VILLA ADRIANA E LE MEMORIE DI ADRIANO

Villa Adriano statua guerriero

Villa Adriana e Le memorie di Adriano è un articolo dove unisco brani tratti dal capolavoro di Marguerite Yourcenar “Le memorie di Adriano” con immagini scattate nel corso di una visita recente a Villa Adriana, dove i resti meravigliosi della Villa dell’Imperatore Adriano, oggi Patrimonio dell’Unesco, a Tivoli, nei pressi di Roma, hanno attraversato quasi due millenni mantenendo integro quel senso del sublime che è così forte perché non deriva solo da un’architettura classica immersa perfettamente nella natura, ma perché vi si percepisce ancora qualcosa di potente e benefico, nella sua rarità, che si irradia tanto dalle rovine quanto dal terreno: forse lo stesso spirito dell’Imperatore, che ha scelto, anche nel suo after life, di continuare a dimorare in quel luogo che ha così tanto amato quando era in vita.

ANIMULA VAGULA BLANDULA

Vorrei iniziare con un bellissimo frammento di poesia scritta dall’Imperatore poco prima di morire e inserita nella “Historia Augusta”. La stessa poesia la troviamo in esergo a “Le memorie di Adriano” di Marguerite Yourcenar:

Et moriens quidem hos versus fecisse dicitur: «Animula vagula blandula/ Hospes comesque corporis/ Quae nunc abibis in loca/  Pallidula rigida nudula/ Nec ut soles dabis iocos…

E si dice che morendo compose questi versi: “Piccola Anima smarrita e impalpabile, ospite e compagna del corpo, adesso ti avvierai in luoghi senza colore, impervi, desolati dove non potrai più godere dei tuoi piaceri consueti…”

(la traduzione è mia, chiedo perdono…)

Villa Adriana e le memorie di Adriano, Teatro marittimo
Villa Adriana e le Memorie di Adriano, Teatro Marittimo

Non parleremo, quindi, della biografia dell’Imperatore Adriano (nato nel 76 dC e morto nel 136 d.C., fatto Imperatore dopo Traiano, nel 117 d.C.) Non si parlerà nemmeno dell’architettura della vastissima Villa Adriana, di quali sono ed erano le forme del Pecile, del Canopo, Sala dei Filosofi ecc. Queste informazioni le potrete facilmente trovare su vari siti, alcuni migliori di altri, sia per quanto concerne Adriano che per la Villa Adriana.

Villa Adriana e le memorie di Adriano, natura e architettura
Villa Adriana, perfetto connubio fra natura e architettura

Villa Adriana e Le memorie di Adriano

Prima di proseguire voglio solo trascrivere una breve descrizione dell’uomo Adriano tratta dalla Historia Augusta:

“Fu alto di statura, di bell’aspetto, la chioma acconciata con arte, la barba lunga per nascondere certi segni che per natura aveva sul viso, corporatura robusta. Montò spesso a cavallo e camminò; si esercitò sempre al maneggio delle armi e al giavellotto. Andava a caccia molto spesso e uccise un leone con le sue stesse mani. Andando a caccia si ruppe una clavicola e una costola. Andò sempre a caccia con gli amici. Durante il banchetto fece sempre, a seconda delle circostanze, rappresentazioni di commedie, tragedie, Atellane, suonatrici di sambuca, dicitori, poeti. Ornò splendidamente la sua Villa (in seguito chiamata Villa Adriana, n.d.a.) tanto che in essa iscrisse i nomi più celebri di province e di luoghi da lui amati, quali Liceo, Accademia, Pritaneo, Canopo, Pecile, Tempe e, per non tralasciare nulla, creò anche un finto aldilà. Amò l’oratoria antica e la declamazione di casi giuridici. Preferì Catone a Cicerone, Ennio a Virgilio, Celio a Sallustio e criticò con la stessa energia sia Omero che Platone.”

Busto Imperatore Adriano, Musei capitolini
Busto dell’Imperatore Adriano, Musei capitolini

Villa Adriana e Le Memorie Di Adriano: i Limiti della Natura

“Avrò in sorte d’essere il più curato dei malati. Ma nessuno può oltrepassare i limiti della natura… Non mi fraintendere: non sono ancora così a mal partito da cedere alle immaginazioni della paura, assurde quasi quanto quelle della speranza, e certamente assai più penose… Ciò nonpertanto sono giunto a quell’età in cui la vita è, per ogni uomo, una sconfitta accettata. Dire che ho i giorni contati non significa nulla; è stato sempre così; è così per noi tutti.”

Il Sangue

“Ma il compagno delle mie ultime cacce è morto giovane, e il desiderio di questi piaceri violenti è molto scemato in me dopo la sua dipartita. Pure, persino qui a Tivoli, basta l’improvviso sbuffare d’un cervo sotto le fronde perché trasalisca in me un istinto più antico di tutti gli altri, grazie al quale mi sento gattopardo quanto imperatore. Chissà, forse sono stato così parco di sangue umano perché ho versato tanto quello delle fiere: benché, talvolta, segretamente, le preferissi agli uomini.”

