Animali che amano drogarsi

Gatto che mastica Nepeta Cataria

Molte persone non immaginano che al mondo esistono tantissimi animali che amano drogarsi. Del resto la maggioranza degli uomini pensa all’atto del drogarsi come a qualcosa di perverso, malato e appartenente solo alla specie umana, così come credono che la droga sia una sostanza di solito chimica che induca alla dipendenza. In realtà la maggior parte delle droghe non dà dipendenza, e in molte società tribali l’atto di drogarsi è ancora collegato a riti sacri o curativi, a “cibo per l’anima” come nel caso dellayahuasca, usata principalmente nella foresta amazzonica del Perù e del Brasile. Ma quello che soprattutto cambia le carte in tavola è che l’atto del drogarsi appartiene tanto all’uomo quanto agli animali, e non parlo di animali che vengono drogati dall’uomo in laboratorio, resi cocainomani, eroinomani dall’uomo, oppure utilizzati in esperimenti, come i famosi test fatti sui ragni Zilla, che creavano ragnatele differenti a seconda delle droghe a cui venivano sottoposti.

Animali che amano drogarsi: esperimenti sui ragni Zilla
Esperimenti su ragni Zilla: le ragnatele cambiano a seconda delle droghe cui sono stati sottoposti

In questo articolo parleremo invece di animali che amano droghe che trovano da soli in natura, e la cosa più incredibile è che non esistono categorie animali che non amino drogarsi: si va dagli insetti fino ai mammiferi, passando per rettili ed uccelli. La natura, in breve, oltre ad essere piena di medicine naturali, che gli animali usano per curarsi, è anche un enorme dispensario di droghe per tutti gli animali della Terra.

Le “locoweed” e il “locoismo”

Locoweed in italiano possiamo tradurlo con “erba pazza” oppure “erba che ti fa diventare pazzo” e si tratta di almeno una quarantina di piante selvatiche appartenenti alle Leguminose, che sugli animali hanno effetti psicoattivi. Queste piante si trovano soprattutto nell’America del nord, e gli animali che le amano e le cercano sono molti: galline, conigli, cavalli, maiali, mucche, pecore. Di solito procurano agli animali che le mangiano una sorta di   ebbrezza, che può essere più o meno forte. La chachaquila, ad esempio, che i bovini mangiano particolarmente volentieri, produce un singolare tipo di ebbrezza, accompagnato da allucinazioni e stati di eccitazione. Un’altra, chiamata dai messicani “garbancillo” fa davvero un brutto effetto agli animali: se sono in astinenza dimagriscono rapidamente, non vogliono stare in mezzo alla mandria, a volte si bloccano e non si riesce più a farli muovere. Appena mangiano di nuovo la loro erba amata tornano ad essere vivaci e allegri. Quando un animale sperimenta gli effetti delle locoweed, poi ne diventa consumatore abituale. E i piccoli nati da madri “locoweed dipendenti” diventano consumatori anche loro. La brama con cui gli animali cercano la loro erba li rende straordinariamente tenaci; è accaduto che mentre i mandriani sradicavano tutta l’erba pazza dal pascolo e la rinchiudevano in grossi sacchi, cavalli e mucche rovesciarono i carri su cui erano stati stipati i sacchi e tirarono fuori dai sacchi l’ambita erba.

Pecora che ha mangiato locoweed

Ma non esiste solo l’America settentrionale. In Australia c’è una leguminosa, la Swainsonia galegifolia  che attira intere mandrie ed è allucinogena. In Europa, una delle «erbe pazze» più comuni è la ginestra, una leguminosa che può indurre anche nell’uomo effetti psicoattivi o tossici, a seconda della dose. Sembra che le pecore delle lande tedesche la amino particolarmente, e gli animali che la mangiano con avidità entrano in uno stato di eccitazione, e subito dopo perdono coscienza. Questo può farli cadere vittime di predatori.

Animali che si ubriacano

In Africa gli elefanti sono ghiotti di frutti da palma come il doum, la marula, il mgongo, tutti frutti che fermentano velocemente, e fermentando creano alcool etilico concentrato fino al 7%; all’interno dell’apparato digerente il processo di fermentazione continua, creando ancora altro alcool. Quando tutto il branco è ubriaco diventa piuttosto pericoloso. Gli elefanti ubriachi sono eccitati, agitati, balzano per un rumore improvviso o per un movimento rapido, e di base si spaventano per nulla, cosa che, per difesa, li fa diventare aggressivi.  

