Ozymandias e il suo significato

Ozymandias e il suo significato

Ozymandias e il suo significato: Ozymandias è una delle più famose poesie di Shelley, ma non voglio parlare della sua bellezza che, come il deserto da lui citato, si estende a distanze infinite. Qui mi interessa il suo significato, perché questa poesia, più di una preghiera per il credente o di una meditazione per il mistico, riesce a rasserenarmi quando mi guardo intorno e vedo un mondo che ci sta uccidendo.

Andando per ordine, riporterò la poesia in originale e poi in italiano (con la mia traduzione).

Percy Bysshe Shelley

Ozymandias (originale)

I met a traveller from an antique land/ Who said: two vast and trunkless legs of stone/ Stand in the desert…Near them , on the sand/ Half sunk, a shattered visage lies, whose frown/ And wrinkled lip, and sneer of cold command,/ Tell that its sculptor well those passions read/ Which yet survive, stamped on these lifeless things,/ The hand that mocked them, and the heart that fed:/ And on the pedestal these words appear:/ ‘My name is Ozymandias, King of Kings:/ Look on my works, ye Mighty, and despair!’/ Nothing beside remains. Round the decay/ Of that colossal wreck, boundless and bare/ The lone and level sands stretch far away.

Ozymandias (italiano)

Un viaggiatore da una terra antica/ Mi raccontò: Due gigantesche gambe senza tronco, fatte in pietra/ Stan nel deserto? Accanto a loro, nella sabbia/ Mezza sepolta, giace una testa frantumata, il cui cipiglio,/ Le labbra corrugate e il ghigno di gelido comando/ Ci dice che lo scultore lesse bene queste passioni/ Che impresse in cose senza vita, vivono ancora/ Più della mano che le ritrasse, ben più del cuore che le nutrì./ E poi sul piedistallo ecco apparire queste parole:/ ?Il mio nome è Ozymandias, Re dei Re/ O Voi Potenti, ammirate le mie azioni, e disperate!?/ Nient?altro rimane. Attorno alle rovine/ Del rudere gigante, illimitate e nude/ Sabbie deserte e piatte si estendono lontano.

Ozymandias e il suo significato

Cosa ci dice, in breve, Shelley con questa poesia? Che ci fu un tempo lontano in cui tal Ozymandias fu uno degli uomini più potenti del pianeta. Un dittatore gelido, da come lo descrivono i pochi resti della sua statua colossale, e soprattutto le parole che spiccano sul piedistallo. Ci fu, dunque, un tempo in cui Ozymandias faceva il bello e il cattivo tempo, decideva la vita e la morte dei sudditi e dei popoli a cui faceva guerra. Ci fu un tempo in cui nessuno osava nominare il Re Ozymandias, quasi che anche solo pronunciarne il nome potesse dar vita a un incantesimo di distruzione. Ci fu un tempo. Ma poi il tempo, unico distruttore dei mondi, come insegna la BhagavadGita, ha portato via con sé Ozymandias, i suoi nemici e la sua corte, fino a farci dimenticare perfino il suo temuto nome, che riappare solo grazie alle poche parole incise su di un piedistallo in pietra che un esploratore, viaggiando nel deserto, legge per puro caso.

Il fattore rasserenante consiste proprio nella certezza che il tempo si porterà via tutto ciò di più orribile che caratterizza il nostro mondo. In questo periodo orribile che il mondo sta vivendo, cosa c’è di più rasserenante del sapere che il tempo si porterà via tutti gli Ozymandias di adesso? Così come si porterà via coloro che si fingono amici ma non lo sono mai stati. Si porterà via il dolore. Si porterà via le ansie, le disperazioni, le guerre, la furia e la malvagità insensata. Il tempo, colui che distrugge i mondi, presto o tardi si porterà via l?intera specie umana. Il meraviglioso finale della poesia, quel ?Boundless and bare the lone and level sands stretch far away? con l?immagine di sabbie nude, lisce, che si estendono oltre il più lontano degli orizzonti non è un?immagine disperante come la vede qualcuno. E nemmeno l?immagine della morte. Quel finale, come il resto della poesia, ci parla del tempo che vince la morte e uccide il dolore.  

Versione egiziana della statua di Ozymandias

JORIT AGOSH

Jorit Agosh autoritratto

Una settimana fa circa sul telegiornale di Mentana ho visto questo ?servizio? che iniziava così, con parole sprezzanti e disgustosamente false: ?Di sicuro non passerà alla storia come grande artista ma non verrà dimenticato per la foto fatta assieme a Putin?.

In tutto ciò, il raccomandatissimo e incompetente giornalista (come quasi tutti i giornalisti, televisivi quanto cartacei sotto ai 65 anni in Italia, che raramente ormai sanno accostare soggetto, predicato e complemento, tranne i rarissimi grandi personaggi come Travaglio) che non è stato capace nemmeno di pronunciare il nome Jorit nel modo giusto, tanto da aver detto per tutto il tempo ?Giorit?, suscitando perfino un certo nervosismo da parte di Mentana che, alla fine del cosiddetto servizio, ha aggiunto con aria tetra ?Comunque è Iorit, non Giorit!? Il giornalista della filo-statunitense La7, lui che di sicuro non passerà alla storia del giornalismo, si è sbagliato molto, ma molto di grosso.

Jorit AEL
AEL – TUTT?EGUAL SONG? E CREATURE (bambina rom)

Jorit Agoch, le sue opere, i suoi viaggi

Jorit Agoch, il cui vero nome è Ciro Cerullo, di padre napoletano e madre olandese, infatti è considerato dai più il Bansky d?Italia, e sicuramente il numero uno in Italia.  Fin dai primi tempi in cui era un classico graffitista, per poi diventare un vero street artist dedito ai ritratti, ai volti umani e a quello che rappresentano, Jorit è sempre rimasto fedele alle sue idee no-global, anticapitaliste, pacifiste, per l?eguaglianza degli uomini. Si è ben presto specializzato in ritratti dalla perfezione fotografica ma dalla bellezza che solo la pittura può dare, dipinti su grandezze incredibili, decine di piani o anche più di dieci, in aree cieche di palazzi o grattacieli nelle città più svariate, partendo dalla sua città d?origine, Napoli, per allargarsi in Italia e poi Buenos Aires, l?Africa, Aruba, Bolivia, Santiago del Cile, Perù, Messico, Cuba, Cina e Russia, solo per citarne alcune. Nel frattempo ha esposto in gallerie prestigiose di tutto il mondo, Roma, Sydney, Londra, Berlino. e hanno parlato di lui i giornali più famosi, come The Guardian, BBC, Middle East Eye, TeleSur, Euronews.

Jorit San Gennaro
Jorit – San Gennarohttp://San Gennaro – Napoli

I primi lavori a Napoli

La sua incredibile capacità tecnica unita all?impegno sociale l?hanno reso degno di materia di studi e trattati universitari. Nato nel 1990, ha dipinto le sue prime opere a Scampia e Ponticelli, quartieri di Napoli, dove uno dei primi e più famosi suoi murales ritrae una bambina rom con scritto: ?Ael,Tutt’egual song ‘e creature?. A Forcella troviamo San Gennaro, con tanto di mitra, ma che ha avuto come modello un operaio della zona, proprio come Caravaggio disegnava i suoi santi e Madonne prendendoli dal popolo del mondo violentissimo della Roma del 1500, e per santi aveva i suoi amici alcolizzati e svelti di coltello mentre per Madonne le sue amiche prostitute.

Jorit Pasolini +lettere luterane
Jorit – Scampia, Pier Paolo Pasolini

A Scampia ha fatto il ritratto di Pasolini, accompagnato da una frase dello stesso Pasolini dalle ?Lettere luterane?: ?«Non lasciarti tentare dai campioni dell?infelicità, della mutria cretina, della serietà ignorante. Sii allegro. T?insegneranno a non splendere. E tu splendi, invece.» In un altro quartiere di Napoli, a San Giovanni e Teduccio ha dipinto sempre sulle sue misure gigantesche, Maradona e, in un palazzo accanto, un bambino autistico. Come per significare che Maradona è stato e sempre sarà il cuore dei napoletani, uno dei rari cuori in grado di scaldare l?animo di creature infelici e isolate come quelle dei bambini autistici.

Poi, sempre a Napoli, uno dei suoi più bei murales dedicato al movimento ?Black lives matter?, con George Floyd, l?uomo di colore ucciso a botte dalla polizia, diventato famoso per quel suo ultimo grido ?I can?t breathe? con accanto Lenin, Angela Davis, Malcolm X e Martin Luther King.

Jorit George floyd Time to chsmge the world
Jorit – BLACK LIVES MATTER: George Floyd, Lenin, Malcolm X, Martin Luther King, Angela Davis

Nei murales di Jorit ci sono due particolarità: spesso ci sono scritte, seppur difficili da individuare, frasi che completano il significato dell?opera. Inoltre tutti i volti dipinti hanno una coppia di strisce rosse sulle guance, che Jorit stesso ha descritto così:

JORIT AGOSH: Appartenere alla Human Tribe

?Le ?strisce? sono una citazione alla pratica africana della scarnificazione. Simboleggiano l?unità della tribù opposta alla singolarità. Sono la chiave di interpretazione di tutto ciò che faccio. I miei dipinti sono realistici perché, scavando nei dettagli, è possibile interpretare e osservare il mondo visibile. Intensamente e allo stesso tempo in maniera razionalmente distaccata. La pittura esiste per questo, è lo strumento con cui il pittore comprende la realtà. Io credo che i pittori, in particolare i pittori realisti, abbiano più di chiunque altro, un rapporto molto più forte con la realtà visiva.?  Tutti i volti giganti rappresentati da Jorit appartengono, attraverso il simbolo delle strisce, che sono un po? anche il suo avatara, quella che Iorit chiama Human Tribe e a cui dovremmo appartenere tutti, personaggi famosi, attivisti sociali e politici insieme a bambini autistici e ragazze rom.

Jorit Addange, Mosca
Jorit: Assange a Mosca con le tipiche “strisce”

Un altro dei suoi murales più famosi è stato quello fatto nel 2018 fatto insieme ad altri due artisti che ritrae l’attivista palestinese Ahed Tamimi sulla barriera di separazione israeliana nei pressi di Betlemme per richiedere la sua scarcerazione. L’opera gli costerà 24 ore di prigionia nelle carceri israeliane e un foglio di via dal territorio israeliano di 10 anni.

Allontanatosi da Napoli, per dipingere e conoscere il mondo, Jorit è stato a lungo in Africa, dove è andato per la prima volta nel 2005, per poi tornarci ben sette volte.

In Tanzania ha dipinto nel piccolo villaggio di Pande, e poi studiato e collaborato con la scuola internazionale d?arte Tinga Tinga di Dar Es Salaam, da dove ha appreso la cura speciale dei dettagli e particolari.

Jorit Ahed Tamimi
Jorit – Ahed Tamimi attivista palestinese, Betlemme

2017, ANNO DI LAVORO INFINITO

Nel 2017 Jorit ha realizzato a Buenos Aires il ritratto di Santiago Maldonado attivista argentino per i diritti del popolo Mapuche, morto in seguito a scontri avvenuti con la gendarmeria Nazionale. In quegli stessi giorni in cui realizzava l?opera Jorit partecipava a manifestazioni di protesta antigovernative in rivendicazione dei diritti del popolo Mapuche e contro lo smantellamento dello stato sociale del paese sudamericano.

Sempre nel 2017, anno passato quasi esclusivamente in sud e centro America, nell?isola caraibica di Aruba ha creato un omaggio all?attivista ambientale e leader del Consejo Nacional de Organizaciones Populares e Indigenas, Berta Isabel Cáceres Flores assassinata in Honduras un anno prima.

Nel 2017 nella città di Cochabamba in Bolivia ha dipinto una donna con i costumi tipici locali, e una dicitura ?Agua Santa? che spiega il perché dell?opera: l?enorme mobilitazione popolare avvenuta nel 2000 nella stessa città in seguito alla privatizzazione dell?acqua, lotte che hanno poi portato il controllo dell?approvvigionamento idrico di nuovo in mani pubbliche con un ritorno dei prezzi a livelli sostenibili (Almeno per allora).

Jorit Agua santa, Bolivia
Jorit – Agua Santa, Cochabamba, Bolivia

Nel 2017 a Santiago del Cile ha realizzato un ritratto del poeta Pablo Neruda.

Sempre nel 2017 ha realizzato un?opera di grandi dimensioni nella città cinese di Shenzhen nella residenza d?artista presso il Jardin Orange. I suoi enormi capolavori sono tanti, da Gagarin, primo astronauta russo ad andare nello spazio, a Che Guevara, a Dostoevskji, fino al bellissimo murales fatto sempre nel 2017 a San Francisco nel 50º anniversario del raduno Hippy più grande della storia la ?Summer of Love?. Lì ha realizzato un?opera dal titolo sarcastico ?Summer of Homeless? in cui raffigura un anziano senzatetto. L?opera è motivata dal grande numero di senzatetto presenti nel quartiere di Tenderloin di San Francisco dove è situata.

Jorit Dostoevskji
Jorit – Dostoevskji. Napoli
Summer of Jomeless San Francisco
Jorit – Summer of Homeless, San Francisco

Intanto nel corso degli anni diventando sempre più famoso ha dipinto altre opere in Spagna, Portogallo, Inghilterra, Australia, Norvegia, Olanda, Germania, Francia e Grecia.  –

JORIT AGOSH E PUTIN

Il festival della gioventù di Sochi, Russia, da poco avvenuto, dove Jorit, che ha partecipato con un murales di Ornella Muti, si è reso odioso agli occhi dei nostri media ? chi più chi meno tutti servi degli americani ? per aver chiesto una foto insieme a Putin ?In modo che i miei concittadini possano capire che lei non è quel mostro di cui parlano ma un uomo come tutti?. Jorit ha anche chiesto a Putin se l’arte può fungere da ponte tra l’Italia e la Russia e il Presidente ha risposto: “Siamo sempre stati ammirati dall’arte italiana e ci ha sempre tenuti vicini. Quella italiana è una grande arte di un grande popolo, questo è evidente. Noi in Russia l’abbiamo sempre considerata così e la consideriamo ancora così”. Mi sembrano parole molto metaforiche, che vanno ben al di là dell?arte, e che farebbero sperare bene, non fosse che finché Biden sarà il presidente americano claudicante e innamorato della guerra e Von der Layen la più odiosa dei suoi lacché il nuovo trio guerrafondaio Stati Uniti ? Schiavi d?Europa ? UK avrà la meglio. Ma per fortuna esistono la Cina e l?India oltre alla Russia. L?Ucraina non fa parte della Nato né dell?Europa e quindi non avremmo mai dovuta appoggiarla.

Jorit e Ornella Muti
Jorit – Ornella Muti, Sochi, Russia

QUELLI CHE DECIDONO LE SANZIONI

E quante sanzioni allora avremmo dovuto dare a gli Stati Uniti a iniziare dalla seconda guerra mondiale, dove sono entrati tardi e di mala voglia, e non certo per salvare gli ebrei dai campi, come ha falsamente raccontato Benigni (quello che una volta voleva bene a Berlinguer) nel suo film non a caso amatissimo dagli americani? Sono stati i sovietici con l?armata rossa a liberare gli ebrei, cerchiamo di non dimenticarlo. Poi gli Stati Uniti hanno pensato bene di testare non una ma due bombe atomiche sui civili Giapponesi (ottenendo l?odio solo del grande Mishima e la rassegnazione di un intero popolo ben più antico del loro) quando la guerra era ormai finita. In seguito hanno attaccato la Corea, il Viet.Nam del Nord, l?Afghanistan e l?Iraq, senza una ragione al mondo ma senza mai avere una sanzione da nessuno. E anche adesso, con tutto quello che Israele sta combinando, è Putin quello che mettono sulla forca, non Netanyau, con cui Biden finge di litigare ma a cui continua a mandare armi. Noi, invece, ridicoli eurocentrici, contiamo come il due di bastoni a briscola quando regna coppe,e pur senza un euro come noi italiani, dobbiamo pagare con i nostri miseri soldi l?Ucraina. Si parla della morte di Navalny ma non di quella del blogger cileno-americano Gonzalo Lira, sposato con un?ucraina, arrestato perché critico con Zelensky e poi morto in un carcere ucraino senza una sola motivazione, Qualcuno ne ha parlato? Eppure , Gonzalo Lira non aveva un passato omofobo e xenofobo oltre che fascista come quello di Navalny, non doveva essere ?ripulito? come gli americani hanno fatto con il poco presentabile Navalny prima di rispedirlo in Russia, Gonzalo Lira era solo una brava persona, su cui, come su tante, è incorsa la damnatio memoriae dei nostri proprietari, bravi e democratici.