Villa Adriana, Pecile
Villa Adriana, Pecile
Villa Adriana e le memorie di Adriano
Villa Adriana e le Memorie di Adriano

L’Universo Insolito del Piacere Sessuale

“Confesso che la ragione si smarrisce di fronte al prodigio dell’amore, strana ossessione che fa sì che questa stessa carne, della quale ci curiamo tanto poco quando costituisce il nostro corpo, preoccupandoci unicamente di lavarla, di nutrirla, e fin dov’è possibile – d’impedirle che soffra, possa ispirarci una così travolgente sete di carezze sol perché è animata da una individualità diversa dalla nostra, e perché è dotata più o meno di certi attributi di bellezza. Di fronte all’amore, la logica umana è impotente, come in presenza delle rivelazioni dei Misteri: non s’è ingannata la tradizione popolare, che ha sempre ravvisato nell’amore una forma di iniziazione, uno dei punti ove il segreto e il sacro s’incontrano.

Villa Adriana Statua di Venere
Villa Adriana, statua di Venere

E per un altro aspetto ancora, l’espressione sensuale si può paragonare ai Misteri, in quanto il primo contatto appare al non iniziato un rito più o meno pauroso, violentemente diverso dalle funzioni consuete del sonno, del bere e del mangiare, oggetto di scherno, di vergogna o di terrore. L’amore, non altrimenti della danza delle Menadi e del delirante furore dei Coribanti, ci trascina in un Universo insolito, ove in altri momenti è vietato avventurarci, e dove cessiamo di orientarci non appena l’ardore si spegne e il piacere si placa.”

Villa Adriana Tempio di Venere
Villa Adriana e le Memorie di Adriano, Tempio di Venere

Il Piacere del Sonno

“Di tutti i piaceri che lentamente mi abbandonano, uno dei più preziosi, e più comuni al tempo stesso, è il sonno. Chi dorme poco o male, sostenuto da molti guanciali, ha tutto l’agio per meditare su questa voluttà particolare. Ammetto che il sonno perfetto è quasi necessariamente un’appendice dell’amore: come un riposo riverberato, riflesso in due corpi. Ma qui m’interessa quel particolare mistero del sonno, goduto per se stesso, quel tuffo inevitabile nel quale l’uomo, ignudo, solo, inerme, s’avventura ogni sera in un oceano, nel quale ogni cosa muta – i colori, la densità delle cose, persino il ritmo del respiro, un oceano nel quale ci vengono incontro i morti

Villa Adriana e le memorie di Adriano: Serapeo
Villa Adriana, Serapeo

Cerco di riafferrare la sensazione precisa di certi sonni fulminei dell’adolescenza, quando si piombava addormentati sui libri, ancora vestiti… Evoco i sonni repentini sulla nuda terra, nella foresta, dopo estenuanti battute di caccia: mi destava l’abbaiare dei cani, o le loro zampe ritte sul mio petto. Era un’eclissi così totale che, ogni volta, avrei potuto ridestarmi diverso, e mi sorprendevo – mi dolevo, a volte – della disposizione rigorosa che mi riconduceva da così lontano nell’angusta particella di umanità che è la mia. In che cosa consistono le caratteristiche alle quali teniamo di più, se contano così poco per chi dorme, e se per un istante, prima di rientrare di malavoglia nel mio guscio di Adriano, giungevo ad assaporare quasi coscientemente quell’uomo vuoto di sé, quell’esistenza senza passato?”

La Folle Normalità dell’Insonnia

“Che cos’è l’insonnia se non la maniaca ostinazione della nostra mente a fabbricare pensieri, ragionamenti, sillogismi e definizioni tutte sue, il suo rifiuto di abdicare di fronte alla divina incoscienza degli occhi chiusi o alla saggia follia dei sogni? … Fratello della morte…S’ingannava, Isocrate, e la sua frase non è altro che l’iperbole d’un retore. Comincio a conoscerla, la morte: essa cela altri segreti, ben più estranei alla nostra attuale condizione di uomini. E tuttavia, questi misteri di assenza, di oblio parziale sono così intricati e profondi che avvertiamo distintamente la sorgente chiara e quella oscura confluire chissà dove… Quante volte, levandomi alle prime ore del mattino per studiare o per leggere, ho riordinato con le mie mani quei guanciali spiegazzati, quelle coperte in disordine, testimonianze quasi turpi dei nostri incontri con il nulla, prove che ogni notte non siamo già più…”

Villa Adriana e le memorie di Adriano, Serapeo
Villa Adriana, Serapeo
Villa Adriana, dettaglio
Villa Adriana, Tivoli

Villa Adriana e le Memorie di Adriano: Conoscere Se Stessi

“Nel profondo, la mia conoscenza di me stesso è oscura; interiore, inespressa, segreta come una complicità. Dal punto di vista più impersonale, è gelida, tanto quanto le teorie che posso elaborare sui numeri: mi valgo di quel po’ d’intelligenza che ho per esaminare più dall’alto, da lontano, la mia vita, che, in tal modo, diventa la vita di un altro… Quando prendo in esame la mia vita, mi spaventa di trovarla informe. L’esistenza degli eroi, quella che ci raccontano, è semplice: va diritta al suo scopo come una freccia. E gli uomini, per lo più, si compiacciono di riassumere la propria esistenza in una formula – talvolta un’ostentazione, talvolta una lamentela, quasi sempre una recriminazione; la memoria compiacente compone loro una esistenza chiara, spiegabile. La mia vita ha contorni meno netti: come spesso accade, la definisce con maggiore esattezza proprio quello che non sono stato: buon soldato, NON grande uomo di guerra; amatore d’arte, NON artista come credette d’essere Nerone alla sua morte; capace di delitti, ma NON carico di delitti.

