Ozymandias e il suo significato

Ozymandias e il suo significato

Ozymandias e il suo significato: Ozymandias è una delle più famose poesie di Shelley, ma non voglio parlare della sua bellezza che, come il deserto da lui citato, si estende a distanze infinite. Qui mi interessa il suo significato, perché questa poesia, più di una preghiera per il credente o di una meditazione per il mistico, riesce a rasserenarmi quando mi guardo intorno e vedo un mondo che ci sta uccidendo.

Andando per ordine, riporterò la poesia in originale e poi in italiano (con la mia traduzione).

Percy Bysshe Shelley

Ozymandias (originale)

I met a traveller from an antique land/ Who said: two vast and trunkless legs of stone/ Stand in the desert…Near them , on the sand/ Half sunk, a shattered visage lies, whose frown/ And wrinkled lip, and sneer of cold command,/ Tell that its sculptor well those passions read/ Which yet survive, stamped on these lifeless things,/ The hand that mocked them, and the heart that fed:/ And on the pedestal these words appear:/ ‘My name is Ozymandias, King of Kings:/ Look on my works, ye Mighty, and despair!’/ Nothing beside remains. Round the decay/ Of that colossal wreck, boundless and bare/ The lone and level sands stretch far away.

Ozymandias (italiano)

Un viaggiatore da una terra antica/ Mi raccontò: Due gigantesche gambe senza tronco, fatte in pietra/ Stan nel deserto… Accanto a loro, nella sabbia/ Mezza sepolta, giace una testa frantumata, il cui cipiglio,/ Le labbra corrugate e il ghigno di gelido comando/ Ci dice che lo scultore lesse bene queste passioni/ Che impresse in cose senza vita, vivono ancora/ Più della mano che le ritrasse, ben più del cuore che le nutrì./ E poi sul piedistallo ecco apparire queste parole:/ “Il mio nome è Ozymandias, Re dei Re/ O Voi Potenti, ammirate le mie azioni, e disperate!”/ Nient’altro rimane. Attorno alle rovine/ Del rudere gigante, illimitate e nude/ Sabbie deserte e piatte si estendono lontano.

Ozymandias e il suo significato

Cosa ci dice, in breve, Shelley con questa poesia? Che ci fu un tempo lontano in cui tal Ozymandias fu uno degli uomini più potenti del pianeta. Un dittatore gelido, da come lo descrivono i pochi resti della sua statua colossale, e soprattutto le parole che spiccano sul piedistallo. Ci fu, dunque, un tempo in cui Ozymandias faceva il bello e il cattivo tempo, decideva la vita e la morte dei sudditi e dei popoli a cui faceva guerra. Ci fu un tempo in cui nessuno osava nominare il Re Ozymandias, quasi che anche solo pronunciarne il nome potesse dar vita a un incantesimo di distruzione. Ci fu un tempo. Ma poi il tempo, unico distruttore dei mondi, come insegna la BhagavadGita, ha portato via con sé Ozymandias, i suoi nemici e la sua corte, fino a farci dimenticare perfino il suo temuto nome, che riappare solo grazie alle poche parole incise su di un piedistallo in pietra che un esploratore, viaggiando nel deserto, legge per puro caso.

Il fattore rasserenante consiste proprio nella certezza che il tempo si porterà via tutto ciò di più orribile che caratterizza il nostro mondo. In questo periodo orribile che il mondo sta vivendo, cosa c’è di più rasserenante del sapere che il tempo si porterà via tutti gli Ozymandias di adesso? Così come si porterà via coloro che si fingono amici ma non lo sono mai stati. Si porterà via il dolore. Si porterà via le ansie, le disperazioni, le guerre, la furia e la malvagità insensata. Il tempo, colui che distrugge i mondi, presto o tardi si porterà via l’intera specie umana. Il meraviglioso finale della poesia, quel “Boundless and bare the lone and level sands stretch far away” con l’immagine di sabbie nude, lisce, che si estendono oltre il più lontano degli orizzonti non è un’immagine disperante come la vede qualcuno. E nemmeno l’immagine della morte. Quel finale, come il resto della poesia, ci parla del tempo che vince la morte e uccide il dolore.  

Versione egiziana della statua di Ozymandias

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