Elefanti ubriachi svenuti
Elefanti ubriachi svenuti

Anche gli elefanti indiani cercano i frutti fermentati caduti a terra. Soprattutto vanno matti per il frutto fermentato del durian, famoso per essere molto grosso e molto puzzolente. Il durian, oltre agli elefanti, è amato da molti animali, come vari tipi di scimmie e volpi volanti. Perfino le tigri di Sumatra, che ovviamente sono carnivore, amano moltissimo il frutto del durian. Ci sono stati diversi casi di persone che trasportavano al villaggio cesti pieni di durian appena raccolti; le tigri li aggredivano, ma non per ucciderli: si prendevano i durian e se ne andavano. L’effetto del durian è molto più forte di quello degli altri frutti fermentati: gli elefanti ondeggiano finché non cadono al suolo. Le scimmie perdono la coordinazione. Le volpi volanti, che si cibano del durian di notte, perdono il sistema radar che fa orientare nel volo tutti i pipistrelli e cadono a terra.

Frutto Durian

Gli animali attratti dall’alcool sono tanti. Le lumache, ad esempio. Tempo fa i contadini, prima che l’agricoltura funzionasse solo ad anti-parassitari, per disinfestare gli orti dalle lumache mettevano nei campi dei contenitori bassi e larghi in cui versavano un po’ di birra o vino. Il giorno dopo trovavano mucchi di lumache, tutte appiccicate e inebriate, perciò incapaci di muoversi. Altra cosa che i contadini facevano era “invitare” i ricci, fantastici insettivori, a stabilirsi nel loro orto. Deponevano al centro dell’orto una ciotola con acqua e vino e una manciata di larve, e i ricci accorrevano felici! 

Animali che amano drogarsi: riccio ubriaco
Animali che amano drogarsi: Riccio ubriaco

Animali che amano drogarsi: Droghe e felini

Diversi tipi di felini amano mangiare vari tipi di erbe inebrianti. Il rapporto più famoso è fra la Nepeta Cataria della famiglia delle Labiatae, detta Cat-Nip e i gatti. Prima di tutto non bisogna confondere la Nepeta con l’erba gatta, che è un’erba medica, che i gatti usano per vomitare quando hanno bisogno di ripulire lo stomaco. La Nepeta ha la capacità di rendere i gatti felici e in salute e quando la trovano in qualche prato o giardino accorrono. Inoltre è un afrodisiaco e un allucinogeno. Un’altra erba che dà ai gatti ebbrezza e stordimento è la valeriana, un po’ come l’hascish per l’uomo. I gatti giapponesi invece masticano le foglie del matatabi, e poi restano sdraiati sulla schiena con le zampe per aria, in una sorta di estasi.

Animali che amano drogarsi: Gatto e Nepeta Cataria
Gatto e Nepeta Cataria

Climi freddi, animali e funghi allucinogeni

Una delle “passioni” più note al mondo è quella delle renne siberiane per il fungo allucinogeno Amanita muscaria (agarico muscario), ovvero il classico fungo dal cappuccio rosso e i pois bianchi. Il più piccolo morso di Amanita muscaria regala alle renne uno stato di ebbrezza molto evidente: corrono dappertutto senza ragioni apparenti, fanno rumore, si isolano dal branco.

Altri amanti dell’Amanita muscaria sono i caribù del Canada. Quando si muovono i caribù si incamminano in una lunga fila indiana, ma se passano nei pressi di qualche Amanita, le femmine adulte escono dalla fila e corrono a mangiarsi gli amati funghi. Dopo un paio d’ore questi caribù abbandonano il gruppo correndo in maniera goffa. In questo modo sia le madri appartate che i cuccioli, lasciati soli dalle madri, rischiano di finire in bocca ai lupi.

Nei prati alpini crescono funghi allucinogeni di genere Psylocibe semilanceata per cui vanno matte le capre, che sono in grado di divorarne quantità epiche. Bisogna anche dire che le capre, fra tutti gli animali, sono forse quelle che apprezzano praticamente ogni droga che sono in grado di trovare, dovunque vivano.

Amanita Muscaria
Amanita Muscaria

Le capre, i mammiferi più “tossici” del pianeta.

