I GABBIANI DI ROMA E LE ARMI DI NEW YORK

Questo titolo “I gabbiani di Roma e le armi di New York” può sembrare strambo, ma ha un suo senso che vi risulterà molto chiaro non appena ve l’avrò spiegato.

La maggioranza degli italiani non ama molto gli animali

È noto che gli italiani non sono grandi amanti degli animali. Basti pensare alla caccia alle streghe lanciata in Trentino dal governatore leghista Fugatti, ossessionato da quei pochi e maltrattati orsi che si aggirano nelle ultime foreste trentine: dipendesse solo da lui li ucciderebbe tutti come fossero zanzare. L’orsa JJ4 è stata condannata a morte perché ha aggredito e, purtroppo, ucciso, un “runner” informato così male riguardo alla natura da andare a correre proprio nella zona dove vivono gli orsi, con l’aggravante che in questo periodo ci sono gli orsetti cuccioli che le mamme, come JJ4, devono proteggere; perché le orse non buttano nei cassonetti i propri figli ma li proteggono e difendono fino all’ultima goccia di sangue che hanno in corpo. Inoltre, come anche i bambini sanno, se un predatore ti vede correre tu diventi automaticamente una preda e lui ti deve catturare. A funzionare così è la natura, e prima di inoltrarcisi dentro sarebbe bene mostrare alla natura un po’ di rispetto, studiandone almeno le caratteristiche principali.

JJ4 con uno dei suoi cuccioli
L’orsa JJ4 con uno dei suoi cuccioli

Nel frattempo per JJ4 sono stati trovati due santuari-rifugio all’estero pronti ad accoglierla, ma niente da fare: Fugatti, come se fosse Dio, si oppone anche al trasferimento. Ma non basta ancora, l’ossessionato governatore vuole uccidere anche un altro orso, MJ5 perché, pur non avendo mai fatto del male a nessuno, sembra essere molto diffidente quando incontra esseri umani. Ma nemmeno l’esatto contrario va bene: un altro orso considerato pericolosissimo e quindi da uccidere, M62, aveva la colpa di essere troppo affabile con gli umani, ed infatti questa fiducia è stata forse la causa della sua morte: pochi giorni fa è stato ritrovato misteriosamente morto. Qualcuno fra voi è così ingenuo da aspettarsi un’autopsia seria e non di parte, ammesso che venga fatta veramente?

E mentre continuiamo a domandarci che cosa mai abbiano fatto i plantigradi a Fugatti per suscitare la sua “ira funesta” passiamo rapidamente al resto del paese Italia.

L’odio per lupi, cani, gatti, piccioni, pipistrelli, cinghiali eccetera eccetera

Dal Trentino passiamo rapidamente al resto del nostro paese per trovare i lupi massacrati di recente da cacciatori o allevatori di povere mucche e pecore e poi appesi a segnali stradali come barbaro monito. Parlando di cani, invece, sottolineiamo subito che, se il cane è il migliore amico dell’uomo, l’uomo non è di sicuro il migliore amico del cane. La maggior parte dei cani vengono trattati malissimo dai padroni, che spesso li tengono legati alla catena h24, li riempiono di botte, li abbandonano, gli fanno fare lotte contro altri cani, per non parlare dei randagi, o semi-randagi che incontrano gente orribile che si diverte a torturarli molto più spesso di quanto si possa immaginare, per poi finire al canile e da lì, tranne pochi casi fortunatissimi, alla morte. Nelle città, i gatti di strada, invece, vengono direttamente e silenziosamente “terminati”, o venduti ai vari istituti che utilizzano la vivisezione come feroce e antiquato metodo di “sperimentazione clinica”, o nella migliore delle ipotesi vengono rinchiusi in quelle che chiamano “colonie feline”: per chi non lo sapesse ricordo che in natura i gatti vivono da soli o in piccoli gruppi familiari di tre, quattro individui al massimo. Gli unici felini che vivono in branco sono i leoni. Una delle tante contraddizioni italiane: il gatto è l’animale più amato su internet, le case degli italiani sono piene di gatti e il cibo per gatti un vero business ma alla gente non piace vederli in giro. Così come alla gente non piace vedere le api e gli altri insetti impollinatori, visto che – alla faccia della transizione ecologica e tanti nuovi termini che contengono il nulla – perfino in Europa che, in teoria non è la Cina, sono stati allegramente riconfermati gli ultimi anti-parassitari della Bayer-Monsanto e di altri giganti della Big Pharma che stanno letteralmente facendo strage di api e di ogni insetto impollinatore.