Villa Adriana e le memorie di Adriano, Palazzo
Villa Adriana, Palazzo

Si direbbe che il quadro dei miei giorni come le regioni di montagna, si componga di materiali diversi agglomerati alla rinfusa… Mi studio di ripercorrere la mia esistenza per ravvisarvi un piano, per individuare una vena di piombo o d’oro, il fluire d’un corso d’acqua sotterraneo, ma questo schema fittizio non è che un miraggio della memoria… Mi son fatto una cronologia tutta mia… Quindici anni sotto le armi son durati per me meno di una mattinata ad Atene; vi sono persone che ho frequentato tutta la vita e che non riconoscerò agli Inferi. I piani spaziali si sovrappongono anch’essi; l’Egitto e la valle di Tempe son vicinissimi, e non sempre sto a Tivoli quando ci sono. Talora la mia vita mi appare banale al punto da non meritare non dico di scriverla, ma neppure di ripensarvi a lungo”

La Poesia

“La lettura dei poeti produsse in me effetti ancor più conturbanti: non sono del tutto certo che conoscere l’amore sia più inebriante che scoprire la poesia. Quest’ultima mi trasformò: l’iniziazione alla morte non mi inoltrerà più avanti in un mondo diverso di quanto abbia fatto un crepuscolo virgiliano. In seguito, ho preferito la rusticità di Ennio, così vicino alle origini sacre della razza, o l’amarezza da saggio di Lucrezio, o anche l’umile frugalità di Esiodo alla opulenza di Omero. Ho amato soprattutto i poeti più ermetici e oscuri, che costringono il pensiero alla ginnastica più ardua, sia i recentissimi sia gli antichi, quelli che mi aprono sentieri completamente nuovi, o mi aiutano a rintracciare piste smarrite. Ma, in quell’epoca, amavo soprattutto nella poesia quel che tocca con immediatezza i sensi, la lucentezza metallica di Orazio, Ovidio e la sua mollezza carnale.”

Villa Adriana e le memorie di Adriano, statua di coccodrillo
Villa Adriana e le Memorie di Adriano, statua di coccodrillo

Giovane Guerriero

“Se fosse durata troppo a lungo, la vita di Roma m’avrebbe inasprito, corrotto o logorato. Tornare alle armi mi salvò. La vita militare comporta anch’essa qualche compromesso, ma meno impegnativo. Partire per l’esercito significava viaggiare: partii folle di gioia…

Il patriottismo romano, la fede incrollabile nei benefici della nostra autorità su tutte le genti, nella missione di Roma di governarle, in quegli uomini del mestiere assumevano forme brutali, alle quali non ero ancora assuefatto. Alle frontiere, proprio là dove sarebbe stato saggio usare diplomazia, almeno sul momento, per conciliarci alcuni capi nomadi, i militari eclissavano completamente i politici; le prestazioni obbligatorie e le requisizioni in natura davano luogo ad abusi di cui nessuno si sorprendeva più… Gli incidenti di frontiera ci provocavano scarse perdite, preoccupanti solo perché reiterate; riconosco però che quello stato di allarme permanente serviva almeno a tener desto lo spirito di corpo. Tuttavia, ero persuaso che si sarebbe riusciti, con un dispendio minore, ma esercitando maggiore perspicacia, a soggiogare alcuni capi, ad attirarci le simpatie degli altri; e stabilii di consacrarmi in particolar modo a quest’ultimo compito, che tutti trascuravano.

Villa Adriana e le memorie di Adriano, statua guerriero
Villa Adriana e le Memorie di Adriano, statua di guerriero

Mi ci spingeva la mia inclinazione verso tutto ciò che è esotico: frequentare i Barbari mi piaceva. Il vasto paese che si estende tra le bocche del Danubio e quelle del Boristene, un triangolo del quale ho percorso almeno due lati, vanta alcune tra le regioni più sorprendenti del mondo, almeno per noi, nati sulle rive del Mare Interno.”

Vittoria e Sconfitta

“Laggiù, m’è accaduto di adorare la dea Terra, come qui adoriamo la dea Roma; e non parlo tanto di Cerere, quanto d’una divinità più antica, anteriore persino alla scoperta delle messi. Il nostro suolo greco o latino, sostenuto ovunque dall’ossatura delle rocce, ha l’eleganza schietta d’un corpo virile: la terra sciita aveva l’opulenza un po’ greve d’un corpo riverso di donna. La pianura si confondeva con il cielo…

Villa Adriana e le memorie di Adriano Pecile e statua coccodrillo
Villa Adriana, statue fra Canopo e Serapeo

La prima spedizione contro i Daci fu lanciata l’anno seguente. Io mi sono sempre opposto, sia per inclinazione che per politica… Sulle prime, occupai posti subalterni; non avevo ancora guadagnato interamente la benevolenza di Traiano. Ma conoscevo bene il paese, sapevo d’essere utile… E avevo qualche vantaggio al mio attivo: la simpatia per quel paese inclemente… Ero forse il solo fra gli ufficiali giovani a non avere nostalgia di Roma.

