Murder Songs

Le Murder Songs sono canzoni che raccontano piccole intense terribili folli storie di omicidio. Non esistono generi musicali favoriti: puoi trovare una murder song in ambito rock, country, rap, trap, indie, folk, perfino nel pop. Oltre al genere musicale, quello che rende il racconto speciale è il modo in cui ogni omicidio viene narrato nella canzone e di solito le migliori Murder Songs sono tutte diverse l’una dall’altra. In questo articolo ho scelto le mie 10 Murder Songs preferite: ognuna appartiene a un genere musicale diverso e a un tipo di narrazione diversa. Dalla numero 10 fino a quella che per me è la numero 1.

N. 10 Aurora – “Murder Song”

Dream Pop, 2015, empathetic murder. Omicidio empatico

Aurora, giovanissima cantautrice norvegese, specializzata in ballate dream pop, dalla voce angelica e un’espressività molto intensa, è diventata famosa in campo internazionale con questa canzone “Murder Song”. Le lyrics raccontano l’omicidio dal punto di vista della morta, che parla in prima persona. L’ho chiamato empathetic murder perché la stessa vittima ci dice che l’uomo che la uccide lo fa per empatia. Crede che la morte sia l’unico modo per risparmiare alla ragazza l’orrore del mondo:

“He holds the gun against my head/ I close my eyes and bang I am dead/ I know he knows that he’s killing me for mercy…”

Lui mi punta la pistola alla testa/ Io chiudo gli occhi e bang sono morta/ So che lui è convinto di avermi ucciso per pietà…

Ma l’empatia nella storia è a doppio senso. Anche la ragazza morta prova pietà per il suo assassino e ce lo descrive mentre piange disperato stringendola fra le braccia.

And here I go: ed ecco che me ne vado.

N.9 Tom Waits – Dead and Lovely

Blues Ballad, 2004, Romantic murder. Omicidio romantico

Murder Songs: Tom Waits, Dead and Lovely
Murder Songs: Tom Waits

Tom Waits non ha bisogno di presentazioni, famoso blues man, crooner, attore fra i favoriti di Jim Jarmusch, ha, fra i tanti meriti, quello di aver pronunciato una frase diventata iconica: “Reality is for people who cannot face drugs.”

La storia che ci racconta in questa canzone è volutamente “tipica”: ragazza della middle class che pensa di aver trovato l’uomo giusto e molto ricco che renderà la sua vita una favola mentre invece troverà soltanto la morte. Quello che è particolare è il modo in cui Waits ce la narra, i dettagli amari e romantici, un po’ old fashioned sia nel sound che nelle parole, che ci fanno pensare a “Il lungo addio” o a un altro romanzo di Chandler:

“He had a bullet proof smile/ He had money to burn/ She thought she had the moon/ In her pocket/ But now she’s dead/ She’s so dead forever/ Dead and lovely now”

Lui aveva un sorriso a prova di proiettile, lui aveva soldi da buttare, lei pensò di avere ormai la luna in tasca, ma adesso è morta, per sempre morta, adesso è morta e bellissima.

Murder Songs: N.8 Foster the People – Pumped up kicks

Indie pop-rock, 2010, Psychotic kid murder. Omicidio da adolescente psicopatico

Murder Songs: Foster the People, Pumped up kicks
Murder Songs: Foster the People, Pumped up kicks

Negli Stati Uniti gli omicidi commessi da ragazzini pieni di problemi e di armi da sparo sono una costante. In tutte le sparatorie nelle scuole, tipo Columbine, i killer erano quasi sempre adolescenti che venivano bullizzati e sembravano incapaci di reagire. La costante è tale che a questo tipo di ragazzo “cane di paglia”, che sembra non ribellarsi ma che alla fine, quando invece si ribella, fa – per l’appunto – una strage, gli americani hanno dato un appellativo: “the quiet kid”. Il ragazzino tranquillo. In “Pumped up kicks” dei californiani Foster the People si parla del quiet kid Robert, abituato a prendere calci da tutti gli altri compagni di scuola, che un giorno trova in un cassetto la pistola del padre e se la porta a scuola deciso a vendicarsi.

Una delle cose che rendono particolare questa canzone è il ritornello indie-pop allegramente dissacratorio, dove il quiet kid Robert ripete:

“All the other kids with the pumped up kicks/ You better run, better run, outrun my gun/ All the other kids with the pumped up kicks/ You better run, better run, faster than my bullet”

Tutti gli altri ragazzi sempre pronti a prendermi a calci, meglio che scappino, meglio che scappino, lontano dalla mia pistola. Tutti gli altri ragazzi sempre pronti a prendermi a calci, meglio che scappino, meglio che scappino, più veloci del mio proiettile.

N.7 The Raconteurs – Carolina Drama

Garage rock, 2008, Breathless murder. Omicidio a perdifiato

Murder Songs: The Raconteurs, Carolina Drama

The Raconteurs è il gruppo indie e alternative rock di Jack White, altro big americano che non ha bisogno di presentazioni. In questa bellissima canzone Jack ci racconta una storia violenta, folle e omicida ambientata in South Carolina fra una casa-topaia ed un furgone parcheggiato nel cortile. L’ho definita “breathless” perché non c’è un attimo di respiro nella narrazione. Non ci sono ritornelli, né strofe che si ripetono, ma solo la voce di Jack che senza mai fermarsi – come se la storia stesse accadendo proprio mentre lui canta – ci parla di come il ragazzino Billy corra a difendere un vecchio prete – che in realtà è suo padre – mentre il fidanzato della madre sta uccidendo a martellate il prete medesimo. Un esempio delle lyrics:

“Billy broke in and saw the blood on the floor, and He turned around and put the lock on the door He looked dead into the boyfriend’s eye His mother was a ghost, too upset to cry”

Billy entrò e vide il sangue per terra, lui tornò indietro e chiuse a chiave la porta, guardò dritto negli occhi del fidanzato, sua madre era uno spettro, troppo agitata per piangere.

Le ultime parole della canzone: “But you wanna know how it ends? If you must know the truth about the tale go and ask the milkman” servono come chiave per risolvere uno di quei giochini segreti che alcuni artisti si divertono a fare con le loro canzoni ma che solo i veri fans della band o gli addetti ai lavori sono in grado di comprendere. Parleremo di “ask the milkman” in un altro articolo.