Abbiamo visto come sulle Alpi le capre riescano ad ingozzarsi di funghetti allucinogeni. Passando invece sugli altopiani etiopi, potremmo vedere le capre, dopo una dura giornata di salite ripide sulle montagne e poi discese e ancora salite, nutrirsi con gioia di bacche rosse e infine, invece di dormire stremate, passare la notte rincorrendosi l’un l’altra, belando e saltellando sotto alla luna. Lo strambo comportamento delle capre è dovuto alle bacche rosse che sono bacche della pianta del caffè.

Nello Yemen le capre invece mangiano il khat, una  pianta dalle proprietà euforico-eccitanti  

che viene masticata da milioni di umani che vivono in quella parte d’Africa, ed anche esportata in altri paesi del mondo. Sappiamo – dallo Yemen – che gli umani iniziarono a mangiare il khat dopo aver visto l’effetto che faceva alle capre.

Il «fagiolo del mezcal» – che poi è il seme della leguminosa Sophora secundiflora  invece è utilizzato sin dalla più remota antichità dagli Indiani delle Pianure del Nord America nel corso delle loro cerimonie religiose. È una droga fortemente allucinogena e molto pericolosa, il cui uso non troppo attento può facilmente uccidere. Essa fu a un certo punto sostituita per le cerimonie dei nativi americani dal cactus del peyote, più sicuro e in grado di regalare visioni migliori.

Le capre, comunque, mangiavano di gusto sia la pianta che i suoi fagioli, poi iniziavano a cadere e rialzarsi per ore e ore, sotto al sole, ma senza mostrare alcun sintomo di avvelenamento.

Animali che amano drogarsi: capra e pianta del caffè
Capra che mangia pianta del caffè

Animali che amano drogarsi: pettirossi e altri uccelli

Nel mese di febbraio avviene, nel nord America, la grande migrazione dei pettirossi americani verso la California. Appena arrivano alla “terra promessa” le migliaia di pettirossi si appollaiano su degli alberelli chiamati California holly ed iniziano ad ingozzarsi dei frutti rossi degli alberi, bacche chiamate “toyon” dagli Indiani della regione. Per circa tre settimane avviene una sorta di “baldoria dionisiaca” fra i pennuti, che, completamente strafatti, fanno stupidi giochi fra di loro, svolazzano senza sapere dove stanno andando ed entrano nelle case, nelle macchine, fino a che iniziano a cadere dai rami. Alcuni barcollano e non riescono a volare, altri hanno il becco che strabocca di frutti perché hanno già stomaco ed esofago pieni e non riescono a far entrare più nulla. Alcuni svolazzano a mezza altezza e vengono investiti dalle macchine. Molti pettirossi morti sono stati raccolti per fargli un’autopsia da cui risulta che non c’è fermentazione nei frutti e quindi niente alcool. Evidentemente la sostanza che provoca l’ebbrezza è qualcos’altro contenuto nei frutti rossi.

Il colombo rosa (Columba meyeri) delle isole Mauritius è stato a forte rischio di estinzione. Adesso sono riusciti a farlo riprodurre in cattività ma senza avere un enorme successo. Il suo problema è probabilmente dovuto a tre piante che crescono floride nell’isola: il fandamon, il fangam e una specie di Lantana (le ho chiamate con i nomi assegnati loro dai nativi.)  Queste piante hanno un effetto psicoattivo sui piccioni rosa che si nutrono esclusivamente delle loro bacche e si riducono in un tale stato di ebbrezza da non essere più in grado di far nulla e tantomeno di volare. Questo li ha resi del tutto vulnerabili di fronte ai predatori. Un ornitologo, McKelvey, fece degli studi dai quali sembrò emergere un vero e proprio bisogno fisiologico di nutrirsi di quelle piante da parte dei piccioni rosa; motivo probabile per cui è sempre stato molto difficile crescerli in cattività: senza le loro droghe vegetali faticano a sopravvivere. 

Ci sono invece uccelli che amano i semi di papavero da oppio, tanto da diventare una specie di flagello per le piantagioni di oppio. Per non parlare degli uccelli – veramente molte specie – che vanno matti per i semi di canapa, che gli danno un piacevole senso di ebbrezza e di eccitazione. Fra le altre cose i semi di canapa rendono il loro canto molto più gradevole e sonoro, motivo per cui, ancora oggi, tanti allevatori di pappagalli e canarini aggiungono semi di canapa al loro cibo.