Vissi laggiù tutta un’epoca di esaltazione straordinaria, dovuta in parte all’influenza d’un gruppo di luogotenenti che avevo intorno; essi, dalle più remote guarnigioni d’Asia, erano venuti a conoscenza di strane divinità. Il culto di Mitra, che allora era meno diffuso di quel che non sia divenuto dopo le nostre spedizioni contro i Parti, mi attirò qualche tempo con le esigenze di quell’arduo ascetismo, che tendeva duramente l’arco della volontà, con l’ossessione della morte, del ferro e del sangue, che elevava al livello di spiegazione del mondo i banali disagi della nostra esistenza di soldati… Ciascuno di noi era convinto di sfuggire ai limiti angusti della propria condizione umana, si sentiva se stesso e l’avversario simultaneamente, assimilato al dio di cui non si sa più se muore nelle spoglie di bestia o se uccide sotto forma umana. Quei sogni bizzarri, che a volte oggi mi sgomentano, non differivano poi profondamente dalle teorie di Eraclito sull’identità dell’arco e del bersaglio. Allora, mi aiutavano a tollerare la vita. La vittoria e la sconfitta si mescolavano, si confondevano, erano raggi diversi d’una stessa luce solare.”

Villa Adriana e le memorie di Adriano, dettaglio
Villa Adriana, Tivoli

Villa Adriana e le Memorie di Adriano: Imperatore

“Sognavo un esercito addestrato a conservare l’ordine sulle frontiere; ero pronto a rettificarle purché fossero sicure. Qualsiasi ingrandimento nel già vasto organismo dell’impero, mi faceva l’effetto d’una escrescenza malsana, un cancro, un’idropisia che avrebbe finito per ucciderci…

Le donazioni militari, di cui avevo ricevuto la mia parte anch’io, il lusso insensato dei giochi, le spese iniziali dei grandiosi progetti militari in Asia. Queste ricchezze malefiche diffondevano una illusoria euforia sullo stato reale delle finanze. Quella fortuna che proveniva dalla guerra tornava a essere inghiottita dalla guerra.

… rientrai ad Antiochia, accompagnato lungo il cammino dalle acclamazioni delle mie legioni. Una calma straordinaria era scesa su di me: l’ambizione e la paura sembravano un incubo dileguato. Qualunque cosa avvenisse, ero stato sempre deciso a difendere fino all’ultimo le mie probabilità di diventare imperatore… Avevo rifiutato tutti i titoli…  Volevo che il mio prestigio fosse personale, che aderisse a me e si misurasse immediatamente in termini di agilità mentale, di forza, di imprese compiute.”

Villa Adriana e le memorie di Adriano, dettaglio
Villa Adriana, dettaglio
Villa Adriana e le memorie di Adriano, viale alberato che porta al tempio di Venere
Villa Adriana, viale verso il tempio di Venere

Villa Adriana e le Memorie di Adriano: l’Amore

“Antinoo era greco: sono risalito, nelle memorie di quella famiglia antica e oscura, sino all’epoca dei primi coloni arcadi sulle sponde della Propontide. Ma l’Asia aveva prodotto su quel sangue un po’ acre l’effetto della goccia di miele che rende torbido e aromatico un vino puro. Ritrovavo in lui le superstizioni d’un discepolo d’Apollonio, il culto monarchico d’un suddito orientale del Gran Re. La sua presenza era straordinariamente silenziosa: m’ha seguito come un animale, o come un genio familiare… Ammiravo quell’indifferenza quasi altera verso tutto ciò che non costituiva il suo piacere o il suo culto: essa suppliva in lui al disinteresse, allo scrupolo, a tutte le virtù volute, austere.

Mi stupiva quella sua aspra dolcezza; quella devozione torva, che impegnava l’essere intero. E, tuttavia, quella sottomissione non era cieca: quelle palpebre tante volte abbassate nell’acquiescenza o nel sogno, si levavano; gli occhi più attenti del mondo mi scrutavano in viso; mi sentivo giudicato. Ma lo ero, come lo è un dio da un suo fedele: le mie asprezze, i miei attacchi di diffidenza (ne ebbi, più tardi) erano pazientemente, gravemente accettati. Sono stato padrone assoluto una volta sola, e di un solo essere.

Statua Antinoo, museo di Napoli
Statua di Antinoo, Museo di Napoli
Statua di Antinoo, museo archeologico di Venezia
Statua di Antinoo, Museo Archeologico di Venezia

Se non ho detto ancora nulla d’una bellezza così evidente, non bisogna credere che l’abbia fatto per una sorta di reticenza, il silenzio d’un uomo avvinto in modo troppo totale. Ma i volti che noi cerchiamo disperatamente ci sfuggono: è sempre solo un istante… Ritrovo una testa reclina sotto una capigliatura disfatta dal sonno, degli occhi che le palpebre allungate facevano parere obliqui, un giovane viso, come disteso… Il broncio delle labbra s’impregnava d’un’amarezza ardente, d’una sazietà triste. In verità, quel volto mutava, come se ogni notte e ogni giorno io lo avessi scolpito.