N.6 Amigo the Devil – Perfect Wife

Folk punk, 2013, Dark humor murder. Omicidio con umorismo nero

Amigo the Devil è uno degli esponenti di punta di quel genere che viene chiamato folk punk, o punk bluegrass. Perfect Wife è una delle sue primissime canzoni e racconta un omicidio in modo molto sarcastico e molto macabro. Ad esempio:

“Her playing the piano/ Sounded like a thirsty camel in a lake/ I took her little fingers/As a souvenir of her playing/ Oh, what a talented wife/ Love of my life”

Lei che suonava il piano faceva un rumore da cammello che beve l’acqua d’un lago, le tagliai le sue piccole dita, come ricordo della sua musica. Oh, che moglie piena di talento, Amore della mia vita.

Spoiler alert: dopo averle strappato gli occhi, le dita, la lingua, la moglie si vendica e lo uccide.

Murder Songs: N.5 Nirvana – Where did you sleep last night

Grunge unplugged, 1993, Old country murder. Omicidio in stile old country

La canzone è molto antica, risale addirittura al 1870, scritta da un autore sconosciuto probabilmente in Tennessee o Kentucky, ma conosciuta per la versione blues di Lead Belly del 1940. In seguito Kurt Cobain l’ha ripresa e l’ha suonata nel concerto unplugged per MTV, a fine 1993 (dove indossa il famoso cardigan da 330,000 dollari). La versione grunge acoustic di Kurt, con la disperazione che solo lui riusciva a infondere in una canzone, la rende indimenticabile. Le parole parlano di omicidio e gelosia – un classico old country – anche se, volutamente, la dinamica degli eventi non è chiara, ma solo molto probabile:

“Her husband, was a hardworking man Just about a mile from here His head was found in a driving wheel But his body never was found My girl, my girl, don’t lie to me Tell me where did U sleep last night In the pines, in the pines Where the sun don’t ever shine I would shiver the whole night through”

Suo marito era un vero lavoratore. A un miglio da qui la sua testa è stata ritrovata nella ruota di un carro ma il suo corpo non è mai stato trovato. Ragazza mia, ragazza mia, non devi mentirmi. Dimmi dove hai passato la notte. Tra i pini, tra i pini, dove il sole non splende mai, vorrei tremare tutta la notte.

N.4 Nick Cave – Stagger Lee

Alternative rock, 1996, Pulp Murder. Omicidio pulp

Murder Songs: Nick Cave, Stagger Lee

Nick Cave è un altro mostro sacro dell’alternative rock che non ha bisogno di presentazioni. Nel 1996 ha pubblicato un album “Murder Ballads” dove c’è la mia preferita “Stagger Lee”. L’ho definita pulp murder perché ha un testo duro, violento, osceno ma anche un po’ divertente, e in finale decisamente molto pulp. Stagger Lee è un bastardo figlio di puttana, negli anni ’30, che se ne va in giro a uccidere, attaccare risse, stuprare, il tutto sempre a testa alta, senza paura, proprio come un personaggio dei pulp comics che nacquero ai primi del novecento. Il dialogo fra Stagger e il barista:

“Stagger Lee He said “Mr Motherfucker, you know who I am” The barkeeper said, “No, and I don’t give a good goddamn” to Stagger Lee. He said, “Well bartender, it’s plain to see I’m that bad motherfucker called Stagger Lee” Mr. Stagger Lee. Barkeep said, “Yeah, I’ve heard your name down the way And I kick motherfucking asses like you every day” Mr Stagger Lee. Well those were the last words that the barkeep said ‘Cause Stag put four holes in his motherfucking head…”

Stagger Lee disse “Ehi stronzo, tu sai chi sono” Il barista disse “No e non me ne frega un cazzo” a Stagger Lee. Lui disse “Ok, barista, è facile capire che io sono il brutto figlio di puttana che si chiama Stagger Lee” Il Signor Stagger Lee. Il barista disse “Sì. Ho sentito il tuo nome per strada e prendo a calci figli di puttana come te ogni giorno” Signor Stagger Lee. Beh, queste furono le ultime parole del barista perché Stag gli sparò quattro volte nella sua testa da figlio di puttana…”

N.3 Jimi Hendrix – Hey Joe

Psychedelic rock, 1966, Psychedelic murder. Omicidio psichedelico

Hey Joe è una delle canzoni più famose e iconiche di Jimi Hendrix, e la sua peculiarità, a mio parere, è che le lyrics sono psichedeliche proprio come la musica. Joe è chiaramente uno strafatto che ha appena ammazzato la donna e se ne va in giro a raccontarlo a quelli che incontra. Joe straparla e vorrebbe fuggire lontano ma è chiaro come il sole che finirà morto o in cella a vita. La cosa più straordinaria di questo classico del rock e del genere narrativo Murder songs è che le parole è come se uscissero dalla chitarra elettrica e non dalla voce di Jimi. Un capolavoro rock e una canzone maledetta allo stesso tempo.

“Uh, hey Joe, I heard you shot you old lady down, you shot her down to the ground. Yeah! Yes, I did, I shot her, you know I caught her messin’ ‘round, messin’ ‘round town.”

Ehi Joe, ho sentito che hai sparato alla tua donna, le hai sparato e l’hai uccisa. Sì, le ho sparato, sai, l’ho beccata con un altro giù in città.

N.2 Bob Dylan – Ballad of Hollis Brown

Folk, 1964, Movie murder. Omicidio cinematografico

Murder Songs: Bob Dylan, Ballad of Hollis Brown
Murder songs: Bob Dylan, Ballad of Hollis Brown

Canzone strepitosa appartenente al periodo folk di Bob Dylan, che racconta la disperazione di un contadino che non ha più nulla, né acqua, né grano, né farina con cui sfamare moglie e cinque figli e la sola cosa che può fare è ucciderli tutti e suicidarsi. Che Bob Dylan sappia raccontare storie come nessun altro lo sappiamo tutti: ha anche preso un meritato premio Nobel alla letteratura per questo. La particolarità di questa canzone, però, oltre alla bellezza di musica e lyrics, sta nel fatto che lui te la racconta come se fosse un film. Hollis Brown è una canzone che procede per immagini, e le immagini sono così vicine e consequenziali da non far pensare a fotografie o disegni, ma ad un vero e proprio short movie. Raramente accade di ascoltare una canzone e vederla, contemporaneamente, come se qualcuno la stesse proiettando nella nostra mente. La magia di Bob Dylan.