L’insofferenza di Roma per gli animali…

E adesso passiamo a Roma, città bellissima e contemporaneamente infernale. Dove i suoi abitanti non fanno che lamentarsi degli animali con cui dovrebbero coabitare. I romani odiano i piccioni perché sono “topi con le ali” (solo Dio sa perché…), odiano i pipistrelli perché, pur essendo le uniche creature che ci liberano dagli insetti nocivi, considerano i pipistrelli pericolosi e minacciosi (in realtà dovrebbero solo considerarli quasi estinti, grazie agli antiparassitari e all’inquinamento in primis), hanno fatto una campagna di anni contro i cinghiali, considerati alla stregua di demoni cattivissimi scappati in massa dall’Inferno. Un esempio: mi è capitato di sentire una signora dell’alta società, proprietaria di sei o sette ville con grande piscina annessa e diversi ettari di terreno, il tutto all’interno di uno dei parchi più belli e, in teoria, più incontaminati di Roma, lamentarsi per via dei cinghiali che entravano nella “sua proprietà” e scavando buche creavano disordine. Avrei tanto voluto spiegarle che non sono i cinghiali a invadere la sua proprietà, ma lei ad aver invaso la loro.

Ma ormai il nuovo governo di iper-destra ha sistemato tutto: con immensa gioia dei cacciatori, degli amanti del sangue, soprattutto se scorre facile, dei proprietari di tenute e villone all’interno di parchi pubblici – ottenute chissà come o, nel migliore dei casi, condonate – e di chiunque possa considerare “disordine” le buche scavate dai cinghiali in cerca di radici per sfamarsi, è possibile scendere per strada e sparare ai cinghiali, di qualsiasi età, in qualsiasi periodo, in qualsiasi zona. Evviva.

I gabbiani di Roma e i giornalisti americani

E finalmente arriviamo al punto. A Roma, fra i tanti animali maestosi e fieri, abbiamo Il gabbiano reale (Larus michahellis), lungo fino a 60 cm, con un’apertura alare che può arrivare ai 140 cm. L’adulto ha le parti inferiori bianche così come testa e coda mentre le parti superiori sono grigie e le punte delle ali nere e bianche. Ha zampe gialle con grossi piedi palmati, il becco è massiccio e giallo con una macchia rossa nella mandibola.

Gabbiano su fontana a Campo de’ Fiori, Roma

In Italia i gabbiani reali nidificano con una popolazione stimata fra le 24000 e le 27000 coppie, principalmente nelle isole più piccole. Ma negli ultimi anni, attirati dalla gran quantità di immondizia abbandonata all’aperto, i gabbiani hanno colonizzato diversi centri urbani, fra cui Roma. Ovviamente i romani si sono lamentati anche per i gabbiani, ma non eccessivamente. Di solito i gabbiani volano, e volano in alto, e non sono molte le ore in cui scendono a terra, fra i rifiuti. Eppure, per una volta che i romani non si lamentavano dell’ennesimo “terribile” animale, un giornalista americano, @JasondHorowitz del New York Times, qualche tempo fa, si è sentito talmente indignato dalla visione dei gabbiani romani da scriverci su addirittura un lungo e appassionato articolo, di cui citerò qualche frase:

“Roma è una città sporca, assediata da gabbiani, attratti nel cuore della capitale da rifiuti che abbondano ad ogni angolo della città eterna. Non hanno alcun timore di avvicinarsi alle persone, le attaccano e sembrano i padroni del territorio.” E del resto, il titolo del furibondo articolo è: ““When in Rome, Sea Gulls do as they please” ovvero “A Roma, I gabbiani fanno quel che gli pare e piace”.