Jorit Bambina di Mariupol
Jorit – La bambina di Mariupol, città che si sente russa e lo è sempre stata, finché americani e servi europei hanno deciso altrimenti

EMERGENCY DOPO LA MORTE DI GINO STRADA

Per capire come sta cambiando, e rapidamente, il mondo, basti pensare ad Emergency dopo la morte di Gino strada (a cui Jorit aveva dedicato un bel ritratto). Oggi i soldi che abdrebbero destinati agli ospedali Emergency vengono dilapidati fra le amichette della nuova padrona di quella che era un’eccellenza italiana. A queste amichette, per lo più fotografe, Emergency paga e sponsorizza mostre in giro per l’Italia che non ci parlano di Gaza o di Ucraina, ma di afghanistan e India, il tutto con foto scattate circa venti anni fa. Io lo trovo scandaloso e so che Gino Strada teneva questi parassiti ben lontani dalla sua associazione. L?amichettismo di cui, per una volta non a torto, parlava Meloni.

Jorit è uno dei pochi italiani, al momento, di cui andare fieri, non solo per la sua bravura incredibile, per il suo lavoro faticoso e anche pericoloso, di cui lui non è mai stanco,  ma per il coraggio di esprimere le sue idee, per essere arrivato dappertutto da solo, senza sponsor politici o multinazionali che lo strapagano sottogamba, figlio di un quartiere disastrato di Napoli, in un mondo che si muove al contrario, dove i poveri sono visti come limoni da spremere e i ricchi come dei a cui sacrificare.

Jorit al lavoro
Jorit al lavoro

 

La morte o estradizione di Assange uccideranno la Democrazia

Assange by conservative ink

Quello che sta accadendo nel Regno Unito è qualcosa di orribile, il vero ?Ritratto di Dorian Gray?  della società occidentale, che si scandalizza per la morte di Navalny mentre sta facendo di peggio con Assange, recluso da 14 anni, di cui gli ultimi 5 in un carcere speciale, il carcere di Bellmarsh, che non ha nulla da invidiare al carcere dove Putin aveva messo Navalny. Assange sta così male (ha avuto un ictus che non è stato curato e ha l?aspetto di un uomo di 80 anni, lui, solo cinquantaduenne, che era splendido dentro e fuori) e morirà certamente prima di arrivare negli Stati Uniti.

Ricordo che Assange ha avuto il solo torto di essere un bravo giornalista. “Lui è stato molto più bravo di tutti noi – dice Travaglioha solo dimostrato come dovrebbe essere un vero giornalista, e i suoi dossier sono stati pubblicati dalle maggiori testate del mondo, fra cui alcune italiane, come l’Espresso e la Repubblica, che all’epoca facevano la fila fuori della sua porta mentre oggi lo buttano a mare?

La morte o estradizione di Assange uccideranno la Democrazia. Painting by Artists for Assange
Assange: “Free Speech on Trial” by Artists for Assange

Alcuni stralci di un bell?articolo dell?Ansa

Ho scelto di riportare alcuni stralci di un articolo dell’Ansa per due motivi: l’articolo è veramente bello, inoltre l’Ansa è una agenzia che non potrebbe mai essere considerata anti-americana.

 ?La caccia è quasi finita dopo 14 anni d’inseguimento implacabile, la preda è ormai a un passo dall’estradizione negli Stati Uniti: le cui prigioni – denunciano familiari e sostenitori sparsi per il mondo – potrebbero diventare la sua tomba.

Per Julian Assange si consumeranno nei prossimi giorni le ultime speranze di un via libera in extremis della giustizia britannica almeno all’esame di un ulteriore appello di merito sulla sua consegna o meno alle autorità d’oltre oceano.

Caso da cui dipende il destino di una certa idea d’informazione, oltre a quello personale dell’ex enfant terrible australiano, cofondatore di WikiLeaks e modello antagonista di giornalismo online: divenuto una sorta di nemico pubblico numero uno a Washington per essersi permesso di divulgare, a partire dal 2010, circa 700.000 documenti riservati – autentici e non privi di rivelazioni imbarazzanti, anche su crimini di guerra commessi fra Iraq e Afghanistan – sottratti al Pentagono o al Dipartimento di Stato grazie a simboli del whistleblowing come Chelsea Manning.?

La morte o l’estradizione di Assange saranno la morte della Democrazia: come si uccide la Democrazia mentre parliamo di stronzate e guardiamo San Remo

La morte o estradizione di Assange uccideranno la Democrazia: painting by Sandra Azzaroni

L?assurdità e la follia che contraddistinguono questo caso è che per trovare un?imputazione contro Assange Washington è andato a pescare l?accusa di violazione dell’Espionage Act del 1917, ?vecchia legge draconiana applicata finora solo nei confronti di spie o militari traditori, non certo di cittadini non americani e men che meno per vicende di pubblicazione mediatica di documenti segreti? come dice ancora una volta perfettamente l?articolo dell?Ansa.

Io spero sia chiara una cosa: il momento in cui Assange verrà estradato o morirà nell’attesa, sarà anche la morte di quella che ci ostiniamo a chiamare Democrazia. E allora, come in una improvvisa epifania, capiremo tante cose: perché gli Stati Uniti mandano armi ad Israele nonostante il genocidio in atto a Gaza (dove fra l’altro stanno uccidendo pian piano anche tutti i loro concittadini rapiti, perché bombardando a tappeto è chiaro che muoiono tutti, compresi gli ostaggi. Ma del resto, Netanyahu non ha mai dimostrato grande interesse per i poveri ostaggi e addirittura un ministro del suo nuovo governo propose di mandare testate nucleari sottoterra per ammazzare con sicurezza Hamas e qualsiasi palestinese di passaggio e ?pazienza per gli ostaggi, in guerra ci sono sempre fattori collaterali?). Capiremo perché i peggiori dittatori della Terra, da Arabia Saudita agli altri paesi arabi fino alla Turchia sono i migliori alleati sia degli Stati Uniti che dei suoi servi patetici, l’Unione Europea. Capiremo perché il vento dell?autoritarismo e del nuovo fascismo senza stivaloni ma che come il diavolo veste Prada o altre firme costose stia fischiando sempre più forte, per quei pochi che hanno ancora orecchie per ascoltarlo.

Assange fotografato dopo forse tre anni di cura di salute a Bellmarsh, quando aveva 50 anni e già ne dimostrava 80

LA MACCHINA DEL TEMPO E DEL POTERE CI HA RIPORTATI A 1984 E NOI ANCORA NON CAPIAMO COME DIAVOLO SIANO RIUSCITI A FARLO.

LEGENDARY CRONACHE DEL MULTIVERSO

Legendary Cronache del Multiverso: copertina senza testo opera by Sandra Azzaroni

Legendary Cronache del Multiverso è un romanzo particolare, difficilmente etichettabile, una sorta di trilogia in un unico libro, che si propone di intrattenere il lettore con una storia che unisce la leggenda alla fantasia, la fantascienza alla religione, l?antropologia al thriller, il tutto con una scrittura fluida, un suo ritmo particolare, che per me è la prima risorsa da cercare in ogni opera, che sia musica o letteratura e una narrazione che è stata definita ?accorta, giovane ma mai frettolosa, a tratti ironica eppure elegiaca laddove il pathos della storia, tra esseri umani e creature non umane, lo richiede?. La storia si svolge principalmente su questo mondo e in questo periodo, anche se a volte torna indietro nel tempo, anche a centinaia di milioni di anni fa, per raccontare il perché e il come dell?arrivo su Terra di questi esseri extraterrestri e in che modo il loro arrivo abbia influito fortemente sulla nascita della specie ?umana?. Questo è anche il racconto di un Pianeta dove, a certi livelli, la consapevolezza non appartiene solo alla specie umana, anzi, appartiene principalmente a creature della natura, come le foreste d?alberi e le valanghe di neve. Inoltre la scoperta dell?esistenza di molte   altre specie, decisamente di origine non terrestre, che vivono da millenni o milioni di anni sul pianeta è un po? anche una metafora della vita assieme al ?diverso? cosa che l?homo sapiens non è mai riuscito a tollerare ma che sarebbe naturale e semplicissima se solo l?uomo volesse crescere in consapevolezza, conoscenza e bellezza piuttosto che avidamente nel possesso di ciò che non è possibile possedere, perché ogni singolo filo d?erba, animale, pezzo di terra, perfino ogni sasso apparterrà sempre e solo a se stesso.

Legendary Cronache del Multiverso. Libro appena uscito di Sandra Azzaroni, genere fantascienza   opera by Sandra Azzaroni

LE LEGGENDE PRINCIPALI

Alcune delle leggende che troviamo in questo libro sono originariamente prese da vere leggende, o addirittura teorie, in certi casi. Ad esempio la teoria del Paleocontatto o degli Antichi Astronauti, teoria che ha oggi tanti milioni di sostenitori nel mondo, si considera nata intorno al 1960 con la pubblicazione di un articolo del matematico russo Matest Agrest. In seguito le teorie sul contatto tra civiltà extraterrestri e antichissime civiltà umane sono divenute popolari negli anni sessanta e soprattutto negli anni settanta con la pubblicazione dei libri di  Erich von Däniken e Peter Kolosimo, autori di numerosi best seller. Ma prima ancora di loro c?è stato uno scienziato, Zecharia Sitchin, nato a Baku nel 1920, azero ma poi naturalizzato statunitense. È stato autore di molti libri sull?archeologia mal raccontata dalla scienza ufficiale ed il primo grande sostenitore della “teoria degli antichi astronauti” come spiegazione dell’origine dell’uomo. La particolarità di Sitchin è stato il suo studio e conoscenza approfondita di molte lingue come l’ebraico antico e quello moderno e altre lingue europee e semitiche. Ha studiato a fondo la lingua e l?archeologia sumera e del Vicino Oriente, e poi il Vecchio testamento. Ha tratto quindi la sua teoria da una conoscenza approfondita della materia. Ha vissuto 90 anni, soprattutto a New York dove è morto nel 2010 a 90 anni, sepolto nel cimitero ebraico di New Montefiore (Stato di New York) e un giardino commemorativo è stato piantato per lui in Israele con una raccolta fondi.

Quello che rende Sitchin e la sua teoria-leggenda così importante è la diffusione che hanno avuto i suoi libri, tradotti in diverse lingue e convertiti anche in Braille per i non vedenti e trattati in radio, documentari per cinema e televisione, ma anche spettacoli teatrali.

Legendary Cronache del Multiverso; Zecharia Sitchin
Zecharia Sitchin

In Legendary la teoria di Sitchin trova comodamente posto, anche se adattata allo scopo del romanzo, che non è certamente un romanzo a scopo divulgativo. Altra teoria che troviamo nel libro è quella di Hy-Brazil, l?isola misteriosa, che nel romanzo chiamo ?l?isola che si nasconde?. Quest?isola leggendaria che fino ad ottocento inoltrato veniva considerata reale doveva trovarsi nell’Oceano Atlantico, a nord-ovest dell?Irlanda . Per secoli molti geografi la disegnarono sulle loro carte fino alla seconda metà dell’Ottocento, e non parlo di cartografi amatoriali, al contrario: rappresentata sempre nello stesso modo, una sorta di cerchio con al centro un canale, apparve per la prima volta su una mappa di Angelino Dalorto nel 1325, col nome di “Bracile”. Poi fu riportata nell’Atlante Catalano del 1375 che la identificò come due isole vicinissime ma separate che avevano, stranamente, lo stesso nome, “Ihla de Brasil”. Nel 1572 l’isola apparve anche nella mappa di Abraham Ortelius, e questo è davvero importante perché Ortelius viene considerato da molti il creatore dell’atlante moderno. Ci sono poi anche storie, risalenti all?ottocento, di capitani che raccontarono di averla vista all?orizzonte, certamente lei, Hy-Brazil, alle esatte coordinate geografiche riportate da alcune mappe, l?hanno guardata a lungo mentre si avvicinavano con la nave, per poi vederla sparire nel nulla sotto ai loro occhi. E una leggenda sempre ottocentesca di chi sostiene di essere riuscito ad approdare.

Legendary: mappa di Angelino Dalorto 1325 con Hy Brazil
Legendary Cronache del Multiverso: Hy Brazil mappa di Angelino Dalorto 1325

C?è poi la leggenda di Agarthi, altrimenti detta ?della Terra Cava?, che nel libro ho chiamato ?Abatos? che in greco antico significa ?Inarrivabile? ed anche la leggenda della Terra cava, leggenda meravigliosa, è cresciuta fino a diventare Teoria, con tanto di gente che sostiene di essere riuscita a raggiungere questa città meravigliosa, con edifici e giardini fatti di pura luce, che si troverebbe all?interno della Terra.

Di un?altra importante leggenda che troviamo nel libro verso la fine non posso parlare perché sarebbe uno spoiler che i futuri lettori di certo non vorrebbero. Tutte le altre leggende e storie fantastiche sono creazioni dell?autrice, e quindi mie e ve ne accenno alcune: la cittadina a forma di pentacolo dai colori aposematici, e quindi, come le rane delle frecce che sono gialle, rosse, fucsia, verde smeraldo per rappresentare un warning per i predatori, che sanno bene che a quei colori corrisponde veleno (gli animali dai colori aposematici sono tanti in natura, anche se alcuni sono un bluff, travestiti impeccabilmente in modo aposematico pur senza un filo di veleno in corpo, ma poi sta al predatore decidere se ?andare a vedere??) e nel caso della cittadina da me inventata quei colori sgargianti servono a tenere lontano esseri malvagi quanto sconosciuti. Ci sono poi le valanghe consapevoli, a volte pigre e a volte collaborative con chi cerca, magicamente di tirare fuori gli umani che a volte finiscono dentro alla valanga e sono ancora vivi, valanga che non ha nessun interesse a ingoiarli, ma nemmeno la capacità di farli uscire senza un aiuto esterno. Un’altra creazione: le creature magiche dall?aspetto di un tipo speciale di lemure, gli indri-indri, famosi nella realtà per i loro canti indescrivibili (devi ascoltare un indri-indri per capire che cosa meravigliosa e stravagante musicalmente parlando sia il suo canto, fatto mentre salta di albero in albero come se volasse); questi simil-lemuri, chiamati ?micromene?, sono creature empatiche per DNA e depositarie di antichissime e importanti conoscenze che riguardano non solo questo pianeta ma l?intero Multiverso. C?è poi il liquido viola chiamato Potere, che dà numerose marce in più alla specie extraterrestre, protettrice dell?umanità, che ho chiamato Sparkling. Questo nome, Sparkling, l?ho ideato per via di una particolarità che hanno questi esseri non terrestri: nelle sacche lacrimali non hanno liquido ma una sorta di materia luccicante, come fosse porporina viola, argento e blu che fuoriesce dagli occhi in certi momenti di emotività, come le lacrime per noi umani, e in più queste ?sparks? tendono ad uscire di notte, creando l?immagine di una danza di lucciole viola e argento nell?oscurità.

Indri Indri o Micromene den romanzo Legendary
Legendary Cronache del Multiverso: Indri-Indri o Micromene nel romanzo

LEGENDARY CRONACHE DEL MULTIVERSO: ALCUNI PERSONAGGI

Il romanzo si svolge attorno a un vero e proprio viaggio iniziatico che la protagonista, la giovanissima Mya, metà Sparkling e metà umana, scelta apposta per affrontare una sorta di ?mission impossible? deve portare a termine prima di potersi scontrare contro il nemico che minaccia l?umanità intera e tutto il pianeta Terra. Un nemico che arriva da molto lontano, non nel senso di spazio ma nel senso di tempo. Nel frattempo i componenti dell??Esercito Sparkling? fanno di tutto per tenere i nemici lontani da Mya, e con trucchi e sistemi ogni volta diversi combattono da veri Guerrieri e allo stesso tempo cercano di capire chi sia e da dove arrivi questa minaccia che, se non bene individuata, è impossibile che possa essere sconfitta. Fra questi personaggi la più importante è Rigel, nonna di Mya o, come dicono gli Sparkling nel libro, ?due volte madre? di Mya. Anche Rigel, quindi, prima da sola e poi con un piccolo gruppo di aiutanti della sua specie e non solo, viaggia continuamente a seconda di dove la portano le tracce, ed è qui che si innesta la parte thriller del libro.