“Way out in the wilderness A cold coyote calls Way out in the wilderness A cold coyote calls Your eyes fix on the shotgun That’s hangin’ on the wall Your brain is a-bleedin’ and your legs can’t seem to stand Your brain is a-bleedin’ and your legs can’t seem to stand Your eyes fix on the shotgun That you’re holdin’ in your hand”

Più in là, nei boschi, l’urlo freddo di un coyote. Più in là, nei boschi, l’urlo freddo di un coyote. I tuoi occhi si fissano sul fucile che è appeso al muro. Il tuo cervello sanguina e le tue gambe tremano. Il tuo cervello sanguina e le tue gambe tremano. I tuoi occhi si fissano sul fucile che stai tenendo in mano.

Murder Songs: N.1 YNW Melly – Murder on my mind

Trap, 2019, True murder. Omicidio reale

Ho dato il primo posto a questa canzone non solo perché è bella, ma perché è vera. YNW Melly non è uno di quei trapper all’italiana (non è uno dei vari fedez o sferaebbasta che producono musicaccia da bambini scemi, per capirci): lui fa musica di livello e non mente. Quando canta “wake up in the morning I got murder on my mind” non sta fingendo. Un mese dopo l’uscita di questa canzone, nel 2019, l’hanno arrestato per duplice omicidio e sta ancora in carcere in attesa di giudizio. Fra l’altro, trattandosi di duplice omicidio in Florida, Melly rischia seriamente la pena di morte.

Il ragazzo Melly ha circa vent’anni e ha iniziato a fare musica a quindici, alternandola con lunghi periodi in carcere, sempre per accuse gravi o molto gravi. Il suo attuale processo, per via della pandemia, è stato rinviato al 2021, e sempre per via della pandemia Melly si è ammalato di Covid19 ma senza ottenere nemmeno di poter essere curato in un ospedale (se non altro per la sicurezza degli altri carcerati). Le foto di Melly dopo un anno di carcere nel paese che ama esportare democrazia fanno una certa impressione: sembra invecchiato di dieci anni almeno. Del resto nel carcere americano dove hanno chiuso Melly i carcerati sono ammucchiati come poveri maiali in un allevamento intensivo, la parola igiene è totalmente sconosciuta così come i vari disinfettanti o sanificanti dell’era Covid. Con cosa viene curato Melly dal Covid19? Sembra una barzelletta, ma sì, lo curano con il gatorade. Il gatorade, quello che nelle pubblicità vediamo tracannare dagli sportivi dopo una bella corsa. E se lo deve anche pagare da solo!

“Everybody acting suspicious, might probably say that I’m tripping/ When I’m all alone in my jail cell, I tend to get in my feelings/ And all I smoke is that loud, don’t pass me no midget/ And I’m ‘a smoke all of my pain away ‘cause that’s the only thing that gon’ heal it/ I wake up in the morning, I got murder on my mind/ AK-47s, MAC-11, Glocks, and nines”

Tutti si comportano in modo sospetto, potrebbero anche dire che sono in viaggio. Quando sto tutto solo nella mia cella in carcere tendo a tenere per me tutte le mie emozioni. E tutto quello che fumo è così forte, non mi passano roba da poco. E fumando mando via tutto il mio dolore, perché è il solo modo per stare meglio. Mi sveglio al mattino, ho l’omicidio nella mente, Ak47, MAC11, Glock e 9 millimetri.

Quando il giovanissimo YNW Melly, nella sua cella, sogna gli AK47 e tutte le armi da fuoco di cui è piena zeppa l’America, lui è sincero: quel pensiero è la sua cura, molto più di qualsiasi droga possa fumare o ingoiare. Ecco perché definisco la sua canzone “true murder”, omicidio reale, vero. In un mondo dove la falsità e la finzione sono diventate le migliori armi di distruzione di massa, la verità, la semplice verità, bella o brutta, gradevole o scandalosa, è sempre rivoluzionaria.

Canzoni dei Metallica che fanno pensare a persone schifose

In questo articolo mi è venuta la bizzarra idea di abbinare persone pubbliche e orribili ad alcune delle meravigliose canzoni dei Metallica. Perché proprio i Metallica? Perché tutti li amiamo e li conosciamo bene, giovani e adulti allo stesso modo; musicalmente sono stati come un faro stabile e potente che ci ha aiutati a navigare dagli anni ’80 alla nuova bellissima e diversa musica degli anni ’90 prima e degli anni 0 poi. Inoltre, come un ponte, ci hanno accompagnati fino alla musica attuale. I Metallica sono nel mito, e questo è un fatto.

Canzoni dei Metallica che fanno pensare: Seek and Destroy

Searching, Seek and Destroy

Seek and destroy

Searching, Seek and destroy

There is no escape and that is for sure, This is the end we won’t take any more

Say goodbye to the world you live in, You have always been taking, But now you’re giving

A caccia, Cerca e distruggi/ Non c’è via di scampo, questo è sicuro/ Questa è la fine non vi sopportiamo più/ Dite addio a mondo in cui vivete/ Avete sempre preso/ Ma adesso dovete dare/

Canzoni dei Metallica che fanno pensare: Seek and Destroy, Irene Pivetti
Canzoni dei Metallica che fanno pensare a persone schifose: Irene Pivetti

Seek and Destroy: Irene Pivetti

Seek and Destroy, Cerca e Distruggi, non può che essere abbinata – visto il particolare momento storico – alle persone che, imbrogliando, contravvenendo, pensando solo ai loro schifosi affari, hanno fatto un mare di soldi e/o combinato guai irreparabili sfruttando la pandemia da Covid-19. Immagino ce ne siano tanti di personaggi simili, ma dovendo scegliere, ho optato per un trio: Irene Pivetti seguita a ruota dal duo lombardo Gallera-Fontana.