Pettirossi americani che si ingozzano di “toyon”

Paese che vai, droga per animali che trovi…

Australia: in Australia e in Tasmania ci sono i più grandi campi da oppio legali, coltivati per conto delle case farmaceutiche americane che guadagnano cifre da capogiro con i vari farmaci oppiacei, tipo Oxycodone, che stanno uccidendo giovani e meno giovani in tutto il mondo. E poi ci sono i wallaby, grossi canguri oppiomani, che  vanno a fare incetta di semi in questi campi.

Sempre in Australia:  I koala, come è noto in tutto il mondo, si cibano esclusivamente di foglie fresche di eucalipto. È anche noto che questo nutrimento ha un effetto narcotico-rilassante sui koala, motivo per cui gli aborigeni credono che i koala siano tossicodipendenti dalle foglie d’eucalipto. In realtà si tratta di un raro caso che coinvolge tutta una specie e in cui l’elemento “nutritivo” e l’elemento “droga” coincidono. Infatti, l’abitudine alle foglie di eucalipto non è genetica, ma si forma nei primi mesi di vita attraverso l’educazione materna. Separando i piccoli koala dalla mamma alla nascita è stato possibile adattarli a diete diverse.

Montagne Rocciose del Canada: la pecora big horn, che più che altro sembra una capra, è disposta a vivere un’autentica epopea, una scalata pericolosissima fra crepacci e dirupi sempre più difficili su cui inerpicarsi, il tutto per raggiungere un lichene giallo e verde che la capra mangia con avidità. A forza di raschiare la roccia su cui si trova il lichene le pecore perdono l’affilatura dei denti, se non addirittura i denti frontali, ma lì per lì non sentono dolore perché l’effetto del lichene è narcotico, sia per la capra che per l’uomo.

La Big Horn sulle rocce

Foreste del Gabon e del Congo: cinghiali, porcospini, gorilla, mandrilli mangiano la radice allucinogena dell’iboga, appartenente alla famiglia delle Apocynaceae. Come in altri casi, i nativi, osservando gli animali nutrirsi di questa pianta e avere delle reazioni molto particolari li imitarono e scoprirono le capacità visionarie della radice dell’iboga. Da allora sono molte le tribù che usano l’iboga per i loro riti religiosi

Isole della Melanesia: l’arbusto del kava (famiglia delle Piperaceae) è diffuso nelle isole della Melanesia e provoca effetti inebrianti e rivitalizzanti. Fra i vari racconti sull’origine della conoscenza umana di questa pianta ce n’è uno che parla di un uomo, nelle Nuove Ebridi, che vide un topo rosicchiare la radice del kava, morire e dopo un po’ rinascere. Allora anche l’uomo decise di provare la radice su di sé. Gli animali che ne fanno largo uso sono topi e maiali.

Hawaii: mucche e cavalli ricercano come un cibo prelibato i fiori della marijuana e per un certo periodo barcollano. I magazzini dove i prodotti della marijuana vengono stipati sono spesso “visitati” dai topi, che amano i semi della cannabis.

California: qualche anno fa furono osservati dei conigli dalla coda bianca introdursi in orti dove venivano coltivati dei cactus psicoattivi della specie Astrophytum myriostigma.  I conigli rosicchiavano i cactus e in seguito sembravano «ubriachi». Quando si riprendevano tornavano a rosicchiare.

Animali che amano drogarsi: insetti e droghe

Niente sconcerta etologi e biologi come il fatto che l’uso delle droghe si riscontri anche presso i cosiddetti “animali inferiori” dal momento che il divario biologico fra animali inferiori e superiori è di solito ritenuto enorme, anche per via della struttura e complessità dei sistemi nervosi. E del resto, proprio il rapporto fra insetti e piante psicoattive, così come fra fiori e insetti è la parte più affascinante di tutta questa realtà.

Un insetto che ama molto l’alcool è una grossa farfalla, la jasio o ninfa del corbezzolo, nome scientifico Charaxes jasius.. Dotata di «code» sulle ali, col corpo attraversato da fasce laterali argentate. È attratta da tutto ciò che fermenta e produce alcool, specialmente i frutti marcescenti caduti a terra. Gli entomologi, per osservarla, collocano dei bicchierini contenenti un poco di birra o di vino nei luoghi dove vive. Dopo poco tempo la si vede arrivare, attratta dall’odore dell’alcool e immergere nel liquido la sua spiritromba. Quando riparte il volo è lenta e barcollante, segno che l’alcool ha fatto il suo effetto.