Mya invece, al contrario di tutti gli eroi del mito, che sia greco, mesopotamico o indiano, è disposta a partire sola per il suo viaggio, ma si ritrova in un terzetto veramente improbabile dal punto di vista dell?eroismo: il suo migliore amico e compagno di classe, il tredicenne Jessie, umano al 100%, con una cotta gigantesca per Mya esplosa nell?attimo stesso in cui l?ha vista per la prima volta e una cornacchia che si scopre essere la reincarnazione di una persona che era stata molto importante per Mya. La parte ironica del libro ha di solito a che fare con il buffo terzetto, che Mya si porta dietro pur temendo, all?inizio, che non saranno altro che un rallentamento ma tendendo a seguire il suo istinto scoprirà invece che senza i suoi compagni di viaggio non sarebbe mai riuscita a farcela.

Legendary Cronache del Multiverso: Mya di notte con cornacchia e medaglione sacroopera by Sandra Azzaroni
Legendary Cronache del Multiverso: Mya di notte con cornacchia e medaglione sacro

I VIAGGI

I posti visitati da Mya, a volte con Jessie e cornacchia, a volte sola, sono davvero molti. La storia parte dal Nord America, dove Mya vive con la sua due volte madre Rigel sulla costa est, nella riserva delle Blue Hills, in Connecticut, vicino alla ricca cittadina di Canton, dove Mya va a scuola e dove vive Jessie. Da lì Mya raggiungerà la Patagonia, anche chiamata ?Fine del mondo? dove incontrerà le sue amate balene che la attendono da una vita precedente. Poi, a parte i vari viaggi che sia Rigel e compagni, sia Mya con o senza compagni faranno, andranno ad esempio tutti in California, nell?altra lontana costa americana, tenendo come base il Mount Shasta. Mya poi viaggerà fino all?Irlanda, e da lì nell?isola che si nasconde di cui abbiamo parlato prima. Invece la parte finale del libro dove il thriller si conclude, i tanti nodi vengono al pettine, il nemico si rivela e la lotta finale avrà luogo, avverrà nel Dhaulagiri, monte dell?Himalaya, a oltre 5000 metri d?altitudine, monte che scopriremo ? al suo interno ? essere pieno di vita e di amore ed empatia. Proprio in mezzo ai ghiacci troveremo la parte più calda e la sola speranza perché il mondo umano impari a liberarsi dal giogo dell?avidità.

LEGENDARY CRONACHE DEL MULTIVERSO: un brano tratto dal libro, mentre Mya raggiunge dall?Irlanda ?l?Isola che si nasconde?.

?Alleato, perché mi sento così? Insicura, afflitta, irrequieta, frenetica? è sempre colpa della mia parte umana??

?Al contrario Portatrice ? rispose Pi, andando controvento di bolina ? è l?Isola, è solo l?Isola a farti sentire così.?

Mya annuì, pur senza comprendere e si raggomitolò sotto al telone. Poi, piano piano, il movimento della barca sull?acqua la rilassò fino a farla addormentare. Dormiva già da qualche minuto quando, nel sogno si ritrovò a correre. ? Era una lupa grigia e correva per sopravvivere, dando la caccia, insieme al suo gruppo familiare, ad una grossa e veloce femmina di wapiti. Continuando ad accelerare, lanciò uno sguardo al compagno: ormai, per capirsi, bastava un?occhiata o un?immagine inviata telepaticamente. Erano una coppia fedele già da qualche anno e avevano messo al mondo en quattro nidiate di piccoli lupi. Insieme avevano conosciuto fame, freddo, gelo, malattie e il dolore di veder morire i propri figli, per non parlare della paura dell?uomo, che da sempre cercava di sterminarli.

La lupa e il compagno spinsero la wapiti nella direzione in cui l?aspettavano i loro giovani figli. La caccia rappresentava la vita stessa, e la vita era incredibilmente dura, oltre che subdola e ingiusta. Il gruppo di famiglia dei lupi non mangiava da giorni e se non fossero riusciti a catturare quella cerva dopo aver speso le loro ultime energie le cose si sarebbero messe molto male.

Il sogno di Mya era più che vivido ? Poi qualcosa cambiò e Mya si trovò a vivere nel corpo e nello spirito della cerva in fuga. Era una cerva adulta, nel pieno della vita: nel suo utero stava crescendo un piccolo wapiti, ma era stato concepito da pochi giorni e il suo corpo non ne portava ancora il segno. La cerva era molto veloce e i suoi zoccoli sembravano solo sfiorare il terreno da quanto galoppavano al massimo della velocità. ? Ma poi, davanti a lei, apparvero i tre giovani lupi che le bloccarono il passaggio. ? Il lupo maschio, da dietro, le saltò addosso e affondò zanne ed artigli fra natica e ventre, facendola cadere a terra. A quel punto arrivarono gli altri quattro e iniziarono a sbranarla. La wapiti ci mise alcuni minuti a morire, e in quei minuti Mya provò la sofferenza, la disperazione e infine la rassegnazione della cerva che veniva divorata, ma allo stesso tempo provò anche le sensazioni della lupa: la fame finalmente placata, il gusto del sangue in bocca e il sollievo di vedere figli e compagno finalmente a stomaco pieno. Mya era la preda ed il predatore e provava, quindi, la folle sensazione di divorare se stessa.

? A quel punto saltò in piedi sulla barca, con uno scatto così repentino che rischiò di rovesciarla: finalmente era di nuovo sveglia. Con grande stupore vide che stava albeggiando, e che il buio della notte aveva lasciato posto a un cielo rosa pallido con tante piccole nuvole candide.

Legendary Cronache dal Multiverso: Mya con medaglione sacro e gufo pazzo
Legendary Cronache del Multiverso: Mya con medaglione sacro e il gufo pazzo

LEGENDARY, da non dimenticare:

Sperando che corriate in massa a comprare il libro, che entro pochi giorni dovrebbe essere a disposizione sia in versione cartacea che in e-book formato e-pub, che è il formato adesso accettato dal kindle e da praticamente tutti gli e-book reader. Inoltre è un formato leggero e graficamente ottimo . A chi volesse comprarlo, in una delle due versioni, consiglio di prenderlo direttamente sul sito dell?editore ?Youcanprint? ma entro poco dovreste trovarlo online sicuramente su Amazon e in tutte le librerie online. Grazie in anticipo a chi mi darà la fiducia di comprarlo, sperando di ripagarla con un libro bello e appassionante.

IL VENTO E’ MIA MADRE

Proud Native Girl by Sandra Azzaroni

Il vento è mia madre è un libro scritto da Bear Heart, un nativo americano della tribù dei Creek (il loro vero nome era Muskogee, ma gli europei li chiamarono ?gli Indiani che vivono fra i torrenti? da cui Creek, cioè torrente) che forse è stato uno degli ultimi veri ?uomini-medicina? che si sono tramandati da secoli oralmente e soprattutto con l?esperienza la loro conoscenza eccezionale, una conoscenza di cure molto potenti collegata strettamente alla Natura, e, nel particolare, alla Natura specifica della loro terra. Bear Heart, nato nel 1918, si chiamava Nokus Feke Ematha Tustanaki che significa, appunto, Bear Heart in inglese o Cuore d’Orso in italiano.

I racconti dell’uomo-medicina, che andò a combattere per gli Stati Uniti nella seconda guerra mondiale, oltre a parlare della sua vita e del suo popolo nel periodo che va dagli anni ?30 ai ?60, tornano indietro nel tempo.

Il vento è mia madre

L’impianto sociale delle tribù native

Il suo racconto ci narra di come era la vita dei nativi grazie all?impianto sociale delle tribù indiane, prima di essere completamente schiacciati dagli europei e poi dagli americani (in realtà sempre gli stessi, visto che un nome non può cambiare un popolo più di quanto non possa farlo il colore di una bandiera.). L?impianto sociale delle tribù native era ciò che le trasformava in autentiche famiglie allargate e questo impianto era basato sull?appartenenza alla loro terra e sul rispetto assoluto nei confronti della terra e della natura. Tuttavia potremmo imparare ancora molto dagli insegnamenti degli Indiani d’America: a partire dal loro particolare approccio nei confronti della vita e dal modo di correlarsi con la Terra e con gli altri esseri viventi, che è decisamente l?opposto di quello che pratica la società occidentale, che ha anche la spocchia di chiamarlo ?il migliore dei mondi possibili?. Cuore d’Orso è stato uno degli ultimi Nativi americani educati secondo la tradizione degli uomini-medicina che desideri condividere la sua saggezza, senza mai un briciolo di arroganza o di supponenza.

Il vento è mia madre: il genocidio degli indiani

Il momento più toccante del libro è quando parla di come, nel 1830 circa, gli indiani appartenenti alla sua tribù e ad altre vennero scacciati dalle proprie terre e massacrati. Nei confronti di tutti i nativi americani, gli americani hanno compiuto un vero e proprio genocidio. Complimenti agli americani, quindi, perché portare a termine un genocidio non è facile. Hitler non c?è riuscito. Gli Stati Uniti d?America sono l?unico paese al mondo che sia riuscito a compiere un genocidio e a sganciare ben due bombe atomiche sulla popolazione civile (giapponese), e adesso hanno il coraggio di presentarsi a un mondo sempre più supino e subalterno come ?i buoni?. Ed ecco quindi come ?i buoni? hanno sparso la loro bontà, prima di iniziare ad ?esportare democrazia?. Bear Heart racconta il massacro dei suoi antenati in prima persona, e questo ci aiuta a capire qual era e quanto fosse forte il sentimento dei nativi nei confronti di antenati e di altri nativi.

Il sentiero delle lacrime, più noto come The Trail of Tears

Il vento è mia nadre: Indiani Muskogee in Oklahoma nel 1833
Il vento è mia madre: Indiani Muskogee in Oklahoma nel 1833

?Nel 1832 il presidente Andrew Jackson firmò una legge [Indian Removal Act, una delle leggi più fasciste che siano mai state create in un qualsiasi paese del mondo, a maggior ragione se si considera che fu fatta per togliere ai Cherokee le loro terre che erano piene d?oro; inoltre Jackson fu il primo presidente americano del Partito democratico?vien da dire ?buon sangue non mente?N.d.A.]. Questa legge costrinse le tribù native ad abbandonare il sud-est degli Stati Uniti e fu allora che i Muskogee vennero cacciati assieme ai Chickasaw, ai Choctaw e ai Cherokee. Percorremmo a piedi tutto il tragitto che separava le nostre case natali dal territorio che il Governo ci aveva assegnato, il cosiddetto Territorio indiano, che in seguito sarebbe stato battezzato Oklahoma, una parola choctaw che significa ?terra dell’uomo rosso?. La storia ha registrato questo avvenimento, ma non tutte le emozioni che lo accompagnarono, quello che il nostro popolo provò, quello che fu costretto a lasciarsi alle spalle, le difficoltà che dovette superare. Fu un trasferimento forzato: non avevamo altra scelta. Se qualcuno di noi rifiutava di abbandonare le proprie case, i soldati strappavano un bambino dalle braccia della madre e gli fracassavano la testa contro un albero, dicendo: ?Se non ve ne andate, tutti gli altri bambini faranno la stessa fine?. Alcuni soldati sventrarono con le loro sciabole delle donne incinte. Fu così che la nostra gente fu costretta ad abbandonare la propria terra.

Acquarello su Trail of tears
Il vento è mia madre: acquarello su Trail of Tears

La nostra gente fece a piedi camminando dall’alba al tramonto, circondata come un gregge da soldati a cavallo. Quando i nostri vecchi cadevano, morti, non ci veniva concesso nemmeno il tempo necessario per offrire loro una sepoltura decente. Molti dei nostri cari vennero gettati nei burroni; i loro corpi furono coperti soltanto da qualche frasca, perché ci impedivano di fermarci. Fu un lungo cammino, la gente era sfinita, i bambini non riuscivano a tenere il passo degli adulti, quindi questi erano costretti a portarli in braccio o sulla schiena. Erano talmente sfiniti da non avere la forza di reggerli, tanto che alcuni bambini e madri dovettero essere abbandonati. Queste sono solo alcune delle avversità che il nostro popolo dovette sopportare lungo il cammino e queste ingiustizie provocarono molti lamenti e pianti. Quella strada venne da noi battezzata ?il sentiero delle lacrime?.

Il vento è mia madre: the trail of tears
The trail of tears photo by the Indigenous Foundation

Un uomo che da bambino aveva percorso quel lungo cammino mi ha raccontato la storia. A un certo punto del percorso, la tribù con quei pochi cavalli che aveva venne caricata su dodici battelli decrepiti per attraversare il Mississipi. Il battello su cui era imbarcato cominciò ad affondare: lui riuscì ad afferrare la sua sorellina, montò a cavallo e puntò verso la riva, mentre i soldati lo inseguivano perché gli Indiani non avevano il permesso di montare a cavallo. Cercò di andare più veloce, ma il cavallo doveva nuotare ed era terrorizzato dall’acqua, per cui avanzava lentamente. L?uomo aveva visto quanto potevano essere brutali i soldati e sapeva che i battelli erano stati sovraccaricati intenzionalmente per farli affondare con il loro carico umano, perciò cercò di fuggire. All’improvviso qualcuno sbucò dietro di lui su un altro cavallo e gli strappò dalle braccia la sorellina. -Quando raggiunsi la riva piangevo disperatamente, perché ero convinto che fosse stato un soldato a prendersi la mia sorellina, ma poi mi accorsi che era stato uno dei nostri che voleva aiutarmi-. Molti di noi morirono, mentre attraversavano il Mississippi. Quando i sopravvissuti raggiunsero la riva erano completamente inzuppati e faceva molto freddo, perché era inverno. Qualunque fosse il tempo che incontravano, dovevano andare avanti, camminavano fra la neve senza scarpe. La mia trisavola si congelò i piedi, poi subentrò la cancrena che le fece staccare letteralmente i piedi dalle gambe. Ora è sepolta a Fort Gibson, in Oklahoma, ma sulla sua tomba non c’è scritto alcun nome; molti altri come lei giacciono sepolti in tombe senza nome. Non so quale sia la sua tomba, so solo che si trova in mezzo a quelle.

Il vento è mia madre: Bear Heart

Anche quando arrivammo sul posto assegnatoci, i problemi non finirono. I nostri bambini, di tutte le età, vennero strappati alle famiglie e furono chiusi in collegi, nei quali non potevano parlare la loro lingua, ma venivano obbligati a parlare inglese. Erano scuole governative: i bambini dovevano entrare e uscire dalle aule marciando, dovevano rifarsi il letto, tagliarsi i capelli corti (contro le loro tradizioni e religioni) comportarsi come se fossero in un campo militare. Questi sono solo alcuni dei soprusi che abbiamo dovuto sopportare. Eppure, ancora oggi, nelle nostre cerimonie la nostra gente prega per il bene di tutta l’umanità, che questa sia nera, gialla, rossa o bianca. Com’è possibile, avendo alle spalle un passato del genere, che la nostra gente esprima un tale amore??

Il vento è mia madre: Oklahoma

Per quanto riguarda l?Oklahoma, rimase territorio indiano per poco tempo. Con la guerra di secessione, appartenendo l?Oklahoma al sud, con la sconfitta dei confederati gli americani vincitori ne approfittarono per togliere buona parte del territorio agli indiani. Poi, nel 1870, con la costruzione della ferrovia, il governo favorì fortemente la colonizzazione del territorio (non è impressionante vedere come la parte peggiore della storia si ripete all?infinito?).

Col tempo la maggior parte dei nativi americani, diventati davvero pochi, sono stati infilati in piccole briciole di terra chiamate riserve, e se all?inizio hanno cercato di mantenere in vita le proprie tradizioni, piano piano in molti se ne sono decisamente distaccati. Quell?impianto sociale così importante era stato strappato e fatto a pezzetti dai ?buoni?. Negli ultimi decenni, tranne rare eccezioni, queste riserve sono diventate o ghetti dove i nativi vivono in miseria e disperazione o piccoli angoli di ?capitalismo? dove trionfano i casinò e quello che rimane degli antichi usi e costumi indiani sta nei negozi di souvenir.