I gabbiani di Roma e le armi di New York: gabbiano a Castel Sant'Angelo, Roma
Gabbiano su angelo di fronte a Castel Sant’Angelo

Wow!!! Sono veramente curiosa di sapere dove, qui a Roma, il signor Horowitz abbia visto un gabbiano “attaccare le persone” perché io, nel corso di decenni, in quelle rare volte in cui ne ho visto uno che non era appollaiato troppo in alto, ho sempre provato ad avvicinarmi, silenziosamente e a volte anche con del pane da dargli – per riuscire ad accarezzarlo o a fotografarlo da vicino – ma il gabbiano è sempre fuggito. E che a Roma i poveri gabbiani facciano “as they please” è parimenti falso, oltre che ridicolo. Dispiace contraddire il NYTimes ma qui a Roma i gabbiani sono sempre molto circospetti, vivono la città esclusivamente dall’alto, non solo per controllare meglio le possibili risorse di cibo ma anche e soprattutto perché temono gli esseri umani e, ben lungi dall’attaccarli, evitano proprio di trovarglisi vicino.

Gabbiano sul balcone, Roma centro

Perché se parliamo di immondizia è vero, la raccolta di rifiuti a Roma, pur se costosissima per noi cittadini, non funziona minimamente. Noi paghiamo – tanto – per un servizio che non ci viene fornito. A voi il piacere di scegliere il nome da dare a questa simpatica pratica. Che è rimasta la stessa con tutte le amministrazioni, di varie parti politiche, che sono venute una dopo l’altra negli ultimi trenta anni.  Perché il sistema di Roma, ormai, è così corrotto, sproporzionatamente fallato, da far pensare a una pianta completamente marcia, che non possa più essere salvata. Bisognerebbe espiantarla e ricominciare dall’inizio, con tutto un nuovo e differente sistema, altrimenti è inutile. Ma, in tutto questo, cosa hanno a che fare i gabbiani? Perché raccontare una versione delle cose del tutto falsa e anti-animalista?

Le armi di New York

A questo punto, quello che mi suscita qualche riflessione è: il NYtimes considera i gabbiani di Roma come creature pericolose, cattive, tanto da meritare una reprimenda addirittura dagli Stati Uniti d’America. Ma forse, se si parla di pericolo, @JasonHorowitz e amici non dovrebbero invece pensare al problema – tutto loro – delle armi? Solo per parlare di New York, due anni fa è stata fatta una legge per cui non si poteva entrare armati a Times Square. Una piazza sola, quindi. Beh, qui a Roma avremo pure i “terribili gabbiani”, ma tutte le nostre piazze sono “gun free”. Eppure, anche una sola piazza di New York libera da armi ha scatenato la furia dell’NRA, la potentissima lobby americana delle armi, tanto che la Corte Suprema americana ha subito dichiarato anticostituzionali le nuove regole di New York sulle armi schierandosi di fatto a sostegno di chi chiede una maggiore diffusione delle armi. Il tutto a poche settimane dalle due orribili stragi a Buffalo, New York e Uvalde, Texas.

I gabbiani di Roma e le armi di New York
Gabbiano a Campo de’ Fiori, Roma

I gabbiani di Roma e le armi di New York

Nel 2020 il New York Time fece un’inchiesta da cui è risultato che nel mese successivo al massacro della Sandy Hook Elementary School, dove morirono in 27, quasi tutti bambini fra i 6 e i 7 anni, gli americani hanno acquistato circa 2 milioni di pistole. E ogni volta che in America c’è un attacco di qualsiasi tipo, la vendita delle armi sale vertiginosamente. Perfino nei primi mesi della pandemia hanno venduto una marea di armi. Cosa pensavano di fare, di sparare al virus?

