuazione a qualche interminabile e lieto sogno di quel sogno eterno.”

“Fear inoculum” canzone meravigliosa e anticipatrice dell’incubo, nonché ultimo lavoro dei Tool, del 2019, qui in un live

Covid19 e la trappola di Tucidide

Isaac Newton, Terza legge della Dinamica: Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria

In che modo hanno a che fare Covid19 e la trappola di Tucidide? Per parlarne bisogna prima fare un grande passo indietro e tornare in Grecia, dove Tucidide nacque, nel 460 a.C. ad Atene. In seguito Tucidide diventò famoso come storico, grazie principalmente alla sua lunga e complessa opera “La guerra nel Peloponneso”, ma fu anche uno stratega militare ateniese, di famiglia nobile e forte sostenitore di Pericle, e la guerra di cui scrisse la conosceva bene per averci partecipato attivamente.

Alla base della guerra in genere, secondo Tucidide, c’è la natura umana sempre alla ricerca di conquistare e accrescere (αὔξησις “áuxesis”) il proprio potere, in modo non dissimile dalla “volontà di potenza” di cui parlava Nietzsche. Questo trend che appartiene alla nostra specie porta la società umana politicamente organizzata a voler aumentare la propria potenza; quando due entità, in un territorio geografico definito (che, in ambito di globalizzazione è diventato il pianeta intero) tendono ad accrescere troppo il proprio potere si creeranno due poteri forti che finiranno, per forza, con l’entrare in conflitto. I trattati di pace potranno essere solo temporanei, le alleanze anche, perché il desiderio di annientare definitivamente il proprio nemico sarà sempre prevalente sul buonsenso.

La guerra nel Peloponneso scoppiò fra Sparta e Atene quando il potere di Atene stava crescendo troppo e troppo rapidamente, minacciando il predominio di Sparta. Ma, come ci spiega ancora Tucidide, per fare la guerra ci vogliono forti risorse economiche che verranno investite in armi, soldati, flotte e quant’altro: milizie che, a loro volta, verranno utilizzate per combattere e conquistare nuove risorse economiche e così via, in un ciclo di guerra eterna e sempre autorigenerante.

Covid19 e la trappola di Tucidide

La trappola di Tucidide

La “trappola di Tucidide, invece, è un’espressione creata da un politologo di Harvard, Graham Tillett Allison Jr. nel 2014 e poi sviscerata nel suo libro “Destined for war”. Allison dice: “Quando una potenza in rapida ascesa diventa un rivale per la potenza dominante, sorgono dei problemi. In undici dei quindici casi in cui questo accadde negli ultimi 500 anni il risultato fu la guerra” e continua spiegandoci che, già nel 2014, le Sparta e Atene del Peloponneso erano diventate gli Stati Uniti e la Cina.

“Oggi, una Cina in ascesa si attende e prevedibilmente pretende di avere più voce in capitolo nella soluzione delle differenze tra le nazioni. Per gli Stati Uniti, che si considerano il paese più potente, le richieste di revisione dello status quo suscitano preoccupazione.”

Lo stesso Presidente Cinese Xi Jinping, ad un gruppo di visitatori occidentali, aveva detto nel 2013 “Dobbiamo tutti lavorare insieme per evitare gli scenari evocati da Tucidide”

Un elefante pazzo nella cristalleria

Covid19 e la trappola di Tucidide

Ma nel novembre 2016 le cose si complicano: diventa Presidente degli Stati Uniti Donald Trump che, a nome dell’America “uber alles” si muove come un elefante pazzo nella cristalleria della politica estera ed economica. Immaginate una vecchia sedia, antica ma molto scassata e mai restaurata; se ci salgo io, che sono alta 1,60 e peso 52 chili, già rischio di sfasciarla. Se ci sale qualcuno che pesa un quintale, la sedia si sfonda. Trump è stato quel quintale che ha abilmente sfasciato l’equilibrio già precario fra America e Cina, finendo nella trappola di Tucidide.

Conoscere la storia per non ripeterla

L’importanza della storia come fattore di conoscenza che, unico, può impedirci di ripetere gli stessi errori, non era stato utilizzato solo dall’antico storico ateniese. Antonio Gramsci diceva:

“Chi non conosce la storia è condannato a ripeterla.”

Winston Churchill: “Più si riesce a guardare indietro, più avanti si riuscirà a vedere.”

Eppure, anche a distanza di 2500 anni dall’avvertimento di Tucidide, pur conoscendo molto bene la storia, continuiamo a ripeterla. Se ci soffermiamo a leggere articoli di politica internazionale o finanziaria pubblicati fin dal 2018 ma soprattutto a metà 2019, vediamo come la scellerata politica di Trump (che certamente di Tucidide non ha mai sentito parlare) sia stata distruttiva nei confronti della Cina ma, parimenti distruttiva nei confronti di buona parte dell’imprenditoria americana.

Covid19 e la trappola di Tucidide: Agosto 2019

Voglio citare principalmente un articolo pubblicato su Class China Economic Information Service del 19 agosto 2019:

L’attuale tentativo degli Stati Uniti che hanno avviato una guerra commerciale senza precedenti, si sta trasformando in una guerra valutaria e nessuno può prevedere fino a che punto le parti in gioco si potranno spingere oltre.

Intanto l’industria americana ha iniziato a soffrire le conseguenze di questa guerra delle tariffe, che colpisce soprattutto le maggiori industrie: quella automobilistica, in particolare, dato che la Cina ha aumentato le tariffe sulle automobili prodotte dagli Stati Uniti che entrano nel paese dal 15% al 40% come ritorsione alle tariffe statunitensi.