#nativi americani #genocidio indiani #The Trail of Tears #Il governatore della Florida De Santis dice “Non è vero che gli Stati Uniti sono stati costruiti su terre rubate” #la storia si ripete

Philip K. Dick e Barbie

Nel titolo ?Philip K.Dick e Barbie? mi riferisco proprio a Lei, la Barbie bambola nata biondissima con occhi azzurri e ben presto raggiunta da un piccolo esercito di sorelle uguali ma con colori diversi: Barbie dai capelli platino, bruni, rossi, Barbie afro e asiatiche. E poi, la Barbie maschio, cioè Ken, il bellissimo Ken, eterno fidanzato di Barbie. La data di nascita di Barbie è il 1961, e considerando il miliardo di bambole vendute da allora ad oggi, 2023, possiamo senz?altro dichiararla Sua Maestà la Regina delle Bambole.

Philip K. Dick e Barbie: la classica Barbie bionda
La tipica Barbie bionda

Philip K. Dick e Barbie

Ma la domanda che rimane è: che cosa aveva a che fare Dick con Barbie? Un colpo di fulmine, una cartolina dal giardino dell?Eden, una sorta di epifania che gli aveva mostrato con chiarezza come la figura sexy e il visetto innocuo di un gruppo di bambole diverse solo nei vestiti erano forse l?altra faccia del Male, ben mimetizzato? Di sicuro era qualcosa di così potente da ispirargli la creazione di uno fra i suoi racconti più belli (I giorni di Perky Pat) seguìto da quello che oggi chiameremmo uno ?spin off? estrapolato da Perky Pat, e nello specifico ?Le tre stimmate di Palmer Eldritch?, romanzo allucinato e indimenticabile.

Da Barbie a Perky Pat

?? Suo padre e sua madre, intanto, lo disturbavano discutendo rumorosamente con i Morrison dall?altra parte del tramezzo. Giocavano di nuovo a Perky Pat. Come sempre.

Quante volte avrebbero oggi ripetuto quello stupido gioco? Si domandò Timothy. Infinite, probabilmente? E non erano gli unici: aveva sentito dire dagli altri ragazzi, del suo pozzo e di altri, che anche i loro genitori trascorrevano la maggior parte della giornata giocando a Perky Pat, e talvolta andavano avanti fino a notte inoltrata.

? No, nessun carrello ? obbiettò la signora Morrison ? È sbagliato. Lei dà la sua lista al droghiere e pensa a tutto lui.

Questo succede solo nei piccoli negozi del quartiere ? spiegò sua madre ? Ma questo è un supermercato, si capisce dall?occhio elettronico alla porta.

Io sono sicura che tutte le drogherie avevano l?occhio elettronico alla porta ? insistette ostinata la signora Morrison?

Vadano tutti a quel paese, pensò Timothy, usando l?espressione più forte conosciuta da lui e dai suoi amici. E poi, che diavolo era un supermercato?

(da ?I giorni di Perky Pat? di P.K. Dick)

Philip K. Dick e Barbie: la prima Barbie creata nel 1961
La prima Barbie creata nel 1961

Philip K. Dick e Perky Pat

 Lo stesso Dick ci racconta come fosse la sua vita nel 1963, con la prima di cinque mogli e quattro figlie:

?L?idea di Perky Pat si è presentata alla mia mente quando ho visto le mie figlie giocare con le Barbie. Chiaramente quelle bambole dall?anatomia iper-sviluppata non avrebbero dovute esser create per i bambini. Barbie e Ken erano due adulti in miniatura, a cui bisognava comprare abiti nuovi all?infinito perché continuassero a vivere nel lusso a cui erano abituati. Ebbi visioni di Barbie che pretendeva pellicce di visone; avevo paura che mia moglie mi trovasse con Barbie e mi sparasse. Avevo a che fare di continuo con lei e i suoi costosi acquisti, e ho sempre pensato che almeno Ken avrebbe dovuto comperarsi i vestiti con i suoi soldi.?

I primi anni ?60 furono forse il periodo più prolifico letterariamente parlando per Dick. La moglie lo costrinse ad andare a lavorare fuori casa, e lui affittò una specie di baracca in campagna a 25 dollari al mese, dove si distraeva ascoltando il campanaccio delle pecore e sentiva la mancanza delle figlie. Avrebbe tanto voluto veder apparire dalla porta Barbie, ma invece la sua immaginazione infinita e fortemente contagiata dall?angoscia creò Palmer Eldritch

Philip K.Dick e Barbie
Philip K. Dick

La faccia metallica di Palmer Eldritch 

?Un giorno camminavo sulla stradina di campagna, diretto alla mia baracca, con la prospettiva di scrivere per otto ore. Alzai gli occhi al cielo e vidi una faccia. Non la vidi realmente, però c?era, e non era una faccia umana; era un immenso volto che esprimeva la perfetta malvagità. Era immensa; riempiva un quarto di cielo. Aveva scanalature vuote al posto degli occhi. Era metallica e crudele e, cosa peggiore di tutte, era Dio.?

Dick continuò spiegando che Perky Pat rappresentava la seduzione femminile, l?eterno femminino, e quindi nasceva dal desiderio, mentre Palmer Eldritch nasceva dalla paura provata da bambino quando il padre abbandonò lui e sua madre: di conseguenza emergeva dall?angoscia più profonda. Ma Dick, come i grandi scrittori, come tutti i geni, è sempre stato umile. In realtà, infatti, c?è molto di più in entrambe le opere.

Philip K. Dick e Barbie: Perky Pat e Palmer Eldritch

Nei giorni di Perky Pat troviamo una Terra post guerra nucleare, soffocata da una temperatura invivibile e un Sole killer. Gli umani che in Perky Pat vivevano ancora su Terra, sia pure in loculi simili a tombe, in Palmer Eldritch vivono su Marte, comunque rinchiusi nei loro buchi-rifugio nel terreno, sempre in fissa col loro gioco, ormai tristemente abituati all?ambiente, reso tale dalle bombe nucleari molto potenti degli extraterrestri che hanno vinto la guerra contro gli umani. Extraterrestri che però continuano a gettare agli umani più disperati pacchi pieni di cibo, di banconote e di roba tecnologica, utile per ricreare e ricostruire, infatti sono chiamati ?benefattori? dalla gente dei rifugi sottoterra; gli umani, però, smontano tutto ciò che è tecnologia e lo utilizzano per giocare a Perky Pat, creare cancelli elettrici con telecomando, macchine sportive ed elettrodomestici, cucire abiti, e rendere sempre più perfette le loro ?composizioni?, ovvero il piccolo meraviglioso mondo della capricciosa bambola e del suo fidanzato, il tutto in una via di mezzo fra un?anticipazione dei giochi di ruolo e il classico, antico gioco infantile con le bambole.

L?atmosfera di Perky Pat è triste, squallida, insensata, ma il feeling che regna in Palmer Eldritch, dove in parte ritroviamo alcuni dei personaggi di Perky Pat, è molto peggio. C?è solo violenza, sopraffazione, e l?unica speranza di un domani migliore è affidata alla droga. Il gioco con le bambole continua, ma il gioco da solo ormai non basta più. Il divertimento è affidato a una droga, il Can-D (Candy, caramella) grazie a cui gli umani credono davvero di essere Perky Pat e fidanzato e di vivere una vita normale su un pianeta normale nei panni di giovani belli e pieni di soldi. In questo modo gli umani veramente ricchi che vivono su altri pianeti ancora abitabili riescono a spremere anche i poveri abitatori di tunnel polverosi.

Ben presto scoppia una sorta di guerra fra i due principali capitalisti-spacciatori: da una parte quelli che vendono il Can-D e creano tutto ciò che può servire a Perky Pat; dall?altra c?è Palmer Eldritch che insieme ad una nuova bambola spaccia una droga tanto pazzesca quanto pericolosa, il Chew-Z (Chewzy, gommosa). La differenza fra i due stupefacenti è fondamentale: il Chew-Z è quella che chiamano una droga ?di traslazione?, ovvero una droga che ?ti riporta? in qualsiasi parte del tuo passato tu abbia vissuto qualcosa di importante che non sei riuscito a concludere, o ti fa incontrare qualcuno di molto importante che hai perso, qualcuno che vuoi assolutamente rivedere perché non hai possibilità di farlo nella realtà. Traslazione che ti porta ad un?astinenza terribile e che, allo stesso tempo, dà senso a una vita fatta di nulla. Un senso finto a cui però nessuno riesce a resistere.

Philip K. Dick e Barbie: Barbie e Ken
Philip K. Dick e Barbie: Barbie e Ken

Palmer Eldritch, un Dio uscito dall?Inferno

Passare ad una droga diabolica tramite una bambola Barbie, ecco qualcosa che solo la mente di Dick, geniale e abituata agli specchi dell?inferno, avrebbe potuto immaginare.

?Mi hai svegliato ? disse a Anne, rendendosi conto di quello che lei aveva fatto; provò un enorme, rabbioso disappunto. In ogni caso, la traslazione per il momento era finita, ed era tutto?

?È stato bello? ? chiese Anne, comprensiva. Toccò la tuta di lui- è venuto a far visita anche al nostro rifugio. L?ho comprato. Quell?uomo con quei denti e quegli occhi strani?

?Eldritch, o un suo simulacro ? gli dolevano le giunture, come se fosse stato seduto sulle gambe per ore, ma vide che al massimo era passato un minuto ? Eldritch è dappertutto ? disse ad Anne ? Dammi il tuo Chew-Z ? le disse.?

?No.?

Lui si strinse nelle spalle, nascondendo il disappunto, l?acuto effetto fisico dell?astinenza?

?Dimmi com?è? disse Anne.

Barney disse: È un mondo illusorio nel quale Eldritch occupa le posizioni-chiave, come una divinità; ti offre la possibilità di fare quello che in realtà è impossibile: ricostruire il passato come avrebbe dovuto essere. Ma è difficile anche per lui. Ci vuole tempo? Quindi tacque; rimase seduto a strofinarsi la fronte dolorante.

?Vuoi dire che non si può, come nei sogni, allungare la mano e prendere ciò che si vuole??

?È assolutamente diverso dal sogno ? era peggio, si rese conto ? più che altro una specie di inferno ? pensò ? Sì, è così che dev?essere l?inferno: ripetitivo e inesorabile???

(da ?Le tre stimmate di Palmer Eldritch? di P.K.Dick) 

   

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                     

LA SINDROME DA RASSEGNAZIONE DEI BAMBINI MIGRANTI

La sindrome da rassegnazione: madre e figlia

In quanti siete a conoscere ?La sindrome da rassegnazione dei bambini migranti?? Pur essendo una patologia grave e molto particolare, credo che siano in pochi ad averne sentito parlare, visto che i nostri media -in particolar modo i vari talk show giornalistici televisivi- non la citano nemmeno per sbaglio. Eppure si tratta di una patologia terribile, che funziona anche come specchio per il nostro ingiusto e avido mondo contemporaneo.

A questa patologia hanno dato vari nomi: Sindrome del rifiuto traumatico, Sindrome del sonno profondo, Sindrome della Bella addormentata, o, in Svezia, dove è nata ?uppgivenhetssyndrom?. Di base è una condizione psicologica che porta a uno stato di notevole riduzione della coscienza. Inizialmente è stata riscontrata in Svezia, negli anni ?90, fra i figli dei richiedenti asilo che provenivano dai paesi dell?ex Unione Sovietica, dell?ex Jugoslavia e più tardi dalla Siria. Col passare degli anni e l?aumentare delle guerre, delle invasioni ? a iniziare da quelle ?economiche e quindi legittime? – della miseria, fame, malattie, sono aumentati i flussi migratori e di conseguenza anche i malati di sindrome da rassegnazione.

La sindrome da rassegnazione dei bambini migranti

Chi si ammala di sindrome da rassegnazione?

Colpisce prevalentemente bambini fra i quattro e i dodici anni (più raramente adolescenti fino ai 15 anni), in seguito al trauma delle violenze vissute nel paese d?origine, al trauma della migrazione e a causa dell?insicurezza in cui sono costretti a vivere. Che cosa hanno in comune bambini e giovani ragazzi colpiti da questa patologia? Sono tutti figli di rifugiati, a cui lo Stato Svedese ha revocato – o rischia di revocare – il permesso di soggiorno. Bambini che crescono sotto alla spada di Damocle del rinnovo, arrivati piccoli, o molto piccoli, in Svezia, cresciuti imparando una lingua e una cultura molto differenti da quelle di provenienza, e che vivono nel terrore di essere rispediti indietro; il che, nella peggiore delle ipotesi, significa che i genitori saranno giustiziati o finiranno in carcere a lungo, e nella migliore delle ipotesi le famiglie potranno scegliere se morire di bombe, di fame o di qualche malattia. Pensate alla Siria adesso: in contemporanea c?è la guerra, il terremoto e l?epidemia di colera. Fa pensare a quella canzone di Fabrizio De André: ?Nei quartieri dove il sole del buon Dio non dà i suoi raggi, ha già troppi impegni per scaldar la gente d?altri paraggi.?

La sindrome da rassegnazione dei bambini migranti: sorella maggiore legge alla sorellina in coma
La sindrome da rassegnazione dei bambini migranti: sorella maggiore legge una favola alla sorellina in stato d’incoscienza

Se hanno una cosa in comune, questi bambini figli di molte parti del mondo, è quindi l?insicurezza quotidiana, vissuta in prima persona e filtrata dalla famiglia, in attesa di sapere cosa ne sarà di loro. Inizialmente, in Svezia, in molti hanno ipotizzato una messinscena da parte di questi bambini catatonici (purtroppo noi italiani ? a quanto pare ? non siamo i soli a dare la colpa di una tragedia alle vittime, come ha appena fatto il nostro ministro dell?interno nel caso del naufragio-strage a cento metri dalle rive di Cutro, Calabria).  Ma tutti i medici che hanno preso in carico la questione hanno confermato la profondità della patologia, che nei casi più estremi ha portato i malati in uno stato di coma per oltre due anni.

Quando la sindrome è stata riconosciuta ufficialmente

Nonostante fosse stata segnalata, almeno in Svezia ripetutamente dagli anni ?90, questa condizione non è stata riconosciuta dai pediatri e dagli psichiatri infantili per molti anni. Ma poi, a causa dell?aumento notevole del numero dei malati, dal 1 gennaio 2014 il Consiglio nazionale svedese per la salute e il benessere ha identificato questa sindrome con una diagnosi ufficiale e l?ha inserita nella classificazione svedese degli ICD-10.

La sindrome da rassegnazione. Photo by Magnus Wennman
La sindrome da rassegnazione; foto di Magnus Wennman, vincitore di due World Press Photo Awards

Una delle particolarità di questa patologia è che tutti i casi che si sono verificati fino ad ora sono stati registrati solo in Svezia. Pochissimi bambini e ragazzi con sintomi uguali o simili sono stati segnalati da altri paesi europei. Recentemente però, sono stati segnalati dall’Australia un certo numero di bambini rifugiati e richiedenti asilo con una sindrome molto simile a quella da rassegnazione: erano sull’isola di Nauru da diversi anni e sull’isola sono stati allestiti centri di detenzione per i profughi. Andando indietro nel tempo è possibile trovare casi di manifestazioni simili alla sindrome da rassegnazione in ragazzi e giovani adulti deportati nei campi di concentramento nazisti, e questo credo che dica tutto?

La sindrome da rassegnazione dei bambini migranti: i sintomi

La sindrome da rassegnazione nei bambini e negli adolescenti inizia con sintomi di ansia e depressione, in particolare apatia e letargia. Pian piano questi bambini e adolescenti iniziano a mostrarsi nervosi, irritabili, e come ultimo step si allontanano dal mondo, giorno dopo giorno, si chiudono in se stessi come ricci, senza più desideri né passioni, e totalmente disinteressati alla scuola e al gioco.

La sindrome da rassegnazione dei bambini migranti: Magnus Wennman fotografo
La sindrome da rassegnazione: foto Magnus Wennman

Gli incoraggiamenti dei familiari sbattono contro un muro di gomma. Dopo qualche tempo smettono di camminare, parlare, mangiare e diventano deboli, incontinenti, incapaci di reagire perfino agli stimoli dolorosi. E dopo un periodo più o meno breve, alcuni di loro arrivano a una condizione letargica e di incoscienza, mentre altri vanno in coma, che può durare mesi o anni.  

Bambini migranti. foto di Magnus Wennman

A seconda della reattività agli stimoli, i medici hanno suddiviso i sintomi, e di conseguenza la patologia, in due categorie:

Sintomi di ?grado 1?: quando i bambini mostrano qualche parola strascicata come risposta se si parla loro, camminano di tanto in tanto con un supporto e riescono a ingoiare qualche cucchiaio di minestra o frutta frullata;

Sintomi di ?grado 2?: quando i bambini non hanno alcuna reazione al tatto, al suono, al dolore o al calore ed è necessaria l?alimentazione con sondino. Possono essere presenti anche tachicardia, temperatura elevata, sudorazione eccessiva ed iperventilazione.