Quando mi volgo indietro a quegli anni, mi sembra di ritrovare l’Età dell’Oro. Tutto era facile: le fatiche d’altri tempi erano compensate da una facilità quasi sovrumana… La mia vita, in cui tutto è arrivato tardi – il potere, la felicità -, assumeva lo splendore del meriggio, la radiosità solare delle ore di siesta, quando tutto è soffuso di un’atmosfera dorata, gli oggetti della nostra camera e il corpo disteso al nostro fianco. La passione appagata ha la sua innocenza, fragile quasi quanto ogni altra: il resto della bellezza umana declinava al rango di spettacolo, cessava d’esser quella selvaggina di cui ero stato il cacciatore. Quell’avventura iniziata in modo banale arricchiva la mia vita, ma la rendeva, d’altro canto, più semplice: l’avvenire contava poco…

Condussi Antinoo nell’Arcadia dei suoi avi; le foreste vi restavano impenetrabili come ai tempi in cui vi avevano abitato quegli antichi cacciatori di lupi. A volte, con un colpo di frusta, un cavallerizzo fugava una vipera; sulle cime sassose, il sole era rovente come nel pieno dell’estate; il giovinetto, addossato alla roccia, sonnecchiava, la testa reclinata sul petto, i capelli sfiorati dalla brezza, simile a un Endimione del giorno. Una lepre, che il mio cacciatore giovinetto aveva addomesticata con infinita pazienza, fu sbranata dai cani: fu l’unico dispiacere di quei giorni senza nubi.

Villa Adriana e le memorie di Adriano, statua di Antinoo
Villa Adriana, statua di Antinoo

La popolazione di Mantinea scoprì antichi vincoli di parentela con quella famiglia di coloni bitini, sconosciuti fino a quel giorno: la città, nella quale in seguito il fanciullo ebbe i suoi templi, fu arricchita e abbellita da me. L’antichissimo santuario di Nettuno ormai, caduto in rovina, era così venerato che se ne vietava l’accesso a chiunque: dietro quelle porte perennemente sprangate si perpetuavano misteri più antichi forse della stessa razza umana. Edificai lì un nuovo tempio, assai più vasto, e l’edificio antico è racchiuso ormai all’interno di esso come il nocciolo nel cuore d’un frutto…

La caccia ci condusse nella valle d’Elicona, dorata dalle porpore estreme dell’autunno; sostammo in riva alla sorgente di Narciso, presso il santuario dell’Amore: la spoglia d’una giovane orsa, un trofeo sospeso con chiodi d’oro alla parete del tempio, fu offerta a quel dio, il più saggio di tutti.”

Morte Di Antinoo

“A poco a poco, la luce cambiò. Dopo due anni e più, si notavano le orme del tempo, dei progressi d’una giovinezza che si forma, s’indora, sale quasi allo zenit; la voce fonda del fanciullo s’abituava a dare ordini a nocchieri e capicaccia… Il mio pastorello diventava un giovane principe… A Roma, s’erano orditi intrighi intorno alla sua giovane testa, s’erano esercitati sforzi abietti per destituire la sua influenza e sostituirvene qualche altra. La capacità di chiudersi in un pensiero unico dotava quel diciottenne d’una sorta d’indifferenza che manca ai più saggi: aveva saputo sdegnare tutte quelle trame, o ignorarle. Ma la sua bella bocca aveva assunto una piega amara che non sfuggì agli scultori…

Villa Adriana e le memorie di Adriano, Serapeo da dentro
Villa Adriana, dentro al Serapeo

I miei censori si apprestano già a scoprire, all’origine della mia sventura, le conseguenze d’un traviamento, il risultato d’un eccesso. Mi è difficile contraddirli in quanto non riesco a scorgere in che cosa mi sia traviato, in che cosa io abbia ecceduto. Mi sforzo di ridurre il mio delitto, se tale dobbiamo chiamarlo, a proporzioni esatte; mi dico che il suicidio non è poi così raro, che è un fatto abbastanza comune morire a vent’anni. La morte di Antinoo è un problema, oltreché una sciagura, per me solo.

Ma non ignoro che bisogna fare i conti con le iniziative personali di quell’estraneo affascinante che resta, malgrado tutto, ogni essere amato… Non ho il diritto di avvilire quel raro capolavoro che fu la sua fine; devo lasciare a quel fanciullo il merito della propria morte.”

Un Uomo Dai Capelli Grigi Che Singhiozza

Ricordo una serata a Sardi: il poeta Stratone ci condusse da un luogo di perdizione a un altro, in compagnia di losche conquiste. Poi, vi fu quella notte di Smirne, in cui costrinsi il mio giovane amico a subire la presenza d’una cortigiana. Il fanciullo s’era fatto dell’amore un’idea che restava austera, perché era esclusiva; il suo disgusto giunse fino alla nausea. Poi, ci si abituò. Quelle vane prove si spiegano con la mia inclinazione alle sregolatezze… Ero rimasto più sensibile di quel ch’io credessi ai pregiudizi di Roma; ricordavo che essi concedono al piacere la sua parte, ma stimano l’amore una mania disdicevole; ero ripreso dalla furia di non dipendere da nessun essere in maniera esclusiva…

Villa Adriana e le memorie di Adriano, pilastri dorici
Villa Adriana, Pilastri dorici