Partiamo dalla Pivetti, ex presidente della Camera dei deputati e indagata da tutta una serie di procure per frode in commercio e riciclaggio, avendo la Only Logistics, società di cui è amministratrice unica e rappresentante legale, importato mascherine Ffp2 “dotate di una falsa certificazione di conformità da parte della Icr Polska Co.Ltd”, mascherine che Pivetti ha poi venduto a vari distributori italiani nonostante l’Inail, con un provvedimento del 16 aprile, le avesse imposto il divieto di metterle sul mercato. 170.000 delle sue mascherine sono state sequestrate, ma il vero business messo a segno dalla signora sono stati i due contratti firmati dalla Protezione civile con la Only Logistics: 15 milioni di mascherine cinesi probabilmente “farlocche” come le altre per la bellezza di 30 milioni di euro. A Milano è in corso anche un’indagine con l’accusa di riciclaggio che ha portato la Finanza a perquisire casa e uffici della Pivetti, indagine che riguarda operazioni di import-export con la Cina fatte da altre società riconducibili sempre alla medesima Pivetti. E questo è solo l’inizio: sembra che nel corso del tempo la ex onorevole abbia commesso così tante azioni disonorevoli e così tanti reati penali, che, per descriverli tutti, ci vorrebbero pagine e pagine (cliccate sul link azzurro poche righe più in alto per sapere ogni cosa).

Seek and Destroy: Gallera e Fontana

Canzoni dei Metallica che fanno pensare a persone schifose: Seek and Destroy, Gallera e Fontana
Canzoni dei Metallica che fanno pensare a persone schifose: Gallera e Fontana

Per quanto riguarda Gallera e Fontana, entrambi sono stati convocati dalla procura di Bergamo come persone informate dei fatti sull’indagine per epidemia colposa per: la riapertura del Pronto soccorso e dell’ospedale di Alzano Lombardo il 23 febbraio, i morti nelle Rsa, la mancata istituzione della zona rossa tra Nembro e Alzano ai primi di marzo. Per quanto riguarda Gallera, la sua scelta di spostare i malati di Covid dagli ospedali alle RSA a mio parere non è solo folle e insensata, ma decisamente criminale. Per quanto riguarda Fontana, oltre a tutto ciò che ha combinato in coppia col suo assessore Gallera si aggiunge anche la brutta storia di una fornitura di camici per medici e infermieri ordinata il 16 aprile 2020 da Aria (la centrale acquisti regionale) senza gara alla Dama Spa, azienda di proprietà del cognato e della moglie del governatore (Andrea Dini e Roberta Dini), per una cifra di 513.000 euro. Anche su questa squallida vicenda Attilio Fontana è indagato dalla Procura.

In tutto ciò, non posso far a meno di notare che tutti questi crimini sono stati portati allo scoperto da Le Iene e Report, mentre tutti i loro colleghi così tanto quotati e ben pagati, dai giornalisti della carta stampata fino alle varie Gruber dormivano sonni profondi. Perfino la D’Urso ha fatto qualcosa di lontanamente “giornalistico”…Disclaimer: quando abbino queste persone a “Seek and destroy”, mi riferisco solo alla ricerca (Seek) di prove che portino alla distruzione (destroy) della loro carriera e, contestualmente, a una lunga permanenza in carcere, anche se tutti sappiamo benissimo che la legge è disuguale per tutti e che questi “signori” in prigione non ci andranno mai. Un ultimo commento personale: questa gente schifosamente avida e negligente in modo criminale nemmeno la merita una canzone così bella.

Canzoni dei Metallica che fanno pensare: The Unforgiven

Never free Never me So I dub thee Unforgiven

The Unforgiven

New blood joins this earth/ And quickly he’s subdued/ Through constant pain disgrace/ The young boy learns their rules

Sangue fresco si unisce alla terra, e lui viene rapidamente sottomesso

Attraverso il dolore continuo il ragazzo impara le loro regole

The Unforgiven, Gli Imperdonabili, mi fa pensare a Derek Chauvin, il poliziotto che ha ucciso George Floyd lo scorso 25 maggio 2020 in Minnesota e agli altri agenti che l’hanno aiutato. Floyd era stato arrestato con violenza nonostante fosse disarmato: mentre veniva schiacciato a terra da Chauvin per nove minuti, aveva detto ripetutamente che non riusciva a respirare ed era morto poco dopo. La sua morte ha provocato e ancora provoca grandi proteste negli Stati Uniti e anche in Europa.

Dopo questo episodio, sono usciti fuori diversi altri video dove uomini afroamericani, assolutamente inermi, sono stati uccisi barbaramente da poliziotti razzisti e feroci. L’ultimo, ad Atlanta, ha visto tre poliziotti sparare alla schiena di Rayshard Brooks, giovane di colore che stava solo dormendo in un parcheggio e quando li ha visti così minacciosi ha tolto il taser dalle mani di uno di loro ed è corso via a piedi. A quel punto i poliziotti gli hanno sparato alla schiena. Per non parlare dei video in New Jersey o in Texas, dove i poliziotti hanno ucciso a sangue freddo uomini afroamericani disarmati e immobilizzati. “Perché è attraverso il continuo dolore che dettano le loro regole”: se questi poliziotti non sono imperdonabili, non so proprio chi possa esserlo.

Canzoni dei Metallica che fanno pensare: King Nothing

Where’s your crown, King Nothing?

King Nothing

Then it all crashes down/ And you break your crown/ And you point your finger but there’s no one around/

Just want one thing/ Just to play the King/ But the castle’s crumbled and you’re left with just a name/

Where’s your crown, King Nothing? Where’s your crown?

Poi tutto crolla e la tua corona si spezza e punti il dito ma non c’è nessuno attorno

Vuoi solo una cosa solo giocare a essere il Re, ma il castello si è sgretolato e tu sei rimasto solo con un nome, dov’è la tua corona, Re Nulla? Dov’è la tua corona?