A seconda della variabilità individuale, la sindrome può regredire e di conseguenza vengono ripristinate gradualmente tutte le funzioni cognitive e motorie. Questo, però, può verificarsi anche dopo alcuni anni di tempo.

La sindrome da rassegnazione dei bambini migranti. Foto di M.Wennman
Foto: Magnus Wennman

Il neurologo svedese a capo degli studi sulla sindrome all?interno dell?ospedale Pediatrico Astrid Lindgren di Stoccolma, si è espresso più volte sulla necessità del rinnovo del permesso di soggiorno per le famiglie di questi bambini, per ottenerne la guarigione. Gli svedesi sono riusciti, con una petizione, a far rimanere nel loro paese 30.000 famiglie con permesso scaduto. Perché comunque sia, che lo stato da rifugiati spetti loro o no, bisogna essere consapevoli che i bambini sono sempre vittime. Attraversare il mondo con fatica e mezzi di fortuna e non sempre al seguito dei genitori, in viaggi che a volte durano anni interi, mette a rischio non solo la sopravvivenza, ma anche la psiche di questi bambini, come piccoli Odisseo alla disperata ricerca di Itaca, che – una volta giunti a destinazione – avrebbero il diritto di potersi fermare e respirare, ma la condizione di precarietà legata alle scadenze dei rinnovi non glielo permette. Come se fuggire dalla miseria, dalla carestia, dalla fame, dalle malattie, dalle torture di qualche tirannia non sia già stato sufficiente.

Perché il sonno

Il sonno profondo è la risposta a una sofferenza intensa ed espressa a livello corporeo, come se l’assenza assoluta della capacità di interagire a qualsiasi stimolo fosse un meccanismo di protezione. Il ritiro dal mondo è un comportamento che viene messo in atto per evitare una situazione insostenibile, una dissociazione che nei gruppi di bambini può trasformarsi in una sorta di “contagio emotivo”. Questa condizione può essere aggravata anche dalla familiarità per disturbi mentali. 

Sindrome da rassegnazione: genitori migranti con la figlia in coma
La sindrome da rassegnazione dei bambini migranti

Ma la scelta del cervello che ? per andare in protezione del corpo e della mente ? decide di optare per un sonno così profondo che spesso diventa coma spiega molte cose. Prima di tutto spiega perché fra le vittime di questa patologia ci sono solo bambini o giovani adolescenti. Perché nessun adulto? Perché gli adulti, in casi di estrema disperazione, hanno la possibilità di fare un?altra scelta: quella del suicidio, che nessun bambino, almeno fino ai dodici-tredici anni sarebbe mai in grado di fare.

E se qualcuno dovesse domandarsi che cosa ha a che vedere il sonno con la morte, proverò a rispondere tramite il mito, che potrebbe farci capire qualcosa di più di questa sindrome che nessuno riesce ancora a comprendere veramente.

Hypnos e Thanatos, i due gemelli del mito classico greco

vaso greco classico: Hypnos e Thanatos depongono un eroe morto
Vaso con Hypnos e Thanatos, ovvero Sonno e Morte, i due gemelli alati nella “deposizione” di un eroe morto

Hypnos, il Sonno, e Thanatos, la Morte, sono entrambi figli di Nyx, la Notte ed Erebo, la Tenebra Infera, ovvero: la Notte che porta i sogni e la Tenebra Infera che porta la fine della vita. Eppure hanno preso porzioni diverse di ?eredità genetica?. Hypnos entra ed esce dai corpi senza recare danno a nessuno, e quindi appartiene allo stato dell?essere. Thanatos, invece, entra nei corpi solo nel momento in cui separa l?anima eterna dal corpo mortale, e di conseguenza appartiene allo stato del non-essere.

La parentela del sonno con la morte costituisce uno dei topoi maggiormente consolidati della letteratura di ogni tempo: Omero esalta la potenza di Hypnos, fratello gemello di Thanatos, nell?episodio della ???? ????? (l?inganno nei confronti di Zeus), quando Era vuole distogliere il suo regale sposo dalle incombenze della guerra di Troia (Iliade XIV 231-237). Sempre nell?Iliade, vediamo i due gemelli, qui definiti da Omero come ?veloci portatori? mentre attuano uno dei compiti più importanti che i due gemelli devono svolgere ? nel campo dell?epica e del mito in genere ? ovvero il compito della ?deposizione dell?eroe morto?; in questo caso a Hypnos e Thanatos è affidato il compito di trasportare in Licia il cadavere di Sarpedone, perché possa ricevere i dovuti onori funebri (Iliade XVI 677-683):

?(Apollo) lo unse d?ambrosia e gli mise addosso vesti immortali;
poi lo affidò ai portatori veloci,
il Sonno e la Morte, i gemelli, che subito
lo deposero nella ricca regione di Licia
.?

La sindrome da rassegnazione: Hypnos e Thanatos in un anime "I cavalieri dello Zodiaco"
I gemelli Hypnos e Thanatos in un famoso anime “I cavalieri dello Zodiaco” che fa capire quanto il mito greco sia così importante da essere arrivato fino alla cultura popolare dell’Estremo Oriente

Esiodo nel rappresentare la morte degli eroi della generazione aurea, per rappresentare il tipo di morte ideale, senza alcuna sofferenza, dice: «morivano come vinti dal sonno» (Teogonia 116) e più avanti, sulla parentela fra sonno e morte, si sofferma in una lunga descrizione (Teogonia 755-766)

Molto bella l?immagine proposta da Alcmane, in un contesto erotico, dove lo sguardo struggente della fanciulla amata è paragonato al sonno o alla morte. Del resto è noto il rapporto ambiguo ma fortissimo fra Thanatos ed Eros:

?e col desiderio che scioglie le membra, e più struggente
del sonno e della morte guarda verso di me?

Fondamentali, nell?ambito  ?sindrome da rassegnazione?, sono i contesti nei quali la divinità del sonno è esaltata per i benefici che arreca e viene invocata come rimedio delle sofferenze umane. Così, ad esempio, in Sofocle, Filottete 828-832, il coro lo invoca perché liberi Filottete dal dolore causatogli dalla ferita purulenta:

?Sonno che ignori il dolore, Sonno privo di sofferenze,
vieni a noi col tuo soffio benefico,
Signore beato! Diffondi sugli occhi
questa luce di salvezza, che finalmente risplende!
Vieni a me, vieni, Guaritore!?

Gli esempi sarebbero tantissimi, ma non si può non citare almeno il famosissimo brano di Platone nel quale Socrate, in prossimità dell?esecuzione capitale, paragona la morte al sonno (Apologia di Socrate, 40 c-d).

?Ora, se la morte è il non aver più alcuna sensazione, ma è come un sonno che si ha quando nel dormire non si vede più nulla neppure in sogno, allora la morte sarebbe un guadagno meraviglioso? Se, dunque, la morte è qualcosa di tal genere, io dico che è un guadagno. Infatti, tutto quanto il tempo della morte non sembra essere altro che un?unica notte. Invece, se la morte è come un partire di qui per andare in un altro luogo, e sono vere le cose che si raccontano, ossia che in quel luogo ci sono tutti i morti, quale bene, o giudici, ci potrebbe essere più grande di questo??

Bambino migrante in coma in ospefaleFoto di Magnus Wennman
La sindrome da rassegnazione dei bambini migranti Foto: Magnus Wennman

Infine bisogna ricordare che, nella Grecia classica, il sonno portatore di sogni era una componente determinante della vita. Tutta l?epica omerica è un continuo di sogni e visioni, di ombre che nel sogno visitano e guidano gli eroi: «Tu dormi, Atride», dice il sogno nel II libro dell?Iliade. «Tu dormi, Achille», dice lo spettro di Patroclo. L?ate, lo stato d?animo che molto spesso decide il comportamento dei guerrieri nel mito greco, è un temporaneo dissociarsi della coscienza, ispirato dagli stessi Dei. Erodoto diceva che non solo il sogno visita il sognatore, ma «gli sta sopra», per far capire il potere onirico di influenzare, profondamente, la realtà del dormiente.

Avendo ampiamente dimostrato la stretta parentela fra Sonno e Morte, è facile ipotizzare che il coma sia una delle fasi che possano portare dal sonno alla morte, e quindi una via di mezzo fra ?l?essere? di Hypnos e il ?non essere? di Thanatos: forse una scelta ideale per un cervello molto giovane che cerchi scampo da una realtà psicologicamente insostenibile.

Nella sindrome da rassegnazione, poi, è difficile capire ? razionalmente ? come possano, bambini in stato di coma da tanti mesi, accorgersi se qualcosa di positivo è avvenuto nelle loro vite: principalmente se uno status da rifugiati o un permesso di soggiorno sia stato accordato alla famiglia. E solo allora, piano piano, iniziano a risvegliarsi. Come se, nel corso di quei lunghi mesi o anni di sonno, Hypnos e i suoi figli, i Sogni, abbiano accompagnato i piccoli migranti tenendo sempre per mano la loro coscienza.

Trattamento della sindrome della rassegnazione

Nella sua fase acuta, il trattamento della sindrome della rassegnazione si basa, pertanto, sul mantenimento in vita dell’individuo in stato di torpore. Per garantire la sopravvivenza del bambino sono spesso necessari dei supporti artificiali, come la nutrizione attraverso sondino nasogastrico, l’idratazione endovenosa ed il controllo delle funzioni corporee. Nei casi più gravi si interviene anche con le benzodiazepine per contrastare la catatonia. Ovviamente, fin dalle prime fasi, è necessaria una terapia psicologica, per aiutare bambini e famiglie a rielaborare i traumi e tutte le emozioni dolorose che sono stati costretti a vivere.

La domanda a cui è ancora impossibile dare risposta

Quello che invece rimane incomprensibile, dopo anni di studio e ricerche, è: perché la Svezia? Perché tutto questo accade quasi esclusivamente in Svezia? Sempre che la Svezia non sia altro che ?il paziente zero? e questa patologia sia destinata ad espandersi come un?epidemia fra tutti i piccoli migranti che affollano i centri di ?accoglienza? della ricca, avida e succube Europa, e che ?colpisca? anche tutti i ricchi paesi del mondo che scelgono di spendere miliardi in armi per una guerra ma neanche un centesimo per i poveri e i reietti di tutta la Terra, che siano migranti o meno, il cui numero continua ad aumentare esponenzialmente.

HEMINGWAY VERSUS MUSSOLINI

Hemingway giovanissimo

Il motivo per cui parlerò della conferenza di Losanna del 1923 è per via di un articolo scritto da Hemingway, allora giovanissimo reporter che lavorava soprattutto per giornali canadesi. Il modo in cui Hemingway faceva il giornalista era particolare, proprio come in seguito lo sarebbero stati i suoi libri. Per una conoscenza vera e approfondita di Hemingway la sua attività da reporter è imprescindibile, anche perché il suo modo di scrivere da giornalista è completamente diverso dal suo stile letterario: il reporter Hemingway è fortemente ironico, mentre lo scrittore Hemingway è drammatico. A volte possiamo trovare, in un suo libro, qua e là, una vena di sarcasmo, ed è sempre sarcasmo molto amaro. Credo che questo possa dipendere dal fatto che per lui la vita narrata che diventa letteratura, sia sempre stata qualcosa di maledettamente serio. Al contrario la vita vissuta, che è ciò di cui si parla nei reportage, puoi affrontarla solo finché riesci a farlo con ironia. Il momento in cui perdi l?ironia, quel grande nonsense che è la vita ti schiaccia.

Hemingway giovane Reporter

Hemingway versus Mussolini: come è nato il reciproco odio fra un grande scrittore e un piccolo dittatore

Altro motivo per cui ne parlo è che mi è capitato di leggere articoli su giornali di destra o addirittura libracci che sostengono che Hemingway amava Mussolini e lo considerava un grande. Hemingway aveva in simpatia D’Annunzio, che è tutta un’altra cosa. In realtà considerava Mussolini un grande… coglione, lo prendeva in giro in ogni articolo e Mussolini lo odiava, tanto che solo in Italia “Addio alle armi” scritto nel 1929 ha dovuto attendere il 1946 per essere pubblicato. Quindi, in questo paese dove ognuno è libero di dire quello che gli pare, perché la verità ormai è un genere passato di moda, parlerò da parte di Hemingway usando brani di un suo famoso articolo “Mussolini Europe’s prize bluffer” che significa “Mussolini è il più grande bluff d’Europa”. Reportage per il “Toronto Daily Star” 27 gennaio 1923.

Hemingway soldato nella prima guerra mondiale

La conferenza di Losanna, 1923

In questo articolo si parla della conferenza di Losanna tenuta nel 1923, subito dopo il trattato di Sevres, dove i vincitori si erano spartiti i territori dei vinti, post prima guerra mondiale, ma le decisioni non erano state ratificate a causa dell?opposizione turca. In questo pezzo Hemingway si scatena e ce n?è per tutti: prende in giro gli svizzeri, prende in giro i rappresentanti della neonata Unione Sovietica, prende in giro Ismet Pascià, braccio destro del celeberrimo Ataturk, presidente della nuova e moderna Turchia, anche se per Ismet Hemingway ha una certa simpatia. Ma più di tutti prende in giro Mussolini.

Losanna 1923, capi di Stato fra cui Mussolini con le ghette bianche

Sfortunatamente per l’Italia Mussolini non era un bluff come dittatore, e in un certo senso Hemingway ha perso la sua scommessa. In compenso con questo ed altri articoli Hemingway riuscì a farsi odiare da Mussolini che l’ostacolò in ogni modo possibile.

Hemingway versus Mussolini: gli svizzeri

?Losanna, Svizzera. Allo Chateau di Ouchy, così brutto che in confronto la Old Felow?s Hall di Petoskey, nel Michigan, sembra il Partenone, si tengono le sedute della Conferenza di Losanna.

Una sessantina di anni fa Ouchy era un villaggio di pescatori con case scolorite dal tempo, una simpatica locanda dipinta di bianco con una veranda ombreggiata e fresca dove Byron si soffermava facendo riposare la gamba malata su una sedia, contemplando l?azzurro del lago di Ginevra e una vecchia torre in rovina che spuntava tra i canneti sulla riva del lago.Gli svizzeri hanno abbattuto le case dei pescatori, inchiodato una lapide sulla veranda della locanda, scaraventato la sedia di Byron in un museo, riempito la spiaggia a canneti con la terra raccolta negli scavi per gli alberghi enormi e deserti che coprono la collina sino a Losanna, e hanno costruito intorno alla torre il più brutto edificio d?Europa. Questo edificio di pietra grigia compressa assomiglia a uno di quei nidi d?amore che prima della guerra i re crucchi avevano l?abitudine di costruire lungo il Reno come ?case da sogno? per le loro regine crucche, e riassume tutte le fasi più deplorevoli della scuola architettonica del cane-di-ferro-sul-prato.?

Hemingway versus Mussolini: Lord Byron

Bulgaria e Russia

?Il primo ministro bulgaro Stambuliski esce pesantemente dalla porta girevole dello Chateau, squadra con diffidenza i due poliziotti svizzeri con l?elmetto in testa, guarda torvo la folla e sale a piedi la collina fino al suo albergo. Stambuliski non potrebbe permettersi di viaggiare in berlina neanche se avesse i soldi. Lo riferirebbero a Sofia e il suo governo contadino chiederebbe spiegazioni. Poche settimane fa al parlamento bulgaro si è appassionatamente difeso dall?accusa, rivoltagli da un gruppo di elettori vestiti con pelli di pecora, di portare calze di seta e di dormire fino alle nove di mattina.?

Il Primo Ministro Bulgaro Stambuliski

?I membri della delegazione russa non sanno mai con precisione quando verranno invitati alla Conferenza e quando ne saranno esclusi e hanno perciò deciso, sin dall?inizio, in uno dei consigli di famiglia che tengono a mezzanotte all?Hotel Savoy, che prendere una berlina fissa sarebbe troppo costoso. Si presenta alla porta un taxi e si fa avanti Arrens, uomo della Ceka e addetto stampa bolscevico, con un volto severo, scuro e sogghignante e con l?unico occhio che vaga qua e là senza controllo. Lo seguono Rakovskij e Cicerin. Rakovskij, l?ucraino, ha il viso pallido, i lineamenti splendidamente modellati, il naso adunco e le labbra tirate di un antico nobile fiorentino.?