Ninfa del corbezzolo
La Ninfa del corbezzolo

Alcune specie di sfingi – piccole farfalle notturne – succhiano con la loro «proboscide» o spiritromba il nettare dai fiori della Datura,  pianta famosa (basta aver letto qualcosa di Castaneda per conoscerla) della famiglia delle Solanaceae notoriamente allucinogene per l’uomo. In Arizona la sfinge Manduca quinquemaculata  si nutre di nettare di Datura meteloides  e nel far ciò contribuisce all’impollinazione dei suoi fiori. Solamente dopo numerose osservazioni alcuni ricercatori si sono accorti che le sfingi, dopo aver succhiato il nettare del fiore, appaiono ubriache. L’osservazione di questo comportamento può sfuggire, anche perché il tutto avviene di notte, quando le piante di datura aprono la corolla dei loro fiori. Osservando le sfingi dopo che hanno succhiato il nettare di alcuni fiori di Datura le piccole farfalle appaiono goffe, atterrano con difficoltà, a volte sbagliano il bersaglio e cadono al suolo. Quando poi si rialzano in volo i loro movimenti sono davvero confusi. Ma alle sfingi piace questo effetto altrimenti non tornerebbero subito a succhiare il nettare di quei fiori.

Sembra evidente che il nettare di questa specie di datura contenga gli stessi alcaloidi psicoattivi presenti nelle altre parti della pianta utilizzate dagli uomini.

Datura fiori
Fiori di Datura

Ma ci sono cose ancora più pazzesche nel mondo degli insetti, ecco una storia che è a metà fra l’horror e “l’insect-porn” ( genere ancora da inventare!) ma invece è tutto vero: alcune specie di formiche ospitano nei loro nidi dei coleotteri, li forniscono di cibo e li accudiscono. In cambio, i coleotteri producono secrezioni nei loro addomi e permettono alle formiche di succhiare quelle secrezioni tramite due ciuffi di peli chiamati tricomi. Il motivo per cui le formiche fanno tutto questo lavoro è per via della natura inebriante delle secrezioni di quei coleotteri: dopo aver succhiato le secrezioni tramite i tricomi iniziano a traballare, perdono il senso dell’equilibrio e sono disorientate. Nel caso della formica gialla, Lasius flavus, e del coleottero Lomechusa,  le formiche lavoratrici appaiono disinteressate alle loro faccende domestiche e passano un sacco di tempo a suggere l’addome del coleottero. Per capire quanto è importante per le formiche questa attività “spensierante” basta tener presente che allevano anche le larve del coleottero nelle camere delle proprie larve, e se in tutta fretta devono trasportare le larve in un luogo più sicuro, mettono al sicuro le larve del coleottero prima delle proprie.

Animali e uomini che amano drogarsi

Tenendo presente che sono moltissimi gli animali “tossici” che non ho citato per motivi di spazio, credo che la scoperta che il mondo animale, in tutte le sue forme, vada alla ricerca della sua droga preferita e non lesini nel farne uso, sia fondamentale per capire meglio l’uomo e la natura. Fino a pochi anni fa non sapevamo che quasi tutto il mondo animale utilizzasse droghe e pensavamo che il mondo umano si drogava “per dimenticare la realtà”. Oggi, fra scienziati e medici sono in molti a dare una spiegazione del tutto diversa.

Nell’ambiente degli studiosi e degli operatori nel campo delle tossicodipendenze si è recentemente diffusa l’ipotesi dell’automedicazione: l’eroinomane, ad esempio, potrebbe essere un individuo la cui produzione di endorfine è inferiore alla media e che quindi troverebbe – più o meno inconsapevolmente – nell’assunzione di una sostanza oppiacea esogena una soluzione al suo squilibrio neurochimico.

L’uso umano delle droghe avrebbe quindi una funzione adattogena per la realtà circostante, ovvero un mezzo per facilitare l’adattamento all’ambiente circostante. E l’uso animale delle droghe ci fa capire che la natura non è mai stata così come ce la raccontano: formiche ed api non sono perfetti soldatini esclusivamente dediti al lavoro e alla comunità, gli uccelli migratori non sono piccoli robot che partono, arrivano, si riproducono e poi ripartono, solo per fare due esempi. Gli animali amano, hanno paura, soffrono e cercano un po’ di piacere, proprio come noi.

             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