In quel cuore malinconico s’insinuarono i primi timori, quasi ingiustificati; lo vidi preoccuparsi d’aver presto diciannove anni. Qualche capriccio pericoloso, collere che, squassando su quella fronte caparbia gli anelli di Medusa dei capelli, si alternavano a una malinconia che somigliava al torpore, a una dolcezza sempre più stanca. Mi accadde di percuoterlo; ricorderò sempre quei suoi occhi atterriti. Ma l’idolo offeso era pur sempre l’idolo, e cominciavano i sacrifizi espiatori…

Villa Adriana e le memorie di Adriano, statua
Villa Adriana, statua nel Canopo

Pochi giorni prima di partire da Antiochia, mi recai, come in altri tempi, a sacrificare in vetta al monte Cassio… l’esigua compagnia, fradicia fino alle ossa, si affrettò attorno all’altare disposto per il sacrificio. Questo stava per compiersi, allorché un fulmine, balenando su di noi uccise d’un colpo solo il vittimario e la vittima… Antinoo aggrappato al mio braccio tremava, non già di terrore, come credetti allora, ma percosso da un’idea che compresi più tardi. Un essere che aveva orrore della decadenza fisica, della vecchiaia, da tempo aveva dovuto ripromettersi di suicidarsi al primo indizio di quella decadenza, o anche molto prima. Oggi, giungo a credere che questo impegno, che molti di noi si giurano, senza poi mantenerlo, in lui fosse radicato da moltissimo tempo, dall’epoca di Nicomedia, di quell’incontro in riva alla sorgente. Quest’impegno spiegava la sua indolenza, il suo ardore nel piacere, la sua malinconia, la sua indifferenza totale per il futuro. Ma bisognava ancora che quella sua fine non avesse l’aria d’una rivolta, non contenesse la minima recriminazione. La folgore del monte Cassio gl’indicava una soluzione: la morte poteva diventare una forma estrema di devozione, l’ultimo dono, il solo che sarebbe rimasto…

Il mio arrivo ad Alessandria avvenne con grande discrezione. L’ingresso trionfale era stato rimandato alla venuta dell’imperatrice… Il primo giorno del mese di Athir… è l’anniversario della morte di Osiris, il dio delle agonie: lungo il fiume, da tre giorni in tutti i villaggi echeggiavano lamenti… Rientrammo insieme, nel mio canotto a sei remi, accompagnati dalla buonanotte tagliente di Lucio. L’allegria continuò. Ma, al mattino, per caso mi avvenne di toccare un viso gelato di lacrime. Chiesi ad Antinoo con impazienza la ragione di quel pianto; rispose umilmente, scusandosi d’essere stanco. Accettai quella menzogna. Mi riaddormentai. La sua vera agonia si svolse quella notte, in quel nostro letto, e al mio fianco…

Villa Adriana e le Memorie di Adriano, Sala dei Filosofi
Villa Adriana, Sala dei Filosofi

Verso l’ora dodicesima, entrò da me Cabria, agitatissimo. Contro ogni regola, Antinoo aveva lasciato la nostra imbarcazione senza precisare la meta e la durata della sua assenza: e, dal momento della sua uscita, erano trascorse almeno due ore. Cabria ricordò strane frasi pronunciate la sera innanzi, una raccomandazione della stessa mattina, che mi riguardava, e mi comunicò i suoi timori… Non ci restava che esplorare le rive. Una serie di caverne, che in altri tempi avevano dovuto servire a cerimonie sacre, comunicavano con un’ansa del fiume: sulla ponda dell’ultima di esse, nel crepuscolo che scendeva rapido, Cabria scorse un abito ripiegato e un paio di sandali. Scesi quei gradini sdrucciolevoli: era disteso sul fondo, già affondato nella melma del fiume. Con l’aiuto di Cabria, riuscii a sollevare quel corpo che improvvisamente era diventato pesante come la pietra…  Quel corpo tanto docile si rifiutava di lasciarsi riscaldare, di rivivere. Lo trasportammo a bordo. Tutto crollò attorno a me, tutto sembrò spegnersi. Zeus Olimpico, il Padrone di tutte le cose, il Salvatore del Mondo precipitò: non vi fu più che un uomo dai capelli grigi che singhiozzava, sul ponte d’una barca.”

Villa Adriana e le Memorie di Adriano: la Villa

“Quella sera, rientrando nella mia casa di Tivoli, ero stanco nell’animo ma calmo, quando presi dalle mani di Diotimo il vino e l’incenso del sacrificio giornaliero al mio Genio… Da semplice privato, avevo cominciato a comprare e mettere insieme pezzo per pezzo i terreni che si estendono ai piedi dei monti Sabini, al limitare delle sorgenti, con l’ostinazione paziente d’un contadino che amplia le sue vigne; tra un giro di ispezione imperiale e l’altro, avevo posto le tende sotto quei boschetti invasi da muratori e architetti, dove un giovinetto imbevuto di tutte le superstizioni asiatiche chiedeva piamente che gli alberi fossero risparmiati.