Christian Rakovskij

Cicerin non è più quello di Genova, quando sembrava batter le palpebre davanti al mondo? Adesso è più sicuro di sé, ha un cappotto nuovo, anche se di profilo è ancora lo stesso, con l?atteggiamento furtivo del mercante di abiti usati.

Il turco

?Tutti vogliono vedere Ismet Pascià, ma una volta che l?hanno visto non hanno nessuna voglia di rivederlo. È un ometto scuro, privo di magnetismo? Assomiglia più a un merciaio armeno che non a un generale turco. Ha qualcosa di un topo?

Quando lo intervistai ce la intendemmo perfettamente, in quanto entrambi parlavamo malissimo il francese? Egli sa apprezzare una battuta umoristica e sorride compiaciuto a se stesso raggomitolandosi nella sua poltrona, ma si fa urlare all?orecchio in turco dal suo segretario gli interventi dei grandi. Quando lo rividi, Ismet era seduto a un tavolino in una sala da ballo di Montreux e sorrideva compiaciuto alle ballerine. Allo stesso tavolo due grossi turchi dai capelli grigi si guardavano attorno imbronciati, mentre lui mangiava enormi porzioni di torta. La cameriera sembrava soddisfatta di Ismet e Ismet di lei; si divertivano moltissimo. Nessuno dei presenti lo aveva riconosciuto.

Ismet Pascià

Hemingway versus Mussolini: Ritratto n.1

?A far contrasto con Ismet c?era Mussolini. Mussolini è il più grande bluff d?Europa. Anche se domattina mi facesse arrestare e fucilare, continuerei a considerarlo un bluff. Sarebbe un bluff anche la fucilazione. Provate a prendere una buona foto del signor Mussolini e esaminatela. Vedrete nella sua bocca quella debolezza che lo costringe ad accigliarsi nel famoso cipiglio mussoliniano imitato in Italia da ogni fascista diciannovenne. Studiate quella coalizione fra capitale e lavoro che è il fascismo e meditate sulla storia delle coalizioni passate. Studiate il suo genio nel rivestire piccole idee con paroloni. Studiate la sua predilezione per il duello. Gli uomini veramente coraggiosi non hanno nessun bisogno di battersi a duello. E guardate la sua camicia nera con le ghette bianche. C?è qualcosa che non va, anche sul piano istrionico, in un uomo che porta le ghette bianche con una camicia nera. Può darsi che duri quindici anni come può darsi che venga rovesciato la primavera prossima da Gabriele D?Annunzio che lo odia. Ma permettetemi di offrirvi due ritrattini autentici di Mussolini a Losanna.? 

Mussolini col suo tipico cipiglio

Il dittatore fascista aveva annunciato una conferenza stampa. Vennero tutti. Noi ci affollammo in una stanza. Mussolini sedeva alla scrivania leggendo un libro. Il suo viso era contratto nel cipiglio famoso. Faceva la parte del dittatore. E restava assorto nel suo libro. Mentalmente leggeva già le pagine dei duemila giornali serviti da quei duecento inviati: ?Quando entrammo nella stanza, il dittatore in camicia nera non alzò gli occhi dal libro che stava leggendo?? eccetera eccetera.

Per vedere quale fosse il libro che leggeva con avido interesse gli andai dietro in punta di piedi. Era un dizionario inglese-francese che teneva capovolto.?

Hemingway versus Mussolini: Ritratto n.2

?Lo stesso giorno un gruppo di italiane che vivono a Losanna vennero al suo appartamento dell?Hotel Beau Rivage per offrirgli un mazzo di rose. Erano sei donne di ceppo contadino, mogli di operai, e attendevano fuori della porta di rendere omaggio al loro nuovo eroe. Mussolini arrivò in redingote, calzoni grigi e ghette bianche. Una delle donne si fece avanti e cominciò il suo discorso. Mussolini la guardò torvo, sogghignò, posò i suoi occhioni da africano sulle altre cinque e tornò in camera sua. Quelle poco attraenti contadinotte rimasero lì con le rose in mano. Mezz?ora dopo ricevette Clare Sheridan, che a forza di sorrisi è riuscita a ottenere molte interviste e trovò il tempo di conversare con lei per mezz?ora.”

Clare Sheridan, giornalista e scultrice inglese

?Mussolini comunque non è uno sciocco ed è un grande organizzatore. Ma è molto pericoloso organizzare il patriottismo di una nazione quando non si è sinceri, specialmente se si porta questo patriottismo a un livello tale da far offrire al governo prestiti senza interessi. Quando un latino ha investito i suoi soldi in un affare, vuole dei risultati, e dimostrerà al signor Mussolini che è molto più facile stare all?opposizione che non essere il Capo del governo. Sorgerà una nuova opposizione, anzi si sta già formando e sarà guidata da quel rodomonte vecchio e calvo, forse un po? matto ma profondamente sincero e divinamente coraggioso, che è Gabriele D?Annunzio.?

Hemingway versus Mussolini: da ragazzo col fratellino

La domanda che sorge spontanea è: perché Hemingway ha voluto credere che Mussolini non fosse un vero dittatore e che fosse interessato al limite ad un regime semi-democratico in cui stare all’opposizione, quando è noto che i dittatori le opposizioni le fanno fuori molto facilmente col sangue e che Mussolini non avrebbe mollato quella parte da Capo di Stato per niente al mondo? Perché Hemingway era americano, pragmatico. In Italia c?era stato, sì, ma come soldato durante la prima guerra mondiale e non si conosce una popolazione durante una guerra. Non poteva quindi avere un?idea di quanto profonda e insensata sia la vanità dei maschi in genere e di quelli italiani in particolare, in special modo quando hanno un briciolo di potere. Né poteva sapere che popolo di pecore eternamente senza pastore sia il popolo italiano, fin dal primo giorno in cui l?Italia è stata ?riunificata? dai francesi Savoia. Forse, se lo stesso articolo l?avesse scritto solo qualche mese dopo, nel giugno 1924, di fronte all?assassinio di Giacomo Matteotti, Hemingway avrebbe capito che Mussolini non era un bluff in quanto dittatore, ma era sicuramente un giocatore d?azzardo, di quelli che non conoscono strategie ma più perdono più continuano a giocare, si vendono tutto ?l?oro della famiglia oppure della patria?, s?indebitano con soggetti ancora più pericolosi e alla fine si ritrovano ?gambe all?aria?. Nel caso di Mussolini letteralmente.

DA LESS THAN ZERO A EUPHORIA

da less than zero a euphoria

Da Less than zero a Euphoria sono passati esattamente 40 anni. Il che è almeno peculiare, perché i ragazzi in genere, ma soprattutto gli americani, non sembrano cambiati granché, se non nelle mode, nei tipi di droga di cui fare uso, nella violenza del sesso, nei modi sempre più cattivi ? grazie ad internet – per bullizzare altri ragazzi e ragazze e, ovviamente, nell?utilizzo dei social media. È anche vero che l?adolescenza in sé si nutre, nella maggior parte dei casi, di quel senso di fragilità, impotenza, inadeguatezza che alcuni, crescendo, perdono, mentre altri si portano dietro per tutta la vita. Avrei voluto aggiungere anche Gli Indifferenti, capolavoro di Moravia: altra generazione ma stessa identica incapacità di vivere. Poi, però, l?articolo sarebbe venuto troppo lungo.

Labirinth e Zendaya: I’m tired

Less than zero

?Less than zero? è un romanzo, scritto da Bret Easton Ellis a soli venti anni e subito pubblicato da Simon & Schuster nel 1985. Dopo questo libro Ellis ne ha scritti molti altri di spessore diverso, alcuni veramente di pessima fattura, altri mediocri ma che l?hanno comunque fatto diventare milionario. Less than zero è rimasto il suo capolavoro per vari motivi: lo stile brillante, i dialoghi alla Hemingway, l?editing perfetto, e la storia di una generazione, detta ?la Generazione Non?, tramite Clay che parla in prima persona. Ragazzo ricchissimo, Clay, dopo un anno di università in un altro stato, torna a Los Angeles per le vacanze e ricomincia le solite montagne russe fra droghe, sesso, e ogni trasgressione possibile, ma non riesce più a capire se quelli che credeva fossero i suoi amici di tutta la vita sono ormai solo un ricordo, sempre meno tollerabile.

Da less than zero a Euphoria: Bret Easton Ellis
Bret Easton Ellis

L?estate scorsa (da Less than Zero)

?L?estate scorsa. Cose che mi ricordo dell?estate scorsa. In giro per locali. The Wire, Nowhere Club, Land?s End, Edge. Un albino da Canter?s verso le tre del mattino. Un enorme teschio verde che fissa gli automobilisti da un tabellone sul Sunset, incappucciato con un calice in mano?Visto un travestito che indossava  un top di tessuto elasticizzato come in un film?I B52 sullo stereo, Gazpacho, chili da Chasen?s, hamburgers, daiquiri alla banana, gelato doppioarcobaleno?  Un ragazzo francese magro con cui Blair era andata a letto, che fumava un joint coi piedi nella Jacuzzi??

Stupro una bambina perché posso (da Less than zero)

?Rip ci guida verso la camera da letto. C?è una ragazza nuda, molto giovane e carina, distesa sul materasso. Ha le gambe aperte, legate alle colonnine del letto. La fica è come squamata e sembra secca; capisco che l?hanno rasata. Spin le conficca la siringa nel braccio. Li guardo. Trent dice ?Wow?.

?Ha dodici anni?

?Ben portati? ride Spin.

?Chi è?? domando io.

?Si chiama Shandra e va a scuola alla Corvalis??

Esco dalla stanza. Rip mi segue.

?Perché?? è tutto quello che chiedo a Rip.

?Cosa??

?Perché, Rip??

?E perché no, che diavolo?

?OOh Dio, Rip, andiamo, ha 11 anni!?

?Dodici? mi corregge.

?È? non penso che sia giusto?

?Che cosa non è giusto? Se vuoi qualcosa hai il diritto di prendertelo. Se vuoi fare qualcosa hai il diritto di farlo?

Mi appoggio al muro. Posso sentire i gemiti di Spin dalla camera da letto, e poi il rumore di una mano che schiaffeggia un volto?

Less than zero nuova serie
Less than zero film music site

Blair (da Less than Zero)

?Insomma, te ne torni a scuola veramente? dice lei.

?Credo di sì. Qua non c?è niente da fare.?

?Ti aspettavi di trovare qualcosa??

?Non lo so. Sono stato qui molto tempo.?

Come se fossi sempre stato qui. Distrattamente sto dando calci alla ringhiera.  Improvvisamente Blair si toglie i Wayfarers e mi guarda.

?Clay, sei mai stato innamorato di me??

Sulla terrazza il sole mi brucia gli occhi e in un momento di cecità mi vedo chiaramente. Mi ricordo della prima volta che facemmo l?amore, nella casa di Palm Springs, del suo corpo abbronzato e bagnato, disteso su fresche lenzuola bianche.

?Lascia stare Blair? le dico.

?Dimmelo?

Non dico niente.

?È così difficile rispondere??

La guardo fisso,

?Sì o no??

?Perché??

?Maledizione, Clay!? sospira.

?Ma sì, certo. Credo di sì?

?Non mentire?

?Che cazzo vuoi che ti dica??

?Dimmelo e basta!? dice, alzando la voce

?No ? quasi grido ? Mai!? Quasi comincio a ridere.

?E tu sei mai stata innamorata di me? ? le chiedo di rimando, anche se al momento la cosa non mi interessa.

Lei sta un po? in silenzio. ?Ci stavo pensando. Sì, lo sono stata, una volta. Voglio dire, davvero. È andato tutto bene per un periodo. Eri gentile? Abbassa lo sguardo e continua ?Ma era come se non ci fossi. ?

?Non so se le altre persone con cui sono stata ci fossero veramente, ma almeno ci provavano.?

Giocherello col menu. Butto la sigaretta.

?Tu, mai. Gli altri facevano uno sforzo e tu? proprio non ci arrivavi. Non c?eri mai. Mi dispiaceva per te all?inizio, poi però è diventata dura. Sei un bel ragazzo Clay, e nient?altro.?

Da Less than zero a Euphoria: Rue e Jules psichedeliche
Da Less than Zero a Euphoria: Rue e Jules

Da Less than zero a Euphoria: EUPHORIA

Dopo 40 anni arriva Euphoria. Ovviamente anche il mezzo è diverso. Come diceva Mc Luhan, ?il mezzo è il messaggio? ed ogni nuovo messaggio ci parla anche del vestito che indossa la società in quel determinato periodo. I libri, ormai, se la passano male, l?editoria è un campo minato, e di sicuro oggi Ellis, se fosse uno sconosciuto, non diventerebbe ricco. Nemmeno il cinema se la passa molto bene, mentre le ?serie televisive? sono il mezzo di adesso. La maggioranza delle serie televisive sono inguardabili, ma ogni tanto ne costruiscono una che ti lascia di stucco da quanto è bella, da come ti racconta la verità senza veli e senza sforzi.

La bellezza di Euphoria

Che cos?ha, dunque, Euphoria di così diverso da tutte le tante altre serie che cercano di parlare di adolescenti trasgressivi? Euphoria è violenta, non conosce finta pietà e la sua arma più potente è una verità mai edulcorata né ingentilita da lasciare che alcune scene seguano il proprio corso e arrivino anche ad essere disgustose. Euphoria è il ninja che taglia la testa all?ipocrisia e squarcia ogni velo, affinché la verità possa apparire ben chiara e luminosa, pur essendo orribile e indigesta. E, nonostante sia una storia che parla della cosiddetta Generazione Z (questa mania di etichettare le generazioni con lettere dell?alfabeto mi fa domandare: ora che siamo alla Z che cosa ci aspetta? L?Apocalisse?), nonostante siano gli adolescenti i protagonisti e gli autori di azioni in genere molto negative, l?autore e regista, Sam Levinson, indica senza incertezze i colpevoli di questo sfacelo: la colpa è dei genitori, delle generazioni ?adulte?che hanno completamente abbandonato i propri figli, senza rendersi conto di quello che accade proprio sotto ai loro occhi. Per capire quanto questo sia vero è sufficiente pensare alle reiterate critiche da parte del Parents Television Council, perché uno degli episodi contiene «quasi trenta peni [esibiti] sullo schermo». Questi contatori di peni sono proprio come l?imbecille dell?aforisma zen ?quando il dito indica la luna l?imbecille guarda il dito?. Di fronte all?immagine di una generazione che ha perso completamente la via per tornare a casa semplicemente perché non riconosce nessun posto come casa, loro pensano che il pericolo sia rappresentato da qualche ragazzo nudo.

Da less than zero a Euphoria: ragazzi nudi
Euphoria: lo psicopatico Nate e ragazzi nudi

Inoltre la serie è curata come nemmeno un film di Lanthimos, dalle luci al montaggio a scene magistralmente psichedeliche, alla regia perfetta e trasgressiva a sua volta e a una trama ottima perché racconta diverse storie contemporaneamente ma armonizzandole tutte, l?una con l?altra. Al contrario di Lanthimos che dilata il tempo così tanto da farti credere di essere arrivato nei pressi di un buco nero, Levinson va alla giusta velocità: non c?è un attimo di noia né un momento privo di senso né personaggi la cui storia non sia ben comprensibile. E poi una soundtrack bellissima, che va da Labirinth a Dominic Fyke.