Canzoni dei Metallica che fanno pensare: King Nothing, Trump
King Nothing, Trump

In questo periodo credo proprio che King Nothing, il Re Nulla sia Trump. Ha sempre detto cose insensate, ha sempre giocato a “fare il Re”, ma prima le lobbies potenti lo consideravano forte, di conseguenza lo sopportavano e lo supportavano. Poi è arrivato il covid e Trump ha iniziato a dire solo follie e fare solo errori madornali. Non ne ha azzeccata una, potremmo dire. Dal consiglio di bere la candeggina (o meglio, iniettarsela in vena) fino alla richiesta di sguinzagliare l’esercito addosso agli americani che manifestano contro il razzismo della polizia. Improvvisamente l’hanno mollato tutti, perfino quelle brave persone della famiglia Bush, perfino quel Colin Powell che spergiurava sulle armi di distruzione di massa in Iraq: probabilmente, come un branco di iene, non aspettavano che il momento propizio per poterlo fare fuori. Se dall’altra parte non ci fosse un altro Nothing come Biden potrei scommettere qualsiasi cifra che Trump non verrà rieletto, ma negli Stati Uniti è sempre difficile fare previsioni e questo è anche il bello di quel paese.

Fight fire with fire: Massimo Giletti

Canzoni dei Metallica che fanno pensare a persone schifose: Massimo Giletti

Fight fire with fire

Fight fire with fire/ Ending is near/ Fight fire with fire/ Bursting with fear/ We shall die

Time is like a fuse, short and burning fast

Spegni il fuoco col fuoco, La fine è vicina, Spegni il fuoco con altro fuoco, Moriremo scoppiando di paura, Il tempo è come una miccia, corta e che brucia in fretta

Massimo Giletti è proprio quel genere di “giornalista” che rimesta nel torbido fin quasi a gettarcisi dentro e, soprattutto, versa benzina sul fuoco. Questa canzone sembra scritta proprio per uno come lui. Ha iniziato la sua carriera alla Rai come conduttore di programmi pomeridiani ignobili tipo “La vita in diretta”, e poi, come per magia, qualche stregone l’ha trasformato in giornalista. Io capisco che se perfino uno come Fazio si è tramutato da imitatore a giornalista strapagato, deve esistere qualche formula magica molto speciale a cui è stato sottoposto anche Giletti. Ma Giletti, da quando è stato acquistato da La7, ha deciso di portare la sua mutazione fino all’estremo: adesso si presenta al pubblico come un giornalista di qualità, come uno tutto d’un pezzo, amico del popolo, mentre nessuno più di lui riesce ad essere “forte con i deboli e zerbino coi potenti.” Come tutti quelli che non sopportano di essere contraddetti Giletti si circonda di ospiti fissi di infimo livello che gli fanno da corte, pendono dalle sue labbra e stanno lì solo per rafforzare le sue tirate contro il malcapitato di turno. Giletti è uno che – sempre secondo me – per un punto di share in più farebbe ballare coi ventagli la nonna zoppa, è interessato esclusivamente all’audience, e per tenere sempre sulla corda il suo pubblico nazionalpopolare è pronto apassare senza soluzione di continuità dalla tragedia, dalla morte, dal dolore alla fregna di Belen. Come dice il mio amico Franco, che ho citato testualmente.

Canzoni dei Metallica che fanno pensare: Master of Puppets

Master of Puppets: Blinded by me, you can’t see a thing

Master of Puppets

Come crawling faster/ Obey your master/ Your life burns faster/ Obey your… Master of Puppets, I’m pulling your strings/ Twisting your mind and smashing your dreams/ Blinded by me, you can’t see a thing

Vieni strisciando più in fretta

Obbedisci al tuo Padrone, brucia la tua vita più in fretta, obbedisci al tuo… Burattinaio, io tiro i tuoi fili, inganno la tua mente e distruggo i tuoi sogni

Accecato da me, non riesci a vedere più niente.

Credo che il grande Burattinaio che tira i fili dei potenti e dei Capi di Stato, che lascia che siano altri a tirare i fili di chi non conta niente, che può solo vincere perché il teatro è suo, possa facilmente essere identificato come Mister Zuckerberg. Non dico che sia l’unico Master of Puppets, ma di sicuro è quello più in vista.

The four Horsemen, i quattro cavalieri dell’Apocalisse

The four horsemen

The horsemen are drawing nearer/ On the leather steeds they rid/ They’ve come to take your life/

On through the dead of night/ With the four horsemen ride/ Choose your fate and die

I cavalieri si stanno avvicinando, cavalcano a pelle sui loro destrieri, stanno venendo a prenderti la vita a notte fonda. Con i quattro cavalieri a cavallo, scegli il tuo destino e muori.

I quattro Cavalieri di cui parlano i Metallica sono quelli dell’Apocalisse. Per quanto mi riguarda: Salvini, Meloni, Berlusconi e Renzi. L’Apocalisse di Giovanni, o Libro della Rivelazione, nella Bibbia ci dice il nome solo dell’ultimo dei quattro, chiamato Morte o Pestilenza (il termine greco thánatos ha entrambi i significati). I nomi degli altri cavalieri non sono menzionati ma, nel corso del tempo, sono stati chiamati Guerra, Carestia e Violenza. A Renzi spetta senza dubbio il ruolo di Guerra. Da quando è apparso sulla scena politica nazionale non ha fatto altro che dichiarare guerra: alla sinistra in primis. All’attuale governo pur facendone parte. Se potesse, dichiarerebbe guerra anche alla Repubblica di San Marino. Meloni, invece, la vedo perfetta come Violenza: con quella faccia sempre incazzata, quella voce potente e sgraziata, quella smorfia da far invidia a Joker, oltre, è chiaro, al suo rifarsi continuamente al passato fascista dell’Italia come se fosse qualcosa di onorevole, di glorioso e non una mostruosità violenta partorita da gente violenta. Quanto a Berlusconi è decisamente Carestia, anche per via dell’età: niente più Bunga-Bunga per il vecchio Silvio (quanto viagra può ingoiare un ottantenne prima di lasciarci le penne?) ma, anche politicamente, l’attuale Berlusca ricorda proprio il deserto dei tartari (che lo spirito di Buzzati non me ne voglia…).  A Salvini, quindi, rimane Morte, che però, in quanto Morte, ha un suo fascino trascinante che non appartiene al capitano leghista. Molto meglio usare l’altro significato: Pestilenza, termine che definisce Salvini in modo eccelso – in questo periodo covid più che in ogni altro – soprattutto se consideriamo tutti quelli che, in Lombardia, si sono ammalati di Covid e sono morti grazie ai giochetti della Lega.