Quindi aziende come Tesla, ma anche GM che paradossalmente produce in patria i motori installati sulle proprie automobili assemblate in Cina, proprio per preservare i posti di lavoro in patria. Ma anche i prezzi delle auto prodotte negli Usa aumenteranno per gli statunitensi a causa della percentuale di contenuti importati dalla Cina utilizzati nella produzione locale.

Anche l’hi-tech subisce l’impatto dell’aumento dei dazi e dei divieti imposti da Trump. I produttori di chip e i produttori di elettronica dipendono dalla Cina per le vendite, come NVIDIA Corp. (NVDA), Micron Technology (MU) e Intel Corp. (INTC), produttori di semiconduttori che si troveranno presto fuori dal grande mercato. Altro settore che si trova gravemente danneggiato è l’agricoltura perché la Cina rappresenta il quarto mercato per le esportazioni americane. Le politiche aggressive di Trump stanno quindi danneggiando principalmente gli stessi Stati Uniti: nonostante giugno sia stato il primo mese completo con più alti dazi su 200 miliardi di dollari di beni cinesi, il trade surplus della Cina con gli Stati Uniti è aumentato dell’11% rispetto al mese precedente, secondo dati Reuters..”

Quello che è poi accaduto – molto in breve – è che Trump, invece di tornare sui suoi passi, il 3 agosto 2019 ha imposto dazi del 10% su altre importazioni cinesi del valore di 300 miliardi di dollari, cosa che ha costretto la Banca Centrale Cinese, il 5 agosto, a svalutare lo yuan per sostenere le sue esportazioni, e da lì è partita una cascata trofica che ha colpito molto duramente i mercati e le economie di tutto il mondo compresa la stessa borsa americana: un terremoto con tanto di tsunami.

L’arte della guerra

Covid19 e la trappola di Tucidide: Sun-Tzu e l'Arte della Guerra
Covid19 e la trappola di Tucidide: Sun-Tzu e “L’Arte della Guerra”

Quell’inizio di agosto del 2019 è stato come uno spartiacque, l’annuncio di qualcosa di terribile che sarebbe accaduto di lì a poco, in un modo o nell’altro e senza alcun dubbio, ma nessun telegiornale, nessuna Lilli Gruber con i suoi ospiti famosi e strapagati, nessun politico di destra o di “sinistra” è riuscito nemmeno a sussurrare:

“Ehi! Qui stiamo per crollare in un baratro! Se non facciamo qualcosa di utile – right here right now – ci sarà una guerra! Ehi! Avete mai sentito parlare di Tucidide o lo conoscono solo ad Harvard?”

Ma no, tutti i nostri media, come sempre, erano troppo presi dall’appassionante osservazione del proprio ombelico: Salvini, la Lega, Di Maio, le Sardine, la Raggi, Renzi, l’immondizia e tutte le altre italiche stronzate. Il famoso saggio che indica la luna mentre tutti questi imbecilli non riescono nemmeno a guardare il dito.

E dopo tre mesi, puntualmente, la guerra è scoppiata. Cosa vi aspettavate? Un fallout nucleare? No, lascia tracce sporche ed evidenti. Militari in assetto da guerra, portaerei, elicotteri, la fanteria trasportata da aerei cargo? Non siamo mica in Viet-Nam. Bombardamenti con uranio impoverito? Non siamo in Serbia. Prigionieri deportati a Guantanamo? I cinesi non sono mica l’Isis, amici miei.

Basterebbe aver letto, se non Tucidide, almeno Sun-Tzu, per capire come ragionano, da millenni, i cinesi:

“Sono impreparati: attacca. Non se lo aspettano: fai la tua mossa.”

E ancora: “Lo schieramento e la strategia: non divulgarli. Chi ha dalla sua molti fattori strategici vantaggiosi, vince; chi ne ha pochi perde: quanto più sarà sconfitto chi non ha a suo favore nessun fattore strategico.” (da L’Arte della Guerra)

Covid19 e la trappola di Tucidide: ipotesi “fantascientifiche”

Covid19 e la trappola di Tucidide: la nuova arma
Covid19 e la trappola di Tucidide: la nuova arma

Una guerra biologica, che nessuno si immaginava potesse accadere (sempre per incapacità di guardare più a nord del proprio ombelico) era decisamente la strategia vincente. Un virus che non ha niente di naturale e sembra nato proprio per massacrare l’economia del nemico: ecco il nostro Peloponneso.

Naturalmente le mie sono solo ipotesi “fantascientifiche”. Però, avendo facoltà di continuare ad ipotizzare, direi che:

1 Se dovessi scommettere dei soldi su chi ha estratto il virus dal vaso di Pandora, punterei su: la Cina, insieme a una serie di poteri forti americani e asiatici, che non potevano permettersi il lusso di altri quattro anni di Trump, e che, con la pandemia, si sono abbondantemente ripresi i miliardi che Trump gli aveva fatto perdere. Il vecchio “cui prodest”.

2 Se dovessi ringraziare qualcuno per il meraviglioso periodo che stiamo vivendo, ringrazierei il signor Trump e tutti gli idioti che l’hanno portato al potere.

3 Se da tutto questo dovesse uscire almeno una cosa buona, si spera sia la non-rielezione di Trump.

4 La speranza, sicuramente vana, è che i cinesi siano in possesso del vaccino anti Covid19 fin dall’inizio, e una volta eliminato Trump dalla Presidenza, tirino fuori il vaccino dal nascondiglio e lo vendano al resto del mondo. Fino alla prossima trappola di Tucidide, dove Sparta sarà la Cina e Atene è ancora incognita, chiamiamola x.