Villa Adriana, Pretorio
Villa Adriana, Pretorio

Di ritorno dal mio grande viaggio d’Oriente, m’ero messo con una specie di sacra frenesia a completare lo scenario immenso di quell’opera già quasi terminata. Questa volta vi feci ritorno per terminare i miei giorni il più dignitosamente possibile. Tutto era predisposto per regolare il lavoro così come il piacere: la cancelleria, le sale per le udienze, il tribunale dove avrei giudicato in ultimo appello le cause difficili, m’avrebbero risparmiato faticosi andirivieni fra Tivoli e Roma. Avevo dotato ciascuno di quegli edifici di nomi evocanti la Grecia: il Pecile, l’Accademia, il Pritaneo. Sapevo bene che quella valle angusta, disseminata d’olivi, non era il Tempe, ma ero giunto in quell’età in cui non v’è una bella località che non ce ne ricordi un’altra, più bella, e ogni piacere s’arricchisce del ricordo di piaceri trascorsi. Consentivo ad abbandonarmi a quella nostalgia ch’è la malinconia del desiderio…

Villa Adriana e le memorie di Adriano, statua di Sfinge
Villa Adriana, statua di Sfinge

La Villa era ormai abbastanza a buon punto da potervi trasportare le mie collezioni, i miei strumenti di musica, le poche migliaia di libri acquistati un po’ dovunque nel corso dei miei viaggi. Offrii una serie di feste in cui ogni cosa era prevista con cura, la lista delle vivande e il numero ristrettissimo dei miei ospiti… Non erano terminati ancora né il piccolo teatro greco della Villa, né quello latino, un po’ più vasto, ma vi feci ugualmente rappresentare qualche commedia. Per mio ordine, furono recitate tragedie e pantomime, drammi in musica e atellane. Mi piaceva soprattutto la ginnastica sottile delle danze, e scoprii d’avere un debole per le danzatrici con le nacchere, che mi ricordavano il paese di Gades, i primi spettacoli ai quali avevo assistito quando non ero che un bimbo. Amavo quel suono crepitante, le braccia levate, quei veli spiegati o ravvolti, quella danzatrice che cessa d’esser donna per diventare nuvola o uccello, onda o trireme…

Villa Adriana, Pecile
Villa Adriana, Pecile

Nelle ore d’insonnia, percorrevo i corridoi della Villa, erravo di sala in sala, a volte importunavo un artigiano intento a mettere a posto un mosaico; passando, esaminavo un Satiro di Prassitele; mi fermavo davanti ai simulacri del morto. Ogni stanza aveva il suo, ogni portico perfino… Ogni minima delusione della vita politica mi esasperava precisamente come, alla Villa, il più leggero dislivello d’un pavimento, la più piccola sbavatura di cera sul marmo d’una tavola, il minimo difetto d’un oggetto che si vorrebbe immune da imperfezioni, esente da impurità.”

A chi lasciare Roma

“Fu sotterrato con semplicità nei giardini della sua famiglia. Alla vigilia di quella cerimonia, il Senato m’inviò una delegazione incaricata di porgermi le condoglianze e di offrire a Lucio gli onori divini, ai quali aveva diritto, in quanto figlio adottivo dell’Imperatore. Rifiutai: tutta quella faccenda era già costata troppo allo Stato. Mi limitai a fargli costruire qualche cappella funeraria, a fargli erigere qua e là qualche statua, nei diversi luoghi dov’era vissuto: quel povero Lucio non era un dio. Questa volta, ogni minuto diventava urgente. Ma avevo avuto tutto il tempo di riflettere, al capezzale del malato; avevo fatto i miei piani. Avevo notato in Senato un certo Antonino, un uomo sulla cinquantina, di famiglia provinciale, imparentata alla lontana con quella di Plotina… La mia scelta si fissò su di lui. Più frequento Antonino, più la stima che ho per lui tende a mutarsi in rispetto. Quest’uomo semplice possiede una virtù alla quale avevo pensato ben poco fino a oggi, persino quando m’è accaduto di praticarla: la bontà… continuerà l’opera mia, più che ampliarla; ma la continuerà bene; lo Stato avrà in lui un servitore onesto e un buon padrone.”

Villa Adriana, Canopo, statue e piscina
Villa Adriana e le Memorie di Adriano, Canopo, statue, piscina

Marc’Aurelio

“Ma lo spazio d’una generazione mi sembrava poca cosa, quando si tratta d’assicurare la sicurezza al mondo… Ti ho conosciuto in culla, piccolo Annio Vero, che oggi, per mio volere, ti chiami Marc’Aurelio. In uno degli anni più belli della mia vita, nell’epoca che segna l’erezione del Pantheon, per affetto verso i tuoi t’avevo fatto eleggere membro del santo collegio dei Fratelli Arvali, al quale presiede l’imperatore medesimo, e che perpetua piamente i più antichi costumi religiosi di Roma; durante il sacrificio, che quell’anno ebbe luogo in riva al Tevere, ti ho tenuto per mano; ho guardato con divertita tenerezza il tuo contegno di bimbetto di cinque anni, spaventato dalle strida del porcellino immolato, ma pure pronto a far del suo meglio per imitare il contegno grave dei grandi. Mi interessai dell’educazione di quel fanciullino troppo serio; aiutai tuo padre a sceglierti i maestri migliori.

Villa Adriana e le memorie di Adriano

Vero, il Verissimo: scherzavo con il tuo nome: tu sei forse il solo essere che non mi abbia mentito mai. T’ho visto leggere con passione gli scritti dei filosofi, vestirti di lana ruvida, dormire sulla nuda terra, costringere il tuo corpo gracile a tutte le mortificazioni degli stoici: atteggiamenti che non mancano di eccesso; ma, a diciassette anni, l’eccesso è una virtù.