Canzoni dei Metallica che fanno pensare a persone schifose: Enter Sandman

Metallica, Enter Sandman versione acustica

Enter Sandman

Something’s wrong, shut the light/ Heavy thoughts tonight/ And they aren’t of Snow White/ Dreams of war, dreams of liars/ Dreams of dragon’s fire/ And of things that will bite/ Sleep with one eye open/  Gripping your pillow tight

Exit, light/ Enter, night/ Take my hand/ We’re off to never-never land

C’è qualcosa di sbagliato, la luce si è spenta, stanotte i pensieri pesano e non sono fatti di neve bianca

Sogni di guerra, sogni di bugiardi, sogni di fuoco di drago e di cose che vogliono mordere

Dormi con un occhio aperto, tieni stretto il cuscino

Esci, luce. Entra, notte. Prendi la mia mano, partiamo per il Paese che non c’è

Enter Sandman è, decisamente, la canzone che amo di più fra tutte quelle dei Metallica. Anche più del capolavoro Nothing else matters. Il Sandman non è un semplice demone, ma rappresenta il Male puro, in senso ontologico e metafisico. Il Sandman è l’oscurità assoluta, come può esistere solo in squarci di Universo lontani milioni di anni luce dalla stella più vicina. Il Sandman è la fine della conoscenza, la fine della consapevolezza, la fine di tutto ciò che ha un senso e l’inizio di una nuova esistenza beota e deprivata. Ecco perché non esiste un essere umano così diabolicamente potente da poterlo affiancare ad Enter Sandman. In compenso esiste qualcosa che può rappresentare il Sandman al meglio, e questa cosa si chiama Social Media. “Take my hand, we’re off to Never Never Land”: è esattamente questo che i social media ti sussurrano nelle orecchie mentre la luce è già sparita: Stringimi la mano, ti porto all’Isola che non c’è. Al Paese che non esiste. Ti porto a Nowhere Land, che sarà la tua nuova patria, la tua casa, il tuo nido e non avrai più bisogno di altro. Io sarò il tuo unico meraviglioso mondo che non esiste.

Indimenticabile Layne Staley

Layne Staley

Il 5 aprile 2002 è considerato ufficialmente il giorno della morte di Layne Staley, anche se, avendo ritrovato il suo corpo a tanti giorni di distanza, in avanzato stato di decomposizione, credo che il 5 aprile sia più che altro una data simbolica. Io, personalmente, lo considero morto in un giorno indefinito della prima decade di aprile, che, come diceva Eliot “è il mese più crudele”. Layne Staley, creatore e frontman degli Alice in Chains – ma anche, in seguito, dei Mad Season per un unico e bellissimo album – diventato molto famoso nell’ambito rock-grunge nato a Seattle, è stato, di certo, il cantante più dotato e l’anima più fragile fra tutti gli artisti rock degli anni ‘90.

Layne Staley e Kurt Cobain

Layne aveva molto in comune con Kurt Cobain (anche lui, ufficialmente, morto il 5 aprile): nati entrambi nel 1967, ipersensibili, bellissimi, pieni di talento, portati verso l’arte in genere, dalla pittura alla scultura, dalla poesia alla musica, con difficoltà nel relazionarsi ai compagni di scuola, sia da bambini che da adolescenti, entrambi usciti profondamente segnati dal divorzio dei genitori.

Layne Staley e Kurt Cobain, indimenticabili
Layne Staley e Kurt Cobain

Ma allo stesso tempo erano anche diversi: se Kurt Cobain potremmo definirlo crepuscolare, Layne era la notte senza luna e senza luci. Se la voce di Cobain divenne quella di un’intera generazione, la voce di Staley – a mio parere la voce più bella del rock anni ’90 – rimase sempre la voce della sofferenza. Mentre i testi di Kurt aprivano un mondo fatto di immagini – e proprio per questo divennero testimonial perfetti del nuovo genere di rock – i testi di Layne si snodavano lungo un’unica autostrada, quella del dolore che prova solo chi viaggia dentro all’inferno. Cobain decise di chiamare il proprio gruppo “Nirvana”, che rappresenta, nella dottrina buddista, la fine della sofferenza; Staley chiamò il suo gruppo “Alice in chains”: la Alice di Carroll non più libera di giocare nel suo mondo proibito ma incatenata in fondo alla tana del bianconiglio. Se Kurt optò per il suicidio, perché, come scrisse nel suo biglietto d’addio citando Neil Young “It’s better to burn out than to fade away”, Layne si lasciò morire giorno dopo giorno, chiudendosi in solitudine per anni, nutrendosi di dolore, crack ed eroina finché la morte non andò a prenderlo per mano.

Indimenticabile Layne Staley: bad habits aren’t my title

Layne Staley odiava i giornalisti e raramente concedeva interviste. Lui parlava attraverso l’arte e sono poche le frasi che di lui potremmo citare. Forse la più significativa è:

My bad habits aren’t my title. My strengths and my talent are my title.” I miei vizi non parlano per me. I miei punti di forza e il mio talento parlano per me.

Layne Staley, Down in a hole

Down in a hole, feelin’ so small/ Down in a hole, losin’ my soul/ I’d like to fly, but my wings have been so denied/ Down in a hole and they’ve put all the stones in their place/ I’ve eaten the sun so my tongue has been burned of the taste

Dentro a una buca, sentendomi così piccolo. Dentro a una buca, mentre perdo l’anima. Vorrei volare via ma le ali mi sono state negate. Dentro a una buca e l’hanno riempita di pietre. Ho mangiato il sole e la mia lingua, assaggiandolo, si è bruciata.

Indimenticabile Layne Staley: MTV Unplugged 1993, Down in a hole

Layne staley, Hate to see

Hate to see (wish I couldn’t see at all)/ Hate to feel (wish I couldn’t feel at all)/ So climb walls/ And I crawl, back to bed now/ What the hell, got to rest/ Aching pain in my chest/ Lucky me, now I’m set/ Little bug for a pet

Odio vedere (vorrei non poter vedere niente). Odio sentire (vorrei riuscire a non sentire nulla). Allora mi arrampico sul muro e striscio di nuovo a letto. Che diavolo, mi devo riposare, mentre provo dolore nel petto. Che fortuna, adesso sono a posto. Un piccolo insetto come animale domestico

Layne Staley: Mad Season – Long Gone Day

“Isn’t it so strange how far away we all are now?/ Am I the only one who remembers that summer?/ Oh-woah, I remember/  The music that we made/ The wind has carried all of that away/ Long gone day (Woah, woah-oh yeah)/ Who ever said we’d wash away with the rain?”