Da Less than zero a Euphoria: La trama di Euphoria

Anche qui seguiamo un gruppo di ragazzi che frequentano la fine dell?high school; sicuramente sono californiani ma non viene nominata nessuna città. Da alcune scene all?aperto chi conosce bene Los Angeles l?ha riconosciuta. Mentre i ragazzi di  Less than zero erano ricchissimi, e i genitori lavoravano quasi tutti nello show business, i ragazzi di Euphoria appartengono alla middle class. E anche questo ha un senso: se nei primi anni ?80, mentre Reagan faceva a pezzi il proprio paese, propagandando le mille e una notte di ricchezze che ben presto avrebbero toccato tutti, ? e del resto lui era un attore, e per raccontare cazzate al popolo non c?è mai nessuno che sia meglio di un ex attore – apriva invece le porte alla prima grande crisi economica del dopo-guerra e quindi la ricchezza favolosa che vediamo in Less than zero non esiste più se non in gruppi sempre più piccoli di uomini sempre più ricchi, che letteralmente possiedono il mondo mentre il capitalismo è diventato iper-capitalismo. In Euphoria ci sono famiglie più stabili economicamente, altre più incasinate ma siamo molto lontani dalla ricchezza e dalle ville da sogno di Less than zero. Invece, come facevano i ragazzi di Ellis, anche quelli di Euphoria si drogano, anche se spesso con droghe diverse da quelle degli anni ?80 e fanno sesso continuamente, spesso in modo ancora più violento dei ragazzi degli anni ?80. Una delle novità che cambia tutto, e che rende questi ragazzi quasi incapaci di intendere e di volere è l?uso smodato ed autistico dei social media. Se guardiamo nelle pagine social della maggior parte di questi ragazzi vediamo quasi esclusivamente selfie. Nonostante i ragazzi di Ellis fossero molto più ricchi non dedicavano al vestiario la cura folle usata soprattutto dalle ragazze di Euphoria. E la cosa più incredibile di tutto ciò è che questa enorme massa di vestiti, trucchi, bigiotteria in Euphoria vengono indossati quasi esclusivamente per apparire nei social, dove queste foto tutte uguali di ragazze bellissime ma conciate come giovani prostitute, con le labbra all?infuori e gli occhi ammiccanti fanno pensare a un gigantesco lago dove giovani Narcisi e Narcise innamorati della propria immagine, a forza di postare e guardare selfie uno dopo l?altro, perdono l?equilibrio e ci cadono dentro. Ma d?altra parte la generazione anni ?80 non era ancora l?era dell?immagine mentre nel 2020 l?Immagine è la Dea, la Musa a cui tutti devono pagare un pegno, in un modo o nell?altro.

Da Less than zero a Euphoria: Dominic Fyke
Da Less than zero a Euphoria: Elliot, interpretato dal musicista e cantante Dominic Fyke

Da Less than zero a Euphoria: Rue Bennett

Se in Less than zero il protagonista era maschio, bello, ricco, e la sua malattia era la noia, una noia sempre più profonda provocata dalla totale mancanza di desideri e di ambizioni, in Euphoria abbiamo una protagonista femmina, con una famiglia che è ben lontana dalla ricchezza: il padre non c?è, la sorella è più piccola di lei e la madre è sempre assente e stanca perché fa due lavori. Rue, interpretata da Zendaya che oltre a saper cantare e ballare ha dimostrato di essere un?attrice magistrale, dalle mille sfumature, è bella, ma al contrario delle altre ragazze della scuola si veste sempre in modo semplice, jeans e felpa, senza trucco, con meravigliosi capelli arruffati e un rapporto con se stessa e con il mondo piuttosto diverso da quello degli amici. Poi si innamora di Jules, una transgender in transizione, e questa è un?altra novità rispetto agli anni ?80, dove già accettare l?omosessualità era difficile, ma i transgender, sempre chiamati travestiti, erano considerati la feccia dell?umanità. Anche Jules ha i suoi problemi, ad esempio ha una sorta di dipendenza dal sesso. Inoltre, essendo Rue malata di depressione maniacale, e poi di dipendenza da oppioidi il rapporto con Jules diventa una sorta di detonatore: a seconda di come vanno le cose fra loro Rue passa dall?euforia all?angoscia più nera.

Euphoria: Rue piange
Euphoria: Rue Bennett

C?è una scena che forse, chi non ha provato la vera depressione non può capire. Perché la depressione, la depressione maniacale, ti porta a un vero stato di paralisi, in certi casi quasi ad uno stato vegetativo, non fosse per la sofferenza. In questa scena Rue è sdraiata sul letto e deve andare a far pipì ma è talmente paralizzata che non riesce a muoversi e resiste, resiste finché non si fa la pipì addosso. Ma il personaggio di Rue è fantastico perché è un po? come una montagna russa: passa dalla disperazione più cupa a momenti di ilarità assoluti. Rue è molto spiritosa, e nel corso della serie la sentiremo spesso parlare in sottofondo, come se stesse pensando, o chiacchierando. Una delle scene più famose della prima stagione è Rue che fa una specie di trattato sulle ?dick pic? (foto di cazzi, mandate tramite telefonino, da ora in poi le chiameremo dick pic perché suona meglio)

Il monologo sulle ?dick pic?

Jules inizia a raccontare dettagli sulla sua semi-anonima relazione online con ?Ragazzotimido?. Dice a Rue di aver ricevuto una foto del suo cazzo da lui. A quel punto Rue se ne esce con una convinzione: le dick pic hanno decisamente bisogno di una scala per un riferimento più preciso e appropriato. La scena poi si sposta nella classe agghindata con un vecchio proiettore di diapositive, con Rue che ci spiega l?arte delle dick pic.

?Alcune persone dicono che gli occhi sono la finestra sulla vostra anima ? dice Rue sopra le slides che continuano ad andare nell?antico proiettore “Io non sono d?accordo. Io penso che sia il vostro cazzo e il modo cazzuto in cui lo fotografate.”

Rue prosegue identificando due tipi di dick pic: non richieste e richieste. Lei scava a fondo nella categoria ?richieste?, che comprende circa l?1% di tutte le dick pic spedite e ricevute. Continuando, Rue precisa le tre sottocategorie del contagio che forma quel?1%: terrificante, orribile e accettabile.

La sequenza arriva ad un brusco stop, mentre Rue giudica la foto che Jules le ha dato: ?La luce è bella, la sua stanza sembra pulita, lui sembra ben curato ? dice lei – va bene, ok, sto iniziando a capirne il fascino!?

Euphoria seconda stagione

A mio parere la seconda serie di Euphoria è anche più bella della prima, pur essendo più estrema, più psichedelica, quasi beckettiana in certi punti e quindi iper-reale. Rue esce dalla rehab ma, come tutte le rehab americane che si rispettano, è costata tanto e non è servita a nulla. Rue finge con la famiglia di avere smesso ma non è vero. Fezco, lo spacciatore che ama Rue come fosse una sorella minore cerca ancora di aiutarla, quando può, e di presentarle gente pericolosa quando non può.

Da less than zero a Euphoria: Fezco, lo spacciatore dal cuore d'oro
Euphoria: Fezco

In questa seconda parte c?è molto più spazio per tutti gli altri personaggi: le due bellissime della scuola, Cassie e Maddie che si contendono Nate, il belloccio sempre più psicopatico;

da less than zero a Euphoria: Cassie
Euphoria: le due bellissime, Maddy e Cassie

Jules che torna insieme a Rue ma solo parzialmente, forse perché Rue è poco interessata al sesso, come tutti i tossici da oppiacei, mentre Jules lo è fin troppo. Appare un ragazzo nuovo, Elliot, sempre con la sua chitarra con sé (anche perché nella vita vera è un bravissimo cantante e musicista, Dominic Fyke) che diventa il nuovo grande amico di Rue, spesso si fa con lei ed è forse ? al momento ? la sola persona che la capisce veramente; Elliott ha una cotta per Rue, che però ha occhi solo per Jules, che quando scopre la tossicodipendenza mai passata di Rue va a raccontare tutto alla madre di Rue.

Euphoria: Elliot song cantata e suonata da Dominic Fyke

Si dà molto spazio anche a Kat, la ragazza grassa che viene presa in giro perfino dal preside per il suo corpo, e questo ci fa capire quanto sia diffuso in America ? il Regno dell?Immagine, non dimentichiamolo ? il body-shaming, ovvero il prendere in giro in modo malvagio le persone che non hanno un corpo snello e conforme alle regole. Alle regole che, messe insieme, devono a tutti i costi raccontare la favola di un impero dove la gioventù è bella e sana, gli adulti fanno quello che media e politici gli dicono di fare e lavorano, tanto, tantissimo o poco a seconda di quello che possiedono, perché il fine ultimo dell?american dream è essere molto ricchi. E se già si è ricchi allora bisogna competere per diventarlo di più. Per quanto riguarda la trama di Euphoria 2 non posso raccontare di più, per non spoilerare chi ancora non l?avesse visto.

Da qualche parte ho letto che Euphoria racconta tutti i Temi senza parlarne mai. Non sono d?accordo. In realtà Euphoria non fa altro che parlare di tutti i Temi che affliggono la Generazione Z, chiamandoli col loro nome e tutti i traumi che gli adolescenti nascondono dietro allo schermo degli smartphone. 40 anni prima, la Generazione Non soffriva e si drogava pesantemente perché quello era il suo compito, deciso dai padroni del mondo: dopo ?68 e i ribelli anni ?70 era meglio una generazione di ragazzi tossici e disperati piuttosto che una generazione di ragazzi pronti alla lotta armata.

Per quegli adulti, genitori o no, che non riescono a decifrare la generazione dei ragazzi che hanno meno di vent?anni, Euphoria gli fornirà molti indizi per decrittare quello che accade nelle menti dei propri ragazzi. Tutti quegli argomenti vissuti da tanti, decisamente da troppi, come la depressione, il suicidio, l’ossessione per il sesso, la violenza, il bullismo, il revenge porn, il body-shaming vengono trattati dagli attuali media come se fossero una lontana malattia che ti puoi prendere solo su Marte e di conseguenza non interessa nessuno (forse Jeff Bezos?). Ho domandato a due fratelli americani che vivono in Italia da tre anni cosa ne pensassero di Euphoria. Premetto che era piaciuto molto ad entrambi ma la sorella, ventenne, riconosceva tutti i temi e pur avendo l?aspetto di una ragazza serena ed equilibrata comprendeva bene la violenza e l?insensatezza di buona parte della sua generazione. Il fratello di 16 anni, invece, a occhio (ma naturalmente potrei sbagliare) sembrava meno sereno della sorella, eppure pensava che parte di quello che si vedeva in Euphoria fosse esagerato, estremo, distante dalla realtà. Ma in effetti, pur essendo giusto e importante che i ragazzi guardino Euphoria, bisogna ricordarsi che è una serie creata da adulti per adulti.

Vorrei finire con alcune citazioni prese da Rue Bennett in Euphoria e da Clay in Less than zero (il libro è in prima persona). Leggendo queste frasi, le due generazioni non sembrano affatto così distanti, al contrario

Citazioni da Rue Bennett

Da Less than zero a Euiphoria: Zendaya strepitosa
Euphoria: Rue Bennett

Tutto quello che so è che la vita non è un romanzo di Nicholas Sparks.

Ogni volta che mi sento bene, penso che durerà per sempre, ma non succede

Non c?è nulla sul pianeta Terra che sia paragonabile al fentanyl, tranne Jules.

L?altro aspetto della depressione è che il tempo passa più rapidamente. Improvvisamente giorni interi si fondono insieme per creare un ciclo sempre più soffocante

Sai che questo non finirà bene

Odiava la sua vita non perché fosse brutta, ma perché quando odi il tuo corpo e il tuo cervello è difficile godersi il resto

Citazioni da Less than zero

Non passano auto. Blair alza il volume della radio. Non vede il coyote. È grosso,scuro sul grigio e la macchina lo prende in pieno mentre sta correndo al centro della strada? Ha gli occhi sbarrati e impauriti mentre lo guardo agonizzare sotto il sole, col sangue che gli scorre dalla bocca. Blair mi chiama, la ignoro e continuo a guardare il coyote.

Ci saranno stati circa cento teen-agers a ballare davanti un enorme schermo?Alcuni di loro cantavano le canzoni mentre venivano suonate. Ma io mi concentravo su quei teenagers che non aprivano la bocca, quelli che avevano dimenticato le parole, quei teenagers che forse non le avevano mai conosciute.

Più tardi, quando risalimmo in macchina, lui svoltò giù per una strada che ero quasi sicuro fosse cieca.

?Dove andiamo?? dissi. ?Non lo so ? disse ? in giro? ?Ma questa strada non va da nessuna parte? gli dissi. ?Questo non importa? ?E che cosa importa?? chiesi, dopo un po?. ?Soltanto che ci siamo sopra bello? disse.

Guardo le macchine passare sul Sunset.

?È veramente difficile sentirsi dispiaciuta per qualcuno che non gliene importa niente?

?Sì?? chiedo.

?Che cos?è che ti piace? Che cosa ti rende felice??

?Niente. Niente mi rende felice. Non mi piace niente? le dico

DOING IT ALL FOR LOVE

Guerra e letteratura. Mattatoio numero cinque di Kurt Vonnegut

Dal film Mattatoio numero cinque di George Roy Hill

Guerra e letteratura. Mattatoio numero cinque è il romanzo capolavoro del grande Kurt Vonnegut. Parlando ancora di autori che sono in grado di raccontarci la guerra, di farcela sentire e capire, Slaughterhouse five, che parla della seconda guerra mondiale è molto diverso e molto più famoso del pur meraviglioso racconto sul Viet-Nam di Tim O?Brien, racconto di cui ho scritto nel mio ultimo articolo. La prima categoria di persone che, forse, dovrebbe leggere questo incredibile libro o anche rileggere, è formata dai tanti che ormai credono fermamente, in questo manicomio di mondo occidentale, che ?la guerra è pace?, e quindi, più armi vengono inviate, ad esempio, agli ucraini, e meglio sarà per la pace attuale, loro e nostra. O ancora, più soldi regaleremo alla Nato e alle lobbies delle armi da guerra, più in pace e in salute saremo. In uno dei peggiori momenti, sia economici che sociali vissuti dal nostro paese, dopo più di due anni di pandemia che ha fatto arricchire pochi e distrutto tanti, invece di migliorare scuola, salute pubblica, welfare, aiutare tutti quelli che non appartengono alle classi privilegiate, il nostro Parlamento regala 14 miliardi alla Nato. Come ha detto Marco Travaglio: ?Ai poveri che hanno fame gli darete un mitra, così se lo mangiano.?

Guerra e letteratura. Mattatoio numero cinque. Foto di Kurt Vonnegut in un suo libro
Kurt Vonnegut

La maestria di Kurt Vonnegut

Dovrebbero leggerlo o rileggerlo anche tutti quelli che qui in Italia si considerano scrittori, giornalisti, che spesso non conoscono nemmeno la grammatica, categoria, quelli di scrittori, giornalisti e tanti altri che lavorano nell?editoria (editor, traduttori ecc.) che ormai appartiene ad una nicchia di potere, ormai in pianta stabile, per la serie ?Hic manebimus optime?. Non c?è spazio per gli altri, per chi non appartiene alla nicchia. Se questo piccolo mondo antico e privilegiato almeno desiderasse provare a capire cosa significa scrivere, allora dovrebbero proprio leggere Kurt Vonnegut. Nello stile, nella narrazione, nelle finalità, nell?originalità e nella creazione di personaggi Vonnegut scrive come una divinità. La sua prosa è fluida e piena d?energia come un torrente di alta montagna, la sua grande capacità è quella di unire l?ironia al tragico senza mai sembrare sgradevole o volgare, il suo sound è come un electric jazz, tutti i suoi personaggi spiccano e prendono il volo, ed i protagonisti escono dalle pagine e te li ritrovi lì davanti, come fossero veri e vivi. Prendete Billy Pilgrim, da Mattatoio numero cinque: ha molto sia del principe Mi?kin di Dostoevskij che del clown di Boll eppure è unico, è solo ed esclusivamente Billy Pilgrim, un tipo di soldato gracile, mite, non particolarmente sveglio, buono, fuori di testa, il genere di soldato che in guerra dovrebbe morire dopo due giorni, ma invece sopravvive, grazie all?immaginazione, alla fantasia e a quei viaggi nel tempo oltre ai viaggi interstellari nel lontanissimo pianeta di Tralfamadore, che potrebbero essere veri oppure frutto della sua testa matta: Vonnegut non dice nulla su questo, lascia decidere il lettore.

Guerra e letteratura. Mattatoio numero cinque: Trafalmadore
Da Mattatoio numero cinque: il pianeta di Tralfamadore

Guerra e letteratura. Mattatoio numero cinque: So it goes

Fra i tanti brani che vorrei e mi piacerebbe scegliere, da Mattatoio numero cinque, inizierò con una scena post guerra, dove Billy è rinchiuso in un ospedale psichiatrico:

?L’uomo nel letto vicino a quello di Billy era un ex capitano di fanteria che si chiamava Eliot Rosewater. Rosewater era ammalato e stanco di esser sempre sbronzo. Fu Rosewater a far conoscere a Billy la fantascienza, e in particolare i libri di Kilgore Trout. Rosewater aveva sotto il letto una fantastica raccolta di paperback di fantascienza. Se li era portati in ospedale in un baule. Quei libri tanto amati e cincischiati mandavano un odore che permeava la corsia – un odore come di pigiami di flanella che non fossero stati cambiati da un mese, o di stufato irlandese. Kilgore Trout divenne l’autore vivente preferito di Billy, e la fantascienza diventò l’unico genere di storie che potesse leggere.