A volte, mi chiedo contro quale scoglio farà naufragio tutto ciò, poiché si fa sempre naufragio: sarà una sposa, un figlio troppo amato, uno di quei tranelli legittimi nei quali restano impigliati i cuori più timorati e puri; o sarà più semplicemente l’età, la malattia, la stanchezza, il disinganno che ci avverte che, se tutto è vano, lo è anche la virtù? Immagino, al posto del tuo volto candido di adolescente, il tuo viso stanco di vecchio. Ho fatto il necessario affinché tu fossi adottato da Antonino; con questo nome nuovo, che porterai un giorno nella lista degli imperatori, ormai tu sei mio nipote.

Villa Adriana e le memorie di Adriano, Serapeo da dentro
Villa Adriana, Serapeo da dentro

Credo d’offrire agli uomini l’unica occasione che avranno mai di realizzare il sogno di Platone, di veder regnare su di loro un filosofo dal cuore puro. Hai accettato gli onori con ripugnanza; il tuo rango ti costringe a vivere a palazzo; Tivoli, questo luogo dove io raduno sino all’ultimo tutte le dolcezze che la vita offre, ti preoccupa per la tua giovane virtù; ti vedo aggirarti serio in volto sotto queste pergole fiorite di rose, ti guardo, con un sorriso, attratto dalle belle creature di carne poste sul tuo passaggio, esitare teneramente tra Veronica e Teodoro, e rinunciare subito a entrambi, in favore dell’austerità, mero fantasma.

Villa Adriana, Triclinio estivo
Villa Adriana, Triclinio estivo

Non m’hai nascosto il tuo disdegno malinconico per questi effimeri splendori, per questa corte che si disperderà alla mia morte. Tu non mi ami molto; il tuo affetto filiale va piuttosto ad Antonino. Tu fiuti in me una saggezza opposta a quella che t’insegnano i tuoi maestri, e, nel mio abbandono ai sensi, un metodo di vita in antitesi alla severità del tuo, e che pur tuttavia gli è parallelo. Non importa, non è necessario che tu mi comprenda. Vi è più d’una saggezza, e sono tutte necessarie al mondo: non è male che esse si alternino… Annunciai la mia nuova decisione; nominai Antonino; pronunciai il tuo nome. Avevo fatto assegnamento sull’adesione unanime: l’ottenni. Espressi un’ultima volontà, che fu accettata come le altre: chiesi che Antonino adottasse pure il figlio di Lucio, che così avrà Marc’Aurelio per fratello; governerete insieme; conto su di te affinché tu abbia premure da fratello maggiore per lui. Ci tengo che lo Stato conservi qualche cosa di Lucio.”

Villa Adriana e le memorie di Adriano, alberi
Villa Adriana, alberi

Villa Adriana e Le Memorie di Adriano: Anima e Morte

“La mia anima, se pure ne posseggo una, è fatta della stessa sostanza degli spettri; questo corpo dalle mani gonfie, dalle unghie livide, questa triste carne già per metà in dissoluzione, quest’otre di mali, di ambizioni e di sogni, non è molto più solido né più consistente d’un’ombra… La meditazione della morte non insegna a morire; non rende l’esodo più facile, ma non è questo quel ch’io cerco. Piccola figura imbronciata e volontaria, il tuo sacrificio non ha arricchito la mia vita, ma la mia morte. Il suo approssimarsi ristabilisce tra noi due una sorta d’intima complicità… Penso con disgusto ai tetri simboli delle tombe egizie: l’arido scarabeo, la rigida mummia… Può darsi che in fin dei conti essi abbiano ragione, che la morte sia fatta della stessa materia fluttuante e informe della vita.

Ma tutte le teorie sull’immortalità m’ispirano diffidenza: il sistema delle retribuzioni e delle pene lascia freddo un giudice consapevole della difficoltà d’un giudizio. D’altra parte, mi accade altresì di trovar troppo banale la soluzione opposta, il puro nulla, il vuoto ove risuona la risata d’Epicuro…Quella forza ch’io fui sembra capace ancora di animare parecchie altre vite, di sollevare dei mondi. Se, per miracolo, qualche secolo venisse aggiunto ai pochi giorni che mi restano, rifarei le stesse cose, persino gli stessi errori, frequenterei gli stessi Olimpi e i medesimi Inferi… E, tuttavia, l’esile spalla si agita convulsamente sotto le pieghe della tunica; sento sotto le dita queste lacrime deliziose. Fino all’ultimo istante, Adriano sarà stato amato d’amore umano.”

Villa Adriana e le memorie di Adriano
Villa Adriana e le memorie di Adriano

Piccola anima smarrita e impalpabile, compagna e ospite del corpo, adesso ti avvierai in luoghi senza colore, impervi, desolati, dove non potrai più godere dei tuoi piaceri consueti. Un istante ancora, guardiamo insieme le rive familiari, le cose che certamente non vedremo mai più. Cerchiamo d’entrare nella morte a occhi aperti…

Villa Adriana, iscrizione dal libro della Yourcenar
Villa Adriana, iscrizione tratta da Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar

(nda: tutte le foto sono mie tranne quelle della statua di Adriano e le due statue di Antinoo di gusto neoclassico e quindi relativamente recenti, che, ovviamente, non stanno nella Villa ma ciascuna in un diverso Museo)