Non è così strano quanto lontano ci sentiamo tutti adesso? Sono l’unico che si ricorda quell’estate? Oh sì, io ricordo. La musica che suonavamo. Il vento ha portato tutto via. Tanto tempo fa chi avrebbe mai detto che tutto sarebbe stato spazzato via dalla pioggia?

Layne Staley con i Mad Season: Wake up, Seattle, 1995

Il testamento morale di Layne

A un mese dalla morte Layne telefonò alla giornalista argentina, Adriana Rubio, che stava scrivendo un libro su di lui e aveva parlato in più occasioni con la madre e la sorella di Layne. Lui era malato terminale, e quella telefonata di due ore e mezzo fu una sorta di testamento morale:

“… il dolore è molto più grande di quello che pensi. È il peggior dolore del mondo. La droga ti succhia tutto il corpo. Sono vicino alla morte, mi sono fatto di crack e di eroina per anni. Non avrei voluto finire la mia vita così. So che non ho più scelta, è tardi. Scrivi un capitolo speciale per Demri, chiarisci che la sua morte è stata causata da un’endocardite batterica, non è stata un’overdose. Scrivi alla gente che non ho mai voluto il loro appoggio riguardo a questa droga del cazzo. Non provare a contattare nessuno degli Alice in Chains: loro non sono miei amici.”

Layne Staley con Alice in Chains all’MTV Unplugged del ’93, Rooster

Noi invece, ti ameremo sempre e non ti dimenticheremo mai.

In memoria di Layne Staley 1967 – 2002

Rock neo-psichedelico: il Pifferaio diventa Cecchino

Cosa significa Rock neo-psichedelico: il Pifferaio diventa Cecchino? Partiamo da“The Piper at the gates of dawn”, Il Pifferaio ai cancelli dell’alba, primo album in studio dei Pink Floyd, 1967; album capolavoro del rock psichedelico mondiale, ideato, scritto, interpretato e diretto – dalla musica alle lyrics fino alla copertina – da Syd Barrett, artista eclettico, in grado di spaziare fra musica, testi, arte grafica e pittura.

SYD BARRETT

Il rock psichedelico, nato contemporaneamente negli Stati Uniti e in Inghilterra negli anni ’60, trovò, in America, nella scena texana, i suoi adepti più sperimentali. L’esempio più calzante è quello dei 13th Floor Elevators, che furono anche i primi a usare, musicalmente parlando, il termine “psichedelico”, nell’album “The Psychedelic Sounds of the 13th Floor Elevators” del 1966.

Rock neo-psichedelico: il Pifferaio diventa Cecchino. 13th Floor Elevators, primi a utilizzare il termine "psichedelico" in musica
“THE PSYCHEDELIC SOUNDS OF THE 13th FLOOR ELEVATORS” Album Cover

Psichedelico

Il vocabolo viene dal greco ψυχή, “anima” e δηλῶ, “rivelo”, e in qualche modo collegava strettamente quella musica neonata all’uso di sostanze psicotrope, sia naturali che chimiche (da peyote e mescalina all’acido lisergico) utilizzate per viaggiare con la mente e difatti chiamate anche trip. Ovviamente, per concepire, scrivere, suonare e cantare un album come The Piper at the gate of dawn non bastava di certo essersi fatti un acido, altrimenti avremmo avuto milioni di musicisti geniali. Come dice Caparezza in “Mica Van Gogh:

Allucinazioni che alterano la vista Tu ti fai di funghi ad Amsterdam Ma ciò non fa di te un artista”

Syd Barrett il Pifferaio

Syd Barrett aveva una mente eccezionalmente aperta, curiosa e dotata di grande talento. Syd aveva gli occhi spalancati, contemporaneamente rivolti al mondo microscopico (dentro alla sua testa) e a quello macroscopico (il cosmo e oltre); credo sia stato questo, alla fine, ad averlo portato alla “pazzia”. Chiunque abbia sperimentato sostanze psicotrope, sa che il viaggio, in sé, non appartiene né al bene né al male. È solo un’esplorazione fine a se stessa, e come tale, può andare male o bene, può risultare spaventosa o spassosa, pericolosa o liscia come l’olio, illuminante o del tutto dimenticabile. Nelle due canzoni principali, “Astronomy domine” e la strumentale “Interstellar overdrive”, Syd, supportato dai compagni, viaggia nel multiverso, raccontandoci, a suo modo, stelle, pianeti, mondi impossibili da immaginare, alieni, spiriti, divinità, fate, folletti. Viene quasi da pensare a Roy Batty, il replicante di Blade Runner e al suo famoso monologo:

Ho visto cose che voi umani non potreste immaginare, navi da combattimento in fiamme al largo di Orione, i raggi Beta balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia.

Syd Barrett il Visionario

Rock neo-psichedelico: il Piffeario diventa Cecchino. Da Syd Barrett ai giorni odierni
SYD BARRETT

E come lacrime nella pioggia un giorno, fin troppo vicino al 1967, si perderanno le visioni di Barrett, ma per il momento è ancora in grado di trasformarle in creazioni meravigliose. In Astronomy domine, mentre il resto della band lo sostiene musicalmente, Barrett è libero di mettersi in viaggio, da solo con la sua chitarra. La sua voce ripete come un mantra la medesima strofa:

Lime and limpid green, a second scene a fight between the blue you once knew. Floating down, the sound resounds around the icy waters underground. Jupiter and Saturn, Oberon, Miranda and Titania, Neptune, Titan, Stars can frighten.

Verde limpido e color lime, una seconda scena una lotta con l’azzurro a cui eri abituato. Fluttuando giù, il suono risuona attorno all’acqua ghiacciata sottoterra. Giove e Saturno, Oberon, Miranda e Titania, Nettuno, Titano, le Stelle possono far paura”.