Gli americani hanno una sorta di ossessione compulsiva e narcisista per le armi da fuoco, questo è un fatto. Un fatto terribile quanto innegabile. Proprio come il governatore Fugatti ha una compulsione narcisista nei confronti dei poveri orsi. Per Fugatti non c’è niente da fare, ci vorrebbe una abbondante aggiunta di neuroni, ma al giornalista americano, che come me racconta storie, posso provare a far cambiare idea sui nostri gabbiani raccontando la storia di Emilio, gabbiano romano molto speciale.

Emilio, gabbiano romano

Emilio, gabbiano romano

Il gabbiano Emilio deve il suo nome alla Basilica Emilia, nel Foro Romano, dove ha scelto di nidificare. Gli archeologi che lavorano nel Parco Archeologico del Colosseo hanno raccontato che tutti gli anni, a luglio, Emilio si allontana e vola per ben 750 km verso nord, sorvola le Alpi e se ne resta “in vacanza” per qualche mese sul Lago di Costanza, in Svizzera.

Quando è di nuovo inverno e per il gabbiano reale si avvicina la nuova stagione riproduttiva, eccolo tornare a Roma, puntuale come un orologio, nel suo nido accanto al Colosseo. I dati che lo riguardano sono rilevati ed elaborati da Ornis italica, un’associazione non-profit formata da biologi e scienziati ambientali con cui il Parco ha siglato un protocollo d’intesa.

Inoltre, sulla pagina Facebook del Parco archeologico del Colosseo è stata pubblicata una mappa che mostra tutti i voli effettuati finora da sei gabbiani che risiedono nel Foro Romano.

L’etologo Claudio Carere dice: “Nelle grandi città del nord Europa o a Napoli i gabbiani sono parte della collettività e quindi, come succede anche con esseri umani che vengono da paesi lontani, con culture diverse dalla nostra il conflitto diminuisce quando c’è la conoscenza. Per esempio il gabbiano sul becco ha una specie di bottone che se premuto fa rigurgitare la preda nel becco del piccolo. Vedere questa scena è commovente, e se hai un cuore cambierai subito la tua idea negativa sui gabbiani. Inoltre il gabbiano non attacca l’uomo, non ne ha motivo. Ovviamente se mi avvicino a un nido, anche per sbaglio, i genitori cercheranno di allontanarmi, ma mai con violenza.”

In breve: impariamo a coabitare con gli animali che appartengono all’area in cui viviamo, impariamo a rispettarli e a conoscerli, e ogni cosa andrà bene. Se nelle grandi città del SudAfrica come Durban, Cape Town, la popolazione si è abituata perfettamente a coabitare con serpenti di ogni genere, dai velenosissimi mamba e cobra reali, fino ai muscolosi pitoni, o Bera, cittadina del Rajasthan, India, dove da tempo umani e leopardi convivono in perfetta armonia, e i leopardi sono trattati come “animali guardiani” dalla popolazione (e il fatto che passeggino indisturbati per le vie della cittadina mentre gli abitanti li salutano abbassando lo sguardo, in segno di reverenza, attira anche molti turisti) allora capiremo quanto insensate e patetiche siano le nostre paure.

Con le armi da fuoco, invece, non si può convivere. Durante l’amministrazione Biden gli Stati Uniti hanno avuto più di 690 sparatorie di massa. Solo nel 2021 45.000 morti, di cui più di 1500 erano bambini o giovani adolescenti. Tutte vittime sacrificate ad un business da 240 miliardi di dollari l’anno, che l’America “is pleased to call it democracy”. (L’America si compiace di chiamarla democrazia).

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