Rosewater era il doppio sveglio di Billy, ma lui e Billy avevano crisi simili. Entrambi avevano trovato la vita insensata, in parte a causa di quel che avevano visto durante la guerra. Rosewater, per esempio, aveva ucciso un pompiere di quattordici anni, che aveva preso per un soldato tedesco. So it goes. E Billy aveva assistito al più grande massacro della storia europea, il bombardamento di Dresda. So it goes. Ora stavano cercando di ritrovare il proprio io e il proprio universo. La fantascienza in questo senso era un grosso aiuto. Rosewater un giorno disse a Billy una cosa interessante a proposito di un libro che non era di fantascienza. Disse che tutto quello che c’era da sapere della vita lo si poteva trovare nei Fratelli Karamazov di Fëdor Dostoevskij. «Ma quello ormai non basta più» disse Rosewater. Un’altra volta Billy sentì Rosewater dire allo psichiatra: «Credo che voialtri dovrete scovare un sacco di nuove meravigliose bugie, per far sì che alla gente non passi la voglia di vivere».?

Guerra e letteratura. Mattatoio numero cinque: Dresda dopo il bombardamento del '45
Dresda dopo il bombardamento americano

L?infamia del bombardamento di Dresda

Del resto anche Vonnegut era quel genere di persona mite, piena di talento e priva di rabbia, dall?humor sottile ma costante, una caustica e satirica ?macchina da guerra?, un ritmo pieno di idee brillanti, stravaganti, che eppure ci calzano, stranamente, come un guanto. Il suo libro è diventato un cult fra i libri anti-guerra prima di tutto, io credo, perché non è un?invettiva. Così come Ismahel ci racconta la guerra che Achab scatena contro Moby Dick, guerra in cui solo Ismahel potrà sopravvivere per raccontarla, senza aggiungere giudizi, anche Vonnegut ? che nel ?45 era prigioniero di guerra dei tedeschi – è uno dei pochissimi sopravvissuti al terribile e infame bombardamento di Dresda fatto dagli americani, che rase completamente al suolo una città bella da togliere il fiato, dove morirono ben 135.000 persone quasi tutte civili (più o meno il doppio dei morti di Hiroshima, senza contare, certo, tutti i giapponesi morti orribilmente nei mesi successivi per le varie conseguenze delle radiazioni.) L?infamia americana qui sta anche nel fatto che Dresda era ?città aperta? e, in conseguenza di questo status, non avrebbe mai dovuto essere sfiorata nemmeno da una mitragliata. Non c?era nulla di militarmente interessante da distruggere a Dresda, ma gli americani dimostrarono, ancora una volta, che a dispetto di ogni propaganda la guerra non sarà mai pace.

Guerra e letteratura. Mattatoio numero cinque: Frauenkirche distrutta nel bombardamento di Dresda
Dresda dopo il bombardamento: la Frauenkirche distrutta

La crociata dei bambini

Nel prossimo brano di Mattatoio numero cinque Billy è di nuovo in un ospedale, ma stavolta è un lurido campo di prigionia tedesco, dove viene aiutato dalle cure di un colonnello inglese:

?Il comandante degli inglesi venne all’ospedale a visitare Billy. Era un colonnello di fanteria fatto prigioniero a Dunkerque. Era stato lui che aveva dato la morfina a Billy. Nel campo non c’era un vero dottore, e così le faccende di medicina toccavano a lui. «Come sta il malato?» domandò a Derby. «Morto per il mondo.»

«Ma non morto davvero.» «No.» «Che bello non sentir nulla, ed essere considerato ancora vivo.» Derby a questo punto si mise tetramente sull’attenti. «No, no… per favore… resti lì. Con due uomini appena per ogni ufficiale, e tutti quanti malati, mi sembra che possiamo fare a meno delle solite formalità tra ufficiali e soldati.» Derby restò in piedi. «Lei sembra più vecchio degli altri» disse il colonnello. Derby gli disse che aveva quarantacinque anni: due anni più del colonnello. Il colonnello disse che gli altri americani si erano tutti rasati, che Billy e lui erano gli unici due ancora con la barba. «Sa,» disse «noi, qui, la guerra abbiamo dovuto immaginarcela, e io immaginavo che a farla fossero uomini abbastanza anziani come noi. Avevamo dimenticato che a fare le guerre sono i ragazzini. Quando ho visto quelle facce appena rase, è stato uno shock. “Dio mio, Dio mio,” mi sono detto «questa è la crociata dei bambini.”» Il colonnello domandò a Derby com’era stato fatto prigioniero, e Derby gli raccontò che era finito in mezzo a un gruppo d’alberi insieme a un centinaio di altri soldati spaventati. La battaglia durava da cinque giorni. I cento uomini erano stati spinti verso gli alberi dai carri armati. Derby descrisse l’incredibile atmosfera artificiale che i terrestri creano a volte intorno ad altri terrestri quando non vogliono che quei terrestri abitino più la Terra. Le bombe scoppiavano in cima agli alberi con un frastuono terribile, disse, facendo cader giù coltelli, aghi e lame di rasoio. Dei mucchietti di piombo rivestiti di rame si incrociavano tra gli alberi sotto gli scoppi delle bombe, sibilando via molto più veloci del suono. Un sacco di gente era stata ferita o uccisa. So it goes. Poi il bombardamento cessò, e un tedesco nascosto, con un altoparlante, disse agli americani di metter giù le armi e di venir fuori dagli alberi con le mani sopra la testa, se no avrebbero ricominciato a bombardarli e non avrebbero smesso finché non fossero stati tutti morti. Così gli americani misero giù le armi, e uscirono dagli alberi con le mani sopra la testa, perché volevano seguitare a vivere, se possibile.?

Guerra e letteratura. Mattatoio numero cinque: la passione dell?America per la guerra

 La guerra non ha morale, si sa, ma fin dagli inizi, quando l?America era ancora una colonia inglese, bisogna proprio dire che gli americani e la guerra andarono sempre in perfetto accordo, come fratelli gemelli, come pezzi di un puzzle che si incastrino perfettamente fra loro: videro quelle terre meravigliose e per prendersele tutte fecero un genocidio, quello dei nativi americani, genocidio che, per qualche strano motivo non li consegnò alla storia come mostri e nemmeno come ?persone non esattamente perbene?. Perfino nella seconda guerra mondiale, dove il diavolo era evidentemente il nazismo, gli americani, entrati tardi in una guerra che non li interessava troppo, la utilizzarono per fortificare a livelli mai visti il proprio esercito e, una volta risultati vincitori, si presero più della metà del mondo. Non si preoccuparono mai di far spargere troppo sangue ai propri soldati, sangue che continuarono a spargere insensatamente anche in seguito, in tutte le assurde guerre intraprese, fra cui quella contro il Viet-Nam del nord, durata ben più della guerra di Troia. Però usarono ?la vita dei propri soldati da salvare? come scusa ufficiale quando testarono l?atomica sui civili giapponesi.

Guerra e letteratura. Bambina sfigurata dall'atomica su Hiroshima
Bambina sfigurata ad Hiroshima

La dichiarazione del Presidente americano Truman dopo aver lanciato l?atomica su Hiroshima

Basta leggersi la dichiarazione da brividi che fece Truman al suo popolo dopo aver sganciato la prima atomica, quella su Hiroshima (bomba a cui avevano dato un nome, e per di più un nome da cartoon ?Little boy?, Ragazzino, un po? come Mickey Mouse o Donald Duck) per capire quanto andassero fieri di quello che avevano fatto:

?Sedici ore fa un aereo americano ha sganciato una bomba su Hiroshima, un’importante base militare giapponese. Quella bomba era più potente di ventimila tonnellate di trinitrotoluene. Aveva una potenza duemila volte superiore a quella del «Grand Slam» inglese, la più grande bomba mai usata nella storia militare. I giapponesi hanno cominciato la guerra con un bombardamento dal cielo, a Pearl Harbor; ora sono stati abbondantemente ripagati. E non è ancora tutto. Con questa bomba abbiamo creato un’arma nuova e rivoluzionaria, da aggiungere alla potenza crescente delle nostre forze armate. Ora queste bombe, nella loro versione attuale, sono in corso di produzione, e se ne stanno creando versioni ancor più potenti. È una bomba atomica. È un congegno in cui sono imbrigliate le forze fondamentali dell’universo. Le energie da cui il sole deriva il proprio potere sono state scagliate contro coloro che hanno scatenato la guerra??

L'atomica su Hiroshima, 6 agoisto 1945
6 agosto 1945, la prima atomica sganciata dall’America su Hiroshima

Sono diventato il Tempo, colui che distrugge i mondi

A me la dichiarazione di Truman fa venire in mente una canzone di fine anni ?90, di un gruppo di nome Fluke, che dice: ?Baby?s got an atom bomb, a motherfuckin? atom bomb, twentytwo megatons, you?ve never seen so much fun? Tradotto: La ragazza ha una bomba atomica, una cazzo di bomba atomica, ventidue mega tonnellate, non ti sarai mai divertito così tanto. Invece a Oppenheimer, che l?aveva creata, l?atomica in azione fece venire in mente una citazione dalla Bhagavad-Gita: ?Sono diventato il tempo, colui che distrugge i mondi? (anche se Oppenheimer utilizzò una traduzione sbagliata, e del tutto in contrasto con le nozioni basilari dell?induismo, dicendo -sono diventato Morte- invece che -sono diventato il Tempo. Ma, insomma, bisogna comunque apprezzare la buona volontà: dopo tutto Oppenheimer era un fisico, non uno studioso di sanscrito e indologia)

Billy e gli altri prigionieri escono dal rifugio

Ma tornando a Vonnegut, nella realtà lui e pochi altri soldati americani prigionieri a Dresda sopravvissero perché si trovavano all?interno della parte più sotterranea del mattatoio, il reparto 5, uno dei pochi angoli della città non toccati dal terribile incendio:

?«Dresda venne distrutta la notte del 13 febbraio 1945» cominciò Billy Pilgrim. «Noi uscimmo dal nostro rifugio il giorno dopo.» Raccontò a Montana delle quattro guardie che, nel loro stupore e nel loro dolore, somigliavano a un quartetto di dilettanti. Le parlò del macello con tutti i pali di cinta spariti, con i tetti e le finestre andati; le disse di quelle cose che parevano piccoli ceppi, e che erano persone rimaste prigioniere dell’incendio. So it goes. Billy le disse che cos’era accaduto agli edifici che prima formavano come delle scogliere intorno al macello. Erano crollati. Il legno si era consumato, le pietre erano cadute e si erano ammucchiate una contro l’altra fino a formare delle basse dune graziose.

«Era come sulla luna» disse Billy Pilgrim. Le guardie dissero agli americani di mettersi in file di quattro, ed essi ubbidirono. Li fecero marciare di nuovo verso il recinto per i maiali in cui avevano vissuto finora. I muri erano ancora in piedi, ma le finestre e il tetto erano andati giù e dentro non c’era altro che cenere, pezzetti informi di cibo e frammenti di vetro. A quel punto ci si rese conto che non c’era più né cibo né acqua, e che i sopravvissuti, se volevano continuare a sopravvivere, dovevano mettersi a camminare sulla superficie lunare, scavalcando una duna dopo l’altra. Il che fecero. Le dune erano lisce solo a distanza. Quelli che vi si arrampicarono sopra impararono che erano delle cose frastagliate e infide, calde al tocco, spesso instabili, pronte, quando venivano smosse certe rocce grosse, a rotolare ancor più giù e a formare dune più basse e più solide. Mentre la spedizione attraversava la luna nessuno parlò molto. Non c’era nulla da dire. Una cosa era chiara: nella città dovevano esser proprio morti tutti, e se c’era ancora qualche anima viva, rappresentava un’incrinatura in questa immagine. Non c’erano altri lunari. Dei caccia americani calarono sotto il fumo per vedere se qualcosa ancora si muoveva. Videro Billy e gli altri; li spruzzarono di proiettili di mitragliatrice, ma li mancarono. Poi videro dell’altra gente che si muoveva lungo la riva del fiume e spararono anche a loro. Ne colpirono alcuni. So it goes.?

Guerra e letteratura. Mattatoio numero cinque: la guerra contro i nazisti finisce

Una delle parti più commoventi di un libro che non è nato né per propagandare qualcosa, né per far commuovere o per far incazzare è la scena in cui Billy, appena finita la guerra ma ancora a Dresda, mentre si gode finalmente un momento di serenità, disteso al sole, si accorge della sofferenza dei cavalli che trainano il carro su cui stanno lui e gli altri americani e scoppia a piangere a dirotto, come Nietzsche a Torino che piange abbracciando il cavallo frustato dal vetturino:

?Ma i russi non erano ancora arrivati, neppure ora, due giorni dopo che la guerra era finita ?

Quando giunsero al mattatoio Billy restò sul carro, a prendere il sole. Gli altri andarono in cerca di souvenir. In seguito, i tralfamadoriani avrebbero consigliato a Billy di concentrarsi sui momenti felici della vita, e di ignorare quelli tristi, di fissare lo sguardo solo sulle cose belle mentre l’eternità si fermava. Se gli fosse stato possibile realizzare questo tipo di selettività, Billy avrebbe scelto forse quel momento in cui se ne stava a sonnecchiare al sole nel retro del carro ?

Il suo sonnecchiare si fece più leggero quando udì un uomo e una donna che parlavano in tedesco, in un tono di commiserazione. Stavano dolendosi liricamente con qualcuno. A Billy, prima che aprisse gli occhi, parve che quello avrebbe potuto essere il tono usato dagli amici di Gesù mentre ne tiravano giù il corpo devastato dalla croce. So it goes. Billy aprì gli occhi. Un uomo di mezza età e sua moglie stavano parlando sommessamente ai cavalli. Avevano notato quel che era sfuggito agli americani: che le bocche dei cavalli, ferite dai morsi, sanguinavano, che gli zoccoli erano rotti, cosicché ogni passo doveva essere un tormento, e che i cavalli erano mezzi morti di sete. Gli americani avevano trattato il loro mezzo di locomozione come se non fosse più sensibile di una Chevrolet a sei cilindri.

I due si mossero lungo il lato del carro, verso Billy, che guardarono con un’aria di condiscendente rimprovero; verso Billy Pilgrim, che era così lungo e fiacco, così ridicolo nella sua toga azzurra e colle sue scarpe argentate. Non avevano paura di lui. Non avevano paura di nulla. Erano medici: ostetrici tutti e due ?

Tentarono di parlare a Billy Pilgrim in polacco, dato che era vestito in modo così tanto clownesco e che i poveri polacchi erano gli involontari buffoni della seconda guerra mondiale. Billy chiese loro in inglese cosa volessero, e loro lo rimproverarono subito, in inglese, a proposito dei cavalli. Fecero uscire Billy dal carro e gli fecero dare un’occhiata agli animali. Quando Billy vide in che stato erano i loro mezzi di locomozione, scoppiò in lacrime. Non aveva mai pianto per nient’altro, durante la guerra. In seguito, quand’era ormai un ottico di mezza età, a volte avrebbe pianto, quietamente e per conto suo, ma mai più così rumorosamente. Ecco perché l’epigrafe di questo libro è una quartina tratta da una famosa canzoncina natalizia. Billy piangeva molto poco, anche se gli capitò spesso di vedere cose per cui valeva la pena di piangere, e sotto questo aspetto, per lo meno, somigliava al Cristo della canzoncina:

The cattle are lowing, The Baby awakes. But the little Lord Jesus No crying He makes.?

Guerra e letteratura. Mattatoio numero cinque: ritratto di Kurt Vonnegut
Ritratto di Kurt Vonnegut

So it goes. Così va la vita

Non ho molte speranze riguardo alla specie umana, e dubito che possa cambiare idea chi pensa una cosa così evidentemente priva di senso come l?idea che spendere miliardi in armamenti possa essere funzionale alla pace. So it goes. Così va la vita. Ma se almeno una, o due persone, grazie a questo articolo leggeranno questo libro e lo ameranno, sarà qualcosa. Così va la vita.

Saggia tshirt su Kurt Vonnegut
Traduzione: Leggi Kurt Vonnegut Ascolta David Byrne Sii un buon essere umano
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