Il Pifferaio ai cancelli dell’Alba

Le Stelle possono far paura, ma non a lui. E non solo perché Syd Barrett è troppo curioso e troppo giovane per aver paura. La verità è che ogni testo, ogni poesia, ogni canzone, romanzo, racconto riflette il periodo in cui viene scritto, e gli anni ’60 furono gli anni della rivolta hippy, della rivoluzione sessuale, del movimento studentesco sessantottino, di Woodstock, delle comuni, delle grandi manifestazioni per la pace. Ovviamente in quella decade ci furono anche ombre e lutti, ma quello che conta – in questo caso – è che furono anni di movimento e di ideali, anni di rivolta, e ciò che più conta, non furono anni di crisi economica. Ecco perché il titolo che Barrett diede all’album, “Il Pifferaio ai cancelli dell’alba”, lo prese in prestito dal capitolo numero 7 di un famoso libro per bambini: Il vento nei salici scritto da Kenneth Grahame nel 1908.

Nel vento nei salici alcuni animali vivono le loro piccole e grandi avventure. Nel capitolo del Pifferaio appare il dio Pan, che suonando una meravigliosa musica col suo flauto magico, aiuta Ratto e Talpa a ritrovare un cucciolo smarrito, per poi svanire nel nulla senza lasciare alcun ricordo nelle loro memorie. E del resto il Flauto magico – in musica – appartiene a fiabe gioiose fin dai tempi di Mozart.

Oh, Talpa! Come è bello! Il cicalare giocondo, il tenue, netto, felice richiamo del flauto lontano! Io non ho sognato mai simile musica, e il richiamo in essa è anche più forte di quanto sia dolce la musica! Rema, Talpa, Rema! Che la musica e il richiamo devono essere per noi

Rock neo-psichedelico: il Pifferaio diventa Cecchino

La musica psichedelica, dopo i primissimi anni ’70, divenne meno popolare. Gli stessi Pink Floyd, ormai orfani di Barrett già da tempo, crearono veri capolavori, come “Wish you were here” o “The wall”, che però non avevano più nulla a che fare con la psichedelia. Ma negli anni ’90 – i famosi corsi e ricorsi della storia – la musica psichedelica riprese vita, e venne chiamata “neo-psichedelia”. In questo termine, però, furono collocati decine e decine di generi: alcune band garage rock, alcuni tipi di punk-house, pop melodico immerso in atmosfere sognanti e qualsiasi musicista che abbia mai dichiarato di essersi ispirato ai Velvet Underground. Ma qualcuno meritevole di portare nuovamente e seriamente quella bandiera esiste, e, ancora una volta, appartiene alla scena texana.

VELVET UNDERGROUND

Rock neo-psichedelico: The Black Angels

Fra le band realmente neo-psichedeliche voglio citare solo gli strepitosi The Black Angels, in attività da metà anni zero e organizzatori del Festival psichedelico di Austin, TX, loro città d’origine. Il loro primo album, “Passover”, del 2006, è una bomba nucleare. Non c’è altro modo per definirlo. Loro sono molto lontani dall’essere un semplice ritorno a musiche di altri tempi. I Black Angels suonano un vero rock psichedelico molto heavy, dal ritmo incessante e primitivo, incredibilmente bello, trainante e potente. Ricorda, a tratti, il suono di qualche band anni ’60, ma non più di quanto il volto di un nipote possa ricordare quello del nonno. Inoltre, se la psichedelia anni ’60 raccontava viaggi personali, voli interstellari, flauti magici, al contrario, i Black Angels ci raccontano l’apocalisse. Nell’album c’è una citazione di Edvard Munch:

“La malattia, la pazzia e la morte sono gli angeli neri che hanno vegliato sulla mia culla e mi accompagneranno per tutta la vita”

THE BLACK ANGELS, PHOTO BY ALEXANDRA VALENTI

Rock neo-psichedelico: l’Oscurità

Il mondo, ormai è in pieno Kali Yuga, l’oscurità è ovunque, non c’è più salvezza per nessuno e i testi dei Black Angels ce lo ricordano. Se I Pink Floyd avevano creato “The Piper at the gates of dawn”, i Black Angels intitolano una canzone “The Sniper at the gates of Heaven”. Il Pifferaio ai cancelli dell’alba si è trasformato in un cecchino appostato addirittura all’entrata del Paradiso.              

“Where do you go when heaven calls you? What do you do? Who do you turn to? How old will you be when they finally catch you? Don’t stop moving, they’re right behind ya. When there’s no one left on this earth you know who can save you kid, so just wake up wake up wake up

What is it like when hell surrounds you? How hot does it get? I think I’ve already felt it. Is there any way out? You better find one”

Dove andrai quando il Cielo ti chiamerà? Cosa farai? A chi ti rivolgerai? Quanti anni avrai quando alla fine ti prenderanno? Non ti fermare, loro ti stanno alle costole. Quando non ci sarà più nessuno che conosci, su questa terra, chi potrà salvarti ragazzo, perciò svegliati svegliati svegliati

Come ci si sente quando l’Inferno ti circonda? Quanto diventa rovente? Io credo di averlo provato. C’è qualche via d’uscita? Faresti meglio a trovarne una.

Sniper at the Gates of Heaven

Rock neo-psichedelico: il Pifferaio diventa Cecchino

I Black Angels ci dicono, in breve, che – nel terzo millennio dalla nascita di Cristo – non ci sono dolci animaletti né possibilità di fluttuare in mondi paralleli ma solo questa terra devastata a cui apparteniamo e la gravità che ci schiaccia al suolo. Inferno e Paradiso sono la stessa cosa: il primo ti circonda, il secondo manda un cecchino a finirti.

Dal 2006 ad adesso i Black Angels hanno pubblicato diversi album, tutti di rock neo-psichedelico, ansiogeni e catartici allo stesso tempo, ma soprattutto molto, molto belli (l’ultimo, “Death song”, è del 2017). Inoltre, le loro profezie apocalittiche si sono dimostrate corrette. Il mondo di adesso, 2020, è veramente intriso di Malattia, Pazzia e Morte, e pur rimanendo ben svegli, trovare vie d’uscita sembra sempre più difficile.